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Post-maternità: la madre deve rientrare nella stessa sede

15 Agosto 2016 | Autore:


> Business Pubblicato il 15 Agosto 2016



Il licenziamento è illegittimo se la madre si rifiuta di rientrare in una sede diversa al rientro dal congedo obbligatorio. Ecco i dettagli

Le neomamme hanno il diritto di rientrare in servizio dopo la maternità, e devono poterlo fare nella stessa unità aziendale dalla quale provengono, o in un’unità che sia nell’ambito dello stesso Comune [1].

Cos’è il “Testo Unico maternità” e cosa prevede circa il rientro sul posto di lavoro delle mamme e papà

Il “Testo unico maternità[1] disciplina i congedi, i riposi, i permessi e la tutela delle lavoratrici e dei lavoratori connessi alla maternità e paternità.

Il decreto, tra l’altro, disciplina il diritto al rientro ed alla conservazione del posto di lavoro in caso di maternità o paternità, stabilendo:

  • il diritto delle lavoratrici a conservare il posto di lavoro (salvo che vi rinuncino espressamente);
  • il diritto a rientrare nella medesima unità produttiva dove erano occupate all’inizio del periodo di gravidanza, o comunque in un’unità ubicata nel medesimo Comune;
  • il diritto a permanere in quella sede per tutto il primo anno di età del bambino;
  • il diritto a mantenere le medesime mansioni svolte precedentemente alla maternità o mansioni equivalenti.

Ciò si applica anche nel caso di maternità (o paternità) sia di figli naturali che adottivi, e nei casi di congedo, permesso e riposo disciplinati dal decreto stesso.

Tale diritto, dunque, si conserva per tutto il primo anno di età del bambino, per consentire ai genitori di accudire il neonato nelle prime difficili fasi della sua vita, e garantire la serenità ai genitori in un momento così delicato della loro vita.

Proprio per questo la legge garantisce la tranquillità di tornare sul proprio posto di lavoro, con le stesse garanzie che si avevano in precedenza e la lettera è chiara nel definire tale diritto. È per questo che la Corte di Cassazione [2] ha ritenuto illegittimo un licenziamento adottato per cause di prolungata assenza dal lavoro determinata dal cambiamento di sede di servizio.

Vediamo nei dettagli il caso di specie, per avere un quadro più completo.

Il caso di specie: neomamma licenziata per aver omesso di recarsi al lavoro in una sede differente

Nel caso di specie, il datore ordinava alla lavoratrice madre di riprendere servizio presso un’unità aziendale localizzata in un comune diverso da quello precedente alla gravidanza. La lavoratrice, ancora in maternità, ometteva di recarsi a lavoro nella nuova sede, cosicché il datore ne disponeva il licenziamento.

Naturalmente la lavoratrice ha adito ai giudici, i quali, sia in primo che in secondo grado le hanno dato torto, respingendo il ricorso, non rinvenendo una natura discriminatoria del licenziamento: secondo il giudice la dipendente non aveva dato prova dell’esistenza di atti precedenti al licenziamento in grado di essere qualificati come azioni discriminatorie.

La Suprema Corte ha riformato la decisione della Corte d’Appello: il giudice avrebbe infatti dovuto verificare, in primo luogo, se l’assenza della lavoratrice dal posto potesse ritenersi giustificata in virtù delle norme previste in caso di maternità, ciò a prescindere dalla mancata dimostrazione della condotta strumentale del datore di lavoro.
I giudici di primo e secondo grado non hanno effettuato tale verifica, pertanto la Suprema Corte ha rinviato la causa alla Corte d’Appello di Venezia, per riesaminare il caso di specie, applicando il principio per cui la sede del rientro post-maternità deve coincidere con quella di provenienza o essere, al massimo, nello stesso comune.

Rientro dalla maternità: prima di assentarsi far valere i propri diritti

Fermo restando il diritto della neo-mamma a rientrare nel posto di lavoro,  è necessario tenere presente che l’assenza prolungata dal lavoro, di per sè può essere ragione di licenziamento per giusta causa.

Il nostro consiglio dunque – onde evitare di incorrere in lunghe cause di lavoro – è in ogni caso quello di evitare di mettere in atto comportamenti che diano al datore di lavoro un pretesto per mettere in atto il licenziamento. Al fine di tutelare il proprio diritto un primo passo che si può tentare è quello di far rilevare al proprio datore di lavoro il diritto a permanere nella medesima sede in forza del citato Testo Unico e delle tutele che esso offre alla lavoratrice madre. In questi casi mettere in copia nella lettera il proprio avvocato potrebbe essere un buon metodo per farsi ascoltare.

note

[1] Dlgs n. 151/2001: “Testo unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternita’ e della paternita’, a norma dell’articolo 15 della legge 8 marzo 2000, n. 53”, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 96 del 26 aprile 2001.
[2] Cass. sent. n. 13455/2016.


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