Codice penale Aggiornato il 13 Febbraio 2015

Art. 163 codice penale: Sospensione condizionale della pena

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Codice penale Aggiornato il 13 Febbraio 2015



Nel pronunciare sentenza di condanna alla reclusione o all’arresto per un tempo non superiore a due anni, ovvero a pena pecuniaria che, sola o congiunta alla pena detentiva e ragguagliata a norma dell’articolo 135 (1) (2), sia equivalente ad una pena privativa della libertà personale per un tempo non superiore, nel complesso, a due anni, il giudice può ordinare (3) che l’esecuzione della pena rimanga sospesa (4) per il termine di cinque anni (5) se la condanna è per delitto e di due anni se la condanna è per contravvenzione (6). In caso di sentenza di condanna a pena pecuniaria congiunta a pena detentiva non superiore a due anni, quando la pena nel complesso, ragguagliata a norma dell’articolo 135, sia superiore a due anni, il giudice può ordinare che l’esecuzione della pena detentiva rimanga sospesa (7).

Se il reato è stato commesso da un minore degli anni diciotto, la sospensione può essere ordinata quando si infligga una pena restrittiva della libertà personale non superiore a tre anni, ovvero una pena pecuniaria che, sola o congiunta alla pena detentiva e ragguagliata a norma dell’articolo 135, sia equivalente ad una pena privativa della libertà personale per un tempo non superiore, nel complesso, a tre anni. In caso di sentenza di condanna a pena pecuniaria congiunta a pena detentiva non superiore a tre anni, quando la pena nel complesso, ragguagliata a norma dell’articolo 135, sia superiore a tre anni, il giudice può ordinare che l’esecuzione della pena detentiva rimanga sospesa (7).

Se il reato è stato commesso da persona di età superiore agli anni diciotto ma inferiore agli anni ventuno o da chi ha compiuto gli anni settanta, la sospensione può essere ordinata quando si infligga una pena restrittiva della libertà personale non superiore a due anni e sei mesi ovvero una pena pecuniaria che, sola o congiunta alla pena detentiva e ragguagliata a norma dell’articolo 135, sia equivalente ad una pena privativa della libertà personale per un tempo non superiore, nel complesso, a due anni e sei mesi (8) (9) (10). In caso di sentenza di condanna a pena pecuniaria congiunta a pena detentiva non supeiore a due anni e sei mesi, quando la pena nel complesso, ragguagliata a norma dell’articolo 135, sia superiore a due anni e sei mesi, il giudice può ordinare che l’esecuzione della pena detentiva rimanga sospesa (7).

Qualora la pena inflitta non sia superiore ad un anno e sia stato riparato interamente il danno, prima che sia stata pronunciata la sentenza di primo grado, mediante il risarcimento di esso e, quando sia possibile, mediante le restituzioni, nonché qualora il colpevole, entro lo stesso termine e fuori del caso previsto nel quarto comma dell’articolo 56, si sia adoperato spontaneamente ed efficacemente per elidere o attenuare le conseguenze dannose o pericolose del reato da lui eliminabili, il giudice può ordinare che l’esecuzione della pena, determinata nel caso di pena pecuniaria ragguagliandola a norma dell’articolo 135, rimanga sospesa per il termine di un anno (11).

Commento

Reclusione: [v. 23]; Arresto: [v. 25];

Pena pecuniaria: [v. 17]; Pena detentiva:[v. 17].

Ragguaglio: meccanismo in base al quale quando sia necessario, a qualsiasi effetto giuridico, eseguire un (—) fra pene pecuniarie e pene detentive, il computo ha luogo calcolando 250 euro (o frazione) di pena pecuniaria per un giorno di pena detentiva [v. 135].

