Codice della strada Aggiornato il 11 Febbraio 2019

Art. 196 codice della strada: Principio di solidarietà

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Codice della strada Aggiornato il 11 Febbraio 2019



1.  Per le violazioni punibili con la sanzione amministrativa pecuniaria il proprietario del veicolo ovvero del rimorchio, nel caso di complesso di veicoli, o, in sua vece, l’usufruttuario, l’acquirente con patto di riservato dominio o l’utilizzatore a titolo di locazione finanziaria, è obbligato in solido con l’autore della violazione al pagamento della somma da questi dovuta, se non prova che la circolazione del veicolo è avvenuta contro la sua volontà. Nelle ipotesi di cui all’art. 84 risponde solidalmente il locatario e, per i ciclomotori, l’intestatario del contrassegno di identificazione.
2.  Se la violazione è commessa da persona capace di intendere e di volere, ma soggetta all’altrui autorità, direzione o vigilanza, la persona rivestita dell’autorità o incaricata della direzione o della vigilanza è obbligata, in solido con l’autore della violazione, al pagamento della somma da questi dovuta, salvo che provi di non aver potuto impedire il fatto.
3.  Se la violazione è commessa dal rappresentante o dal dipendente di una persona giuridica o di un ente o associazione privi di personalità giuridica o comunque da un imprenditore, nell’esercizio delle proprie funzioni o incombenze, la persona giuridica o l’ente o associazione o l’imprenditore è obbligato, in solido con l’autore della violazione, al pagamento della somma da questi dovuta.
4.  Nei casi di cui ai commi 1, 2 e 3, chi ha versato la somma stabilita per la violazione ha diritto di regresso per l’intero nei confronti dell’autore della violazione stessa.

COMMENTO

L’art. 196 del codice della strada regola il principio di solidarietà, cioè il criterio predeterminato dalla legge per stabilire a chi richiedere il pagamento delle sanzioni amministrative applicate per violazioni alle norme sulla circolazione stradale.

La regola di base è che il proprietario del veicolo è obbligato “in solido” con l’autore della violazione, – che significa: è tenuto a pagare insieme a lui; se nessuno dei due provvede al pagamento, l’Ente creditore, cioè lo Stato per i verbali di Polizia, Carabinieri o Guardia di Finanza, o l’organo dell’Ente locale, come la Polizia municipale, può rivolgersi, anche attraverso l’esecuzione coattiva, indifferentemente ad uno dei due.

Nella maggior parte delle infrazioni stradali, però, l’autore materiale della violazione, cioè il vero responsabile, non viene individuato o identificato da chi eleva il verbale: si pensi a tutti i numerosissimi casi di contestazione che non avviene immediatamente, ma a distanza di un certo tempo dalla data della violazione, come il superamento dei limiti di velocità rilevato con gli autovelox o i tutor.

I casi di contestazione differita abbracciano tutti i casi in cui il veicolo era in movimento e per vari motivi non è stato fermato perchè non era possibile farlo o perchè non era necessario: pensiamo alla presenza di apparecchiature di rilevazione automatica, come le telecamere installate su un semaforo che registrano i passaggi sul rosso, o agli ingressi in una zona cittadina a traffico limitato e consentito ai soli veicoli non autorizzati.

In tali casi, occorre evitare che chi ha realmente commesso l’infrazione non ne risponda, ed anche trovare un soggetto “certo” che sia in grado di pagare la sanzione, in aggiunta, o al posto, del vero trasgressore.

Per questi motivi, il codice della strada [1] prevede in linea generale che l’organo che ha rilevato l’infrazione possa notificare il verbale non solo a chi ha commesso la violazione – che nella maggior parte dei casi non è noto – ma anche al proprietario del veicolo, o meglio al soggetto che risulta essere tale dall’esame dei pubblici registri (il P.R.A.) da cui risulterà l’intestatario della targa. Al proprietario è equiparato l’usufruttario ed anche chi utilizzi l’autoveicolo in leasing. 

La norma di legge che stiamo esaminando ha voluto individuare almeno un soggetto certo al quale indirizzare la richiesta di pagamento della sanzione, in tutti i casi in cui il conducente del veicolo è rimasto ignoto, e così ha coinvolto direttamente il proprietario e le altre categorie di soggetti sopra indicate, rendendole corresponsabili del pagamento anche se estranee alla violazione commessa.

Cosa si può fare in questi casi per contestare il verbale? 

Il proprietario del veicolo può dimostrare che la circolazione è avvenuta contro la sua volontà, ad esempio per sottrazione, furto o impossessamento clandestino. Deve, cioè, dimostrare di aver posto in essere accorgimenti e cautele concrete volte a rendere noto che egli era contrario a far utilizzare il proprio veicolo a colui che, invece, ne ha poi fatto comunque uso. 

Solo in questo caso egli sarà liberato dal vincolo della solidarietà, e l’unico obbligato al pagamento rimarrà il soggetto che ha prelevato abusivamente il veicolo.

