Codice della strada Aggiornato il 11 Febbraio 2019

Art. 13 codice della strada: Norme per la costruzione e la gestione delle strade

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Codice della strada Aggiornato il 11 Febbraio 2019



Art. 13. Norme per la costruzione e la gestione delle strade.

1. Il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, sentiti il Consiglio superiore dei lavori pubblici ed il Consiglio nazionale delle ricerche, emana entro un anno dalla entrata in vigore del presente codice, sulla base della classificazione di cui all’art. 2, le norme funzionali e geometriche per la costruzione, il controllo e il collaudo delle strade, dei relativi impianti e servizi ad eccezione di quelle di esclusivo uso militare. Le norme devono essere improntate alla sicurezza della circolazione di tutti gli utenti della strada, alla riduzione dell’inquinamento acustico ed atmosferico per la salvaguardia degli occupanti gli edifici adiacenti le strade ed al rispetto dell’ambiente e di immobili di notevole pregio architettonico o storico. Le norme che riguardano la riduzione dell’inquinamento acustico ed atmosferico sono emanate nel rispetto delle direttive e degli atti di indirizzo del Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio, che viene richiesto di specifico concerto nei casi previsti dalla legge.

2. La deroga alle norme di cui al comma 1 è consentita solo per specifiche situazioni allorquando particolari condizioni locali, ambientali, paesaggistiche, archeologiche ed economiche non ne consentono il rispetto, sempre che sia assicurata la sicurezza stradale e siano comunque evitati inquinamenti.

3. Le norme di cui al comma 1 sono aggiornate ogni tre anni.

4. Il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, entro due anni dalla entrata in vigore del presente codice, emana, con i criteri e le modalità di cui al comma 1, le norme per la classificazione delle strade esistenti in base alle caratteristiche costruttive, tecniche e funzionali di cui all’articolo 2, comma 2.

4-bis. Le strade di nuova costruzione classificate ai sensi delle lettere C, D, E ed F del comma 2 dell’articolo 2 devono avere, per l’intero sviluppo, una pista ciclabile adiacente purché realizzata in conformità ai programmi pluriennali degli enti locali, salvo comprovati problemi di sicurezza.

5. Gli enti proprietari delle strade devono classificare la loro rete entro un anno dalla emanazione delle norme di cui al comma 4. Gli stessi enti proprietari provvedono alla declassificazione delle strade di loro competenza, quando le stesse non possiedono più le caratteristiche costruttive, tecniche e funzionali di cui all’articolo 2, comma 2.

6. Gli enti proprietari delle strade sono obbligati ad istituire e tenere aggiornati la cartografia, il catasto delle strade e le loro pertinenze secondo le modalità stabilite con apposito decreto che il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti emana sentiti il Consiglio superiore dei lavori pubblici e il Consiglio nazionale delle ricerche. Nel catasto dovranno essere compresi anche gli impianti e i servizi permanenti connessi alle esigenze della circolazione stradale.

7. Gli enti proprietari delle strade sono tenuti ad effettuare rilevazioni del traffico per l’acquisizione di dati che abbiano validità temporale riferita all’anno nonché per adempiere agli obblighi assunti dall’Italia in sede internazionale.

8. Ai fini dell’attuazione delle incombenze di cui al presente articolo, l’Ispettorato generale per la circolazione e la sicurezza stradale, di cui all’art. 35, comma 3, ha il compito di acquisire i dati dell’intero territorio nazionale, elaborarli e pubblicizzarli annualmente, nonché comunicarli agli organismi internazionali. Detta struttura cura altresì che i vari enti ottemperino alle direttive, norme e tempi fissati nel presente articolo e nei relativi decreti.

Commento:

L’articolo rileva per la previsione di importanti scadenze e compiti funzionali in merito alla costruzione e classificazione delle strade.

In particolare:

– entro il 31/12/1993 il Ministero dei Trasporti avrebbe dovuto emanare le norme per la costruzione, il controllo ed il collaudo delle strade, anche tali disposizioni sono state adottate soltanto con D.M. 05/11/2001;

– entro il 31/12/1994 lo stesso Ministero avrebbe dovuto emanare le norme per la classificazione funzionale delle strade;

– entro il 31/12/95, gli enti proprietari delle strade avrebbero dovuto classificare le rispettive reti in base alle disposizioni e caratteristiche emanate dal Ministero.

