Codice penale Aggiornato il 13 febbraio 2015

Art. 283 codice penale: Attentato contro la costituzione dello Stato

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Codice penale Aggiornato il 13 febbraio 2015



Chiunque, con atti violenti, commette un fatto diretto e idoneo a mutare la Costituzione dello Stato o la forma di governo, è punito con la reclusione non inferiore a cinque anni (1) (2).

Commento

Costituzione dello Stato: è la legge fondamentale dello Stato, che contiene le norme e i principi generali relativi all’organizzazione, al funzionamento ed ai fini dello Stato.

Forma di Governo: modo di organizzazione del processo politico, all’interno di una determinata forma di Stato; è caratterizzata dall’influenza determinante di un organo nella individuazione dell’indirizzo politico generale (es.: parlamento, governo o Capo dello Stato).

(1) Art. così sostituito ex l. 24-2-2006, n. 85 Modifiche al codice penale in materia di reati di opinione (art. 3). Con tale intervento di modifica, si è inciso sulla natura delle condotte finalizzate al perseguimento degli obiettivi indicati dalla norma. In particolare, prima di tale riforma, rilevava qualunque condotta diretta a mutare la Costituzione dello Stato (per tale intendendosi il complesso delle norme e dei principi contenuti sia nella Carta fondamentale, sia in leggi costituzionali volte a definire il modello democratico costituzionale sul quale si fonda l’attuale Stato repubblicano), o la forma del Governo (inciso da taluni ritenuto superfluo, considerato che la forma di governo rientra fra i contenuti sostanziali essenziali della Costituzione) con mezzi non consentiti dall’ordinamento costituzionale dello Stato (è solo l’osservanza delle regole che presiedono alla trasformazione del sistema che legittima qualunque mutamento sostanziale della Costituzione), la qual cosa faceva pacificamente ritenere che non rilevassero esclusivamente condotte violente (pur se l’azione violenta si considerava ipotesi paradigmatica di condotta diretta a travolgere l’ordinamento costituzionale), ma anche quelle caratterizzate da frode, inganno, falsità, arbitrio etc. (fra le condotte arbitrarie si riteneva rilevasse anche il ricorso alla legge ordinaria per riformare la disciplina di materie la cui modifica richiederebbe l’applicazione di procedure costituzionali), ritenendo l’illiceità dell’uso dei mezzi non consentiti funzionale unicamente alla loro idoneità a mutare la Costituzione (in tal senso FIANDACA ). Il legislatore del 2006, nel riscrivere la fattispecie, ha eliminato il generico riferimento ai mezzi non consentiti dall’ordinamento costituzionale, limitando la portata della fattispecie al solo compimento di atti violenti. Non muta, invece, la struttura della previsione configurata ancora come delitto di attentato, pur se, con opzione analoga a quella seguita nella riscrittura dell’art. 241 c.p. (fattispecie dotata della medesima natura giuridica), si è pensato di sostituire il riferimento al «fatto diretto a…» con quello del «fatto diretto e idoneo» al perseguimento delle finalità della norma, pur se anche in relazione a tale fattispecie, già in sede interpretativa, da tempo si concordava sull’esigenza di richiedere, accanto alla direzione soggettiva del fatto, la sua concreta idoneità al raggiungimento dell’obiettivo di cui alla norma (per ulteriori spunti sul rapporto fra delitto di attentato e tentativo, si rinvia a quanto detto in sede di commento all’art. 241 c.p., sub nota (1)). Si segnala, infine, che la riscrittura della fattispecie, nei modi appena evidenziati, si è accompagnata ad un sostanziale «addolcimento» del trattamento sanzionatorio, nel minimo edittale, sostituendosi il riferimento alla reclusione non inferiore a dodici anni con quello alla reclusione non inferiore a cinque anni.

(2) Cfr. art. 5, c. 2, l. 29-5-1982, n. 304 (Misure per la difesa dell’ordinamento costituzionale), riportato sub art. 241, nota (2).

