Codice della strada Aggiornato il 11 Febbraio 2019

Art. 42 codice della strada: Segnali complementari

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Codice della strada Aggiornato il 11 Febbraio 2019



Art. 42 C.d.S. Segnali complementari
1.  I segnali complementari sono destinati ad evidenziare o rendere noto:
a)  il tracciato stradale;
b)  particolari curve e punti critici;
c)  ostacoli posti sulla carreggiata o ad essa adiacenti.
2.  Sono, altresì, segnali complementari i dispositivi destinati ad impedire la sosta o a rallentare la velocità.
3.  Il regolamento stabilisce forme, dimensioni, colori e simboli dei segnali complementari, le loro caratteristiche costruttive e le modalità di impiego e di apposizione.

Commento:

Oltre alla segnaletica manuale (quella del vigile), luminosa (data dai semafori), verticale (posta sui cartelli ai bordi della carreggiata) e orizzontale (dipinta sull’asfalto) è stata prevista dal legislatore anche una quarta categoria: la segnaletica complementare.

Quando si è alla guida di un mezzo, soprattutto se a motore, la velocità con cui si percorre la strada non permette sempre di prevedere possibili imprevisti, la strada migliore da scegliere, la direzione da prendere per raggiungere un certo luogo. Altrettanto non si è sempre attenti a dove si parcheggia l’auto.

I rischi, che si possono intravvedere dietro questi esempi, sono molteplici. Per impedire di cadere in errore le strade sono disseminate di cartelli e strumenti che ci aiutano concretamente nella guida e, in particolare, il codice prevede l’esistenza di cartelli che individuano un certo tracciato stradale, così da farci sapere in anticipo se la strada è, ad esempio, lineare o tortuosa come se l’avessimo già percorsa e ne conoscessimo le caratteristiche; ancora, se vi sono particolari pericolosi, come delle curve strette, a gomito o delle doppie curve; se vi sono degli ostacoli che possono intralciare la marcia del veicolo e farci sbandare; se in un determinato punto della strada è conveniente rallentare, perché magari subito dopo una curva vi è una rotonda, da affrontare a velocità bassa.

I segnali complementari sono, in definitiva, tutti quei dispositivi e segnali utili a comunicare ai conducenti tutte le informazioni per determinare la propria velocità, la traiettoria del veicolo, particolari condizioni della strada e in generale a rafforzare tutta la segnaletica già posta lungo il senso di marcia (cartelli e strisce). [1]

Particolare attenzione è prestata dal regolamento ad alcuni tipi di segnali speciali.

I delineatori di margine, che rappresentano uno strumento indispensabile per comunicare agli utenti alcune particolarità della strada e precisamente il suo andamento. Possono essere costituiti da cartelli luminosi o rifrangenti che indicano la strada di notte o in caso di pioggia o nebbia, ma possono anche essere posti direttamente sull’asfalto così da essere, oltre che visibili per la loro luminescenza, anche in grado di far percepire al guidatore delle vibrazioni qualora vengano toccati dalle ruote.

Ancora, il regolamento prevede che ogni volta che vi siano anomalie dell’asfalto o comunque dei punti critici per la circolazione e non vi sia modo di eliminarli, allora sarà necessario segnalarli con i dispositivi, cosiddetti, di segnalazione di ostacoli. [2]

Ma i segnali complementari sono molteplici. Appartengono a questa categoria le isole di traffico, che delimitano una parte della carreggiata che non deve essere interessata dalla circolazione; i rallentatori di velocità, che comunicano al conducente, tramite vibrazione, che ci si trova in un tratto di strada che deve essere affrontato ad un’andatura moderata e, in generale, annunciano che è meglio stare attenti perché qualcosa in quel luogo è considerato pericoloso per il traffico veicolare.

Il regolamento, esattamente come per tutti gli altri tipi di segnaletica, prescrive il corretto posizionamento di questi strumenti e la loro distanza dalla carreggiata, che non deve causare alcun pericolo di impatto con le auto.

Disciplina, altresì, la forma e i colori, ma soprattutto, nel caso di segnali posti a raso dell’asfalto, l’altezza massima e minima che devono avere. Quest’ultima questione è la più spinosa e investe i cosiddetti dossi artificiali che si trovano comunemente in tutte le città.

I dossi artificiali possono essere posizionati solo in zone in cui la velocità massima è inferiore o uguale a 50 Km/h. Essendo posti in rilievo sull’asfalto, il legislatore ha previsto anche le loro dimensioni [3]:

– larghezza non inferiore a 60 cm e altezza non superiore a 3 cm per zone in cui vige il limite di velocità pari o inferiore a 50 Km7h (devono essere di gomma o materiale plastico).

– larghezza non inferiore a 90 cm e altezza non superiore a 5 cm per zone in cui i limiti di velocità sono pari o inferiori a 40 Km/h (devono essere di gomma o materiale plastico).

c) larghezza non inferiore a 120 cm e altezza non superiore a 7 cm per zone con limiti di velocità pari o inferiori a 30 Km/h (questi possono essere anche fatti con materiale cementizio).

In caso di non conformità dei segnali complementari al regolamento di esecuzione la pubblica amministrazione, proprietaria della strada, o gli enti gestori, saranno responsabili per tutti i danni causati da questi segnali in quanto capaci di trarre in inganno gli utenti. [4]

La giurisprudenza ha stabilito che i segnali complementari devono essere utilizzati in tutti i casi in cui la strada riserva agli utenti un trabocchetto, in quanto il guidatore non è in grado di prevenire un ostacolo che gli si prospetti durante la marcia, anche rispettando i limiti di velocità. Comunque la corte ha sostenuto che l’uso della segnaletica è un obbligo anche in caso di perfetta visibilità, qualora comunque gli automobilisti non possono stabilire l’effettiva pericolosità di una curva, di un restringimento stradale o di un ostacolo sulla carreggiata. [5]

[1] Vedi articolo 172 del regolamento di esecuzione del codice della strada.

[2] Vedi articolo 175 del regolamento di esecuzione del codice della strada.

[3] Vedi articolo 179 del regolamento di esecuzione del codice della strada.

[4] Corte di Cassazione Civile, Sezione III, sentenza n. 15224 del 19/07/2005.

[5] Corte di Cassazione Penale, sezione IV, sentenza n. 36 del 2016.



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