Codice penale Aggiornato il 13 febbraio 2015

Art. 120 codice penale: Diritto di querela

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Codice penale Aggiornato il 13 febbraio 2015



Ogni persona offesa da un reato (1) per cui non debba procedersi d’ufficio o dietro richiesta o istanza ha diritto di querela (2).

Per i minori degli anni quattordici e per gli interdetti a cagione d’infermità di mente, il diritto di querela è esercitato dal genitore o dal tutore.

I minori che hanno compiuto gli anni quattordici e gli inabilitati, possono esercitare il diritto di querela, e possono altresì, in loro vece, esercitarlo il genitore ovvero il tutore o il curatore, nonostante ogni contraria dichiarazione di volontà, espressa o tacita, del minore o dell’inabilitato.

Commento

(1) La nozione di soggetto passivo del reato (titolare esclusivo del diritto di querela) non coincide con quella di danneggiato che, in quanto portatore di interessi — di rilevanza civilistica — pregiudicati solo in via eventuale dall’azione criminosa, è legittimato ad esercitare l’azione civile nel processo penale. Se, di regola, parte offesa e danneggiato si identificano nella stessa persona, tale coincidenza potrebbe, in concreto, non verificarsi: nell’omicidio, ad esempio, soggetto passivo è la vittima, danneggiati sono i familiari.

(2) La procedibilità a querela di parte per determinati reati costituisce una deroga al principio di obbligatorietà dell’azione penale [v. Cost. 112]: in questi casi, il legislatore (considerata la minima importanza della fattispecie criminosa, ovvero la necessità di evitare il pregiudizio dello strepitus fori a carico della parte offesa) subordina l’azionabilità della pretesa punitiva a una iniziativa processuale del soggetto passivo. Parte della dottrina, peraltro minoritaria, attrae la querela nel genus delle condizioni obiettive di punibilità [v. 44]. L’opinione prevalente ne sottolinea, viceversa, l’esclusiva rilevanza processuale. Per la validità della querela non è richiesto l’uso di formule sacramentali, risultando sufficiente la manifestazione non equivoca della volontà di chiedere l’accertamento delle responsabilità penali, in ordine al fatto denunciato. Contenuto necessario e sufficiente è, pertanto, secondo i giudici di legittimità, l’istanza di punizione in ordine a un fatto-reato, «senza ulteriori precisazioni, dettagli o circostanziate descrizioni»; e cioè anche indipendentemente dalla corretta qualificazione giuridica dei fatti e dall’esatta individuazione dell’autore.

Innovazioni di rilievo sono state introdotte dal c.p.p. [v. 336-340]: la dichiarazione di querela può essere proposta per iscritto o oralmente: in quest’ultimo caso è redatto processo verbale, sottoscritto dallo stesso querelante; la querela può essere proposta personalmente o a mezzo di procuratore speciale innanzi al pubblico ministero, a un ufficiale di polizia giudiziaria o a un nostro agente consolare all’estero; può essere spedita per posta, purché la sottoscrizione sia autenticata; in caso di persona giuridica, va precisata la fonte dei poteri del rappresentante.

(3) Per i minori infraquattordicenni, il diritto di querela può essere esercitato da uno qualsiasi dei genitori; in caso di contrasto, prevarrà la volontà del genitore che intende presentare la querela.

Nelle ipotesi in cui soggetto passivo del reato sia una persona giuridica, e in ispecie una società di capitali, la Corte di Cassazione ha precisato che l’esercizio del diritto di querela spetta: a) al consiglio di amministrazione, che è l’organo competente a formare la volontà dell’ente; b) a un membro del consiglio di amministrazione, appositamente delegato, in virtù di una specifica norma statutaria; c) all’amministratore delegato, al quale il consiglio di amministrazione abbia delegato la generalità delle proprie attribuzioni.

Giurisprudenza annotata

Diritto di querela

In tema di querela, pur non essendo necessaria una compiuta e analitica descrizione dei fatti che ne costituiscono l'oggetto è, tuttavia, necessaria l'esposizione di tutti i fatti noti al querelante che egli intenda perseguire; ne consegue che l'omesso riferimento a fatti lesivi noti comporta che essi non possono essere ricompresi nell'istanza punitiva. (In applicazione del principio di cui in massima la S.C. ha ritenuto immune da censure la decisione con cui il giudice di merito ha dichiarato non doversi procedere nei confronti dell'imputato per difetto di querela, in ordine al reato di ingiuria in danno della persona offesa, la quale, in sede di querela, non aveva fatto alcun riferimento a fatti lesivi del proprio onore). (Rigetta, Giud.pace Macerata Feltria, 12/04/2013 )

Cassazione penale sez. V  30 maggio 2014 n. 47055  

 

Non può essere negato il diritto di querela in capo al direttore di un ufficio postale, in caso di apertura di un libretto postale e pagamento di un assegno clonato presso la sua sede, che integra il reato di truffa (nella specie l'imputato aveva indutto in errore il direttore di un ufficio postale, che aveva aperto sotto un nome in realtà falso un libretto di deposito postale, su cui era stato poi versato un assegno clonato dall'originale.Il pagamento di somme solo apparentemente esistenti avrebbe creato una sicura perdita economica da parte dell'Ente ed essendo il bene giuridico tutelato il patrimonio con la punibilità di condotte che ledono la formazione del consenso nei negozi giuridici patrimoniali mediante artifizi o raggiri, il direttore dell'ufficio postale non solo aveva in custodia le somme dell'Ente, ma era anche deputato ad effettuare, in nome e per conto dello stesso Ente, tutte le operazioni ad esso demandate, compresa l'apertura di un libretto postale. Di conseguenza, non poteva essere negata la sua titolarietà del bene leso dall'azione criminosa e, perciò, la sua legittimazione a proporre querela).