Sospensione condizionale della pena: è una causa estintiva del reato, e consiste nel sospendere l’esecuzione della pena a condizione che, entro 5 anni (per delitti) o 2 anni (per le contravvenzioni) il colpevole non commetta un nuovo reato della stessa indole; se ciò avviene, egli sconterà insieme la vecchia e la nuova pena. Ai fini della concessione della (—) sono richiesti alcuni requisiti: che il reo non sia già stato condannato a pena detentiva per un delitto e non sia delinquente abituale, professionale o per tendenza; alla pena non deve essere aggiunta una misura di sicurezza, indice di pericolosità sociale del reo; la condanna inflitta per il reato commesso non deve essere superiore a due anni di arresto o reclusione.

(1) Art. così sostituito ex l. 689/1981 (art. 104). Il testo precedente era identico a quello attuale eccetto che in relazione al ragguaglio della pena pecuniaria ai sensi dell’art. 135; la vecchia normativa, infatti, prevedeva l’istituto della conversione della pena pecuniaria (cfr. nota in calce all’art. 136).

(2) L’art. 135 è stato modificato prima dall’art. 101, l. 689/1981, poi dalla l. 5-10-1993, n. 402, nonché, da ultimo, dalla l. 94/2009.

(3) Il potere di applicazione di tale beneficio, anche in presenza di una condanna ad una pena che rientri nei limiti sopra esposti, è rimesso alla valutazione discrezionale del giudice di merito. La valutazione comporta un giudizio di prognosi, positiva o negativa, circa il ravvedimento dell’imputato condannato. La discrezionalità della valutazione può basarsi anche esclusivamente sulla gravità del reato, che da sola può essere sufficiente a rilevare la pericolosità dell’autore e quindi ad escludere la presunzione che il soggetto si asterrà dal commettere altri reati.

La sospensione condizionale della pena può essere concessa dal giudice di primo grado anche di ufficio, non essendo necessaria la richiesta dell’imputato. In particolare, la Cassazione ha precisato che nell’esercizio del potere discrezionale riconosciutogli dall’art. 163 c.p., il giudice può anche di ufficio disporre la sospensione condizionale della pena, facendo prevalere, sul contrario interesse dell’imputato a non giovarsene in relazione alla lievità della sanzione inflittagli, una valutazione in concreto di utilità della concessione del beneficio per la finalità di prevenzione speciale e rieducazione che costituisce la «ratio» dell’istituto (Cass. 2-7- 2008, n. 26633). Non può, invece, essere concessa dal giudice di secondo grado se nei motivi di gravame non sia formulata una specifica richiesta al riguardo. La sospensione condizionale, oltre che nel giudizio di cognizione, può essere concessa dal giudice dell’esecuzione. In particolare, ai sensi dell’art. 671 c.p.p., nel caso di più sentenze o decreti penali irrevocabili pronunciati in procedimenti distinti contro la stessa persona, il condannato o il pubblico ministero possono chiedere al giudice dell’esecuzione l’applicazione della disciplina del concorso formale o del reato continuato, sempre che la stessa non sia stata esclusa dal giudice della cognizione.

Una volta riconosciuto il concorso o la continuazione, il giudice dell’esecuzione può concedere la sospensione condizionale, ricorrendone i presupposti, in sede di rideterminazione della pena unica. Peraltro, in relazione a tale facoltà del giudice, la Cassazione ha precisato che la sospensione condizionale della pena può essere concessa dal giudice dell’esecuzione non soltanto nelle ipotesi di riconoscimento del concorso formale o della continuazione ai sensi dell’art. 671, comma primo, c.p.p., ma anche nel caso di revoca di uno o più sentenze di condanna, in quanto i fatti giudicati non sono più preveduti come reato, ai sensi dell’art. 2, comma secondo, c.p. e 673 c.p.p., qualora, a seguito della stessa revoca e della conseguente eliminazione della pena relativa, risulti rispettato il complessivo limite di pena previsto dall’art. 163 c.p., sempre che il giudice della cognizione non abbia già effettuato negativamente le valutazioni pertinenti al giudizio prognostico necessario per la concessione dello stesso beneficio (così, Cass. 11-3-2003, n. 11345).

Da quanto detto, appare evidente che la sospensione condizionale della pena non possa essere applicata nei confronti dell’imputato non identificato con certezza, in ordine alle sue generalità, in quanto, in tal caso, non è possibile verificare se i dati dichiarati corrispondano a quelli reali e, quindi, se il beneficio sia già stato concesso e se l’interessato sia meritevole di fiducia in relazione al futuro comportamento (Cass. 10-2-2005, n. 4903).

Si è, altresì, precisato in giurisprudenza che il beneficio della sospensione condizionale della pena si applica solo alle pene principali ed accessorie, non alle sanzioni amministrative accessorie (Cass. 22-10-2008, n. 39499).

La medesima Corte ha, inoltre, sostenuto, più di recente, che la concessione della sospensione condizionale della pena è compatibile con la sostituzione della pena detentiva nella corrispondente sanzione pecuniaria (Cass. 11-11-2009, n. 42903).

(4) Affinché sia applicabile il beneficio in oggetto, è richiesto come presupposto necessario che la pena debba essere ancora, in tutto o in parte, da espiare. Nel caso in cui la pena inflitta sia già stata espiata mediante l’esecuzione di misure cautelari personali [v. 160], l’eventuale concessione del beneficio deve considerarsi illegittima.

(5) I termini di sospensione dell’esecuzione della pena, di cinque e due anni, iniziano a decorrere dal passaggio in giudicato della sentenza che concede il beneficio (Cass. 2-3-2010, n. 8222).

(6) La sospensione condizionale della pena ha carattere strettamente personale, cosicché non si potrà applicare anche nei confronti di altri soggetti concorrenti nel reato nel caso in cui per questi non ricorrano i presupposti necessari per l’applicabilità del beneficio in esame. Nel caso di concorso di più reati, invece, il beneficio non può essere concesso solo per alcuni dei reati per i quali l’imputato è stato condannato.

(7) L’ultimo periodo di tale comma è stato aggiunto ex art. 1, lett. a), b) e c), l. 11-6-2004, n. 145 (Sospensione condizionale della pena).

(8) Cfr. anche l’art. 7 della l. 29-5-1982, n. 304 (Misure per la difesa dell’ordinamento costituzionale), che così dispone: «Nei casi previsti dagli articoli 2 (attenuante per i reati per finalità di terrorismo e di eversione in caso di dissociazione v. nota (10) sub art. 62) e 3 (attenuanti per i reati commessi per finalità di terrorismo o di eversione in caso di collaborazione v. nota (10) sub art. 62), fermo restando quanto disposto dagli articoli 164, primo, secondo e terzo comma, 165, 166 e 168 del codice penale, il giudice, nel pronunciare sentenza di condanna a pena detentiva non superiore a quattro anni e sei mesi, se il reato è stato commesso dal minore degli anni diciotto, a quattro anni, se il reato è stato commesso da persona in età inferiore ad anni ventuno o superiore ad anni settanta, ed a tre anni e sei mesi in ogni altro caso ovvero a pena pecuniaria che, sola o congiunta alle dette pene detentive e convertita a norma di legge, priverebbe della libertà personale per un tempo non superiore a quello sopra rispettivamente indicato, può ordinare che l’esecuzione della pena rimanga sospesa per il termine di dieci anni se la condanna è per delitto e di cinque anni se la condanna è per contravvenzione.

La sospensione condizionale può essere concessa una seconda volta purché la pena da infliggere, cumulata con quella irrogata nella condanna precedente, non superi i limiti indicati nel primo comma».

(9) Cfr. artt. 90-92, d.P.R. 9-10-1990, n. 309 (Stupefacenti).

(10) Ai sensi dell’art. 444, c. 3, del c.p.p. la parte può subordinare l’efficacia della richiesta di patteggiamento alla concessione della sospensione condizionale della pena.

(11) Comma aggiunto ex art. 1, lett. d), l. 145/2004 cit.

Giurisprudenza annotata

Sospensione condizionale della pena.

In tema di sospensione condizionale della pena, ai fini della concedibilità del beneficio per la seconda volta, deve tenersi conto, nel computo della pena complessiva rilevante ai sensi dell'art. 163 c.p., anche della pena pecuniaria inflitta e dichiarata sospesa nella prima condanna, ragguagliata a quella detentiva. (Fattispecie nella quale la Corte ha ritenuto legittima la revoca della pena sospesa di anni 1 di reclusione, che, sommata alla precedente già dichiarata sospesa di mesi undici di arresto ed euro 20.000 di ammenda - pari, per effetto del ragguaglio della pena pecuniaria, ad anni uno, mesi uno e giorni venti di arresto - travalicava i limiti dei due anni, fissati dall'art. 163 c.p.). (Rigetta, Trib. Termini Imerese, 06/12/2013 )

Cassazione penale sez. III  09 ottobre 2014 n. 45251  

 

La concessione della sospensione condizionale della pena è in ogni caso preclusa a chi abbia riportato due precedenti condanne a pena detentiva per delitto, anche quando il beneficio non è stato applicato in relazione alla prima condanna, ed indipendentemente dalla durata complessiva della reclusione come determinata per effetto del cumulo di tutte le sanzioni irrogate e da irrogare. (Dichiara inammissibile, App. Trento, 05/06/2013 )

Cassazione penale sez. V  27 giugno 2014 n. 41645  

 

La concessione della sospensione condizionale della pena può legittimamente essere subordinata alla eliminazione delle conseguenze dannose del reato mediante l'adempimento dell'obbligo di restituzione, anche qualora manchi una richiesta in tal senso per la mancata costituzione di parte civile della persona offesa. (Fattispecie di omesso versamento di contributi previdenziali, nella quale la Corte ha ritenuto legittima la subordinazione del beneficio al pagamento in favore dell'Inps delle quote non versate, pur in assenza di costituzione come parte civile dell'ente previdenziale). (Rigetta, App. Palermo, 02/12/2013 )

Cassazione penale sez. III  24 giugno 2014 n. 1324  

 

La concessione della sospensione condizionale della pena può legittimamente essere subordinata alla eliminazione delle conseguenze dannose del reato mediante l'adempimento dell'obbligo di restituzione, anche qualora manchi una richiesta in tal senso per la mancata costituzione di parte civile della persona offesa. (Fattispecie di omesso versamento di contributi previdenziali, nella quale la Corte ha ritenuto legittima la subordinazione del beneficio al pagamento in favore dell'Inps delle quote non versate, pur in assenza di costituzione come parte civile dell'ente previdenziale). (Rigetta, App. Palermo, 02/12/2013 )

Cassazione penale sez. III  24 giugno 2014 n. 1324  

 

In tema di sospensione condizionale della pena, il giudice di merito, nel valutare la concedibilità del beneficio, non ha l'obbligo di prendere in esame tutti gli elementi indicati nell'art. 133 c.p., potendo limitarsi ad indicare quelli da lui ritenuti prevalenti.(Fattispecie in cui, in relazione ai reati di sfruttamento della prostituzione e di detenzione e spaccio di stupefacenti all'interno di night-club, la Corte ha ritenuto adeguata la motivazione della sentenza impugnata in ordine alla non concedibilità del beneficio che, non considerando i rilievi difensivi circa la recente buona condotta mantenuta dagli imputati e l'avvenuta chiusura del locale, aveva valorizzato come elemento incompatibile l'immediata ripresa dell'attività criminosa da parte degli imputati, dopo una precedente sentenza di condanna per gli stessi fatti). (Rigetta, App. Venezia, 17/01/2013 )

Cassazione penale sez. III  19 marzo 2014 n. 30562  

 

È inammissibile, per difetto dell'interesse ad impugnare, il ricorso per cassazione proposto avverso la sentenza di condanna a pena dell'ammenda condizionalmente sospesa "ex officio" e relativa a contravvenzione oblabile ex art. 162 bis c.p., nella parte in cui si decide della concessione di ufficio della sospensione condizionale della pena, in quanto l'art. 5 comma 2 lett. d) d.P.R. n. 313 del 2002, a seguito della sentenza della Corte costituzionale n. 287 del 2010, che ha eliminato la preclusione rappresentata dalla concessione dei benefici di cui agli art. 163 e 175 c.p., prevede l'eliminazione delle iscrizioni relative a tutti i provvedimenti giudiziari di condanna per contravvenzioni per le quali è stata inflitta la pena dell'ammenda, trascorsi dieci anni dal giorno in cui la pena è stata eseguita ovvero si è in altro modo estinta, senza più compiere alcun distinguo. (Dichiara inammissibile, Trib. Catania, s.d. Mascalucia, 30/04/2013 )

Cassazione penale sez. III  25 febbraio 2014 n. 21753  

 

In tema di sospensione condizionale della pena, la misura massima della pena cui fa riferimento l'art. 163 c.p. deve essere stabilita, nel caso di concorso di reati, con riguardo alla entità complessiva della pena risultante dalla sentenza di condanna e non in relazione alla pena applicata per ciascun reato, dovendo le pene concorrenti essere considerate come pena unica per effetto giuridico, salvo che la legge disponga altrimenti. (Fattispecie in cui la Corte ha affermato che nell'ipotesi di più episodi di reato continuato giudicati con sentenze successive, il beneficio non può essere limitato a uno o ad alcuni dei reati per i quali l'imputato è stato condannato). (Rigetta, App. Lecce, 07/11/2012 )

Cassazione penale sez. I  12 febbraio 2014 n. 39217  

 

Non è manifestamente infondata la q.l.c. dell'art. 12, comma 2 bis, del d.lg. 10 marzo 2000, n. 74 (introdotto con il d.l. 13 agosto 2011, n. 138, conv. con modificazioni nella legge 14 settembre 2011, n. 148), nella parte in cui esclude, in relazione alle condanne per taluno dei delitti previsti dagli articoli da 2 a 10 dello stesso d.lg., la concedibilità della sospensione condizionale della, pena di cui all'art. 163 c.p. nei casi in cui ricorrano congiuntamente le seguenti condizioni:a) l'ammontare dell'imposta evasa sia superiore al 30 per cento del volume d'affari; b) l'ammontare dell'imposta evasa sia superiore a tre milioni di euro.

Ufficio Indagini preliminari La Spezia  03 dicembre 2013

 

Non appare manifestamente infondata la questione relativa alla incostituzionalità dell’art.12 comma 2 bis d.lg.10 marzo 2000 n. 74 (introdotto con il d.l. 13 agosto 2011 n. 138, conv. con modificazioni nella legge 14 settembre 2011 n. 148) - nella parte in cui esclude, in relazione alle condanne per taluno dei delitti previsti dagli articoli da 2 a 10 dello stesso d.lvo, la concedibilità della sospensione condizionale della pena di cui all’art. 163 del codice penale nei casi in cui ricorrano congiuntamente le seguenti condizioni: a) l’ammontare dell’imposta evasa sia superiore al 30 per cento del volume d’affari; b) l’ammontare dell’imposta evasa sia superiore a tre milioni di euro - per contrasto con gli art. 3 cost., perché comporta una inaccettabile disparità di trattamento (si è introdotto nel sistema una condizione ostativa rigida, riservata per i soli autori di specifiche fenomenologie criminose: i reati tributari), art. 25 comma 2 cost. perché impone una punizione non corrispondente al fatto commesso nella sua interezza e nessuno può essere punito in misura diversa e maggiore in una prospettiva di politica criminale (lo strumento legislativo per perseguire la commisurazione della pena giusta per il caso concreto è l’art. 133 c.p., ed in particolare il suo comma 1, che impone di verificare sotto diversi punti di vista la “gravità del reato”), art. 27 comma 1 cost., perché prescinde dalla responsabilità personale concreta del prevenuto, e, art. 27 comma 3 cost., perché impone la scelta di un trattamento punitivo desocializzante (in contrasto con le finalità di rieducazione) (Nel caso di specie il giudice sospendeva il giudizio in corso trasmettendo gli atti alla Corte costituzionale).

Ufficio Indagini preliminari La Spezia  03 dicembre 2013



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