Codice penale Aggiornato il 13 Febbraio 2015

Art. 242 codice penale: Cittadino che porta le armi contro lo Stato italiano

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Codice penale Aggiornato il 13 Febbraio 2015



Il cittadino che porta le armi contro lo Stato, o presta servizio nelle forze armate di uno Stato in guerra contro lo Stato italiano (1), è punito con l’ergastolo.

Se esercita un comando superiore o una funzione direttiva è punito con l’ergastolo (2) (3).

Non è punibile chi, trovandosi, durante le ostilità, nel territorio dello Stato nemico, ha commesso il fatto per esservi stato costretto da un obbligo impostogli dalle leggi dello Stato medesimo (4).

Agli effetti delle disposizioni di questo titolo è considerato cittadino [4] anche chi ha perduto per qualunque causa la cittadinanza italiana.

Agli effetti della legge penale, sono considerati Stati in guerra contro lo Stato italiano anche gli aggregati politici (5) che, sebbene dallo Stato italiano non riconosciuti come Stati, abbiano tuttavia il trattamento di belligeranti.

Commento

Cittadino: [v. 4].

Stato in guerra contro lo Stato italiano: uno Stato si considera in guerra con quello italiano quando iniziano effettivamente le ostilità e le azioni di guerra ad esse collegate.

Comando superiore: ogni comando che comporta la possibilità di prendere iniziative di notevole importanza.

Territorio dello Stato nemico: è sia quello metropolitano o coloniale, che quello occupato durante le ostilità.

(1) La norma prevede i tipi di condotta che l’agente può tenere. In entrambi i casi è prevista la partecipazione dell’agente ad azioni armate contro lo Stato Italiano ma, mentre nel primo caso l’agente deve effettivamente partecipare come combattente all’azione, nel secondo non è necessaria tale partecipazione attiva, essendo sufficiente che il servizio venga prestato nelle forze armate di uno Stato in guerra contro lo Stato Italiano.

Il reato in questione è di mera condotta in quanto si realizza con la sola partecipazione (effettiva o meno) alle azioni belliche intraprese contro lo Stato Italiano.

(2) Il testo originario era così formulato: «Se esercita un comando superiore o una funzione direttiva è punito con la morte». Vedi in proposito la nota (2) in calce all’art. 17.

(3) La circostanza aggravante, prevista dalla norma, ha oggi perso gran parte del suo significato a seguito della abolizione della pena di morte, per essa comminata.

Tuttavia, essa conserva il suo rilievo in sede di determinazione della pena nel giudizio di prevalenza o equivalenza con le circostanze attenuanti eventualmente concorrenti.

(4) Il comma 2 prevede l’esimente della costrizione, che ricorre come figura speciale di stato di necessità qualora il cittadino italiano durante le ostilità si sia trovato non volontariamente nel territorio nemico e costretto da leggi (munite di sanzione) a tenere un certo comportamento. Se, invece, alla commissione del fatto è stato costretto non da legge, ma da altro provvedimento dell’Autorità, a lui si applicherà l’esimente generale dello stato di necessità [v. 51].

(5) Sono tali, ad esempio i governi insurrezionali.

È stato ritenuto che agli alto-atesini, che hanno perduto la cittadinanza italiana ed hanno acquistato la cittadinanza germanica, i quali siano stati coattivamente arruolati nelle FF.AA . tedesche durante l’occupazione bellica dell’Alto Adige, spetta per il reato di collaborazionismo l’esimente dell’art. 242, c. 2, perché la locuzione «territorio dello Stato nemico» comprende estensivamente anche il territorio italiano invaso ed occupato militarmente dal nemico che vi esercitò la sua sovranità de facto.



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