Attenzione: non è sufficiente che il proprietario adduca la semplice mancanza del suo consenso all’utilizzo del veicolo da parte del soggetto che poi ha commesso la violazione; occorre dimostrare in maniera rigorosa che costui ne ha preso possesso contro la sua volontà, cioè nonostante una sua proibizione espressa, manifestata e posta in essere – con i dovuti avvertimenti ma anche con comportamenti concreti, come la chiusura del veicolo – prima della commissione dell’infrazione.

In un caso in cui il genitore aveva dato il ciclomotore, di cui era proprietario, al figlio, il quale poi lo aveva prestato ad un suo amico che aveva commesso un’infrazione, la Cassazione [2] ha ritenuto che non vi fosse prova sufficiente del fatto che la circolazione del veicolo era avvenuta contro la volontà del proprietario, poichè egli non aveva espressamente proibito la cessione ad altri, e non aveva neppure adottato le cautele necessarie; egli, dunque, è rimasto responsabile solidale per il pagamento della sanzione.

Una vigilanza ancora maggiore è richiesta, a carico del proprietario, per tutti quei veicoli che, per vari motivi, non possono circolare nelle pubbliche vie, come quelli privi di assicurazione obbligatoria o di revisione regolare: in tali casi, il proprietario, per andare esente dalle pesanti responsabilità nel caso in cui il mezzo venga prelevato ed utilizzato a sua insaputa, dovrà dimostrare di aver avuto una diligenza ancora maggiore, ad esempio ponendo il veicolo in un luogo chiuso o comunque custodendo personalmente le chiavi o riponendole in un luogo dove per altri è difficile prelevarle se non con frode o effrazione.

Cosa è previsto in caso di noleggio?

Spesso accade che il conducente di un veicolo preso a noleggio commetta un’infrazione che non gli viene immediatamente contestata. I noleggiatori, però, sono soggetti sconosciuti per l’autorità che rileva la violazione (infatti i loro nominativi non vengono registrati al P.R.A.), ma non lo sono affatto per la società di noleggio, la quale li avrà preventivamente identificati, prima di consegnargli il veicolo noleggiato che è di loro proprietà.

Sarà dunque la società di noleggio a ricevere per prima la notifica del verbale di contestazione, quale proprietaria del veicolo, in applicazione del principio di solidarietà; ma essa potrà evitare l’obbligo di pagamento – che altrimenti graverebbe esclusivamente a suo carico – semplicemente comunicando all’organo di polizia che ha proceduto all’accertamento i dati identificativi della persona a cui il veicolo è stato noleggiato [3], al quale arriverà successivamente il verbale da pagare. 

Può anche accadere che il conducente del veicolo al momento dell’infrazione sia una persona diversa da colui che aveva noleggiato il veicolo: quando ciò accada, sarà proprio costui, se vuole evitare il pagamento del verbale che gli è pervenuto, a dover comunicare a sua volta all’autorità i dati dell’effettivo trasgressore, altrimenti rimanendo personalmente obbligato al pagamento della sanzione. 

Cosa accade per i veicoli di società, ditte e imprese e utilizzati dai dipendenti?

L’art. 196 prevede che, quando la violazione è commessa da un qualsiasi lavoratore dipendente o rappresentante di una ditta, di una società, o di un’impresa di qualsiasi genere (anche enti ed associazioni), la società o il titolare della ditta o dell’impresa sono responsabili in solido con l’autore della violazione.

In tali casi il principio di solidarietà opera in maniera automatica e senza eccezioni, e non è possibile nè per il titolare nè per il dipendente che ha commesso l’infrazione stradale sfuggire alla richiesta di pagamento della sanzione, alla quale entrambi rimangono obbligati verso lo Stato o l’Ente pubblico che l’ha irrogata; fatti salvi ovviamente gli eventuali accordi interni su chi tra loro debba effettivamente farsi carico della spesa. 

Chi ha pagato senza aver commesso la violazione può rivalersi sull’autore?

Per evitare che il pagamento della sanzione rimanga a carico di chi abbia dovuto pagare in qualità di responsabile solidale, l’ultimo comma dell’art. 196 consente, in tutte le ipotesi che abbiamo esaminato finora – e cioè da quelle del proprietario a quelle del leasing o noleggio sino a quelle del veicolo aziendale utilizzato da dipendenti o rappresentanti – di poter esercitare il diritto di regresso, vale a dire che chi abbia provveduto al pagamento della sanzione nella sua qualità di responsabile solidale, e quindi non essendo il reale autore della violazione, può rivalersi di quanto pagato all’Ente pubblico su costui, che è l’effettivo trasgressore, e così richiedergli legittimamente il rimborso dell’importo.

 

Note:

[1] Art. 201 C.d.S.

[2] Cass. 21.10.2014, n. 22318

[3] Art. 84 C.d.S.



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