Codice penale Aggiornato il 13 Febbraio 2015

Art. 240 codice penale: Confisca

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Codice penale Aggiornato il 13 Febbraio 2015



Nel caso di condanna, il giudice può (1) ordinare la confisca delle cose che servirono o furono destinate a commettere il reato, e delle cose che ne sono il prodotto o il profitto [c.p.p. 321 ss., 676, 733; disp. att. c.p.p. 86].

È sempre ordinata la confisca (2):

1) delle cose che costituiscono il prezzo del reato (3);

1bis) dei beni e degli strumenti informatici o telematici che risultino essere stati in tutto o in parte utilizzati per la commissione dei reati di cui agli articoli 615ter, 615quater, 615quinquies, 617bis, 617ter, 617quater, 617quinquies, 617sexies, 635bis, 635ter, 635quater, 635quinquies, 640ter e 640quinquies (4).

2) delle cose, la fabbricazione, l’uso, il porto, la detenzione e l’alienazione delle quali costituisce reato, anche se non è stata pronunciata condanna.

Le disposizioni della prima parte e dei numeri 1 e 1bis del capoverso precedente non si applicano se la cosa o il bene o lo strumento informatico o telematico appartiene a persona estranea al reato. La disposizione del numero 1bis del capoverso precedente si applica anche nel caso di applicazione della pena su richiesta delle parti a norma dell’articolo 444 del codice di procedura penale (5).

La disposizione del numero 2 non si applica se la cosa appartiene a persona estranea al reato e la fabbricazione, l’uso, il porto, la detenzione o l’alienazione possono essere consentiti mediante autorizzazione amministrativa [c.p.p. 676] (6) (7) (8).

Commento

Reato: [v. Libro I, Titolo III].

Confisca: misura di sicurezza a carattere patrimoniale, consistente nell’espropriazione, a favore dello Stato, di cose collegate al reato, secondo uno dei criteri di relazione indicati dall’art. 240, c. 1-2, (strumentalità, destinazione, produzione etc.).

(1) La confisca facoltativa è basata sul giudizio di pericolosità che, in concreto, il giudice è chiamato ad esprimere, tenendo conto dell’effetto induttivo determinato nel colpevole dalla disponibilità della res, nel senso che tale oggetto, ove lasciato nella disponibilità del condannato, potrebbe costituire per quest’ultimo un incentivo a commettere ulteriori reati ed è con riguardo a quest’ultimo aspetto che il giudice deve fornire adeguata motivazione (Cass. 14-1-2004, n. 838). Ha per oggetto:

a) le cose che servirono alla commissione del reato (devono intendersi quelle impiegate nella esplicazione dell’attività punibile, senza che siano richiesti requisiti di «indispensabilità», ossia senza che debba sussistere un rapporto causale diretto e immediato tra la cosa e il reato nel senso che la prima debba apparire come indispensabile per l’esecuzione del secondo: Cass. 21-4-2006, n. 14307);

b) le cose che furono destinate alla commissione del reato (es.: strumenti predisposti ma non utilizzati di fatto per commettere il delitto);

c) il prodotto del reato (es.: le cose «create» mediante la condotta criminosa);

d) il suo profitto (es.: il ricavato della vendita della refurtiva).

(2) La confisca è obbligatoria quando la pericolosità è intrinseca alla res, secondo la prevalutazione normativa espressa dal legislatore ai numeri 1) e 2) della disposizione in commento.

(3) MANZINI definiva il prezzo del reato come le «utilità date o promesse per determinare o istigare» al crimine. Si afferma in giurisprudenza che il giudice, nel dichiarare la estinzione del reato per intervenuta prescrizione, può disporre la confisca del prezzo e, ai sensi dell’art. 322 ter cod. pen., la confisca diretta del prezzo o del profitto del reato a condizione che vi sia stata una precedente pronuncia di condanna e che l’accertamento relativo alla sussistenza del reato, alla penale responsabilità dell’imputato e alla qualificazione del bene da confiscare come prezzo o profitto rimanga inalterato nel merito nei successivi gradi di giudizio. Per converso, il giudice, nel dichiarare la estinzione del reato per intervenuta prescrizione, non può disporre, atteso il suo carattere afflittivo e sanzionatorio, la confisca per equivalente delle cose che ne costituiscono il prezzo o il profitto (Cass. Sez. Un. 21-7-2015, n. 31617).