Giurisprudenza annotata

Attentato contro la Costituzione

È inammissibile il giudizio per conflitto di attribuzioni tra poteri dello Stato promosso da un singolo cittadino, agente sulla base di una presunta legittimazione derivante dallo svolgimento della funzione pubblica, costituzionalmente garantita, di eccezionale difesa del nucleo fondamentale e intangibile della Costituzione, nei confronti del Senato della Repubblica e della Camera dei deputati ed avente ad oggetto una disposizione legislativa comportante modifica dell'art. 283 c.p. Difettano, infatti, i requisiti soggettivo e oggettivo, in quanto, da un lato, il singolo cittadino non può, in nessun caso, ritenersi investito di una funzione costituzionalmente rilevante tale da legittimarlo a sollevare conflitto di attribuzioni; d'altro lato, il ricorso è diretto non a sollevare un conflitto di attribuzione, ma ad ottenere una dichiarazione di illegittimità costituzionale di una disposizione di legge (art. 3 l. 24 febbraio 2006 n. 85).

Corte Costituzionale  07 aprile 2011 n. 121  

 

È inammissibile, per difetto del requisito soggettivo e di quello oggettivo, il ricorso per conflitto di attribuzione fra poteri dello Stato proposto dall'avv. G.B. nei confronti del Senato della Repubblica e della Camera dei deputati, in relazione all'art. 3 l. 24 febbraio 2006 n. 85 di modifica dell'art. 283 c.p. ed alla delibera del Senato della Repubblica del 20 ottobre 2010 con la quale è stato approvato il d.d.l. n. 1880-A recante misure per la tutela del cittadino contro la durata indeterminata dei processi, in attuazione dell'art. 111 cost. e dell'art. 6 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo.

Corte Costituzionale  07 aprile 2011 n. 121  

 

È inammissibile il ricorso per conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato sorto a seguito della deliberazione del Senato della Repubblica 31 gennaio 2001 relativa alla insindacabilità, ai sensi dell'art. 68 comma 1 cost., delle opinioni e dei comportamenti di due parlamentari, per i quali è in corso un procedimento penale. Il ricorrente, infatti, non ha assolto all'onere di una enunciazione esaustiva delle condotte poste in essere dagli imputati che prescinda dalla tecnica adottata nella formulazione del capo di imputazione e dalla sussistenza dei requisiti minimi di indicazione del "fatto" prescritti dal c.p.p., in particolare omettendo di precisare quale sia il comportamento addebitato a ciascuno dei due senatori imputati, atteso che nè la loro posizione risulta adeguatamente differenziata rispetto a quella degli altri coimputati nei medesimi reati, nè risulta specificata la natura (morale o materiale) del contributo recato dai predetti parlamentari a titolo di concorso nella realizzazione delle fattispecie criminose oggetto di contestazione: precisazione tanto più necessaria in quanto ai due parlamentari sono stati addebitati reati a condotta libera, in relazione ai quali il legislatore è ricorso alla tecnica di incriminare qualsiasi "fatto" diretto, rispettivamente, a "disciogliere l'unità dello Stato" (art. 241 c.p.) ovvero a "mutare la costituzione dello Stato o la forma del Governo" (art. 283 c.p.); sicché, mancando in radice la possibilità di stabilire se quella ascrivibile a ciascuno dei due parlamentari sia la realizzazione di un comportamento di carattere materiale o la manifestazione di una opinione, rimane preclusa la possibilità di valutare se ricorrano le condizioni per l'operatività della prerogativa di cui all'art. 68 comma 1 cost.

Corte Costituzionale  07 luglio 2005 n. 267  

 

Il dolo del delitto previsto dall'art. 283 c.p. è costituito dalla coscienza e volontà di porre in essere un'attività rivolta, con mezzi illegittimi, alla modificazione delle norme costituzionali dello Stato con il proposito di attuare tale mutamento.

Corte appello Roma  26 marzo 1985

 

La norma di cui all'art. 283 c.p. è volta a garantire la legittimità dell'evoluzione costituzionale, essa pertanto non tutela l'immutabilità della Costituzione, ma ribadisce e rafforza penalmente il principio della possibilità di un mutamento nell'ambito delle forme costituzionali.

Corte appello Roma  26 marzo 1985



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