Codice civile Aggiornato il 16 gennaio 2015

Art. 345 codice civile: Denunzie al giudice tutelare

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Codice civile Aggiornato il 16 gennaio 2015



Chiunque, per disprezzo verso l’Autorità, rimuove, lacera, o, altrimenti, rende illeggibili o comunque inservibili scritti o disegni affissi o esposti al pubblico (1) per ordine dell’Autorità stessa, è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da euro 103 a euro 619 (2).

Commento

Lacerare: significa ridurre in brandelli, strappare la cosa.

Rendere illeggibili o inservibili: vuol dire rendere non intendibili, decifrabili o comunque utilizzabili gli scritti o i disegni affissi per ordine dell’autorità competente.

(1) Non è necessario che il luogo dell’affissione sia pubblico, ma è sufficiente che sia aperto al pubblico [v. 352].

(2) Sanzione depenalizzata ex art. 38, d.lgs. 30-12-1999, n. 507.

Giurisprudenza annotata

Interdizione ed inabilitazione

Il giudice competente per l'apertura della tutela dell'interdetto legale va individuato in quello del luogo in cui la persona interessata ha la sede principale degli affari od interessi, che coincide, ove l'interessato sia detenuto al momento in cui la sentenza di condanna è divenuta irrevocabile, con quello di abituale dimora nel cui circondario si trova la struttura di detenzione nella quale l'interdetto è ristretto, dovendosi ritenere inapplicabile il criterio del domicilio che presuppone l'elemento soggettivo del volontario stabilimento. Né rileva, ai fini dello spostamento della competenza, che, successivamente all'apertura della tutela e prima della nomina del tutore, l'interessato sia stato trasferito ad altra casa circondariale, operando il principio di cui all'art. 5 cod. proc. civ., senza che possa trovare applicazione l'art. 343, secondo comma, cod. civ., che presuppone la già avvenuta nomina del tutore. Regola competenza

Cassazione civile sez. VI  03 maggio 2013 n. 10373  

 

A norma dell'art. 418 comma 2 c.c., ove sia in corso un giudizio diretto alla pronuncia dell'inabilitazione, il tribunale non può, per il principio della domanda, pronunciare d'ufficio la interdizione dell'incapace, ancorché le emergenze e risultanze istruttorie dimostrino la sussistenza dei relativi presupposti e condizioni, in mancanza di una espressa richiesta in tal senso formulata dal p.m. o da uno degli altri soggetti legittimati a proporre la stessa domanda a mente dell'art. 417 comma 1 c.c.; nè siffatta domanda di interdizione, non presentata in I grado, può essere proposta per la prima volta in appello, per il divieto del "novum" nel giudizio di II grado posto dall'art. 345 c.p.c.

Cassazione civile sez. I  08 marzo 1995 n. 2704

 

A norma dell'art. 418, comma 2, c.c., ove sia in corso un giudizio diretto alla pronuncia dell'inabilitazione, il Tribunale non può, per il principio della domanda, pronunciare d'ufficio l'interdizione dell'incapace, ancorché le emergenze istruttorie dimostrino la sussistenza delle relative condizioni, in mancanza di una espressa richiesta in tal senso formulata dal Pubblico Ministero o da uno degli altri soggetti legittimati a proporre la stessa domanda a mente dell'art. 417, comma 1, c.c., nè siffatta domanda di interdizione, non presentata in primo grado, può essere proposta per la prima volta in appello, per il divieto del novum del giudizio di secondo grado posto dall'art. 345 c.p.c..

Cassazione civile sez. I  08 marzo 1995 n. 2704  

 

 

Amministrazione di sostegno

Ritenuto che l'a.d.s. non presuppone necessariamente una infermità così grave da privare l'interessato della capacità di comprensione e di critica e di una libera o consapevole autodeterminazione, ma richiede una menomazione fisiopsichica incidente sull'autonomia del soggetto nel provvedere ai propri interessi ed è una misura che va disposta in rapporto alle conseguenze che tale deficit determini nella gestione concreta del proprio patrimonio; e ritenuto, altresì, che l'erogazione del sostegno di cui alla l. n. 6/2004 non dipende da un giudizio astratto sulle capacità dell'interessato, ma va parametrato, sia per l' "an", sia per il "quomodo", alle esigenze del caso singolo, e, dunque, alla ricaduta della menomazione in un dato contesto personale e patrimoniale, la misura va disposta a tutela di un soggetto gravato da una assai notevole diminuzione della capacità di critica da uno stato di deficienza psichica caratterizzata da una non irrilevante suggestionabilità che consenta ad altri di abusarne, inducendolo a porre in essere atti di disposizione patrimoniale privi di una adeguata giustificazione e gravemente lesivi sul piano economico.

Corte appello Torino  10 settembre 2008

 

 

Sicurezza pubblica

Al cittadino straniero, divenuto maggiorenne, può essere concessa la conversione del permesso di soggiorno per motivi di lavoro solo se nei suoi confronti, quando ancora minorenne, sia stato attivato il procedimento di affidamento familiare ai sensi della l. n. 184 del 1983, ovvero quello finalizzato alla nomina di tutore ai sensi dell'art. 345 c.c. (Riforma Tar Toscana 2 dicembre 2003 n. 6006).

Consiglio di Stato sez. IV  14 luglio 2004 n. 5083

 



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