Codice penale Aggiornato il 13 Febbraio 2015

Art. 243 codice penale: Intelligenze con lo straniero a scopo di guerra. contro lo Stato italiano

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Codice penale Aggiornato il 13 Febbraio 2015



Chiunque tiene intelligenze con lo straniero affinché uno Stato estero muova guerra o compia atti di ostilità contro lo Stato italiano, ovvero commette altri fatti diretti allo stesso scopo (1), è punito con la reclusione non inferiore a dieci anni.

Se la guerra segue o se le ostilità si verificano, si applica l’ergastolo (2) (3) (4).

Commento

Intelligenza: intesa di qualunque genere, ogni accordo comunque tenuto (per iscritto, orale etc.) di carattere cospirativo, diretto a realizzare uno scopo comune.

Straniero: colui che ha una cittadinanza diversa da quella italiana.

(1) La prima condotta (tenere intelligenze con lo straniero) dà vita ad un reato plurisoggettivo o a concorso necessario (cd. reato-accordo).

L’intesa deve intercorrere tra soggetti che siano effettivamente in grado di influenzare le decisioni di uno Stato straniero, ponendo in pericolo la pace dello Stato Italiano. Secondo l’opinione prevalente, soggetto a pena è colui che tiene le intelligenze e non colui col quale le intelligenze vengono tenute (lo straniero).

La seconda condotta (commissione di altri fatti diretti …), invece, dà vita ad un reato monosoggettivo perché non richiede un accordo, ma il compimento di atti finalizzati a persuadere lo Stato straniero ad intraprendere ostilità ed azioni di guerra contro lo Stato Italiano.

(2) Il testo originario comminava la pena di morte, v. nota (2) sub art. 17.

(3) In dottrina si ritiene che il c. 2 preveda due circostanze aggravanti speciali, distinte, a seconda che segua la guerra o si verifichino le ostilità.

(4) Il reato in esame, per espressa previsione legislativa, può concorrere con quelli di cospirazione politica mediante associazione (art. 305 c.p.) e di banda armata (art. 306 c.p.), ma non con quello di cospirazione politica mediante accordo (art. 304 c.p.).

Qualora il promuovimento della guerra sia diretto anche a sottoporre parte dello Stato alla sovranità straniera, l’agente risponderà, sussistendone i presupposti, del delitto di cui all’art. 241 c.p. in concorso col reato in esame.



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