Codice penale Aggiornato il 13 Febbraio 2015

Art. 270 codice penale: Associazioni sovversive

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Codice penale Aggiornato il 13 Febbraio 2015



Chiunque nel territorio dello Stato promuove, costituisce, organizza o dirige associazioni dirette e idonee a sovvertire violentemente (1) (2) gli ordinamenti economici o sociali costituiti nello Stato ovvero a sopprimere violentemente (2) l’ordinamento politico e giuridico dello Stato, è punito con la reclusione da cinque a dieci anni.

Chiunque partecipa alle associazioni di cui al primo comma è punito con la reclusione da uno a tre anni (3).

Le pene sono aumentate per coloro che ricostituiscono, anche sotto falso nome o forma simulata, le associazioni di cui al primo comma, delle quali sia stato ordinato lo scioglimento (4).

Commento

Territorio dello Stato: è lo spazio entro il quale lo Stato esercita la sua sovranità.

In quanto tale è considerato elemento essenziale insieme al popolo e alla sovranità dello Stato. Si compone di parti diverse: la terra compresa entro i confini dello Stato; lo spazio aereo e il sottosuolo senza limite di profondità; il mare territoriale attorno alle coste nazionali.

Promuovere: avviare la costituzione della associazione o propagandarla o istigare altri a partecipare, indipendentemente dalla propria partecipazione e dalla preesistenza di un gruppo di partecipi.

Costituire: determinare la nascita dell’associazione, imprimendole un certo carattere.

Organizzare: dare impulso all’attività dei partecipi al fine di assicurarne la vita, l’efficienza e lo sviluppo.

Dirigere: regolare, in tutto o in parte, l’attività, esercitando poteri di comando sugli altri.

Associazione: presuppone un numero di persone e un minimum di organizzazione, anche solo rudimentale, dotata di stabilità e permanenza. Si differenzia dal concorso di persone nel reato perché questo invece è caratterizzato dal vincolo occasionale tra due o più persone ed ha per oggetto uno o più reati determinati.

Partecipare: realizzare attività proprie dell’associazione, diverse dalle precedenti, spesso di carattere esecutivo.

(1) Art. così sostituito ex l. 24-2-2006, n. 85 (Modifiche al codice penale in materia di reati di opinione) (art. 2). La riscrittura dell’articolo in commento trova il suo fondamento nell’esigenza di renderne il relativo disposto conforme all’attuale contesto politico-istituzionale, incardinato sui principi della Costituzione repubblicana, dunque sostanzialmente diverso rispetto a quello in cui il medesimo vide la luce. Si tenga presente, infatti che, nei dichiarati intenti del legislatore del ’30, la norma di cui si tratta nacque allo scopo di sanzionare penalmente i partiti politici e le associazioni non politiche avversari del regime fascista. In particolare, nelle condotte concernenti le associazioni dirette a stabilire violentemente la dittatura di una classe sociale sulle altre, ovvero a sopprimere violentemente una classe sociale, la migliore dottrina (FIANDACA ) ha letto l’intento del regime fascista di criminalizzare il partito comunista e quello socialista, forze politiche qualificate, all’epoca, come associazioni assumenti l’idea della violenza come connotato della loro ideologia rivoluzionaria, nonché svolgenti attività propagandistiche definite dal regime del tempo «sovversive».

