Codice della strada Aggiornato il 11 Febbraio 2019

Art. 211 codice della strada: Sanzione accessoria dell’obbligo di ripristino dello stato dei luoghi o di rimozione di opere abusive

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Codice della strada Aggiornato il 11 Febbraio 2019



1.  Nel caso in cui le norme del presente codice dispongono che da una violazione consegua la sanzione accessoria dell’obbligo di ripristino dei luoghi, ovvero l’obbligo di rimozione di opere abusive, l’agente accertatore ne fa menzione nel verbale di contestazione da redigere ai sensi dell’art. 200 o, in mancanza, nella notificazione prescritta dall’art. 201. Il verbale così redatto costituisce titolo anche per l’applicazione della sanzione accessoria.

2.  Il ricorso al prefetto contro la sanzione amministrativa pecuniaria si estende alla sanzione accessoria. Si applicano le disposizioni dei commi 1 e 2 dell’art. 203. Nel caso di mancato ricorso, l’ufficio o comando da cui dipende l’agente accertatore trasmette copia del verbale al prefetto per l’emissione dell’ordinanza di cui al comma 3, entro trenta giorni dalla scadenza del termine per ricorrere.

3.  Il prefetto, nell’ingiungere al trasgressore il pagamento della sanzione pecuniaria, gli ordina l’adempimento del suo obbligo di ripristino dei luoghi o di rimozione delle opere abusive, nel termine fissato in relazione all’entità delle opere da eseguire ed allo stato dei luoghi; l’ordinanza costituisce titolo esecutivo. Nel caso di mancato ricorso, l’ordinanza suddetta è emanata dal prefetto entro trenta giorni dalla ricezione della comunicazione dell’ufficio o comando di cui al comma 2. L’esecuzione delle opere si effettua sotto il controllo dell’ente proprietario o concessionario della strada. Eseguite le opere, l’ente proprietario della strada ne avverte immediatamente il prefetto, il quale emette ordinanza di estinzione del procedimento per adempimento della sanzione accessoria. L’ordinanza è comunicata al trasgressore ed all’ente proprietario della strada.

4.  Ove il trasgressore non compia nel termine le opere cui è obbligato, il prefetto, su comunicazione dell’ente proprietario o concessionario della strada, dà facoltà a quest’ultimo di compiere le opere suddette. Successivamente al compimento, l’ente proprietario trasmette la nota delle spese sostenute ed il prefetto emette ordinanza-ingiunzione di pagamento. Tale ordinanza costituisce titolo esecutivo ai sensi di legge.

5.  Nell’ipotesi in cui il prefetto non ritenga fondato l’accertamento, l’ordinanza di archiviazione si estende alla sanzione accessoria.

6.  Nei casi di immediato pericolo per la circolazione e nella ipotesi di impossibilità a provvedere da parte del trasgressore, l’agente accertatore trasmette, senza indugio, al prefetto il verbale di contestazione. In tal caso il prefetto può disporre l’esecuzione degli interventi necessari a cura dell’ente proprietario, con le modalità di cui al comma 4.

7.  L’opposizione di cui all’art. 205 si estende alla sanzione accessoria.

Commento.

L’art. 211 del Codice della strada riguarda la violazione dei divieti a cui consegue l’emissione della sanzione accessoria dell’obbligo di ripristino dei luoghi, o dell’obbligo di rimozione di opere abusive. I termini ripristino dello stato dei luoghi e rimozione delle opere abusive, si riferiscono all’esigenza che lo stato di un luogo torni com’era prima della realizzazione dell’abuso, ovvero all’eliminazione dell’opera abusiva. 

In quali casi si applica la sanzione accessoria prevista all’art. 211 del Codice della strada?

Non esiste un elenco unico dei casi in cui è applicabile la sanzione accessoria di cui all’art. 211. Ad esempio, viene applicata nei casi di incidente stradale a cui consegue il danneggiamento della segnaletica stradale o delle sue pertinenze (ad esempio il guard rail). In questi casi, come previsto dall’art. 15 del Codice della strada,il trasgressore viene punito con una multa che va dai 41 ai 169 euro, nonché con la sanzione accessoria che impone l’obbligo di ripristino dello stato dei luoghi a proprie spese. Altro caso in cui generalmente viene emessa la sanzione di cui all’art. 211 poi, si ha in seguito alla collocazione di cartelli, insegne, tabelloni pubblicitari lungo le strade, senza la necessaria autorizzazione. In queste situazioni, come previsto dall’art. 23 del Codice della strada, oltre alla multa pecuniaria che può arrivare fino a 18.954,00 euro, viene sempre emesso l’ordine di rimozione dell’opera abusiva a spese di chi commette la violazione.

In tutti i casi in cui è applicabile la sanzione accessoria prevista all’art. 211 del Codice della strada comunque, il Prefetto del luogo ove è stata compiuta la violazione emette un provvedimento detto ordinanza, con il quale ordina generalmente il pagamento di una multa, nonché indica gli adempimenti necessari per il ripristino o per la rimozione delle opere abusive, da effettuare sempre a spese del soggetto trasgressore. L’obbligo comunque deve riguardare una situazione reversibile sia in termini tecnici che economici, essendo previsto altrimenti il pagamento di un ulteriore somma di denaro a titolo di risarcimento danni.

Qual’è il procedimento successivo all’emissione dell’ordinanza prevista dall’art. 211 del Codice della Strada?

