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Matrimonio, disdire le nozze all’ultimo: si pagano i danni?

15 Ott 2015


Matrimonio, disdire le nozze all’ultimo: si pagano i danni?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 15 Ott 2015



Risarcimento per aver mandato a monte il matrimonio: quale risarcimento spetta?

Matrimonio: sebbene sia sempre meglio disdire all’ultimo che dar vita a una famiglia con vita “breve”, la legge stabilisce che la rottura della promessa di matrimonio, avvenuta senza giusta causa, obbliga il fidanzato che ha infranto il patto a restituire i doni ed eventualmente a risarcire i danni.

Restituzione dei doni

Dopo la rottura della promessa di matrimonio, ciascuno dei due ex fidanzati può chiedere la restituzione dei doni fatti al partner a causa della promessa di matrimonio, se questo non è stato contratto. Dunque a pretendere la restituzione può essere non solo chi è stato abbandonato, ma anche l’altro soggetto. Si tratta di un diritto che spetta a prescindere dalle cause della rottura della promessa.

La restituzione è ammessa in relazione a qualsiasi tipo di promessa di matrimonio, sia tra persone capaci, sia tra minori non autorizzati, sia che la promessa sia reciproca che unilaterale [1].

Non si può invece chiedere la restituzione dell’anello di fidanzamento se manca la prova di uno specifico impegno alla celebrazione del matrimonio. Ciò capita quando alla donazione dell’anello non segue alcun preparativo per le nozze o, magari, viene avviata solo una convivenza.

Risarcimento del danno

Quanto al risarcimento, chi promette il matrimonio è tenuto all’indennizzo se rifiuta di contrarre matrimonio o se è stato proprio a causa del suo comportamento colposo che l’altro fidanzato ha deciso di annullare le nozze.

Questo diritto al risarcimento spetta a chi si è visto opporre il rifiuto ingiustificato alle nozze da parte dell’altra parte al matrimonio, nonché a chi ha manifestato il proprio rifiuto alle nozze, per causa del comportamento dell’altro (per es. dopo aver scoperto di essere stato tradito).

Quando ci si può legittimamente rifiutare di contrarre matrimonio?

Non si rischia il risarcimento se si disdicono le nozze in presenza di giusti motivi di rifiuto che, se conosciuti al momento della promessa, avrebbero dissuaso il promittente dal concluderli. Insomma, è l’ignoranza della causa al momento della promessa che consente, in un momento successivo, di annullare il matrimonio. Se invece il motivo era già noto, ma solo tollerato, il rifiuto non è più legittimo.

Per esempio, è stato ritenuto giusto motivo di rottura della promessa di matrimonio:

– la persistente mancanza di una stabile occupazione, sempre che la situazione lavorativa al momento della promessa fosse differente o vi fosse stato l’impegno a trovare lavoro [2];

 

– la perdita dell’impiego o il fallimento, il mancato rispetto del tipo di assetto patrimoniale e del tenore di vita prospettato all’atto della promessa, l’emergere di una estrazione sociale diversa da quella professata.

Non è invece giusto motivo il rifiuto espresso dal fidanzato due giorni prima del matrimonio in presenza di liti anche violente davanti ad estranei e per futili motivi [3].

Decadenza

La causa va proposta entro 1 anno dalla rottura della promessa altrimenti non si può più agire in giudizio.

Quale risarcimento?

Quali danni si può chiedere come risarcimento? Certamente le spese vive già effettuate per il matrimonio come viaggio, preparazione alla cerimonia nunziale, abito di nozze, acquisto di oggetti destinati a servire in occasione del matrimonio o dell’arredo della casa di cui si riesca a provare l’acquisto per finalità di matrimonio, l’acquisto dell’appartamento destinato a costituire casa coniugale, la sottoscrizione di un mutuo per suddetto scopo, ecc.

Con una sentenza di questa mattina [4] la Cassazione ha altresì chiarito che chi non riesce a dare una valida motivazione della scelta di rompere la promessa di matrimonio, è tenuto a pagare anche le spese sostenute dal partner per la ristrutturazione della casa scelta come nido d’amore, senza dimenticare i mobili e tutti gli altri costi come l’abito da sposa/o, sostenuti in prospettiva della cerimonia mai celebrata. Si tratta, infatti, di esborsi tutti collegati in un rapporto di causa-effetto con le nozze mandate a monte.

Rispetto all’ammontare del risarcimento gli “ermellini” chiariscono che non possono non essere considerate risarcibili tutte le spese, giustificate e finalizzate, che si sostengono in vista delle nozze. Risulta dunque legittima la liquidazione pro quota degli esborsi sostenuti in epoca prossima alla cerimonia mandata all’aria dal partner.

note

[1] Cass. sent. n. 1260/1994.

[2] Trib. Reggio Calabria sent. del 12.08.2003.

[3] Trib. Bari sent. del 28.09.2006.

[4] Cass. sent. n. 20889/15.

Autore immagine: 123rf com


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