Parte della dottrina arrivò a sostenere l’implicita abrogazione di tale fattispecie non tanto (o meglio non solo) perché mirante a tutelare, ai sensi dell’art. 1 d.lgs.lgt. 27 luglio 1944, n. 159 (ora abrogato ex art. 1, d.lgs. 13-12-2010, n. 212), le istituzioni e gli organi politici creati dal fascismo, ma anche perché espressione di un regime dittatoriale che non conosceva i principi della libera competizione politica e il sistema pluripartitico proprio degli Stati democratici (così NEPPIMODONA ). Accompagnata, dunque, da opinioni contrastanti sulla sua legittimità costituzionale (i contrari la ritenevano, come accennato, norma contrastante, fra l’altro, con il diritto alla libera manifestazione del pensiero e con il diritto ad associarsi in partiti politici, mentre coloro che ne sostenevano la legittimità affermavano che la norma non sanzionasse l’associarsi con obiettivi sovversivi, bensì il perseguimento dei medesimi mediante mezzi violenti, ritenendo che la costituzione vieti solo l’uso della violenza, non la manifestazione dell’idea della violenza), la norma ha vissuto una «seconda giovinezza» nel periodo degli «anni di piombo», in quanto largamente impiegata allo scopo di reprimere le associazioni terroristiche, e fino al momento della sua riscrittura era ritenuta previsione che si inserisce, per la sua forza espansiva, nel tessuto democratico e pluralistico del nuovo assetto costituzionale dello Stato e che mira a difendere tale assetto dalle associazioni che intendono sovvertirlo. Se, dunque, si concorda sull’opportunità di una previsione come questa, pur se adeguatamente reinterpretata, si comprende che il legislatore nel procedere alla sua riformulazione, si sia limitato ad epurarla delle previsioni (di cui sopra si è detto) impiegate nel «ventennio» per la repressione del «dissenso rosso», costituenti, nell’attuale contesto storico veri «relitti ideologico-giuridici», mantenendo sostanzialmente immutate le altre configurazioni criminose. Si evidenzia, altresì, la scelta di confermare la natura criminosa delle associazioni dirette «a sopprimere violentemente l’ordinamento politico e giuridico dello Stato» (ante riforma:«della società»), trattandosi di previsione nata con l’intento di reprimere le associazioni anarchiche, finalizzate alla eliminazione di ogni struttura statuale, dunque inammissibili anche nell’attuale regime democratico. Si segnala, infine, che anche in tale previsione, come già nella riscrittura dell’art. 241, il legislatore del 2006 ha inteso sostituire il riferimento alle «associazioni dirette» alle finalità indicate dalla norma, con quello alle «associazioni dirette e idonee», anche in tale occasione perfezionando la lettera del disposto alla luce, del principio di offensività, che impone di considerare l’idoneità della condotta quale principio informatore di tutte le fattispecie incriminatrici.

La fattispecie, peraltro, anche dopo la sua riscrittura, resta un reato formale di pericolo presunto, perché oggetto di repressione è la mera promozione, costituzione, organizzazione, direzione dell’associazione (come anche la partecipazione alla medesima) indipendentemente dalla valutazione di eventuali reati-fine commessi dagli associati, dunque dal concreto conseguimento degli obiettivi presi di mira.

(2) Elemento comune di tutte le condotte previste è la violenza, che presuppone l’uso della forza fisica o della coazione psichica contro le persone o le cose.

(3) La condotta del partecipe consiste nello svolgimento di attività fungibili tipicamente esecutive, che prescindono dai compiti di direzione o comando svolti dal capo o dal dirigente.

Deve trattarsi, tuttavia, di attività non occasionale, anche svolta senza l’aiuto di altri, ma utile alla associazione.

(4) Cfr. anche art. 1, commi 1 e 2, l. 29-5- 1982, n. 304 (Misure per la difesa dell’ordinamento costituzionale), che, prevedendo casi di non punibilità, così dispone: «Non sono punibili coloro che, dopo aver commesso, per finalità di terrorismo o di eversione dell’ordinamento costituzionale, uno o più fra i reati previsti dagli articoli 270, 270bis, 304, 305 e 306 del codice penale e, salvo quanto previsto dal terzo comma del presente articolo e dal secondo comma dell’art. 5, non avendo concorso alla commissione di alcun reato connesso all’accordo, alla associazione o alla banda, prima della sentenza definitiva di condanna concernente i medesimi reati:

a) disciolgono o, comunque, determinano lo scioglimento dell’associazione o della banda;

b) recedono dall’accordo, si ritirano dall’associazione o dalla banda, ovvero si consegnano senza opporre resistenza o abbandonando le armi e forniscono in tutti i casi ogni informazione sulla struttura e sulla organizzazione della associazione o della banda.

Non sono parimenti punibili coloro i quali impediscono comunque che sia compiuta l’esecuzione dei reati per cui la associazione o la banda è stata formata».

Cfr. anche artt. 1 e 2, l. 18-2-1987, n. 34 (Misure a favore di chi si dissocia dal terrorismo).

