Codice penale Aggiornato il 13 Febbraio 2015

Art. 246 codice penale: Corruzione del cittadino da parte dello straniero

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Codice penale Aggiornato il 13 Febbraio 2015



Il cittadino [4, 2423], che, anche indirettamente, riceve o si fa promettere dallo straniero, per sé o per altri, denaro o qualsiasi utilità, o soltanto ne accetta la promessa (1), al fine di compiere atti contrari agli interessi nazionali, è punito, se il fatto non costituisce un più grave reato, con la reclusione da tre a dieci anni e con la multa da euro 516 a euro 2.065 (2).

Alla stessa pena soggiace lo straniero che dà o promette il denaro o l’utilità.

La pena è aumentata [64]:

1) se il fatto è commesso in tempo di guerra [310];

2) se il denaro o l’utilità sono dati o promessi per una propaganda col mezzo della stampa (3) (4).

Commento

Cittadino: [v. 4]; Propaganda: [v. 272].

Tempo di guerra: ricorre quando vengono emanati provvedimenti con i quali si dà applicazione alla legge di guerra.

Cessa solo con espressa dichiarazione del Capo dello Stato.

(1) La condotta della corruzione passiva implica la presenza di un accordo tra il cittadino corrotto e lo straniero-corruttore, che presuppone l’iniziativa del corruttore rispetto al ricevere o accettare la promessa di denaro o utilità; del corrotto nel farsi promettere il denaro o l’utilità dallo straniero [v. art. 318 ss.].

(2) Importi incrementati ex art. 113, c. 1, l. 689/1981.

(3) V. art. 1, l. 8-2-1948, n. 47.

(4) Nel delitto di cui all’art. 246 c.p. non assume alcuna rilevanza il fatto che il reo, dopo aver concluso l’accordo, abbia chiesto aiuto ad un altro soggetto che lo abbia denunciato ai servizi segreti, rendendo così inidonei al raggiungimento dello scopo i comportamenti fino a quel momento tenuti.

Giurisprudenza annotata

Personalità dello Stato

Il delitto di cui all'art. 246 del codice penale (corruzione dei cittadini da parte dello straniero) si consuma nel momento in cui il cittadino italiano accetta la promessa di qualche utilità al fine di compiere atti contrari all'interesse nazionale; non assume perciò alcun rilievo il fatto che nella successiva attività esecutiva dell'accordo criminoso l'imputato abbia chiesto aiuto ad un soggetto che abbia immediatamente denunciato il fatto ai servizi segreti italiani rendendo così inidonei al raggiungimento dello scopo i comportamenti dell'imputato stesso.

Cassazione penale sez. I  06 dicembre 1991



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