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Rimborso dell’Iva sulla Tia: chi paga per l’errore?

1 Luglio 2016 | Autore:
Rimborso dell’Iva sulla Tia: chi paga per l’errore?

L’IVA sulla tassa relativa ai rifiuti è illegittima e va restituita: allo studio dell’amministrazione finanziaria le procedure operative.

L’IVA applicata sulla tassa sui rifiuti è illegittima e dovrà essere restituita. Si moltiplicano ormai le sentenze della Cassazione che stabiliscono l’illegittimità della doppia imposizione e il caso dello scorso marzo [1] del quale vi abbiamo dato evidenza sulle nostre pagine, è solo l’ultimo della serie (si legga anche Rimborso IVA sulla tassa rifiuti: ecco perchè e come fare).

Rimborso IVA sulla tassa dei rifiuti: procedure allo studio

L’amministrazione finanziaria sta studiando le procedure da adottare per il rimborso IVA sulla TIA e in generale sulle tasse rifiuti. Gli effetti finanziari naturalmente potrebbero essere rilevanti per l’Erario.

Questa la risposta fornita dal Ministero a un’interrogazione parlamentare dei giorni scorsi. La risposta era inoltre corredata da un’osservazione che potrebbe generare forti preoccupazioni in capo alle aziende di gestione del servizio. Il Ministero ha difatti sottolineato che i gestori del servizio rifiuti che fossero stati condannati a restituire l’Iva ai privati consumatori avevano solo due anni di tempo per chiedere il rimborso all’Erario. Un’affermazione che da un punto di vista deontologico (oltre che da un punto di vista giuridico), non manca di suscitare perplessità.

Rimborso IVA sulla TIA: l’evoluzione del problema.

La prima sentenza che ha dichiarato incostituzionale l’applicazione dell’IVA sulla TIA risale al 2009 [2] quando la Corte costituzionale ha accertato la natura tributaria della cosiddetta TIA1 [3], essa difatti si pagava infatti proprio come accade per l’attuale Tari, anche nei casi in cui ci fosse una totale assenza di fruizione del servizio pubblico (ad esempio nel caso di seconde case).

Stante il dànno che un adeguamento dei costi comporterebbe per lo Stato in termini di rimborso ai gestori, con la TIA2 [3] si è tentato di risolvere il problema attraverso un artificio “letterario”, stabilendo in via interpretativa la natura non tributaria della TIA [5], stabilendo così l’applicabilità dell’IVA anche sulla TIA1 e risolvendo momentaneamente la questione [6].

Tale interpretazione è stata più volte rigettata dalla Corte di cassazione che l’ha definita come un’inaccettabile forzatura del testo di legge, ma come spesso è accaduto nel tempo, gli uffici periferici dell’agenzia delle Entrate hanno continuato a pretendere l’applicazione dell’Iva da parte delle aziende del settore.

Al contempo numerose sentenze hanno condannato le aziende a rimborsare l’IVA ai consumatori.

La sentenza dello scorso marzo risolve definitivamente la questione, tuttavia resta il nodo di come lo Stato debba ripagare le aziende di gestione, che saranno chiamate a pagare i rimborsi, avendo di fatto agito su indicazione statale.


note

[1] Cass. Sent. n. 5078/2016.

[2] Corte Cost. sent. n.  238/2009.

[3] Dlgs 22/97, art. 49.

[4] Dlgs 152/2006, art. 238. 

[5] Dl 78/2010, art. 14.

[6] Ag. Entrate, Circ. 3/2010.


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