Giurisprudenza annotata

Associazioni sovversive

Integra il delitto di associazione con finalità di terrorismo, anche internazionale, la formazione di un sodalizio, connotato da strutture organizzative 'cellulari' o 'a rete', in grado di operare contemporaneamente in più paesi, anche in tempi diversi e con contatti fisici, telefonici ovvero informatici anche discontinui o sporadici tra i vari gruppi in rete, che realizzi anche una delle condotte di supporto funzionale all'attività terroristica di organizzazioni riconosciute ed operanti come tali, quali quelle volte al proselitismo, alla diffusione di documenti di propaganda, all'assistenza agli associati, al finanziamento, alla predisposizione o acquisizione di armi o di documenti falsi, all'arruolamento, all'addestramento.

Cassazione penale sez. II  28 novembre 2013 n. 51127

 

Il reato di associazione sovversiva (art. 270 c.p.) e quello di associazione con finalità di terrorismo o di eversione dell'ordine democratico (art. 270 bis c.p.) si differenziano tra loro essenzialmente per il fatto che il primo postula l'impiego di una violenza generica mentre il secondo quello di una violenza di tipo terroristico; il che giustifica la maggiore severità della pena che per quest'ultimo è stata prevista.

Cassazione penale sez. V  04 luglio 2013 n. 46340  

 

Per quanto attiene alla distinzione tra art. 270 c.p. (associazioni sovversive) e 270 bis c.p. (associazioni con finalità di terrorismo anche internazionale o di eversione dell'ordine democratico), il discrimine non sta nell'oggetto della tutela - nel primo caso gli ordinamenti politici e giuridici, come veicolati dai canali della rappresentanza, nel secondo caso l'ordine democratico più sistemicamente inteso -, sta, invece, nella diversa struttura delle norme, in primis. Infatti, mentre il reato di associazioni sovversive ex art. 270 c.p. punisce la costituzione di organizzazioni dirette ed idonee alla sovversione degli ordinamenti politici e sociali, nel caso della più recente fattispecie, l'art. 270 bis c.p., opera una più accentuata regressione della punibilità del vincolo associativo fino allo stato della presunzione del pericolo per l'ordinamento democratico - tipica struttura del reato a pericolo presunto .

Cassazione penale sez. V  04 luglio 2013 n. 46340  

 

Nel reato di associazione sovversiva la nozione di “ordinamenti economici e sociali” va interpretata alla luce del tessuto democratico e pluralistico dell'attuale assetto costituzionale dello Stato e, di conseguenza, non si riferisce alle sole istituzioni latamente intese ma ad ogni formazione sociale nella quale si esprima la personalità dell'uomo attraverso l'esercizio dei diritti inviolabili e delle libertà riconosciute e garantite dalla Costituzione.

Cassazione penale sez. V  21 giugno 2013 n. 40111  

 

La fattispecie di associazione sovversiva di cui all'art. 270 c.p. sanziona ogni condotta violenta programmaticamente diretta a menomare le libertà fondamentali espressione del sistema democratico e pluralistico, che tutela la titolarità e l'esercizio dei diritti fondamentali dell'uomo, come singolo e nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, sicché la nozione di "ordinamenti sociali" costituiti nello Stato non si esaurisce nelle istituzioni, seppur latamente intese, ma esprime tali fondamentali articolazioni di libertà mediante le quali si realizza il modello pluralistico disegnato dalla Costituzione. (Nella specie la corte ha annullato con rinvio l'ordinanza impugnata che aveva escluso la sussistenza dell'art. 270 c.p.). Annulla in parte con rinvio, Trib. lib. Napoli, 06/02/2013

Cassazione penale sez. V  21 giugno 2013 n. 40348  

 

In un sistema pluralistico, nel quale ogni uomo è protetto, nella titolarità e nell'esercizio dei propri diritti fondamentali, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove svolge la sua personalità (art. 3 cost.) e nel quale a garantito a tutti il diritto di circolare liberamente (art. 16 cost.) di associarsi liberamente (art. 18 cost.), di manifestare liberamente il proprio pensiero (art. 21 cost.), di associarsi liberamente in partiti (art. 49 cost.), ogni condotta violenta programmaticamente diretta a menomare tali libertà esprime la sovversione del fondamentale ordinamento sociale dello Stato sanzionata dall'art. 270 c.p.

Cassazione penale sez. V  21 giugno 2013 n. 40111



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