Codice penale Aggiornato il 13 Febbraio 2015

Art. 178 codice penale: Riabilitazione

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Codice penale Aggiornato il 13 Febbraio 2015



La riabilitazione [c.p.p. 683] estingue le pene accessorie [19] ed ogni altro effetto penale della condanna, salvo che la legge disponga altrimenti [1642 n. 1] (1) (2).

Commento

Riabilitazione: istituto che ha la finalità di restituire al condannato quelle facoltà giuridiche che la sentenza gli ha sottratto, mediante la irrogazione di pene accessorie. La (—), quindi, estingue le pene accessorie ed ogni altro effetto penale della condanna, salvo che la legge disponga altrimenti. La (—) può essere concessa solo se siano realizzate talune condizioni (v. 179).

La concessione del beneficio è rimessa al Tribunale di sorveglianza (art. 683 c.p.p.); tuttavia, verificatesi le condizioni previste, essa costituisce diritto del condannato e l’Autorità Giudiziaria ha l’obbligo di concederla. La sentenza che dichiara la (—) è revocata di diritto quando la persona riabilitata commette entro 7 anni un delitto non colposo (per il quale sia inflitta la pena della reclusione per un tempo non inferiore a 2 anni o pena più grave).

La revoca è disposta dal giudice che infligge le successive condanne o, in mancanza, dal Tribunale di sorveglianza.

(1) Per la riabilitazione dei minori, cfr. art. 24, r.d.l. 20-7-1934, n. 1404, conv. in l. 27-5-1935, n. 835.

(2) La condanna rispetto alla quale sia pronunciata la riabilitazione perde ogni rilevanza ai fini della recidiva (fuorché nel caso di una successiva revoca ex art. 180) e della dichiarazione di abitualità e professionalità del reo.

In particolare, la riabilitazione relativa alla condanna recante detta dichiarazione comporta anche l’estinzione di quest’ultima (art. 109, c. 4 c.p.).

Viceversa, nell’ipotesi prevista dall’art. 164, c. 2, n. 1 la riabilitazione non intacca il divieto di concedere la sospensione condizionale della pena (o il perdono giudiziale: cfr. art.169, c. 3, c.p.).

La riabilitazione presuppone che la pena principale sia stata scontata o altrimenti estinta.

Il riabilitato, con l’estinzione delle pene accessorie e degli effetti penali, riacquista le facoltà giuridiche perse con la condanna e viene nuovamente messo in condizione di potersi reinserire e svolgere la  propria attività nella società. Il provvedimento di riabilitazione ha carattere costitutivo ed è efficace dal momento in cui esso diviene irrevocabile. Esso opera ex nunc ed esercita, infatti, la sua efficacia solo sui rapporti giuridici posteriori la concessione.

La sentenza che revoca la riabilitazione ha, invece, natura dichiarativa e, quindi, ha effetto dalla data del reato che ha determinato la revoca (efficacia ex tunc).

Giurisprudenza annotata

Riabilitazione

Ai sensi dell'art. 38, comma 1, lett. c), d.lg. 12 aprile 2006 n. 163 (“Codice dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture in attuazione delle direttive 2004/17/CE e 2004/18/CE") non possono partecipare alle procedure di evidenza pubblica o a subappalti e non possono stipulare i relativi contratti i soggetti "nei cui confronti è stata pronunciata sentenza di condanna passata in giudicato, o emesso decreto penale di condanna divenuto irrevocabile, oppure sentenza di applicazione della pena su richiesta, ai sensi dell'art. 444 del c.p.p., per reati gravi in danno dello Stato o della Comunità che incidono sulla moralità professionale; (...) l'esclusione e il divieto operano se la sentenza o il decreto sono stati emessi nei confronti: del titolare o del direttore tecnico (...) dei soci; (...) l'esclusione e il divieto in ogni caso non operano quando il reato è stato depenalizzato ovvero quando è intervenuta la riabilitazione ovvero quando il reato è stato dichiarato estinto dopo la condanna ovvero in caso di revoca della condanna medesima". Il provvedimento riabilitativo contemplato dalla suddetta disposizione si riferisce all'istituto della riabilitazione di cui all'art. 178 c.p. (che è soggetta a limitazioni e sola comporta la cessazione di tutti gli effetti pregiudizievoli riconnessi allo stato di persona condannata nonché determina l'accertamento delle condizioni di ravvedimento e di attuale buona condotta), e non ad una generica condotta positiva del condannato perché il decorso del tempo non è idoneo a far venire meno l'esistenza della condanna, in assenza del provvedimento di riabilitazione. (ConfermaTarLazio, Roma, sez. III, n. 7719/2009).