Anche se queste scadenza non sono state rispettate, dal testo della norma si deducono importanti obblighi degli enti proprietari circa la classificazione delle strade. Questa deve rispettare i criteri stabiliti dall’articolo 2 del codice in merito alle caratteristiche funzionali necessarie. Tuttavia, secondo la giurisprudenza, qualora le strade non posseggano più le caratteristiche costruttive, tecniche e funzionali previste dall’articolo 2, per motivi legati all’incuria o a modifiche dello stesso codice, gli enti devono provvedere alla loro declassificazione.

A stretto giro con tal considerazione si desume, nella concorde interpretazione giurisprudenziale, che tutte le norme del codice della strada che si ricolleghino a tali classificazioni, come ad esempio l’installazione di autovelox, risentono delle situazioni che mutano le caratteristiche funzionali delle strada. In particolare, gli autovelox possono essere installati solo su strade in possesso delle caratteristiche previste dal codice e ai Comuni non è consentito derogare a questa regola. [1]

Allo stesso modo una classificazione erronea delle strade può essere sindacata, quindi resa modificabile, dal giudice solo in conseguenza dell’utilizzo delle stesse regole tecniche descritte dal codice. [2]

La norma in commento riporta anche le finalità che integrano le norme sulla costruzione delle strade. In particolare è stabilito che venga sempre salvaguardata la sicurezza della circolazione di tutti gli utenti della strada, le norme tecniche tengano in considerazione la riduzione dell’inquinamento acustico ed atmosferico per la tenere indenni da rischi gli abitanti attorno alle strade, si proceda sempre nel rispetto dell’ambiente e degli immobili di notevole pregio architettonico o storico.

Per queste ragioni è necessario che i progetti per la costruzione di nuove strade vengano valutati dal punto di vista ambientale e sanitario. In tale contesto, la realizzazione di barriere antirumore (cosiddette fonoassorbenti) rappresenta non solo uno strumento di prevenzione dei rischi legati alla salute dei cittadini, ma costituisce anche un necessario completamento strutturale delle strade già esistenti, che dal punto di vista del rispetto del diritto a vivere in un ambiente salubre e tranquillo sono da considerarsi obsolete. [3]

Per quanto concerne proprio il risanamento acustico delle strade esistenti, la competenza ad adottare i provvedimenti necessari è affidata all’ente proprietario o di gestione. Se si parla di autostrade, che sono quelle che provocano maggiori rumori, l’ente è rappresentato dalla società concessionaria dei lavori di costruzione e dei servizi di gestione in quanto si tratta di opere che rientrano a pieno titolo tra i fini istituzionali che giustificano la concessione stessa. [4]

Del resto è bene segnalare che l’articolo 13, sopra riportato, permette alcune deroghe nei confronti degli enti proprietari e gestori per quanto concerne i loro compiti. Tuttavia, per espressa scelta legislativa, le suddette deroghe sono consentite solo per specifiche situazioni e in particolare quando particolari condizioni locali, ambientali, paesaggistiche, archeologiche ed economiche non consentono il rispetto dei doveri, sempre che sia assicurata la sicurezza stradale e siano comunque evitati inquinamenti.

Con ciò, è lo stesso Legislatore che ammette la possibilità che le strade italiane non vengano ammodernate, ad esempio quando non sia possibile mutare il tragitto senza intaccare aree protette o quando le finanze degli enti e delle società concessionarie non permettano finanziamenti. Ma è lo stesso Legislatore che non ammette scuse quando ci sia in ballo la salute e la sicurezza dei cittadini. Si desume che tali beni primari della popolazione, garantiti anche a livello costituzionale, possano addirittura portare alla chiusura di una strada quando questa risulti un pericolo per i viaggiatori e per gli abitanti delle zone interessate dal percorso stradale.

Queste considerazioni hanno portato la giurisprudenza ad applicare il reato di omicidio colposo tutte le volte in cui i destinatari degli obblighi imposti dall’articolo in commento non si prodighino anche al punto di proibire la circolazione dei veicoli.

[1] Corte Costituzionale, ordinanza n. 60 del 19/03/2012.

[2] Consiglio di Stato, Sezione IV, sent. n. 2883 del 10/05/2004.

[3] Tar Emilia Romagna, Sezione I, sent. n.661 del 30/05/2003.

[4] Tar Toscana, Sezione I, sent. n. 96 del 17/02/1995.



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