(4) Numero inserito ex art. 1, c. 1, lett. a), l. 15-2-2012, n. 12. Il legislatore ha, dunque, tipizzato una nuova ipotesi di confisca obbligatoria, avente ad oggetto beni e strumenti informatici o telematici che risultino essere stati in tutto o in parte utilizzati per la commissione di reati informatici di fonte codicistica, puntualmente elencati nella neointrodotta previsione.

Nei primi commenti alla riforma, si evidenzia come il legislatore sia caduto in un «eccesso classificatorio» nel momento in cui ha inteso distinguere gli «strumenti informatici» (quasi si trattasse di entità fisiche non rapportabili al genus «cose») dai beni e dalle cose oggetto di confisca, quando è pacificamente possibile farli rientrare nell’indistinto novero dei beni potenzialmente oggetto di confisca.

Si è, altresì, osservato che l’introduzione per la prima volta di contenuti «speciali» nella norma generale espressa nell’art. 240 c.p. (come visto attraverso una puntuale elencazione di fattispecie ritenute rilevanti a fini di confisca) evidenzia con chiarezza l’assoluta necessità di una complessiva ed organica riforma dell’istituto, la cui disciplina, tra ipotesi speciali di confisca obbligatoria e di confisca per equivalente, è oramai frammentata in decine di disposizioni che sempre più difficoltosamente trovano il loro coordinamento normativo nella previsione di parte generale e spesso, invece, evidenziano differenze di disciplina imputabili non tanto alla specificità della materia a cui si riferiscono, quanto piuttosto all’estro del legislatore del momento (in tal senso PISTORELI ).

Connessa alla creazione di tale ipotesi di confisca è l’introduzione dell’art. 86bis delle disposizioni di attuazione del codice di procedura penale, a norma del quale i beni e gli strumenti informatici o telematici oggetto di sequestro che, a seguito di analisi tecnica forense, risultino essere stati in tutto o in parte utilizzati per la commissione dei reati di cui si è detto sopra sono affidati dall’autorità giudiziaria in custodia giudiziale con facoltà d’uso, salvo che vi ostino esigenze processuali, agli organi di polizia che ne facciano richiesta per l’impiego in attività di contrasto ai crimini informatici, ovvero ad altri organi dello Stato per finalità di giustizia. Ove tali beni vengano acquisiti dallo Stato a seguito di procedimento definitivo di confisca, sono assegnati alle amministrazioni che ne facciano richiesta e che ne abbiano avuto l’uso ovvero, ove non vi sia stato un precedente affidamento in custodia giudiziale, agli organi di polizia che ne facciano richiesta per l’impiego in attività di contrasto ai crimini informatici ovvero ad altri organi dello Stato per finalità di giustizia.

(5) Comma così sostituito ex art. 1, c. 1, lett.b), l. 15-2-2012, n. 12. Il correttivo ha la funzione di adeguare la lettera della previsione in commento alla neointrodotta ipotesi di confisca obbligatoria, di cui al n. 1bis, esaminata nella nota precedente.

In particolare, dopo aver confermato la previgente non confiscabilità delle cose appartenenti a persona estranea al reato, se ne estende l’applicabilità alle nuove ipotesi di confisca obbligatoria, dunque ai beni o strumenti informatici o telematici che risultino essere stati in tutto o in parte utilizzati per la commissione dei reati di cui si è detto in precedenza.

