Codice penale Aggiornato il 13 febbraio 2015

Art. 15 codice penale: Materia regolata da più leggi penali o da più disposizioni della medesima legge penale

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Codice penale Aggiornato il 13 febbraio 2015



Quando più leggi penali o più disposizioni della medesima legge penale regolano la stessa materia (1), la legge o la disposizione di legge speciale deroga alla legge o alla disposizione di legge generale, salvo che sia altrimenti stabilito [68] (2) (3).

Commento

(1) La norma regola il cd. concorso apparente di norme, che si realizza allorché un fatto sembra disciplinato da due norme penali differenti; ma in realtà una sola è da applicare (si pensi alla violenza sessuale che astrattamente potrebbe rientrare sia nella previsione dell’art. 609bis che dell’art. 610). L’ordinamento positivo è ispirato, in materia di concorso apparente di norme, al principio della specialità, consacrato nell’art. 15 c.p. Detto principio postula che una determinata norma incriminatrice (speciale) presenti in sé tutti gli elementi costitutivi di un’altra (generale), oltre a quelli caratteristici della specializzazione; è necessario, cioè, che le due disposizioni appaiano come due cerchi concentrici, di diametro diverso, per cui quello più ampio contenga in sé quello minore, ed abbia, inoltre, un settore residuo, destinato ad accogliere i requisiti aggiuntivi della specialità (Cass. 26-3-93, n. 3018). Si è, altresì, sostenuto in giurisprudenza che, in caso di concorso di norme penali che regolano la stessa materia, ai fini della individuazione della disposizione prevalente, il presupposto della convergenza di norme può ritenersi integrato solo in presenza di un rapporto di continenza tra le norme stesse, alla cui verifica deve procedersi mediante il confronto strutturale tra le fattispecie astratte configurate e la comparazione degli elementi costitutivi che concorrono a definirle (così Cass. Sez. U n. 19-1-2011, n. 1235).

(2) La dottrina è divisa in ordine all’individuazione dei criteri atti ad accertare il concorso apparente di norme, e di conseguenza, in ordine
al modo di intendere il criterio di specialità. Esso, infatti, è inteso in senso assai ampio dai fautori della teoria monistica secondo la quale l’unico criterio di cui l’interprete può avvalersi ai fini dell’accertamento del concorso apparente di norme è quello contenuto nell’articolo in esame, che la dottrina in parola estende fino a ricomprendere la cd. specialità in concreto ovvero la cd. specialità bilaterale o reciproca. La dottrina dominante aderisce alla teoria pluralistica secondo la quale, nel nostro ordinamento, il concorso apparente di norme va accertato mediante il ricorso ad una pluralità di criteri quali quello di specialità, quello di sussidiarietà e quello della consunzione. Partendo da tale presupposto, la dottrina in esame circoscrive l’ambito applicativo del criterio di specialità alle sole ipotesi in cui dal raffronto astratto tra le norme in concorso emerga che tutti gli elementi costitutivi di una fattispecie (generale) siano contenuti in altra fattispecie (speciale), la quale ne contiene a sua volta di ulteriori cd. specializzanti.

(3) Per una applicazione del principio di specialità ai casi di concorso tra norme sanzionatorie penali ed amministrative, cfr. l’art. 9, l. 24-11- 1981, n. 689. In proposito, come affermato dalla Cassazione, in caso di concorso tra disposizione penale incriminatrice e disposizione amministrativa sanzionatoria in riferimento allo stesso fatto, deve trovare applicazione esclusivamente la disposizione che risulti speciale rispetto all’altra all’esito del confronto tra le rispettive fattispecie astratte (Cass. Sez. U n. 21-1-2011, n. 1963).

 

La norma in esame individua il criterio fondamentale per l’accertamento del concorso apparente di norme. Tale fenomeno, che ricorre quando due o più norme sembrano a prima vista applicabili ad uno stesso fatto mentre una soltanto deve essere applicata, va tenuto distinto dal fenomeno del concorso di reati, ed, in particolare, dal concorso formale eterogeneo [v. 81] che ricorre quando il soggetto viola, con un solo atto, due o più disposizioni di legge che risultano perciò tutte applicabili a suo carico anche se, ai fini del trattamento sanzionatorio, trova applicazione il più benevolo regime del cumulo giuridico (pena prevista per la violazione più grave aumentata fino al triplo). Il fondamento dell’art. 15, e più in generale di tutto il fenomeno del concorso apparente di norme, si rinviene nel principio del ne bis in idem sostanziale che vieta di addossare più volte lo stesso fatto all’autore.

Giurisprudenza annotata

Materia regolata da più leggi penali, lex specialis derogat generalis

In tema di applicazione della continuazione in sede esecutiva, il giudice, nella determinazione della pena, è soggetto al limite di cui all'art. 671 comma 2 c.p.p. (consistente nella somma delle pene inflitte con i provvedimenti considerati), ma non al limite del triplo della pena stabilita per il reato più grave di cui all'art. 81 comma 2 c.p., trovando applicazione solo la prima delle disposizioni citate, in forza del principio di specialità di cui all'art. 15 c.p., e dovendosi evitare che, raggiunto il limite del triplo per una determinata fattispecie concreta, si determini impunità per ulteriori reati riconducibili, in fase esecutiva, al medesimo disegno criminoso. Rigetta, Trib. Roma, 15/11/2012

Cassazione penale sez. I  27 settembre 2013 n. 45256  

 

