Codice civile Aggiornato il 16 Gennaio 2015

Art. 368 codice civile: Omissione della dichiarazione

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Codice civile Aggiornato il 16 Gennaio 2015



Chiunque, con denuncia [c.p.p. 333], querela [c.p.p. 336], richiesta [c.p.p. 342] o istanza [c.p.p. 341], anche se anonima o sotto falso nome, diretta all’Autorità giudiziaria o ad un’altra Autorità che a quella abbia obbligo di riferirne o alla Corte penale internazionale (1) (2), incolpa di un reato taluno che egli sa innocente, ovvero simula a carico di lui le tracce di un reato, è punito con la reclusione da due a sei anni (3).

La pena è aumentata [64] se s’incolpa taluno di un reato per il quale la legge stabilisce la pena della reclusione superiore nel massimo a dieci anni, o un’altra pena più grave.

La reclusione è da quattro a dodici anni, se dal fatto deriva una condanna alla reclusione superiore a cinque anni; è da sei a venti anni, se dal fatto deriva una condanna all’ergastolo; [e si applica la pena dell’ergastolo, se dal fatto deriva una condanna alla pena di morte] [370] (4) (5).

Commento

Denuncia: [v. 367]; Querela: [v. 120; 367]; Richiesta: [v. 127]; Istanza: [v.158]; Autorità giudiziaria: [v. 12]; Reclusione: [v. 23]; Ergastolo: [v. 22]; Tracce di reato: [v. 367]; Condanna: [v. 71].

 

(1) Cfr. art. 16septies, c. 7, d.l. 15-1-1991, n. 8, conv. in l. 15-3-1991, n. 82, introdotto dall’art. 14, l. 13-2-2001, n. 45 secondo cui: «Le pene previste per il reato di calunnia sono aumentate da un terzo alla metà quando risulta che il colpevole ha commesso il fatto allo scopo di usufruire delle circostanze attenuanti di cui al comma 1 o dei benefici penitenziari o delle misure di tutela o speciali di protezione previsti dall’articolo 16nonies e dal Capo II. L’aumento è dalla metà ai due terzi se uno dei benefici è stato conseguito».

(2) Le parole «o alla Corte penale internazionale» sono state inserite ex art. 10, c. 3, l. 20-12-2012, n. 237. Attraverso il citato provvedimento di modifica si è, dunque, provveduto ad equiparare all’autorità giudiziaria italiana la Corte penale internazionale, quale potenziale destinatario della falsa incolpazione calunniosa e penalmente rilevante (per un cenno al fondamento del correttivo che in questa sede si annota, nonché ai profili disciplinari generali di tale organo giudiziario internazionale, si rinvia a quanto detto in commento all’art. 343bis).

(3) La norma contempla due forme di calunnia punibile: la calunnia diretta o formale consistente nell’accusare taluno di un reato che non ha commesso, mediante denuncia, querela etc. (a tale ipotesi è equiparata, in giurisprudenza, quella consistente nel formulare consapevolmente la falsa accusa di un reato nei confronti di persona che si conosce come colpevole di un reato diverso: Cass. 27-1-2005, n. 2594); la calunnia indiretta o materiale che consiste nel simulare a carico di taluno le tracce di un reato.

Si è precisato in giurisprudenza che il termine «denuncia» utilizzato dalla norma va inteso in senso ampio ed atecnico, quale informazione scritta od orale, palese o confidenziale, firmata od anonima, rivolta all’autorità competente, senza necessità di rispettare particolari formalità (Cass. 17-1-2005, n. 678). In entrambi i casi, si tratti di reato immaginario, o di reato realmente commesso da un soggetto diverso dall’incolpato, ai fini della sussistenza del reato di calunnia è necessario che il fatto oggetto di calunnia sia effettivamente punibile; ne consegue che non sussiste il reato in esame in presenza di cause soggettive di esclusione della pena (es.: soggetto immune per ragioni politiche, oppure persona falsamente accusata che sia non punibile per effetto di una qualità personale, ovvero in imputabile per ragioni di età o infermità di mente).

Quanto alle cause estintive del reato [v. 150 ss.], è pacifico che la calunnia sia configurabile quando esse intervengono successivamente alla falsa incolpazione; discussa è invece l’ipotesi in cui la causa di estinzione intervenga in un momento precedente: taluni autori propendono per la soluzione negativa, in considerazione della ratio della norma che è quella di impedire la condanna di una persona innocente. Analoghe perplessità si pongono nell’ipotesi di oblazione del reato di falsa incolpazione a seguito di depenalizzazione. Per la sussistenza del delitto si è, invece, espressa la Cassazione, sostenendo che l’ipotesi criminosa in esame si realizza anche quando il reato attribuito all’innocente è estinto per prescrizione al momento della denuncia (così Cass. 14-8-2003, n. 34481).

Si è precisato in giurisprudenza che, per configurare l’elemento oggettivo della calunnia non si richiede l’inizio di un procedimento penale a carico dell’incolpato, essendo sufficiente che la falsa incolpazione contenga gli elementi necessari e sufficienti a sostenere l’esercizio dell’azione penale nei confronti di soggetto univocamente ed agevolmente individuabile (Cass. 17-1-2005, n. 696).

Si è, altresì, evidenziato che, per l’integrazione di tale fattispecie, è necessario che il fatto descritto nella denuncia corrisponda astrattamente ad una ipotesi di reato, delittuosa o contravvenzionale, mentre il delitto è escluso qualora il denunciante abbia, errando, indicato un preciso nomen juris, non corrispondente, nella realtà, ad alcuna fattispecie criminosa (in tal senso Cass. 25-2-2005, n. 7385).

Si è, ancora, precisato che la calunnia, reato di pericolo per la cui integrazione è sufficiente anche la possibilità dell’inizio di un procedimento penale, non si configura quando la falsa accusa ha ad oggetto fatti per i quali l’esercizio dell’azione penale è paralizzato dal difetto di una condizione di procedibilità (Cass. 4-5-2006, n. 15559). Integra, inoltre, il delitto di calunnia colui che predisponga maliziosamente quanto occorre perché taluno possa essere incriminato di un determinato reato, qualora a seguito di tale comportamento venga sporta denunzia all’autorità giudiziaria da un altro soggetto tenuto a farlo (Cass. 22-4-2011, n. 16161).

Configura, altresì, il delitto di calunnia l’indicazione, nel momento di acquisizione della notizia di reato e da parte del suo autore, delle generalità di altra persona effettivamente esistente, sempreché la reale identità fisica del reo non sia contestualmente ed insuperabilmente acquisita al procedimento attraverso altre modalità quali, ad esempio, rilievi dattiloscopici (Cass. 7-2-2013, n. 6150).

Sotto il profilo soggettivo, infine, si è affermato che perché possa escludersi la consapevolezza dell’innocenza del denunciato, occorre accertare che il denunciante abbia agito basandosi su circostanze di fatto non solo veritiere, ma la cui forza rappresentativa sia tale da indurre una persona di normale cultura e capacità di discernimento a ritenere la colpevolezza dell’accusato (in tal senso, Cass. 29-1-2010, n. 3964).

(4) Per l’abrogazione della pena di morte v. nota (2) sub art. 17.

(5) Per l’estensione della punibilità della fattispecie in esame ai fatti commessi in collegamento audiovisivo nel corso di una rogatoria all’estero, cfr. art. 384bis, inserito dall’art. 17, l. 5-10-2001, n. 367 (nota come legge sulle rogatorie internazionali).



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