Codice penale Aggiornato il 13 Febbraio 2015

Art. 174 codice penale: Indulto e grazia

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Codice penale Aggiornato il 13 Febbraio 2015



L’indulto (1) o la grazia condona, in tutto o in parte, la pena inflitta, o la commuta in un’altra specie di pena stabilita dalla legge.

Non estingue le pene accessorie, salvo che il decreto disponga diversamente (2), e neppure gli altri effetti penali della condanna [210] (3).

Nel concorso di più reati, l’indulto si applica una sola volta, dopo cumulate le pene, secondo le norme concernenti il concorso dei reati [71] (4).

Si osservano, per l’indulto le disposizioni contenute nei tre ultimi capoversi dell’articolo 151 [c.p.p. 672].

Commento

Pena accessoria: [v. 19]; Concorso di reati: [v. Libro I, Titolo III, Capo III].

Indulto: è un provvedimento di clemenza avente carattere generale: ha come destinatari una pluralità di soggetti. Esso non opera sul reato, ma esclusivamente sulla pena principale che è, dunque, in tutto o in parte condonata. Tale beneficio è concesso dal Parlamento che deve deliberare a maggioranza dei due terzi dei componenti di ciascuna Camera [v. Cost. 79].

Grazia: pur sempre atto di clemenza con il quale si condona, in tutto o in parte, la pena principale inflitta, si differenzia dall’indulto in quanto ha carattere particolare: destinatario è, cioè, un determinato soggetto. Tale beneficio è, inoltre, rimesso alla competenza esclusiva del Capo dello Stato [v. Cost. 87]. Esso presuppone, infine, una sentenza irrevocabile di condanna.

Condonare: rimettere in tutto o in parte una pena, liberando dall’obbligo di scontarla.

Commutare: sostituire una pena con un’altra.

(1) La legge di concessione dell’indulto deve anche stabilire il termine per l’applicazione; in ogni caso l’indulto non potrà applicarsi ai reati commessi successivamente alla presentazione del disegno di legge. L’indulto può essere sottoposto a condizione, la cui inosservanza comporta la revoca dello stesso.

La concessione del beneficio non presuppone una condanna irrevocabile. Come l’amnistia, inoltre, non può essere sottoposto a referendum abrogativo.

In giurisprudenza si è affermato che qualora ricorrano simultaneamente i presupposti per la concessione sia della sospensione condizionale della pena, sia dell’indulto, la prima prevale sul secondo, in quanto determina, una volta realizzatesi le condizioni previste dalla legge, l’estinzione del reato, e non solo della pena (Cass. Sez. Un. 15-10-2010, n. 36837).

Inoltre, la medesima Corte ha affermato che l’indulto non può essere applicato ad una pena la cui esecuzione sia stata condizionalmente sospesa a norma dell’art. 163 c.p. (Cass. 30-10-2009, n. 41753).

Si è, infine, precisato che l’eventuale mutamento di giurisprudenza, intervenuto con decisione delle Sezioni unite della Corte di Cassazione, integrando un nuovo elemento di diritto, rende ammissibile la riproposizione, in sede esecutiva, della richiesta di applicazione dell’indulto in precedenza rigettata (Cass. Sez. Un. 13-5-2010, n. 18288).

(2) La concessione dell’indulto è possibile solo per le pene accessorie temporanee. È esclusa, ad esempio, da tale beneficio la pena accessoria della interdizione perpetua dai pubblici uffici.

Per l’estensione del beneficio alle pene accessorie è indispensabile che l’indulto sia stato applicato alla pena principale.

(3) L’estinzione della pena per effetto dell’indulto comporta la non eseguibilità della misura di sicurezza.

L’applicazione di quest’ultima non è, invece, impedita dall’estinzione della pena quando la pena inflitta sia la reclusione superiore a dieci anni oppure quando la misura di sicurezza sia conseguente a dichiarazione di abitualità, professionalità nel reato o tendenza a delinquere.

(4) Il cumulo previsto da tale comma si effettua solo a condizione che tutte le pene siano condonabili giacché l’indulto, come qualsiasi altra causa di estinzione della pena, non può incidere su un cumulo che comprenda pene sulle quali la stessa causa di estinzione non può esplicare i suoi effetti. In questo caso occorre separare le pene condonabili da quelle non condonabili ed applicare il beneficio solo al cumulo delle prime pene.

Per quanto concerne l’applicazione dell’indulto ad un reato continuato [v. 81], sia nell’ipotesi in cui in base al titolo solo alcuni dei reati unificati siano stati commessi nel provvedimento di clemenza, sia nell’ulteriore ipotesi in cui alcuni reati siano stati commessi prima ed altri dopo il termine stabilito dal provvedimento di concessione, esso va scisso e il beneficio sarà applicato solo a quei reati che rientrano nel provvedimento emanato.

A seconda del momento in cui interviene l’indulto possiamo distinguere l’indulto cosiddetto proprio da quello improprio: il primo si ha qualora il condono intervenga nella fase esecutiva rispetto ad una sentenza irrevocabile di condanna, l’altro quando sia applicato al momento della sentenza di cognizione.

