Codice civile Aggiornato il 16 Gennaio 2015

Art. 2611 codice civile: Cause di scioglimento

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Codice civile Aggiornato il 16 Gennaio 2015



Il contratto di consorzio si scioglie:

1) per il decorso del tempo stabilito per la sua durata;

2) per il conseguimento dell’oggetto o per l’impossibilità di conseguirlo;

3) per volontà unanime dei consorziati;

4) per deliberazione dei consorziati, presa a norma dell’art. 2606, se sussiste una giusta causa;

5) per provvedimento dell’autorità governativa, nei casi ammessi dalla legge;

6) per le altre cause previste nel contratto (1) (2).

Commento

Consorzio: [v. 2602].

 

(1) Accanto alle cause di scioglimento previste dalla norma è possibile individuarne altre ricorrendo ai principi generali (es.: il venir meno della pluralità di soci).

 

(2) L’intervento di una causa di scioglimento non comporta automaticamente l’estinzione del consorzio in quanto ad essa segue una fase avente lo scopo di definire i rapporti pendenti (fase di liquidazione).

Giurisprudenza annotata

Consorzi.

La riduzione ad un unico soggetto consorziato non è prevista dall'art. 2611 cod. civ. tra le cause di scioglimento del consorzio e non comporta, pertanto, l'estinzione del medesimo, evento che può essere determinato solo dall'effettiva liquidazione di tutti i rapporti giuridici pendenti e dalla definizione di tutte le controversie giudiziarie in corso. Rigetta, App. Roma, 11/05/2006

Cassazione civile sez. I  13 marzo 2013 n. 6214

 

Decorso il termine, pattizio o legale, di durata del consorzio ex art. 2602 e seguenti c.c. (causa di scioglimento dell'ente ai sensi dell'art. 2611 c.c.), costituisce preciso dovere degli organi amministrativi e di controllo non procrastinare lo scioglimento del contratto sociale e di conseguenza ogni attività, dovendo viceversa i medesimi attivarsi onde porre formalmente in liquidazione il consorzio ovvero deliberarne la proroga.

Tribunale Torino  31 luglio 2003

 

 

Giurisdizione civile

Nel caso in cui sia richiesto lo scioglimento di un Consorzio ai fini della stipula di una successiva convenzione, e non la sua trasformazione, per giusta causa, ex art. 2611, n. 4, c.c., come espressamente previsto dalla convenzione istitutiva, si verte sulla corretta applicazione di una specifica norma della convenzione e di una correlata disposizione del codice civile e tanto esclude la configurabilità di una posizione di interesse legittimo da parte del comune interessato a fronte del diniego opposto dall'assemblea del Consorzio, essendo, più correttamente, configurabile un suo diritto soggettivo ad ottenere l'adempimento di un obbligo contrattualmente assunto dagli aderenti al Consorzio. Su tale domanda di annullamento e di accertamento del diritto allo scioglimento del Consorzio sussiste, dunque, il difetto di giurisdizione del Tribunale amministrativo.

T.A.R. Ancona (Marche) sez. I  30 giugno 2006 n. 506  



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3 Commenti

  1. buongiono sono un consorziato di un consorzio non riconosciuto dal comune nel 1999 sono andato in assemblea e chiedevo di parlare, ma al momento di parlare, neanche avevo aperto bocca un a signora consorziata ex consiglira del vecchio consiglio di amministrazione mi apostrofava dicendo che non potevo parlare perche’ non era all’ordine del giorno , mentre il vecchio presidente del consorzio aveva parlato per dire solo fesserie. visto che l’assemblea faceva le tre scimmiette(non vedo non sento non parlo) dopo qualche minuto mi sono alzato chiedendo al presidente dell’assemblea nonche’ presidente del consorzio di mettere a verbale che abbandonavo l’assemblea in quanto mi era stata negata la parola stetti molto male ma dopo qualche giorno mi calmai pensando che quando ricevevo il verbale fosse stato trascritta la verita’. ma quando ricevetti il verbale , non era stato scritto nulla riguardo il mio allontanamento, potete capire come stavo, non mangianon dormivo dal nervoso tutto questo per due anni sino a che ho avuto un ICTUS e se esiste veramente DIO gli deve prendere anche a quei malfamati consorziati L’italia e un bel paese ma certi italiani non meritano di essere chiamati tali.

  2. caro Mario Pala, la mia solidarietà, leggo solo ora in fase di ricerca ciò che hai scritto, vivo i tuoi stessi problemi: un consorzio che dopo 50 anni crede di essere ancora di urbanizzazione, nonostante il Comune abbia fatto finta di pretendere le opere di urbanizzazione primaria e secondaria. Ogni tentativo di perseguire la legalità si esaurisce nella paura di dover agire spendere dei consorziati, lapolitica si è assuefatta al potere che si nasconde dietro chi da quasi un ventennio domina la scena. i Consorziati credono perchè gli è fatto credere che il consorzio sia ancora obbligatorio (propter rem), io sono alleoglie di un infarto o ictus, non dormo e da anni non ne esco. voglio combattere, ma nessuno mi aiuta, posso spendere ma ora avendo esercitato il recesso si indirizzano al condominio per il promesso decreto ingiuntivo, rifiutando le norme sulla comunione e sul condominio ma attuandole per quel che loro pare senza rispettare il diritto di non associazione, i pesi sulla proprietà, diritti che sono regolati per legge e non per autonomia contrattuale. Tutta la mia solidarietà sperando che tutto sia andato nel modo giusto- Bruno Giarrizzo.

  3. Non ho bisogno di consulenze. Studi la fattispecie da otto anni, trovo tutti avvocati che non sanno un ca..o e che dopo aver letto quattro delle tante sentenze in materia vorrebbero provare. A ciò si aggiunge la fiducia che si accorda a certi Tribunali ed io appartengo ad uno dei quali ove tre esposti presentati al procuratore Amendola, a fine mandato sono stati acquisiti ed archiviati, uno con motivazioni contralegem.
    Ora se non rovo qualcuno in grado di svolgere la professione con principi di legalità, trasparenza, professionalità (anche con il mio studio) mi rivolgerò alla associazione dei giornalisti che vive nel denunciare tali situazioni ove un cittadino per volontà di pochi paga doppia tassazione per servizi primari ricompresi nella tari e nella tasi; Comune compiacente ed accordante.
    Sono e resto convinto che su materie conosciute l’ausilio di professionalità di un legale provveduto debba essere prevalentemente orientato a indirizzare chi a lui si rivolge, pagando lautamente, per lo studio della strategia da porre in essere giudizialmente sulla base della situazione presente sul territorio. BruNo Giarrizzo.

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