L’organo di polizia che contesta la violazione redige un verbale nel quale indica la sanzione pecuniaria da applicare; le modalità del pagamento in misura ridotta delle sanzioni; nonché la sanzione di ripristino dello stato dei luoghi o di rimozione delle opere abusivamente realizzate, e ne invia copia al Prefetto. A questo punto, potranno essere avviate due procedure: quella ordinaria, e la procedura d’urgenza.

Il procedimento ordinario.

E’ previsto generalmente nei casi di rimozione di opere abusive o di ripristino dello stato dei luoghi che non costituiscono un pericolo per la circolazione, e consiste nell’emissione di un’ordinanza da parte del Prefetto, con la quale ordina al trasgressore di eseguire le opere entro un termine variabile a seconda del tipo di lavoro da eseguire, ma che generalmente non supera i 20 giorni. Se il trasgressore non esegue l’ordine, il Prefetto può emettere un secondo provvedimento, ordinando all’ente/proprietario di eseguire l’opera. Successivamente però il Prefetto, sulla base della nota spese presentata dall’ente/proprietario al termine dei lavori, emette un’ulteriore ordinanza – ingiunzione di pagamento nei confronti del trasgressore, che costituisce titolo valido per il recupero della somma spesa.

La procedura d’urgenza.

È poi prevista una particolare procedura per quelle situazioni in cui le opere non siano eseguibili dal trasgressore personalmente, ovvero, sia necessario ripristinare i luoghi o rimuovere le opere con urgenza. Si fa riferimento, ad esempio, al danneggiamento di segnaletica verticale o di pertinenze stradali, in seguito ad un incidente. In questi casi il Prefetto, ricevuto il verbale, ordina direttamente all’ente/proprietario l’esecuzione dei lavori con urgenza. L’ente/proprietario al termine dei lavori, presenta una nota spese al Prefetto che emana un provvedimento, ingiungendo al trasgressore il pagamento delle spese sostenute dall’ente/proprietario per la riparazione del danno. L’ordinanza – ingiunzione di pagamento emessa dal Prefetto, come nel caso della procedura ordinaria, costituisce titolo valido per il recupero della somma spesa dall’ente/proprietario.

Sia nel caso del procedimento ordinario, che d’urgenza, nel momento in cui il trasgressore paga la spesa necessaria al ripristino o alla rimozione, il Prefetto emette ordinanza di estinzione del procedimento relativo alla sanzione accessoria.

Come si impugna l’ordinanza prevista dall’art. 211 del Codice della strada?

Il provvedimento con il quale il Prefetto ordina il ripristino dello stato dei luoghi o obbliga alla rimozione di opere abusive, può essere impugnato dal trasgressore ai sensi dell’articolo 203 del Codice della strada, entro sessanta giorni dalla notifica dell’ordinanza o dalla contestazione della violazione. Il provvedimento si impugna innanzi al Prefetto del luogo della violazione, in tutti quei i casi in cui sussista un’irregolarità del verbale (per esempio, erroneità dei nomi del proprietario del veicolo, del numero di targa, della data di contestazione, della località ecc.). Se il Prefetto rileva effettivamente la sussistenza di un’irregolarità del verbale, né può disporre l’integrazione o l’annullamento, a seconda della rilevanza dell’irregolarità.

L’ordinanza prevista dall’art. 211, può essere poi impugnata dal trasgressore innanzi al Giudice di Pace del luogo ove è stata commessa la violazione, come dettato dall’articolo 205 del Codice della strada. In questi casi l’impugnazione dovrà essere proposta entro 30 giorni dalla notifica del provvedimento. La differenza con l’impugnazione prevista dall’art. 203 innanzi al Prefetto, sta nel fatto che solo nei procedimenti davanti al Giudice di Pace, il trasgressore può chiedere al giudice un accertamento sui fatti e sulle norme che hanno portato alla violazione ed ha la possibilità di produrre documenti, chiedere l’ammissione di testimoni, l’espletamento di sopralluoghi, perizie, ecc.

Giurisprudenza.

In tema di impugnazione dell’ordinanza emessa dal Prefetto ai sensi dell’art. 211 del Codice della strada, la Corte di Cassazione, ha affermato, in un caso di installazione di cartelloni pubblicitari abusivi, che quando è prevista per tale violazione anche la sanzione accessoria di ripristino dello stato dei luoghi, è tenuto a compiere la riparazione o il ripristino il trasgressore, ma se quest’ultimo non provvede o vi sono motivi d’urgenza, è tenuto l’ente proprietario o concessionario della strada, come dettato dall’art. 23 del Codice. In questi casi sarà compito del Prefetto poi, emanare una ordinanza – ingiunzione di pagamento nei confronti del trasgressore.

I giudici della Corte di Cassazione, hanno affermato che la suddetta ordinanza, è un titolo valido per il recupero delle somme spese dall’ente proprietario o concessionario della strada, ma in caso di contestazione, non deve essere impugnata davanti al giudice dell’esecuzione. Infatti l’ordinanza – ingiunzione di pagamento emessa nei confronti del trasgressore in seguito al ripristino/rimozione da parte dell’ente/proprietario, è un provvedimento collegato a quello che impone la sanzione accessoria di ripristino dello stato dei luoghi, ed è dunque opponibile innanzi al Giudice di Pace come prescritto dalla Legge n. 681/1981, agli artt. 22 e 23.

Cfr. Corte di Cassazione civile, Sezione II°, sentenza n. 10650 del 9 maggio 2007.

Avv. Giuseppe Bava



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