Codice della strada Aggiornato il 11 Febbraio 2019

Art. 20 codice della strada: Occupazione della sede stradale

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Codice della strada Aggiornato il 11 Febbraio 2019



Art. 20 C.d.S. Occupazione della sede stradale

1. Sulle strade di tipo A), B), C) e D) è vietata ogni tipo di occupazione della sede stradale, ivi compresi fiere e mercati, con veicoli, baracche, tende e simili; sulle strade di tipo E) ed F) l’occupazione della carreggiata può essere autorizzata a condizione che venga predisposto un itinerario alternativo per il traffico ovvero, nelle zone di rilevanza storico-ambientale, a condizione che essa non determini intralcio alla circolazione.
2. L’ubicazione di chioschi, edicole od altre installazioni, anche a carattere provvisorio, non è consentita, fuori dei centri abitati, sulle fasce di rispetto previste per le recinzioni dal regolamento.
3. Nei centri abitati, ferme restando le limitazioni e i divieti di cui agli articoli ed ai commi precedenti, l’occupazione di marciapiedi da parte di chioschi, edicole od altre installazioni può essere consentita fino ad un massimo della metà della loro larghezza, purché in adiacenza ai fabbricati e sempre che rimanga libera una zona per la circolazione dei pedoni larga non meno di 2 m. Le occupazioni non possono comunque ricadere all’interno dei triangoli di visibilità delle intersezioni, di cui all’art. 18, comma 2. Nelle zone di rilevanza storico-ambientale, ovvero quando sussistano particolari caratteristiche geometriche della strada, è ammessa l’occupazione dei marciapiedi a condizione che sia garantita una zona adeguata per la circolazione dei pedoni e delle persone con limitata o impedita capacità motoria.
4. Chiunque occupa abusivamente il suolo stradale, ovvero, avendo ottenuto la concessione, non ottempera alle relative prescrizioni, è soggetto alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 169 ad euro 680.
5. La violazione di cui ai commi 2, 3 e 4 importa la sanzione amministrativa accessoria dell’obbligo per l’autore della violazione stessa di rimuovere le opere abusive a proprie spese, secondo le norme del capo I, sezione II, del titolo VI.

Commento:

L’articolo in commento si propone l’obiettivo di garantire la sicurezza della circolazione oltre che la conservazione del patrimonio stradale.

In particolare si stabilisce che sulle strade di tipo A (autostrade), B (strade extraurbane principali), C (strade extraurbane secondarie) e D (strada urbana) è vietata ogni tipo di occupazione della sede stradale, comprese fiere e mercati, con veicoli, baracche, tende e tutto ciò che intralci la circolazione. Differentemente sulle strade di tipo E (strada urbana di quartiere) ed F (strada locale) in cui l’occupazione della carreggiata può essere autorizzata a condizione che venga predisposto un itinerario alternativo per il traffico o, nelle zone di rilevanza storico-ambientale, a condizione che essa non determini intralcio alla circolazione.

Per tutte le ipotesi di violazione, che possono essere anche inerenti le prescrizioni che vengono indicate nella concessione proveniente dal Sindaco o dal Prefetto, è prevista una sanzione amministrativa pecuniaria da € 169 a € 680 e la sanzione accessoria dell’obbligo per l’autore della violazione di rimuovere le opere abusive a proprie spese. Accertata la violazione, i soggetti pubblici incaricati, notificano il verbale all’occupante e, in caso di occupazione del suolo per scopi commerciali, il verbale viene trasmesso anche alla Guardia di Finanza, affinchè possano essere verificate anche le violazioni delle norme fiscali.

La giurisprudenza ha stabilito, inoltre, che nel caso di occupazione abusiva condotta da un esercente commerciale per scopi attinenti alla sua attività, è legittimo il potere discrezionale esercitato dal Sindaco per imporre la chiusura dell’esercizio pubblico. [1]

Il Codice della Strada, con tale norma, stabilisce il divieto di ogni tipo di occupazione della sede stradale.

Nei centri abitati è però consentita l’occupazione dei marciapiedi con chioschi, edicole od altre installazioni, purché non venga superata la metà della larghezza del marciapiede in adiacenza ai fabbricati e purchè rimanga libera una zona per la circolazione dei pedoni larga non meno di 2 m.

La ragione di fondo è da ricercare nella libertà di movimento dei pedoni, anche con l’utilizzo di carrozzine.

In tema di provvedimenti emanati dalle autorità competenti si segnala che il sindaco, per le strade urbane, e il prefetto, per quelle extraurbane e per ogni luogo qualora vi siano motivi di sicurezza pubblica, possono ordinare l’immediato ripristino dello stato dei luoghi a spese degli occupanti e, se si tratta di occupazione a fine di commercio, la chiusura dell’esercizio fino al pieno adempimento dell’ordine e del pagamento delle spese o della prestazione di idonea garanzia e, comunque, per un periodo non inferiore a cinque giorni. Tali provvedimenti possono essere emanati anche nel caso in cui il soggetto interessato non provveda alla pulizia e al decoro degli spazi pubblici che si trovano difronte al proprio esercizio commerciale.

Sulla materia dell’occupazione abusiva di suolo pubblico si deve segnalare anche una cospicua giurisprudenza. In particolare si è stabilito che anche il posizionamento abusivo di ombrelloni e fioriere ha una rilevanza in materia di occupazione abusiva, in quanto comporta l’occupazione del suolo pubblico ed è aggravata quando si tratti di una condotta strumentalmente collegata all’esercizio dell’attività commerciale. [2]

Ancora, è stato stabilito che non tutte le condotte di occupazione della strada rientrano nell’ambito di applicazione dell’articolo 20 del Codice della Strada. In base al tipo di violazione, infatti, può essere applicato piuttosto il reato di invasione di terreni ed edifici (art. 633 c.p.). Nel caso di specie si trattava di un fruttivendolo che senza autorizzazione amministrativa aveva occupato in modo stabile e non itinerante, utilizzando delle cassette di legno, una parte della via pubblica e la Cassazione ha stabilito trattarsi di reato penale e non di una semplice violazione amministrativa. Infatti, i reati richiamati sono posti a tutela del patrimonio, mentre l’illecito amministrativo di “occupazione della sede stradale” ha il semplice obiettivo di tutelare la sicurezza della circolazione stradale. In astratto, sostiene la Corte, trattandosi di due finalità completamente differenti sarebbe possibile applicare allo stesso tempo sia la sanzione del Codice della Strada sia il reato di invasione di terreni o edifici [3] che prevede la sanzione della reclusione in carcere fino a due anni e della multa da € 103 fino a € 1.032 euro.

Ebbene possiamo concludere che la conservazione del patrimonio stradale, come abbiamo riferito in apertura essere l’obbiettivo della norma, deve essere intesa non in senso economico, ma in termini puramente funzionali: l’ostruzione, anche permanente, di una strada causa un danno economico, punito dal codice penale, e un danno alla circolazione, che viene punito dal Codice della Strada.

[1] Consiglio di Stato, Sezione V, sentenza n. 1622 del 27/03/2015.

[2] Consiglio di Stato, ordinanza n. 5753, del 18/12/2015.

[3] Corte di Cassazione, sentenza n. 25826 del 2/07/2016.



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