Consiglio di Stato sez. VI  03 ottobre 2014 n. 4937  

 

Ove il disciplinare di gara stabilisca che l'istanza di partecipazione avrebbe dovuto essere corredata delle dichiarazioni sostitutive indicate nel medesimo, da redigere in conformità al modello allegato ed in rapporto - “a pena di esclusione dalla gara” - a tutte le dichiarazioni ivi previste, dovendosi così specificare se si fosse incorsi in sentenze di condanna passate in giudicato o in decreti penali di condanna divenuti irrevocabili o in sentenze di applicazione della pena ex art. 444 c.p.p., con indicazione altresì dell'eventuale conseguimento del beneficio della non menzione ed anche dell'eventuale applicazione dell'art. 178, c.p., o dell'art. 445 comma 2 c.p.p., derivante da formale pronuncia giudiziale, il rappresentante legale della società interessata non può sottoscrivere una dichiarazione contrassegnata nella parte del modello escludente totalmente la sussistenza di precedenti penali a suo carico, omettendo di richiamare una sentenza di condanna subìta nel 1980: l'avere corredato l'offerta di un'attestazione falsa, o comunque non conforme al modello imposto dal bando, ne determina legittimamente l'esclusione dalla gara, posto che la mancata dichiarazione incide non già sugli effetti delle condanne taciute quanto piuttosto sulla situazione d'infedeltà, reticenza o inaffidabilità della ditta stessa, essendo irrilevante che gli illeciti penali non dichiarati siano eventualmente inidonei ad incidere sulla moralità professionale dell'impresa concorrente, in quanto l'esistenza di false dichiarazioni circa i precedenti penali si configura come causa autonoma di esclusione, mentre le valutazioni in ordine alla gravità delle condanne ed alla loro incidenza sulla moralità professionale spettano esclusivamente alla stazione appaltante e non già alla ditta concorrente, obbligata ad indicare tutte le condanne riportate, senza poterne autonomamente operare una selezione sulla base di meri criteri soggettivi.

T.A.R. Parma (Emilia-Romagna) sez. I  13 novembre 2013 n. 341  

 

Ai sensi dell'art. 10, comma 1, lett. e) d.lg. 31 dicembre 2012 n. 235, è legittima la dichiarazione di incandidabilità nei confronti di chi abbia riportato una condanna penale irrevocabile a una pena non inferiore a due anni di reclusione per delitto non colposo, peraltro irrilevante essendo la sopravvenuta estinzione del reato, ove non sia intervenuta la sentenza di riabilitazione, ai sensi degli art. 178 ss. del codice penale (art. 15, comma 3, d.lg. 235/2012).

T.A.R. Roma (Lazio) sez. II  08 ottobre 2013 n. 8696  

 

Ai fini del rilascio del permesso di soggiorno, in caso di commissione di reato da parte del cittadino extracomunitario, vi è sostanziale analogia fra gli effetti della riabilitazione — quali previsti dall'art. 178 c.p. — e quelli di estinzione del reato per positivo decorso dell'arco temporale previsto dall'art. 445 comma 2 c.p.p., nei casi di applicazione della pena su richiesta, così che, al realizzarsi detta seconda condizione, viene meno ogni interesse giuridicamente apprezzabile ad ottenere la riabilitazione, tenendo anche presente che, ai sensi dell'art. 689 comma 2 lett. a) n. 5 e lett. b) c.p.p., le sentenze di applicazione della pena su richiesta sono comunque destinate a non comparire sui certificati del casellario rilasciati a richiesta dell'interessato, indipendentemente da qualsivoglia statuizione del giudice al riguardo. Ne deriva che al verificarsi di ambedue i casi è illegittimamente rifiutato il permesso di soggiorno.

T.A.R. Catania (Sicilia) sez. IV  17 giugno 2013 n. 1809  

 

Ai fini della totale cancellazione di qualsiasi effetto penale della condanna, l'art. 178 c.p. esige non tanto l'assenza di ulteriori elementi negativi, bensì prove effettive e costanti di buona condotta, con la conseguenza che, mentre il totale silenzio sulla condotta dell'istante risulta insufficiente a tal proposito, qualsiasi nota negativa in ordine al suo comportamento può essere apprezzata come prova di valenza contraria a quella richiesta dal legislatore. (In applicazione del principio, è stata rigettata un'istanza relativa a condanna successivamente alla quale erano intervenuti, nei confronti dell'interessato, un'ulteriore condanna per reato non oggetto di “abolitio criminis”, l'accertamento di un illecito amministrativo e la dichiarazione di inammissibilità della richiesta di regolarizzazione della presenza nel territorio nazionale).