Accanto a tale correttivo di coordinamento, il legislatore, nel riformulare tale comma, ha provveduto ad estendere l’applicabilità dell’inedita ipotesi di confisca obbligatoria al caso di applicazione della pena su richiesta delle parti a norma dell’articolo 444 del codice di procedura penale (cd. patteggiamento).

Deve, peraltro, evidenziarsi come l’innovazione disciplinare rivesta un prevalente ruolo simbolico, più che concretamente effettivo, visto che secondo quanto disposto dall’art. 445, comma 1, del codice di procedura penale (come modificato dalla l. 134/2003, nota come legge sul patteggiamento allargato) con la sentenza di patteggiamento, prevista dall’art. 444 stesso codice, è possibile disporre la confisca in tutti i casi previsti dall’art. 240 c.p. Tale ultima previsione neointrodotta, dunque, non fa che ribadire quanto già arguibile dal combinato disposto delle citate norme previgenti.

(6) Per altre ipotesi specifiche di confisca, cfr.:

— art. 322ter c.p. (Confisca);

— art. 335bis c.p. (Disposizioni patrimoniali);

— art. 544sexies c.p. (Confisca e pene accessorie);

— art. 600septies c.p. (Confisca);

— art. 644 c.p. (Usura);

— art. 722 c.p. (Confisca del denaro usato in giochi d’azzardo e degli arnesi da gioco);

— art. 733 c.p. (Confisca di cose artistiche danneggiate dal proprietario);

— art. 21, l. 689/1981 (Confisca del veicolo per il quale non sia stato pagato il premio assicurativo);

— art. 6, l. 22-5-1975, n. 152 (Confisca di armi);

— art. 23, l. 18-4-1975, n. 110 (Confisca di armi clandestine);

— art. 87, d.P.R. 9-10-1990, n. 309 (Confisca di sostanze stupefacenti);

— art. 58, r.d.l. 15-10-1925, n. 2033 (Confisca di prodotti agrari non conformi alle prescrizioni di legge);

— art. 87, l. 17-7-1942, n. 907 (Confisca dell’oggetto e dei mezzi del reato nel contrabbando di tabacchi);

— art. 12, l. 3-1-1951, n. 27 (modif. alla l. 17- 7-1942, n. 907, sul monopolio del sale e dei tabacchi) (Confisca delle cose che servirono a commettere il reato, o che ne sono il prodotto, il profitto o l’oggetto);

— art. 301, d.P.R. 23-1-1973, n. 43 (T.U. leggi doganali) (confisca delle cose che servirono a commettere il reato o che ne sono il prodotto, il profitto o l’oggetto);

— art. 4, c. 8, l. 18-4-1975, n. 110 (Armi, munizioni ed esplosivi) (confisca delle armi e degli altri oggetti atti ad offendere);

— art. 3, l. 20-6-1952, n. 645 (Fascismo);

— art. 3, l. 25-1-1982, n. 17 (Associazioni segrete e scioglimento della Loggia P2);

— art. 31, l. 13-9-1982, n. 646 (Confisca dei beni acquistati dal sottoposto a misura di prevenzione e non denunziati);

— art. 233, r.d. 16-3-1942, n. 267 (Disciplina del fallimento);

— art. 12sexies, d.l. 8-6-1992, n. 306, conv. In l. 7-8-1992, n. 356;

— art. 116, d.lgs. 30-4-1992, n. 285 (Nuovo codice della strada);

— art. 5, d.l. 26-4-1993, n. 122, conv. in l. 25- 6-1993, n. 205 (Discriminazione razziale etnica e religiosa);

— art. 44, d.lgs. 26-10-1995, n. 504 (Confisca dei prodotti, materie e mezzi utilizzati in violazione delle imposte sulla produzione e sui consumi);

— art. 24, d.lgs. 6-9-2011, n. 159 (Codice antimafia).