Giurisprudenza annotata

Indulto e grazia

Nel caso in cui l'esecuzione della pena sia subordinata alla revoca dell'indulto, il termine di prescrizione della pena decorre dalla data d'irrevocabilità della sentenza di condanna, quale presupposto della revoca del beneficio. (Annulla con rinvio,Trib. Milano, 24/09/2012 )

Cassazione penale sez. un.  30 ottobre 2014 n. 2

 

In materia di indulto, è legittima la revoca del beneficio concesso in presenza di una causa ostativa non risultante dal fascicolo del giudice che ha provveduto alla sua applicazione, perché la preclusione derivante dal divieto di "ne bis in idem" non impedisce, nel procedimento di esecuzione, la proposizione di fatti in precedenza non dedotti nè valutati, pur se preesistenti alla pregressa decisione "in executivis". (Rigetta, App. Brescia, 19/07/2013 )

Cassazione penale sez. I  12 giugno 2014 n. 32857  

 

In tema di indulto, non viola il divieto di "reformatio in peius" il giudice d'appello che, d'ufficio e in mancanza di gravame da parte del pubblico ministero, riduca o revochi l'indulto concesso in primo grado, correggendo l'eventuale errore di diritto commesso dal giudice di prima istanza. (Rigetta, App. L'Aquila, 18/10/2012 )

Cassazione penale sez. II  10 giugno 2014 n. 26031  

 

In tema di indulto, non viola il divieto di "reformatio in peius" il giudice d'appello che, d'ufficio e in mancanza di gravame da parte del pubblico ministero, riduca o revochi l'indulto concesso in primo grado, correggendo l'eventuale errore di diritto commesso dal giudice di prima istanza. (Rigetta, App. L'Aquila, 18/10/2012 )

Cassazione penale sez. II  10 giugno 2014 n. 26031  

 

Nel caso di omessa pronuncia da parte del giudice di appello in ordine all'applicabilità omeno dell'indulto, l'imputato non ha interesse a ricorrere per Cassazione, potendo ottenere l'applicazione del beneficio in sede esecutiva, a meno che il giudice di appello non ne abbia negata l'applicazione.

Cassazione penale sez. III  29 maggio 2014 n. 28547  

 

Nell'applicazione dell'indulto, è illegittimo il frazionamento, all'interno dello stesso reato aggravato, della pena complessivamente inflitta per esso, al fine di scorporarne la parte imputabile alla circostanza aggravante. (Fattispecie relativa a reato aggravato ex art. 7 d.l. n. 152 del 1991). Rigetta, App. Catanzaro, 11/05/2012

Cassazione penale sez. I  18 aprile 2013 n. 20508  

 

A fronte di un reato abituale, la cui consumazione si sia protratta in epoca successiva alla scadenza del termine di operatività del provvedimento di concessione dell'indulto, non sussiste il diritto ad un indulto frazionato con riferimento alla parte di condotta posta in essere nel periodo precedente. (Fattispecie relativa al delitto di maltrattamenti, le cui condotte iniziali erano state commesse prima della scadenza del termine di operatività dell'indulto previsto dalla l. n. 241 del 2006). Annulla senza rinvio, App. Milano, 17/02/2012

Cassazione penale sez. VI  16 aprile 2013 n. 18616  

 

In tema di indulto, in caso di reati uniti nel vincolo della continuazione, solo una parte dei quali commessi entro il termine fissato per la fruizione del beneficio, se la sentenza non ha fornito specifica indicazione in proposito, spetta al giudice dell'esecuzione interpretare i titoli di condanna e delibare quanto della condotta in esame sia collocabile oltre il termine di entrata in vigore della disciplina indulgenziale e, conseguentemente, quale frazione sanzionatoria determinata dal giudice della cognizione sia riferibile ad esse. (Fattispecie in cui il giudice dell'esecuzione, adito dal p.m. ai fini della revoca dell'indulto, ha ritenuto non precisamente identificabili le parti di condotta consumate oltre il termine di efficacia della misura clemenziale, ed ha conseguentemente adottato la decisione più conforme al principio del favor rei).

Cassazione penale sez. I  04 aprile 2013 n. 20011  

 

Le condizioni o gli obblighi cui può essere subordinato l'indulto possono essere previsti, ai sensi degli art. 174 comma 3 e 151 c.p., solo dalla legge che concede la causa estintiva della pena e non dal giudice che applica il beneficio. (Nell'affermare tale principio la Corte ha precisato che il giudice della esecuzione non ha il potere di revocare il provvedimento con cui il giudice di merito abbia applicato l'indulto, sottoponendolo irritualmente ad una condizione, non essendo tale causa di revoca prevista dalla l. n. 241del 2006). Annulla senza rinvio, Trib. Viterbo, 22/06/2012

Cassazione penale sez. I  14 marzo 2013 n. 16743  

 

In tema di indulto, la regola stabilita nell'art. 174, comma secondo, cod. pen.- secondo la quale, nel concorso di reati, l'indulto si applica una volta sola, dopo cumulate le pene, secondo le norme concernenti il concorso di reati - opera solo alla condizione che tutte le pene siano condonabili, per cui, ove tale situazione non ricorra, bisogna separare le pene condonabili da quelle non condonabili e, quindi, unificare queste ultime con la parte delle prime che sia eventualmente residuata dopo l'applicazione del beneficio indulgenziale e, infine, se del caso, operare la riduzione prevista dall'art. 78 cod. pen. Annulla con rinvio, App. Napoli, 01/12/2011

Cassazione penale sez. I  23 gennaio 2013 n. 8552  

 

L'indulto non estingue il reato, sicché si ritiene che esso non estingua neppure gli altri effetti penali della condanna, ai sensi dell'art. 174 comma 1 c.p., con la conseguenza che l'estinzione della pena derivante dalla concessione di tale beneficio ha effetti unicamente di valenza penale e non può determinare deroghe al possesso dei requisiti previsti in astratto dal legislatore per l'ottenimento del permesso di soggiorno, fra i quali vi è quello di non aver riportato condanne penali

T.A.R. Aosta (Valle d'Aosta) sez. I  24 luglio 2012 n. 71  



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