Codice penale Aggiornato il 13 Febbraio 2015

Art. 260 codice penale: Introduzione clandestina in luoghi militari e possesso ingiustificato di mezzi di spionaggio

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Codice penale Aggiornato il 13 Febbraio 2015



È punito con la reclusione da uno a cinque anni chiunque:

1) si introduce clandestinamente o con inganno in luoghi o zone di terra, di acqua o di aria, in cui è vietato l’accesso nell’interesse militare dello Stato [682] (1);

2) è colto, in tali luoghi o zone, o in loro prossimità, in possesso ingiustificato di mezzi idonei a commettere alcuno dei delitti preveduti dagli articoli 256, 257 e 258 (2);

3) è colto in possesso ingiustificato di documenti o di qualsiasi altra cosa atta a fornire le notizie indicate nell’articolo 256 (3).

Se alcuno dei fatti preveduti dai numeri precedenti è commesso in tempo di guerra [310], la pena è della reclusione da tre a dieci anni (4).

Le disposizioni del presente articolo si applicano, altresì, agli immobili adibiti a sedi di ufficio o di reparto o a deposito di materiali dell’Amministrazione della pubblica sicurezza, l’accesso ai quali sia vietato per ragioni di sicurezza pubblica (5).

Commento

Tempo di guerra: [v. 246].

Introduzione: ingresso personale effettivo nel luogo e nella zona indicate.

Essere colti: essere sorpresi in un luogo.

Possesso: implica ogni forma di detenzione di mezzi idonei, quali macchine fotografiche, cineprese, strumenti di misurazione e simili, atti a realizzare un reato di spionaggio, non giustificata da ragioni di ufficio o di servizio.

(1) La prima condotta implica l’introduzione clandestina o con inganno in un luogo vietato. È clandestina, l’entrata in un luogo avvenuta evitando la sorveglianza di custodi o vigilanti; è con inganno, quella realizzata avvalendosi di mezzi fraudolenti che inducono in errore i predetti soggetti.

Se invece avviene con violenza, il reato in esame non ricorre. Il reato si consuma nel momento in cui avviene l’ingresso nel luogo vietato.

(2) Il reato implica la volontà cosciente di detenere mezzi idonei ad acquisire notizie segrete o riservate di cui si vuole evitare la divulgazione.

Non integra, pertanto, il reato di possesso ingiustificato di mezzi di spionaggio l’essere colti in prossimità di una base militare in possesso di un obiettivo fotografico da reportage, che consente, dal punto di vista di osservazione considerato, di ritrarre solo immagini visibili a qualsiasi osservatore, al fine di effettuare un servizio relativo a una manifestazione di pacifisti.

(3) La norma si riferisce al caso in cui il soggetto che ha il possesso della notizia non ne ha anche la conoscenza: ove, infatti, questa fosse presente ricorrerebbero gli estremi del reato di cui all’art. 256.

(4) Trattasi di circostanza aggravante speciale.

(5) Comma aggiunto ex art. 7, c. 3bis, d.l. 14-8-2013, n. 93, conv. in l. 15-10- 2013, n. 119.

Nato con l’intento di imprimere un severo «giro di vite» alla disciplina preventiva e repressiva concernente la cd. violenza di genere (per tale intendendosi quella che trova il suo fondamento nella differenza fra sessi), il decreto del 2013 (soprattutto in sede di conversione in legge) si è trasformato in uno strumento di riforma a più ampio spettro, finalizzato ad ampliare le tutele predisposte da molte figure criminose di elevato allarme sociale. In tale novero si è compresa la norma che in questa sede si esamina. In particolare, attraverso l’inserimento di tale inedito comma, sono stati estesi i margini di applicabilità della previsione agli immobili ad accesso precluso destinati ad essere sede di attività operative (caserme, uffici o reparti) o meramente strumentali rispetto a queste (depositi) di cui si avvale l’amministrazione della pubblica sicurezza, essendo altrettanto opportuno, nell’interesse dello Stato, circoscrivere in un ambito determinato la conoscenza di talune notizie concernenti la sicurezza pubblica del Paese.