Cassazione penale sez. I  05 febbraio 2013 n. 11572  

 

La sentenza di patteggiamento (art. 444 c.p.p.) è equiparata legislativamente ad una sentenza di condanna in mancanza di un'espressa previsione di deroga, come stabilito dal comma 1 bis dell'art. 15 della l. n. 55/90, aggiunto dall'art. 1 della l. 13 dicembre 1999 n. 475. L'art. 15, comma 4 sexies della l. n. 55 del 1990 prevede che l'unica ipotesi in cui viene meno la incandidabilità conseguente a condanna penale è costituita dalla riabilitazione ex art. 178 c.p. (Conferma Tar PA 1952/2012).

Cons. giust. amm. Sicilia sez. giurisd.  12 ottobre 2012 n. 907  

 

I partecipanti ad una gara di appalto pubblico non sono tenuti a dichiarare, oltre le sentenze patteggiate ex art. 444 c.p.p., per le quali è stato ottenuto il provvedimento formale di estinzione ex art. 445, comma 2, c.p.p. da parte del giudice penale dell'esecuzione, ed i provvedimenti giurisdizionali di riabilitazione ex art. 178 c.p., anche i provvedimenti giudiziari di condanna che, ai sensi dell'art. 5 d.P.R. n. 313 del 2002, non devono essere iscritti nel casellario giudiziale e perciò anche le sentenze penali di condanna definitiva per contravvenzioni, punite solo con la pena pecuniaria dell'ammenda, "se durante 10 anni dall'estinzione della pena dell'ammenda il condannato non ha compiuto altri reati".

T.A.R. Potenza (Basilicata) sez. I  15 settembre 2011 n. 472  

 

In tema di rilascio del permesso di soggiorno richiesto ai sensi della l. n. 102 del 2009 a favore del cittadino extracomunitario, la riabilitazione ex art. 178 c.p. estingue gli effetti penali della condanna ma non anche gli effetti amministrativi, tra cui rientra quello ex art. 1 ter, comma 13, lett. c) d.l. n. 78 del 2009 convertito in l. n. 102 del 2009, che inibisce agli extracomunitari condannati per un reato rientrante negli art. 380 e 381 c.p. di poter usufruire della sanatoria; l'Amministrazione è, quindi, vincolata a negare l'istanza di emersione "de qua", sussistendo la condanna ostativa e non venendone meno gli effetti amministrativi a seguito della riabilitazione.

T.A.R. Venezia (Veneto) sez. III  15 settembre 2011 n. 1425  

 

In tema di rilascio del permesso di soggiorno richiesto ai sensi della l. n. 102 del 2009 a favore del cittadino extracomunitario, la riabilitazione ex art. 178 c.p. estingue gli effetti penali della condanna ma non anche gli effetti amministrativi, tra cui rientra quello ex art. 1 ter, comma 13, lett. c) d.l. n. 78 del 2009 convertito in l. n. 102 del 2009, che inibisce agli extracomunitari condannati per un reato rientrante negli art. 380 e 381 c.p. di poter usufruire della sanatoria; l'Amministrazione è, quindi, vincolata a negare l'istanza di emersione "de qua", sussistendo la condanna ostativa e non venendone meno gli effetti amministrativi a seguito della riabilitazione.

T.A.R. Venezia (Veneto) sez. III  15 settembre 2011 n. 1425  

 

In tema di istanza di emersione per lavoro subordinato domestico, va rilevato che la riabilitazione ex art. 178 c.p. estingue gli effetti penali della condanna, come chiaramente e testualmente dispone, ma non anche gli effetti amministrativi: tra gli effetti amministrativi rientra quello ex art. 1 ter comma 13 lett. c), d.l. n. 78 del 2009 convertito in l. n. 102 del 2009, che inibisce agli extracomunitari condannati per un reato rientrante negli artt. 380 e 381 c.p. di poter usufruire della sanatoria: tale tesi è suffragata dalla previsione, contenuta nella precedente legge di sanatoria, di sua possibilità per gli extracomunitari già condannati e poi riabilitati, previsione derogatoria invece ora mancante; l'Amministrazione è quindi vincolata a negare l'istanza di emersione de qua, sussistendo la condanna ostativa e non venendone meno gli effetti amministrativi a seguito della riabilitazione.

T.A.R. Venezia (Veneto) sez. III  13 aprile 2011 n. 598  



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