Cassazione penale sez. II  04 marzo 2014 n. 27081  

 

La legittimazione a proporre querela per il reato di esercizio arbitrario delle proprie ragioni con violenza sulle cose spetta sia al titolare di un diritto reale assoluto sulla "res" oggetto di violenza, sia a chi eserciti sulla cosa un legittimo "ius possessionis" significativo di una diretta relazione con la medesima. (Fattispecie nella quale la Corte ha ritenuto corretta la decisione impugnata laddove aveva escluso la titolarità del diritto di querela in capo ad un soggetto che aveva fruito di un passaggio carrabile, verso un'area adibita a parcheggio comune, non in virtù di un titolo opponibile ai terzi, ma solo grazie ai rapporti di buon vicinato in origine esistenti con le altre parti). (Annulla in parte con rinvio, App. L'Aquila, 13/12/2012 )

Cassazione penale sez. VI  27 febbraio 2014 n. 24641  

 

Ai fini della procedibilità di un furto commesso all'interno di un supermercato, il direttore dell'esercizio è legittimato a proporre querela, anche quando non sia munito dei poteri di rappresentanza del proprietario, in quanto titolare di una posizione di detenzione qualificata della cosa che è compresa nel bene giuridico protetto dalla norma incriminatrice.

Cassazione penale sez. IV  29 gennaio 2014 n. 8094  

 

La querela è condizione di procedibilità nei riguardi di chiunque risulti responsabile del reato e, pertanto, produce i suoi effetti anche nel caso di erronea indicazione del colpevole da parte della persona offesa. (Annulla con rinvio, Giud.pace Sapri, 13/12/2012 )

Cassazione penale sez. V  21 gennaio 2014 n. 7473  

 

Ai fini della validità della querela, la manifestazione della volontà di punizione è univocamente desumibile dall'espressa qualificazione dell'atto depositato dalla persona offesa come “denuncia-querela”, in quanto assume rilievo decisivo il significato tecnico dell'espressione adoperata.

Cassazione penale sez. V  05 dicembre 2013 n. 1710  

 

L'art. 120 c.p. attribuisce il diritto di querela alla persona offesa dal reato, ossia alla persona titolare dell'interesse direttamente protetto dalla norma incriminatrice (cassata, nella specie, la sentenza impugnata che, in relazione ad una ipotesi di ingiuria per invio di un sms, invece di prendere atto che la querelante, utilizzatrice del telefono al quale era stato inviato il messaggio, era la destinataria di quest'ultimo, aveva valorizzato un profilo assolutamente irrilevante rispetto alla ratto della fattispecie, ossia la titolarità formale dell'utenza).

Cassazione penale sez. V  14 novembre 2013 n. 51395  

 

In tema di querela, la volontà di chiedere la punizione del colpevole, se non deve estrinsecarsi in formule rituali o sacramentali, e se può essere desunta dal complessivo comportamento della persona offesa, anche successivo al fatto, deve in ogni caso risultare in modo inequivoco nel suo contenuto sostanziale. (Fattispecie in cui la Corte ha escluso potesse considerarsi querela una dichiarazione orale della persona offesa di "aver contattato le forze di Polizia per il più a procedere"). Annulla senza rinvio, Trib. lib. Torino, 05/10/2012

Cassazione penale sez. II  12 aprile 2013 n. 30700  

 

È valida la querela proposta dai genitori della persona offesa, minore ultraquattordicenne, ancorché quest'ultimo non sia mai venuto a conoscenza del fatto lesivo commesso nei suoi confronti, considerato che la previsione di cui all'art. 120 comma 3 c.p. - riconoscendo il diritto di querela al minore ultra quattordicenne e disponendo che, in sua vece, tale diritto possa essere esercitato dal genitore nonostante ogni contraria dichiarazione di volontà, espressa o tacita del minore stesso - mantiene la legittimazione all'esercizio del diritto di querela in capo al genitore del minorenne dissenziente, con la conseguenza che, in caso di dissenso, la volontà del minore è "tamquam non esset" e che è, pertanto, irrilevante, a tal fine, la circostanza che egli sia venuto o meno a conoscenza della condotta delittuosa in suo danno. Annulla con rinvio, App. Bologna, 08/02/2012

Cassazione penale sez. V  06 febbraio 2013 n. 23010  

 

In tema di titolarità del diritto di querela, la previsione di cui all'art. 120, comma terzo, cod. pen. - per la quale il diritto di querela può essere esercitato dai minori che hanno compiuto gli anni quattordici e dagli inabilitati oltre che, in loro vece, dal genitore, tutore o curatore - non può essere intesa nel senso che questi ultimi possono esercitare tale diritto soltanto nel caso in cui i rappresentati non lo abbiano fatto, trattandosi di diritto distinto ed autonomo che può essere esercitato anche in presenza di una volontà contraria o a seguito dell'avvenuto esercizio da parte dei rappresentati. Rigetta, Trib. Patti, s.d. Sant'Agata Di Militello, 09/11/2011

Cassazione penale sez. V  04 ottobre 2012 n. 3207  



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