Codice della strada Aggiornato il 11 Febbraio 2019

Art. 14 codice della strada: Poteri e compiti degli enti proprietari delle strade

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Codice della strada Aggiornato il 11 Febbraio 2019



Art. 14. Poteri e compiti degli enti proprietari delle strade

1. Gli enti proprietari delle strade, allo scopo di garantire la sicurezza e la fluidità della circolazione, provvedono:

a) alla manutenzione, gestione e pulizia delle strade, delle loro pertinenze e arredo, nonchè delle attrezzature, impianti e servizi;
b) al controllo tecnico dell’efficienza delle strade e relative pertinenze;
c) alla apposizione e manutenzione della segnaletica prescritta.

2. Gli enti proprietari provvedono, inoltre:

a) al rilascio delle autorizzazioni e delle concessioni di cui al presente titolo;
b) alla segnalazione agli organi di polizia delle violazioni alle disposizioni di cui al presente titolo e alle altre norme ad esso attinenti, nonchè alle prescrizioni contenute nelle autorizzazioni e nelle concessioni.

3. Per le strade in concessione i poteri e i compiti dell’ente proprietario della strada previsti dal presente codice sono esercitati dal concessionario, salvo che sia diversamente stabilito.

4. Per le strade vicinali di cui all’art. 2, comma 7, i poteri dell’ente proprietario previsti dal presente codice sono esercitati dal comune.

Commento

L’articolo in commento si occupa di fondare i poteri, nonché i doveri, circa la costruzione, gestione e tutela delle strade. Si stabilisce che, nell’intento di garantire la sicurezza e la fluidità della circolazione, gli enti proprietari e concessionari si occupano di:

- manutenere, gestire e pulire le strade, e ogni pertinenza, arredo, attrezzatura, impianti e servizi;
- controllare la loro efficienza;
- apporre e manutenere la segnaletica;

- rilasciare le autorizzazioni e le concessioni utili alla costruzione e tutela delle strade;
- segnalare agli organi di polizia le violazioni delle disposizioni del codice.

La norma riesce, nella sua costruzione, a individuare non solo i compiti dei proprietari e dei concessionari, ma anche le loro responsabilità. Infatti le finalità cui mira l’articolo, e comunque l’intero codice della strada, riescono a rendere concreti tutti gli obblighi elencati ed a tramutarli nelle relative garanzie verso i frequentatori le strade.

L’articolo citato consente ai cittadini, nonchè utenti delle strade, di richiedere alla pubblica amministrazione di ottemperare ai propri doveri e quindi, in concreto, che le strade siano mantenute efficienti, in ordine e siano provviste di adeguata segnaletica. Il tutto per mantenere il decoro della cosa pubblica e per tutelare da qualsiasi pericolo i cittadini.

Allo stesso modo gli enti di gestione, per esigenze legate alla necessaria capacità tecnica e specialistica che richiede la costruzione o l’ammodernamento di un tratto stradale, possono demandare a società terze gli obblighi derivanti dal codice della strada, mantenendo un potere di controllo sulle stesse e di sanzione verso gli illeciti.

Per quanto riguarda, invece, le responsabilità che discendono dalla norma, queste sono legate a qualsiasi danno che venga provocato da un inadempimento della pubblica amministrazione. Da questa definizione generica di responsabilità si deduce, ad esempio, che in caso di cattiva manutenzione della strada o in caso di assenza o errato posizionamento della segnaletica stradale (orizzontale e verticale), può essere chiamato a rispondere del danno conseguente l’ente proprietario o gestore. La ormai costante giurisprudenza, tuttavia, richiede che il danno derivi dalla presenza dei cosiddetti insidie e trabocchetti, ovvero quelle situazioni in cui il pericolo è nascosto e imprevedibile in quanto la strada si presenta apparentemente in buono stato. Con riferimento alle strade aperte al traffico, quindi, l’ente gestore o concessionario si trova in una posizione che lo pone in grado di sorvegliarle, di modificarne le condizioni di fruibilità e di impedire che altri vi apportino cambiamenti: una situazione che, a ben vedere, integra lo status di custode e definisce perciò la particolare posizione di responsabilità degli enti.

È comunque onere degli automobilisti danneggiati provare che esiste la responsabilità dell’ente. Ad esempio, in caso di mancato segnale stradale che definisca il limite di velocità, dovrà essere il soggetto che viene sanzionato per il superamento del suddetto limite a provare l’assenza della segnaletica. [1]

Da questa considerazione della Corte di Cassazione discende un principio basilare per la responsabilità dei proprietari e gestori delle strade. Deve essere sempre il soggetto danneggiato a provare, oltre al danno subito, la regola che l’ente avrebbe dovuto seguire per evitare la provocazione del danno.

Differente è il caso in cui i frequentatori delle strade lamentino non un danno ma un disservizio. È il caso tipico della pulizia delle strade. L’articolo sopra riportato menziona esplicitamente la pulizia tra i compiti ( che si tramutano in obblighi) delle pubbliche amministrazioni competenti, così è stata dichiarata legittima l’imputazione del dovere di rimuovere i rifiuti abbandonati da terzi sul manto stradale, anche qualora l’ente non abbia alcuna colpa in merito al controllo e nulla avrebbe potuto fare per evitare l’abbandono dei rifiuti. [2]

In conclusione, l’articolo 14 genera un obbligo di sorveglianza in capo a chi ha la possibilità di adoperarsi per la sicurezza delle strade e sulle strade. Queste sono una fonte di pericolo che impone l’intervento volto a eliminarlo, o almeno a ridurlo [3]. Per tali ragioni la giurisprudenza ha anche stabilito la possibilità che la pubblica amministrazione e le società che hanno in gestione le strade siano imputabili di omicidio stradale qualora violino le norme che disciplinano la circolazione stradale. Infatti, il codice della strade e le norme regolamentari non si rivolgono soltanto agli automobilisti, ma anche, ed è proprio il caso dell’articolo che qui ci occupa, agli enti proprietari che sono destinatari degli obblighi di comportamento posti a tutela della sicurezza stradale relativi alla manutenzione e costruzione delle infrastrutture.

 

[1] Cassazione civile, Sezione I, sent. n. 1406 del 27/01/2004.

[2] Tar Basilicata, sent. n. 1038 del 10/12/2003.

[3] Cassazione penale, sent. n. 3290 del 23/01/2017.



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