Codice penale Aggiornato il 13 febbraio 2015

Codice penale Art. 133-bis codice penale: Condizioni economiche del reo; valutazione agli effetti della pena pecuniaria

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Codice penale Aggiornato il 13 febbraio 2015



Nella determinazione dell’ammontare della multa o dell’ammenda il giudice deve tenere conto, oltre che dei criteri indicati dall’articolo precedente, anche delle condizioni economiche del reo.

Il giudice può aumentare la multa o l’ammenda stabilita dalla legge sino al triplo o diminuirle sino ad un terzo quando, per le condizioni economiche del reo (1) (2), ritenga che la misura massima sia inefficace ovvero che la misura minima sia eccessivamente gravosa (3) (4).

Commento

(1) Art. aggiunto ex l. 689/1981 (art. 100).

(2) Per effetto di tale disposizione, le condizioni economiche del reo si affiancano, nella commisurazione della pena pecuniaria, agli indici normativi della gravità del reato e della capacità a delinquere [v. 133], su di un piano di assoluta parità.

Il modello adottato è quello della cd. «somma complessiva», inidoneo come tale a diversificare il grado di incidenza dei criteri fattuali di commisurazione della pena nella valutazione del giudice, e perciò destinato (secondo la ricostruzione critica della dottrina) a relegare l’indice delle condizioni economiche ad un ruolo assolutamente marginale.

Miglior prova di sé ha offerto, nell’esperienza giuridica dei Paesi dell’Occidente europeo, il sistema dei «tassi periodici»: calcolato il numero dei tassi (giornalieri, settimanali o mensili) tenendo conto esclusivamente della gravità del fatto, il loro ammontare è, solo in seconda istanza, ragguagliato alle condizioni economiche del reo.

(3) La previsione di aumenti della pena pecuniaria oltre il massimo edittale non è un’assoluta novità per il codice Rocco, che già ne consentiva l’utilizzazione nella vecchia formulazione degli artt. 24 e 25.

Il legislatore del 1981 ha esteso la possibilità di variazioni extraedittali (che siano motivate dalla intollerabilità del sacrificio economico) anche al di sotto del minimo edittale.

(4) Cfr. anche art. 38, c. 3, l. 20-5-1970, n. 300 (Statuto dei lavoratori).

Le difficoltà applicative della norma scaturiscono dall’assoluta latitanza del legislatore rispetto al delicato problema dell’accertamento delle condizioni economiche del reo. L’esperienza giudiziaria d’Oltralpe suggerisce di utilizzare le dichiarazioni dello stesso imputato (e in questo senso un utile riferimento normativo è costituito dall’art. 21 delle disp. att. c.p.p.); nonché, in via solo residuale, gli accertamenti disposti d’ufficio dall’autorità giudiziaria. Si deve, comunque tenere conto del reddito corrente del reo, oltre che dei suoi beni patrimoniali, ad eccezione di quelli necessari a soddisfare le normali esigenze di vita (es.: la casa di abitazione).



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