Codice della strada Aggiornato il 11 Febbraio 2019

Art. 171 codice della strada: Uso del casco protettivo per gli utenti di veicoli a due ruote

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Codice della strada Aggiornato il 11 Febbraio 2019



Art. 171 C.d.S. Uso del casco protettivo per gli utenti di veicoli a due ruote
1.  Durante la marcia, ai conducenti e agli eventuali passeggeri di ciclomotori e motoveicoli è fatto obbligo di indossare e di tenere regolarmente allacciato un casco protettivo conforme ai tipi omologati, in conformità con i regolamenti emanati dall’Ufficio europeo per le Nazioni Unite – Commissione economica per l’Europa e con la normativa comunitaria.
1-bis.  Sono esenti dall’obbligo di cui al comma 1 i conducenti e i passeggeri:
a)  di ciclomotori e motoveicoli a tre o a quattro ruote dotati di carrozzeria chiusa;
b)  di ciclomotori e motocicli a due o a tre ruote dotati di cellula di sicurezza a prova di crash, nonché di sistemi di ritenuta e di dispositivi atti a garantire l’utilizzo del veicolo in condizioni di sicurezza, secondo le disposizioni del regolamento.
2.  Chiunque viola le presenti norme è soggetto alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 81 ad euro 326. Quando il mancato uso del casco riguarda un minore trasportato, della violazione risponde il conducente.
3.  Alla sanzione pecuniaria amministrativa prevista dal comma 2 consegue il fermo amministrativo del veicolo per sessanta giorni ai sensi del capo I, sezione II, del titolo VI. Quando, nel corso di un biennio, con un ciclomotore o un motociclo sia stata commessa, per almeno due volte, una delle violazioni previste dal comma 1, il fermo del veicolo è disposto per novanta giorni. La custodia del veicolo è affidata al proprietario dello stesso.
4.  Chiunque importa o produce per la commercializzazione sul territorio nazionale e chi commercializza caschi protettivi per motocicli, motocarrozzette o ciclomotori di tipo non omologato e soggetto alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 849 ad euro 3.396.
5.  I caschi di cui al comma 4, ancorché utilizzati, sono soggetti al sequestro ed alla relativa confisca, ai sensi delle norme di cui al capo I, sezione II, del titolo VI.

COMMENTO

Da quando è obbligatorio il casco?

L’uso del casco per i veicoli a due ruote, in Italia, è diventato obbligatorio solamente nel 1986. Prima di quell’anno, chi possedeva un motociclo o un ciclomotore era libero di circolare tranquillamente (anche se a pensarci ora sembra una vera follia) senza alcuna protezione, mentre da quel momento chiunque circolasse su un mezzo a due ruote di cilindrata superiore a 50 cc è divenuto soggetto all’obbligo di utilizzare un casco (omologato), sia che fosse maggiorenne o minorenne; solamente nel 2000 divenne invece obbligatorio indossare il casco anche per i maggiorenni che stessero utilizzando un ciclomotore di cilindrata fino a 50 cc. Le resistenze iniziali furono rapidamente superate, anche grazie ad una certa severità, mentre si calcola che il tasso di vite salvate sia superiore al 25%. Sino al momento dell’obbligo, secondo le statistiche, solo il 25% dei centauri usava il casco, percentuale che ovviamente saliva di molto in autostrada, data la diversa velocità tenuta.

Le multe per chi non indossa il casco o non lo tiene ben allacciato

Le sanzioni, vista la pericolosità della violazione, sono piuttosto pesanti, e vanno da quella pecuniaria, il cui minimo è di 81 euro e il massimo di 326 euro, sino al fermo amministrativo (quindi il divieto di circolare) per sessanta giorni o nel caso di recidiva, commessa nel periodo di due anni, per novanta giorni. Il fermo amministrativo è stato introdotto dalla legge 286/2006 che ha attenuato la sanzione, dato che in precedenza era prevista la confisca, sanzione evidentemente assai più pesante, anche in termini economici. La stessa sanzione per il fatto di non indossare il casco è applicata a chi non lo mantenga perfettamente allacciato o ne usi uno non omologato.

