Codice penale Aggiornato il 13 Febbraio 2015

Art. 196 codice penale: Obbligazione civile per le multe e le ammende inflitte a persona dipendente

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Codice penale Aggiornato il 13 Febbraio 2015



Nei reati commessi da chi è soggetto alla altrui autorità,direzione o vigilanza (1) (2), la persona rivestita dell’autorità, o incaricata della direzione o vigilanza, è obbligata, in caso di insolvibilità del condannato (3), al pagamento di una somma (4) pari all’ammontare della multa o dell’ammenda inflitta al colpevole, se si tratta di violazioni di disposizioni che essa era tenuta a far osservare e delle quali non debba rispondere penalmente (5).

Qualora la persona preposta risulti insolvibile, si applicano al condannato le disposizioni dell’articolo 136 (6).

Commento

Multa: [v. 24]; Ammenda: [v. 26].

Insolvibilità: è l’incapacità di soddisfare regolarmente le proprie obbligazioni, derivante dalla mancanza dei mezzi necessari per effettuare i pagamenti dovuti e dalla impossibilità di procurarsi tali mezzi altrove, mediante ricorso al credito.

(1) Art. così sostituito ex l. 689/1981 (art. 116).

(2) Il rapporto di autorità, direzione o vigilanza deve risolversi, secondo la dottrina prevalente, in un obbligo giuridico di controllo, come si desume anche dalla locuzione «violazioni di disposizioni» che la persona civilmente obbligata «era tenuta a far osservare». Quale esempio si può quindi pensare a rapporti di custodia, familiari, di istruzione, di lavoro etc.

(3) Qualora il condannato ridiventi solvibile, la persona civilmente obbligata che abbia adempiuto può esperire nei suoi confronti l’azione di regresso, al fine di recuperare quanto pagato.

(4) L’obbligazione ha natura civile, quantificata, nell’ammontare, in misura corrispondente alla multa o all’ammenda («somma pari all’ammontare della multa o dell’ammenda»), ed è perciò trasmissibile agli eredi; è, inoltre accessoria, in quanto sorge con la condanna e si estingue con l’estinzione del reato o della pena [v. 198], e sussidiaria, essendo condizionata alla insolvibilità del condannato.

(5) Si pensi, ad esempio, ad un reato commesso in concorso [v. 110] tra il colpevole e la persona civilmente obbligata.

(6) Il condannato può sempre pagare la pena, anche se già convertita, deducendo la somma corrispondente alla durata della libertà controllata scontata o del lavoro sostitutivo prestato [v. 136]; ma tale somma può essere pagata anche dalla persona preposta.

Giurisprudenza annotata

Reato

La responsabilità del superiore per il reato dell'inferiore non può dedursi "sic et simpliciter" da tale rapporto gerarchico: la si potrebbe dedurre solo in quanto tra gli specifici doveri funzionali del superiore rientri anche quello d'impedire il reato dell'inferiore. Non basta quindi il semplice dovere generico di sorveglianza, connaturato a qualsiasi rapporto gerarchico, a determinare un concorso omissivo ex art. 40 comma 2 c.p., ma per un principio generale dell'ordinamento desumibile dall'art. 196 c.p., tranne le ipotesi in cui il sorvegliante abbia in qualche modo attivamente contribuito alla realizzazione del reato del dipendente, la sua responsabilità può essere ravvisata solo quando emergano obblighi di sorveglianza non generici ma specifici: il sorvegliante deve porsi cioè come garante del bene giuridico, nel senso che egli è il soggetto il cui attivarsi viene concepito dalla legge come oggetto essenziale ai fini della sua protezione. (Fattispecie in cui è stato ritenuto non concorrente mediante omissione nel reato di concussione colui il quale, essendo amministratore della Usl ed avendo un dovere generico di sorveglianza, non si può provare con certezza abbia avuto conoscenza delle specifiche azioni delittuose compiute dai dipendenti.

Ufficio Indagini preliminari Teramo  18 marzo 1996

 

 

Lavoro subordinato

L'accertamento, in sede penale, dell'esistenza di un rapporto di lavoro subordinato a carico del legale rappresentante di una s.n.c. non ha autorità di cosa giudicata nei confronti del nuovo legale rappresentante della ditta. Ciò in quanto il primo era receduto dalla società antecedentemente alla pronuncia della irrevocabilità dei decreti penali di condanna; e la nuova società non era stata posta nella possibilità di partecipare al giudizio penale, non essendo stata citata quale persona civilmente obbligata per l'ammenda ex art. 196 c.p. ed art. 122 c.p.c. Previgente.

Tribunale Treviso  09 febbraio 1991



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