Calcolo codice IBAN del conto corrente

Prova il tool gratuito sul calcolo del codice IBAN: tutto ciò che devi fare è inserire il codice della banca (cosiddetto codice ABI), il codice della succursale della banca presso la quale è attivo il conto corrente (cosiddetto codice CAB) e il numero del conto corrente. Quindi clicca sul bottone calcola.




 
Cos’è l’IBAN e a cosa serve

 
Il codice IBAN (sigla che sta per International Bank Account Number) è obbligatorio per ogni correntista in quanto indispensabile per i pagamenti in Italia e all’estero. Precisamente l’IBAN serve ad identificare il conto corrente e la banca.

Come si compone l’IBAN

In Italia l’IBAN è composto da 27 caratteri alfanumerici, ciascuno dei quali ha un determinato significato.

Prendiamo a titolo di esempio il seguente codice IBAN:

IT 10 X 01234 50006 100000000000

IT: le due lettere iniziali indicano la nazione (in questo caso IT sta per Italia);

10: le due seconde cifre indicano numeri di controllo internazionale;

X: la lettera indica invece il controllo nazionale;

01234: le 5 cifre costituiscono il cosiddetto ABI cioè il codice di identificazione della banca;

50006: le 5 cifre costituiscono invece il cosiddetto CAB cioè il codice di identificazione della succursale della banca;

100000000000; le ultime 12 cifre identificano invece il conto corrente del beneficiario.

Codice IBAN: ultime sentenze

È configurabile il delitto di truffa, aggravato ai sensi dell’art. 61 n. 9, c.p., e non quello di peculato quando l’atto che in concreto produce l’effetto di appropriazione si inserisce in una procedura articolata, nella quale più soggetti sono chiamati ad intervenire e l’agente infedele, per ottenere il trasferimento della cosa nella sua materiale e personale disponibilità, deve ricorrere ad una condotta decettiva che gli procuri il compimento di atti di disposizione aventi natura costitutiva la cui adozione compete a terzi. In applicazione del principio, la Corte ha ritenuto corretta la decisione impugnata che aveva ravvisato il delitto di truffa aggravata nella condotta del dipendente della tesoreria di un ente locale il quale aveva predisposto mandati di pagamento informatici falsificando il codice IBAN dell’effettivo creditore a vantaggio proprio o di suoi concorrenti, per la cui esecuzione, tuttavia, era richiesto il successivo visto del dirigente responsabile della spesa ed eventualmente quello della Corte dei conti (Tribunale di Palermo, 02/12/2013).

L’offerta non formale ex art. 1220 c.c. eseguita mediante bonifico bancario al codice IBAN prima della domanda di risoluzione contrattuale, anche se non costituisce un esatto adempimento nel caso in cui non è una modalità di pagamento concordata contrattualmente, è comunque indicativa della seria volontà del conduttore di adempiere. Infatti, una volta accreditata la somma del bonifico al beneficiario la stessa esce definitivamente dalla disponibilità dell’ordinante. Tale pagamento equivale perciò ad un’offerta non formale ex art. 1220 c.c. idonea ad impedire la risoluzione contrattuale per inadempimento (C. App. Napoli, sent. n. 1727/2015).

Instaurare trattative per la vendita di merce che deve essere spedita da un corriere, incassando il costo della stessa senza consegnarla al corriere stesso per la spedizione e accampando scuse affermando prima che la merce fosse in giacenza e poi che si sarebbe restituita la somma con bonifico bancario al codice IBAN indicato che invece non veniva effettuato, integra il reato di truffa e non una condotta avente natura meramente civilistica (Trib. La Spezia sent. n. 92/2015).

L’inserzione in un sito Web di un’offerta di vendita di auto e moto, a fronte del pagamento della merce avvenuto tramite bonifico bancario sul conto corrente al codice IBAN indicato dell’offerente che prelevava l’intero importo, integra il reato di truffa (Trib. Torino, sent. n. 1294/2013).

L’esistenza di un rapporto commerciale è dimostrato dalla produzione del contratto stipulato tra le parti e dalla regolare fattura pagata con bonifico bancario al codice Iban indicato (nel caso di specie, si trattava di attività promozionale e commerciale e il giudice tributario ha escluso che potesse parlarsi di operazioni inesistenti o fittizie) (CTR Milano, sent. n. 176/2010).

Vendere tramite sito internet un bene mai consegnato all’acquirente integra il reato di truffa e non un mero inadempimento contrattuale, considerati gli artifici e i raggiri utilizzati dal soggetto agente: lo stesso pubblicizzava l’offerta di vendita tramite una fotografia che rafforzava nell’acquirente la convinzione della effettiva esistenza del bene da acquistare e, adombrando la possibilità di vendere il bene ad altri, induceva l’acquirente a scegliere la modalità di pagamento meno garantita rispetto ad altre, (pagamento tramite PostePay invece del bonifico bancario al codice Iban indicato o pagamento tramite sistemi tipo PayPal) e che più difficilmente l’avrebbe resa identificabile (Trib. La Spezia sent. n. 997/2009).

Il pagamento delle rate condominiali effettuato mediante bonifico bancario al codice IBAN si perfeziona solo alla data in cui la somma viene accreditata sul conto corrente del condominio, entrando così nella disponibilità del creditore (Trib. Bergamo sent. n. 9519/2009).
 

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