E’ di fondamentale importanza infatti, sia per la sicurezza che per il rispetto delle norme, scegliere un casco omologato in conformità con i regolamenti emanati dall’Ufficio europeo per le Nazioni Unite – Commissione economica per l’Europa e con la normativa comunitaria. Infatti, è sottoposto alle sanzioni di cui sopra chi indossi un casco non omologato, ma in aggiunta chi li importa o produce per la commercializzazione sul territorio nazionale e chi commercializza caschi protettivi di tipo non omologato è soggetto alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 849 ad euro 3.396. Inoltre, i caschi non regolarmente omologati sono soggetti al sequestro ed alla confisca: è quindi consigliabile non utilizzare, per esempio, quei caschi alla “Sturmtruppen”, ancorché di moda, sia per il rischio della sanzione, sia perché totalmente inutili dal punto di vista della protezione della testa.

Per quel che riguarda l’eventuale ricorso, ricordiamo che il verbale di accertamento e/o contestazione  deve essere notificato immediatamente,  ovvero, nel caso in cui sia impossibile fermare il trasgessore, nei termini previsti dall’art. 201 C.d.S. (novanta giorni) sia al trasgressore che all’eventuale obbligato in solido (uno dei soggetti indicati all’art. 196 C.d.S., generalmente il proprietario del veicolo se diverso dal conducente).
Il trasgressore e/o l’obbligato in solido possono proporre ricorso al Prefetto, ai sensi dell’art. 203 e ss. del Codice della strada, nel termine di giorni 60 dalla contestazione/notificazione del verbale, oppure di proporre ricorso al Giudice di Pace competente per il luogo della commessa violazione, ai sensi dell’art. 204bis codice della strada e dell’art. 7 del D. Lgs. 150/2011, nel termine di giorni 30 dalla contestazione/notificazione del verbale. 

Trascorsi questi termini senza ricorso, il verbale diviene titolo escutivo, oltre a diventare molto più oneroso per il trasgressore e/o il proprietario.

Giurisprudenza

Cass. civ. Sez. III, 06/05/2016, n. 9241

In materia di responsabilità da sinistro stradale, l’omesso uso del casco protettivo da parte di un motociclista vittima di incidente può essere fonte di corresponsabilità del medesimo, a condizione che tale infrazione abbia concretamente influito sulla eziologia del danno, circostanza che può essere accertata anche d’ufficio dal giudice, giacché riconducibile alla previsione di cui all’art. 1227, comma 1, c.c.

Cass. civ. Sez. II Sent., 21/05/2008, n. 12865

In tema di violazioni al codice della strada, la motivazione del giudice di merito che abbia ritenuto legittima, ai sensi dell’art. 201 cod. strada, la contestazione differita, stante l’impossibilità di contestare immediatamente l’infrazione da parte di agente operante a piedi nei confronti del conducente un ciclomotore, è valida e logicamente plausibile e non meramente apparente, in quanto sostenuta da argomentazione coerente e logica, collegata alle concrete modalità del fatto come riportate nel verbale di accertamento. Peraltro, la valutazione della situazione in fatto (agente accertatore non motorizzato) ed il giudizio sulla possibilità di fermare o inseguire il veicolo (in considerazione della suddetta situazione), sono rimessi al giudice del merito e non possono essere formulati in sede di legittimità. (Nella fattispecie, relativa alla violazione dell’obbligo di indossare il casco – art. 171 cod. strada – la S.C. ha rigettato il motivo di ricorso, avverso la sentenza del giudice di pace che aveva confermato la sanzione, secondo cui il vigile urbano ben avrebbe potuto fermare il ciclomotore intimando l’alt con il fischietto).



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