La condotta di chi circola abusivamente con il veicolo sottoposto a sequestro amministrativo, ai sensi dell'art. 213 c. strad., integra esclusivamente l'illecito amministrativo previsto dal quarto comma dello stesso articolo e non anche il delitto di sottrazione di cose sottoposte a sequestro di cui all'art. 334 c.p., atteso che la norma sanzionatoria amministrativa risulta speciale rispetto a quella penale, con la conseguenza che il concorso tra le stesse deve essere ritenuto solo apparente. (Annulla senza rinvio, App. Trieste, 20/06/2013 )

Cassazione penale sez. VI  24 settembre 2014 n. 42752  

 

Il delitto di illecita concorrenza con violenza o minaccia, previsto dall'art. 513 bis c.p. e avente natura di reato complesso, non può essere assorbito nel delitto di estorsione, né in quello di concussione, trattandosi di norme con diversa collocazione sistematica e preordinate alla tutela di beni giuridici diversi, talché, ove ne ricorrano gli elementi costitutivi, si ha concorso formale tra gli stessi. (Rigetta, Trib. Napoli, 17/04/2014 )

Cassazione penale sez. fer.  04 settembre 2014 n. 45132  

 

In materia di reati tributari, non è applicabile il principio di specialità di cui all'art. 19 d.lg. 10 marzo 2000 n. 74, tra il delitto di indebita compensazione, previsto dall'art. 10 quater del decreto medesimo e l'illecito amministrativo introdotto dall'art. 27 comma 18 d.l. 29 novembre 2008 n. 185 (conv. con modif. in l. 28 gennaio 2009 n. 2), che punisce l'utilizzo in compensazione di crediti inesistenti per il pagamento delle somme dovute, in quanto la fattispecie penale ha riguardo alla condotta, diversa ed ulteriore, consistente nell'omesso versamento dell'imposta dovuta. (Dichiara inammissibile, App. Brescia, 16/04/2013 )

Cassazione penale sez. III  08 maggio 2014 n. 30267  

 

L'art. 642 c.p., strutturato come una norma penale mista del tutto peculiare, prevede nei suoi commi 1 e 2 cinque diverse fattispecie di reato - in particolare, il danneggiamento dei beni assicurati e la falsificazione o alterazione della polizza, nel comma primo; la mutilazione fraudolenta della propria persona, la denuncia di un sinistro non avvenuto e la falsificazione o alterazione della documentazione relativi al sinistro, nel comma secondo - che, ove ricorrano gli estremi fattuali, possono concorrere fra loro. (Fattispecie in cui la Corte ha ritenuto configurabile il concorso di reati nel caso di fraudolenta distruzione della cosa propria e di fraudolenta esagerazione del danno). Annulla in parte con rinvio, App. Trani, 21/10/2009

Cassazione penale sez. II  17 dicembre 2013 n. 1856  

 

I reati di cui agli art. 629 c.p. e 12, comma 5, d.lg. 25 luglio 1998 n. 286 possono concorrere, in quanto le relative fattispecie incriminatrici sono poste a tutela di beni diversi (rispettivamente l'inviolabilità del patrimonio e della libertà personale il primo, la sicurezza interna il secondo) ed integrate da condotte differenti (in particolare, integrate quelle del primo delitto da violenza e minacce finalizzate a procurarsi un ingiusto profitto, quella del secondo da condotta di favoreggiamento della permanenza sul territorio di stranieri extracomunitari irregolari). Rigetta in parte, App. Palermo, 20/07/2012

Cassazione penale sez. II  11 ottobre 2013 n. 933  

 

In tema di applicazione della continuazione in sede esecutiva, il giudice, nella determinazione della pena, è soggetto al limite di cui all'art. 671 comma 2 c.p.p. (consistente nella somma delle pene inflitte con i provvedimenti considerati), ma non al limite del triplo della pena stabilita per il reato più grave di cui all'art. 81 comma 2 c.p., trovando applicazione solo la prima delle disposizioni citate, in forza del principio di specialità di cui all'art. 15 c.p., e dovendosi evitare che, raggiunto il limite del triplo per una determinata fattispecie concreta, si determini impunità per ulteriori reati riconducibili, in fase esecutiva, al medesimo disegno criminoso. Rigetta, Trib. Roma, 15/11/2012

Cassazione penale sez. I  27 settembre 2013 n. 45256  

 

In presenza della clausola di riserva "salvo che il fatto costituisca più grave reato", la maggiore o minore gravità dei reati concorrenti va valutata avendo riguardo alla pena in concreto irrogabile, tenuto anche conto delle circostanze ritenute e dell'eventuale bilanciamento tra esse. (Fattispecie in cui è stato escluso l'assorbimento del reato di trattamento illecito di dati personali nel - meno grave in concreto - reato di diffamazione). Rigetta, App. Bologna, 21/12/2011

Cassazione penale sez. II  07 maggio 2013 n. 36365  

 

In tema di sfruttamento della prostituzione, l'ipotesi aggravata dall'uso della violenza o della minaccia differisce dalla fattispecie di estorsione in quanto, nel primo caso, il soggetto sfruttato, e sul quale vengono applicate la violenza o la minaccia, sceglie comunque volontariamente di esercitare il meretricio, mentre nel secondo caso si configura il reato di estorsione se la persona che si prostituisce viene costretta con la violenza o la minaccia, contro la propria volontà, a soggiacere allo sfruttamento e se lo sfruttatore consegue, con danno del soggetto sfruttato, un ingiusto profitto. (Fattispecie in cui è stato ritenuto l'assorbimento del reato di estorsione in quello di sfruttamento della prostituzione, poichè la persona sfruttata non era stata costretta ad esercitare il meretricio). Annulla con rinvio, App. Bari, 09/03/2012

Cassazione penale sez. III  16 aprile 2013 n. 41774  



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