Giurisprudenza annotata

Segreti di Stato

Ai fini della configurabilità dei reati di procacciamento di notizia concernenti la sicurezza dello Stato, rivelazione di segreti di Stato e rivelazione di notizie di cui sia stata vietata la divulgazione (art. 256, 260 e 261 c.p.), è legittimo il provvedimento impositivo del segreto o recante il divieto di divulgazione che sia stato adottato da autorità delegata dal Presidente del Consiglio dei ministri, atteso che, ai sensi del comma 2 dell'art. 1 l. 24 ottobre 1977 n. 801, è consentito a quest'ultimo - ferma restando la sua funzione di alta direzione e coordinamento e la relativa responsabilità politica - non esercitare personalmente le attività inerenti al segreto di Stato, conferendone la delega ad altri organismi amministrativi specificatamente individuati. (Fattispecie concernente atti delegati dal Presidente del Consiglio dei ministri all'Autorità nazionale per la sicurezza).

Cassazione penale sez. I  10 dicembre 2001 n. 3348

 

L'interpretazione delle norme disciplinanti i reati di pericolo presunto, rispettosa dei principi costituzionali, impone l'introduzione di un margine di concretezza nella valutazione del pericolo per il bene tutelato. In tali reati, infatti, l'elemento dell'offesa è ravvisabile nella messa in pericolo del bene giuridico protetto, presuntivamente ritenuta al verificarsi di una certa situazione, per cui la concreta mancanza di tale potenzialità priva il fatto di quel requisito di minima offensività necessaria per l'applicazione di sanzione penale. (Sulla scorta di tali principi è stato disposto il proscioglimento del reato di cui all'art. 260 n. 2 c.p. di persona che riprendeva fotografie dell'interno di una casa circondariale con un comportamento di fatto privo di qualsiasi potenzialità offensiva e valenza indiziaria dell'utilizzo ai fini di spionaggio delle fotografie stesse).

Tribunale Teramo  01 dicembre 1993

 

L'essere colti in prossimità di una base militare in possesso di un obiettivo fotografico da reportage, che consente, dal punto di vista di osservazione considerato, di ritrarre solo immagini visibili a qualsiasi osservatore (tra l'altro ampiamente divulgate dagli organi di stampa), al fine di effettuare un servizio relativo ad una manifestamente di pacifisti, non integra il reato di possesso ingiustificato di mezzi di spionaggio, previsto dall'art. 260 c.p.

Corte assise Siracusa  09 dicembre 1986

 

Ai fini della configurabilità del reato previsto dall'art. 260 c.p. - che punisce chiunque venga colto, in luoghi di interesse militare o in prossimità degli stessi, in possesso di mezzi idonei a commettere alcuno dei delitti di spionaggio e procacciamento di notizie concernenti la sicurezza dello Stato contemplati dagli art. 256, 257 e 258 dello stesso codice - occorre, oltre l'elemento materiale, quello psicologico, e cioè quanto meno un indizio concreto che attesti un possibile scopo spionistico da parte dell'agente; ne deriva che l'essere colti in prossimità di una base militare in possesso di un obiettivo fotografico da "reportage", insufficiente per ritrarre particolari protetti, al mero scopo di allestire un servizio fotografico relativo ad una manifestazione di pacifisti, non integra il reato "de quo".

Corte assise Siracusa  09 dicembre 1986

 

L'introduzione non autorizzata in luoghi in cui l'accesso è vietato nell'interesse militare dello Stato, commessa, senza clandestinità o inganno, per manifestare in difesa di valori apprezzabili in un determinato contesto storico e socio-politico e riconosciuti dalla Costituzione, integra gli estremi costitutivi non già del delitto di introduzione clandestina in luoghi militari (art. 260 c.p.), bensì della contravvenzione prevista dall'art. 682 c.p.

Corte assise Siracusa  28 gennaio 1985



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