(7) Il concetto di appartenenza di cui all’art. 240 comma 3, c.p. ha una portata più ampia del diritto di proprietà, sì che deve intendersi per terzo estraneo al reato soltanto colui che non partecipi in alcun modo alla commissione dello stesso o all’utilizzazione dei profitti derivati (Cass. 9-7-2004, 29951). Inoltre, non integra la nozione di «appartenenza a persona estranea al reato» la mera intestazione a terzi del bene mobile utilizzato per realizzare il reato stesso, quando precisi elementi di fatto consentano di ritenere che l’intestazione sia del tutto fittizia e che in realtà sia l’autore dell’illecito ad avere la sostanziale disponibilità del bene (così Cass. 1-4-2011, n. 13360).

(8) Dalla confisca penale va distinta la confisca amministrativa quale sanzione punitiva di un illecito amministrativo già commesso.

Giurisprudenza annotata

Confisca

Ai fini della confisca di un'autovettura utilizzata per il trasporto di droga ai sensi dell'art. 240, comma 1, c.p. è necessario non il semplice impiego per tale uso, ma un collegamento stabile con l'attività criminosa, che esprima con essa un rapporto funzionale (nella specie, non era stato dimostrato alcun collegamento stabile dell'auto con l'attività di spaccio di droga, in quanto non erano risultate né modifiche strutturali al veicolo, né il suo costante inserimento nell'organizzazione esecutiva; non era, infatti, sufficiente la non occasionalità dell'attività di cessione di sostanze stupefacenti né la professionalità dell'imputato mostrata nello svolgimento dell'attività).

Cassazione penale sez. VI  22 gennaio 2015 n. 8317  

 

L'associazione per delinquere - a differenza della più grave ipotesi associativa di cui all'art. 416 bis c.p. - non è un reato di per sé idoneo a produrre ricchezze illecite. Di talché, l'omesso accertamento circa la sussistenza dei reati scopo della costituita associazione non consente la confisca dei beni in precedenza sequestrati all'imputato, non configurandosi il vincolo di pertinenzialità imposto dall'art. 240, comma 1, c.p..

Cassazione penale sez. I  20 gennaio 2015 n. 7860  

 

In materia di misure di sicurezza patrimoniali, per effetto della disciplina transitoria prevista dall'art. 1, comma 194, l. 24 dicembre 2012 n. 228, nel caso di sequestro preventivo finalizzato alla confisca, antecedente all'1 gennaio 2013, ai fini dell'opponibilità del diritto di garanzia sul bene oggetto del provvedimento ablatorio, nel conflitto tra l'interesse del creditore a soddisfarsi sull'immobile ipotecato e quello dello Stato a confiscare i beni, che siano frutto o provento di attività mafiosa, deve prevalere il secondo, con la conseguenza che è inopponibile allo Stato l'ipoteca iscritta anteriormente al sequestro, salvo che non sia stata già disposta alla data dell'1 gennaio 2013 l'aggiudicazione del bene al terzo acquirente in buona fede (V. sezione Un. civ. n. 10532 del 2013). (Annulla con rinvio, Trib. lib. Salerno, 28/02/2014 )

Cassazione penale sez. II  11 luglio 2014 n. 32683  

 

Ai fini della confisca di un'autovettura utilizzata per il trasporto della droga ai sensi del comma primo dell'art. 240 c.p., é necessario non il semplice impiego per tale uso, ma un collegamento stabile con l'attività criminosa, che esprima con essa un rapporto funzionale, evincibile, ad esempio, da modifiche strutturali apportate al veicolo o, comunque, dal costante inserimento di esso nell'organizzazione esecutiva del reato (cassato, nella specie, il provvedimento di confisca, atteso che, non si dava conto se l'autovettura avesse subito modifiche particolari ed inoltre era del tutto carente di motivazione sugli elementi che avrebbero potuto fondare una prognosi relativa alla concreta possibilità di futuri analoghi illeciti agevolati dalla disponibilità del veicolo).

