Codice penale Aggiornato il 13 febbraio 2015

Codice penale Art. 133 ter codice penale: Pagamento rateale della multa o dell’ammenda

codice-penale

Codice penale Aggiornato il 13 febbraio 2015



Il giudice, con la sentenza di condanna o con il decreto penale, può disporre, in relazione alle condizioni economiche del condannato, che la multa o l’ammenda venga pagata in rate mensili da tre a trenta. Ciascuna rata tuttavia non può essere inferiore a lire trentamila.

In ogni momento il condannato può estinguere la pena mediante un unico pagamento (1) (2) (3) (4).

Commento

(1) Art. aggiunto ex l. 689/1981 (art. 100).

(2) Si tratta di un sistema di facilitazione nel pagamento della multa e dell’ammenda, che nulla ha a che vedere con il criterio dei «tassi periodici» [v. 133bis nota (2)], vero e proprio modello di commisurazione della pena pecuniaria, adottato in altri ordinamenti giuridici, e non necessariamente preordinato alla rateizzazione.

La rateizzazione della pena pecuniaria di cui alla norma in esame ha come presupposto le disagiate condizioni economiche del condannato, raffrontate all’entità della pena, condizioni che l’imputato deve allegare producendo ogni documentazione utile sul proprio stato e il giudice di merito, nel concedere o negare tale agevolazione, deve motivare l’esercizio del suo potere discrezionale non solo facendo riferimento generico all’art. 133 cod. pen., ma soprattutto mettendo in evidenza da un lato l’ammontare della pena e dall’altro le condizioni economiche del condannato (Cass. 16-12-2015, n. 49580).

(3) Per un espresso rinvio alla disciplina di tale articolo, cfr. art. 53, l. 689/1981, come da ultimo modificato ex art. 4, l. 12-6-2003, n. 134.

(4) In relazione alle pene pecuniarie rateizzate, l’art. 236, d.P.R. 30-5-2002, n. 115 (Testo unico spese di giustizia) dispone che l’invito giudiziale al pagamento deve contenere l’indicazione dell’importo e la scadenza delle singole rate; la medesima norma prevede, altresì, che il termine per il pagamento decorre dalla scadenza delle singole rate e non sono dovuti interessi per la rateizzazione, e che, in caso di mancato pagamento di una rata, il debitore decade automaticamente dal beneficio ed è tenuto al pagamento, in un’unica soluzione, della restante parte del suo debito.

La disposizione viene incontro alle difficoltà economiche dei non abbienti, capovolgendo i criteri informatori della disciplina risalente ai sistemi di rateizzo previsti dal r.d. n. 207/1865 (cd. «tariffa penale»). In quella diversa prospettiva, le categorie dei più abbienti erano oltremodo favorite, poiché la rateizzazione era consentita soltanto a chi, in temporanea crisi di liquidità, offrisse adeguate garanzie personali o reali, e non a chi, proprio a causa delle sue disagiate condizioni economiche, non potesse offrirne.



Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:

Informativa sulla privacy
DOWNLOAD

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI