Codice penale Aggiornato il 13 Febbraio 2015

Art. 169 codice penale: Perdono giudiziale per i minori degli anni diciotto

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Codice penale Aggiornato il 13 Febbraio 2015



Se, per il reato commesso dal minore degli anni diciotto, la legge stabilisce una pena restrittiva della libertà personale non superiore nel massimo a due anni, ovvero una pena pecuniaria non superiore nel massimo a euro 1.549 (1) (2), anche se congiunta a detta pena, il giudice può astenersi dal pronunciare il rinvio a giudizio, quando, avuto riguardo alle circostanze indicate nell’articolo 133, presume che il colpevole si asterrà dal commettere ulteriori reati (3) (4).

Qualora si proceda al giudizio, il giudice può, nella sentenza, per gli stessi motivi, astenersi dal pronunciare condanna.

Le disposizioni precedenti non si applicano nei casi preveduti dal numero 1 del primo capoverso dell’articolo 164 (5).

Il perdono giudiziale non può essere conceduto più di una volta (6) (7).

Commento

Pena pecuniaria: [v. 18].

Rinvio a giudizio (richiesta di): atto di competenza del Pubblico Ministero con il quale si sollecita il giudice dell’udienza preliminare all’emanazione del decreto che dispone il giudizio.

La (—) deve contenere le generalità dell’imputato e della persona offesa dal reato, l’enunciazione del fatto contestato e delle fonti della prova, la data e la sottoscrizione.

Perdono giudiziale: si tratta di una causa di estinzione dei reati commessi dai minori di diciotto anni. Consiste nella rinuncia dello Stato a condannare il colpevole di un reato in considerazione della sua età, per consentirgli un più rapido recupero sociale. Ai fini della concessione del beneficio occorre che il colpevole, all’epoca del commesso reato, non abbia superato gli anni 18 e che non sia mai stato precedentemente condannato per un delitto; inoltre, è necessario che il reato commesso non sia grave.

Il perdono giudiziale non può essere concesso più di una volta ed è rimesso al prudente apprezzamento del giudice.

(1) L’ammontare della pena è stato così aggiornato a seguito dell’art. 113, l. 689/1981.

(2) Il limite di pena che consente l’applicazione del perdono giudiziale non va determinato con riferimento al massimo della pena stabilita dalla legge per il reato commesso dal minore, bensì con riferimento alla sanzione che in concreto il giudice ritenga si debba applicare. A tal fine occorre, quindi, tener conto anche dell’applicazione delle eventuali attenuanti [v. Libro I, Titolo II , Capo II ].

(3) Cfr. anche art. 19, d.l. 20-7-1934, n. 1404, conv. in l. 27-5-1935, n. 835.

(4) Condizione essenziale per l’applicazione del perdono giudiziale è la ragionevole presunzione, da parte del giudice, che la mancata irrogazione della pena contribuisca al recupero del minore, lasciando presupporre, quindi, una sua buona condotta per il futuro. Pertanto, il perdono giudiziale non può essere concesso al minore già condannato in precedenza per un delitto doloso, colposo, tentato o consumato.

(5) In tema di condizioni ostative alla concessione del beneficio del perdono giudiziale per i minori degli anni diciotto, ai sensi degli artt. 169, comma terzo, e 164, comma secondo, n. 1, cod. pen., per precedente condanna deve intendersi qualsiasi condanna divenuta definitiva prima della decisione relativa al beneficio, non rilevando né il momento di consumazione del reato oggetto di giudizio — che potrebbe essere stato commesso successivamente a quelli oggetto del perdono — né il momento della pronuncia della stessa, che potrebbe essere sopravvenuta nel corso del procedimento per la concessione del beneficio (Cass. 24-11-2015, n. 46586).

(6) La Corte cost. con sent. 5-7-1973, n. 108, ha dichiarato costituzionalmente illegittimo tale comma «nella parte in cui non consente che possa estendersi il perdono giudiziale ad altri reati che si legano col vincolo della continuazione a quelli per i quali è stato concesso il beneficio».

(7) La Corte cost. con sent. 7-7-1976, n. 154, ha dichiarato l’illegittimità costituzionale di questo comma «nella parte in cui esclude che possa concedersi un nuovo perdono giudiziale in caso di reato commesso anteriormente alla prima sentenza di perdono e di pena che, cumulata con quella precedente, non superi i limiti per l’applicazione del beneficio».

Il motivo per cui lo Stato, con il perdono giudiziale, rinuncia a condannare il colpevole di un reato, in considerazione della sua giovane età, è quello di consentirgli un più rapido recupero sociale, ritenendo tale recupero più agevole da incensurato.

Il perdono giudiziale, essendo un provvedimento irrevocabile, è considerato più favorevole della sospensione condizionale della pena [v. 163] che, invece, può essere revocata.

Inoltre, il perdono giudiziale, pur presupponendo un accertamento della colpevolezza dell’imputato, si sostanzia nella rinuncia da parte dello Stato alla condanna che avrebbe meritato per il reato commesso e ne determina il proscioglimento, cosicché non può valere come sentenza di condanna agli effetti della recidiva (Cass. 21-1-2016, n. 2655).

Giurisprudenza annotata

Perdono giudiziale

Ai fini della concessione del perdono giudiziale ovvero la sospensione condizionale della pena, il giudice di merito esercita un potere discrezionale senza che il criterio di scelta, dell'uno o dell'altro beneficio, possa essere suscettibile di scrutinio di legittimità. A tal fine, tuttavia, è necessario che tale scelta si riveli sorretta da una adeguata e congrua motivazione, scevra da vizi logici e che dia conto della ritenuta opportunità di rafforzare il progetto di ravvedimento dell'imputato grazie all'effetto deterrente indotto dal rischio di dover scontare la pena sospesa in caso di nuova condanna.

Cassazione penale sez. VI  31 ottobre 2013 n. 16017  

 

Il riconoscimento del beneficio del perdono giudiziale non costituisce oggetto di un diritto dell'imputato connesso a determinati presupposti ma è rimesso - al pari della sospensione condizionale della pena - al potere discrezionale del giudice, il quale ha l'unico obbligo di indicare adeguatamente le ragioni della propria scelta evidenziando, in considerazione della "ratio" e della finalità dell'istituto, anche uno solo dei criteri indicati dall'art. 133 c.p. od altri elementi di rilievo ai fini del giudizio valutativo dell'effetto positivo che in concreto può derivare dal beneficio prescelto. Ne deriva la legittimità della decisione con cui il giudice di merito, contestualmente al diniego del perdono giudiziale, conceda la sospensione condizionale della pena motivando congruamente in ordine alla preferenza accordata a quest'ultimo meno favorevole beneficio. (Rigetta, App. Sez. Min. Napoli, 18/10/2012)

Cassazione penale sez. V  30 settembre 2013 n. 573

 

Il mancato (o tardivo) deposito del fascicolo di parte nel termine di cui all'art. 169 comma 2 c.p.c. comporta che la decisione deve essere assunta dal giudice prescindendo dai documenti contenuti nel fascicolo, ferma restando la possibilità della loro produzione nel giudizio di appello, trattandosi di documenti già prodotti in primo grado, senza che sia configurabile la nullità del procedimento o altra conseguenza pregiudizievole.

Tribunale Napoli  29 giugno 2013

 

Il perdono giudiziale, pur comportando un accertamento di responsabilità dell'imputato, non può valere come sentenza di condanna agli effetti della recidiva.

Cassazione penale sez. VI  28 settembre 2012 n. 41231

 

Non può essere concesso il perdono giudiziale a chi ha riportato precedenti condanne.

Corte appello Torino  24 settembre 2012 n. 35  

 

In tema di perdono giudiziale, qualora il minore infradiciottenne risponda, in un processo cumulativo, di più reati concorrenti, deve aversi riguardo, ai fini dell'applicabilità del beneficio, alle singole pene che devono essere inflitte in concreto per ciascun reato e non a quella irrogabile in concreto complessivamente a seguito della applicazione della continuazione. Rigetta, Gup Trib. min. Torino, 16/09/2010

Cassazione penale sez. IV  17 gennaio 2012 n. 6970  

 



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