Cassazione penale sez. III  08 luglio 2014 n. 34092  

 

Il provvedimento di confisca adottato con sentenza di applicazione della pena, pronunciata nei confronti di coimputati diversi da quelli che sono anche i titolari dei beni in sequestro, è legittimo solo in ipotesi di confisca di tipo pertinenziale, disposta cioè in ragione dell'asservimento dei beni al reato o dell'identificazione diretta del profitto nei beni medesimi, ma non anche quando l'ablazione sia stabilita per equivalente ed abbia quindi natura sanzionatoria. (Annulla con rinvio, G.i.p. Trib. Forli', 15/04/2013)

Cassazione penale sez. I  28 maggio 2014 n. 44238

 

L'emissione di un provvedimento di confisca - per l'intero compendio sequestrato - lì dove si verta in ipotesi di reato commesso in concorso e la definizione patteggiata riguardi solo alcuni degli originari coindagati (non titolari dei beni in sequestro) risulta legittima esclusivamente nelle ipotesi di confisca di tipo pertinenziale, mentre non può ritenersi tale nelle ipotesi di confisca per equivalente; in ipotesi di intervenuta confisca pertinenziale, disposta nei confronti di un imputato pattegiante ed in rapporto a reato commesso in concorso, il giudice dell'esecuzione, su istanza dei coimputati non patteggianti, è tenuto a rivalutare la qualificazione del nesso tra cose confiscate e reato, non potendosi opporre a tale particolare categoria di terzi il giudicato formatosi nella definizione patteggiata.

Cassazione penale sez. I  28 maggio 2014 n. 44238  

 

L'art. 44 comma 2, t.u. edilizia approvato con d.P.R. 6 giugno 2001 n. 380 — nella parte in cui assegna alla sentenza definitiva del giudice penale, che abbia accertato l'esistenza di una lottizzazione abusiva, la confisca dei terreni abusivamente lottizzati, che sono acquisiti di diritto e gratuitamente al patrimonio del Comune nel cui territorio è avvenuta detta lottizzazione — configura la confisca (e la successiva pedissequa trascrizione nei registri immobiliari) quale sanzione amministrativa obbligatoria discendente in via inderogabile dalla sentenza penale irrevocabile che abbia accertato l'avvenuta lottizzazione abusiva e identifica tale accertamento penale quale presupposto necessario e sufficiente per l'acquisizione al patrimonio immobiliare del Comune dei terreni abusivamente lottizzati e delle opere su di essi realizzate: e ciò anche se, per una causa diversa, quale ad esempio la prescrizione, non si pervenga alla condanna dei suoi autori e alla conseguente irrogazione della pena; di conseguenza la confisca in esame differisce dalla confisca facoltativa di cui all'art. 240 comma 1, c.p., la quale invece presuppone sempre la condanna e l'acquisizione al patrimonio statale dei beni confiscati; e differisce, altresì, dall'ulteriore tipologia di confisca disciplinata dal comma 2 n. 2 dello stesso art. 240 che, pur essendo obbligatoria e prescindendo dalla condanna, riguarda cose intrinsecamente criminose, la cui fabbricazione, uso, porto, detenzione o alienazione costituisce reato. (ConfermaTarCalabria, Reggio Calabria, n. 33 del 2002).

Consiglio di Stato sez. V  27 maggio 2014 n. 2711  

 

La misura di sicurezza patrimoniale della confisca obbligatoria ex art. 240, comma 2 n. 2, c.p., non può essere disposta con la sentenza di non doversi procedere per mancanza di querela, in quanto tale decisione ha carattere meramente processuale e non contiene un accertamento storico del fatto di reato. (Fattispecie in cui la Corte ha escluso la confiscabilità di minimoto contraffatte, di importazione cinese, per difetto di querela, con riferimento al reato di introduzione e vendita nel territorio dello stato di oggetti in violazione di un titolo di proprietà industriale, previsto dall'art. 127 d.lg. 10 febbraio 2005 n. 30) (Annulla senza rinvio, Trib. Velletri, 03/05/2012 )

Cassazione penale sez. III  16 maggio 2014 n. 39891  



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