Codice penale Aggiornato il 13 Febbraio 2015

Art. 289 codice penale: Attentato contro gli organi costituzionali e contro le assemblee regionali

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Codice penale Aggiornato il 13 Febbraio 2015



È punito con la reclusione da uno a cinque anni, qualora non si tratti di un più grave delitto, chiunque commette atti violenti diretti ad impedire, in tutto o in parte, anche temporaneamente:

1) al Presidente della Repubblica o al Governo l’esercizio delle attribuzioni o delle prerogative conferite dalla legge;

2) alle assemblee legislative o ad una di queste, o alla Corte costituzionale o alle assemblee regionali l’esercizio delle loro funzioni(1) (2).

Commento

(1) Art. così sostituito ex l. 24-2-2006, n. 85 (Modifiche al codice penale in materia di reati di opinione) (art. 4). Prima di essere riformata, la norma sanzionava penalmente qualunque fatto (dunque anche non violento) diretto alla realizzazione delle finalità indicate. Si ritenevano, dunque, rilevanti, ai fini dell’integrazione del reato in questione, oltre alla condotta impeditiva delle funzioni proprie degli organi presi di mira, che rendesse impossibile il materiale esercizio di prerogative, funzioni ed attribuzioni, anche ogni coazione esercitata sugli organi per ottenerne un esercizio non conforme alla volontà dell’organo. Quanto all’ostruzionismo parlamentare, parte della dottrina ne escludeva la rilevanza ai fini della fattispecie che qui si commenta, considerandosi fisiologico alla dialettica delle Camere, nonché talvolta utilizzato per migliorare le regole assembleari (FIANDACA ) (in tale ottica, taluni sostenevano che la norma dovesse intendersi rivolta a reprimere esclusivamente impedimenti o turbative esterni alle Assemblee), mentre altri attribuivano rilievo all’ostruzionismo spinto fino alla paralisi dell’attività legislativa (MANZINI ). Accanto all’impedimento, il previgente art. 289 sanzionava, quale ipotesi attenuata, il fatto diretto esclusivamente a turbare l’esercizio delle attribuzioni, prerogative o funzioni suddette. La migliore dottrina (ANTOLISEI ) definiva il «turbamento» ogni fatto idoneo a menomare, in modo apprezzabile, la serenità del Capo dello Stato e delle Assemblee, serenità necessaria per il regolare espletamento delle loro attribuzioni, prerogative e funzioni. Si sanzionava, dunque, ogni intromissione che, pur non impedendo l’esercizio delle attività proprie delle istituzioni indicate dalla norma, ne ostacolava lo svolgimento, alterando le regole a presidio di compiti così elevati (in tal senso FIANDACA ). Il legislatore del 2006, nel riscrivere la previsione in commento, ne ha sostanzialmente ridotto l’ambito applicativo, sia limitando il novero delle condotte sanzionabili esclusivamente a quelle che si traducano in atti violenti, sia privando di rilievo penale, ai sensi della norma di cui si tratta, il mero turbamento delle attività istituzionali di cui alla norma. Si segnala, peraltro che, a differenza di quanto effettuato nella riscrittura di altre fattispecie di attentato (si veda quanto detto in commento agli artt. 241 e 283 c.p.), il legislatore del 2006 ha omesso di integrare il riferimento della «direzione» degli atti con quello alla «idoneità» dei medesimi, pur se, anche in relazione a tale fattispecie di reato, già in sede interpretativa non si dubita da tempo che la condotta, per rilevare penalmente, debba essere concretamente idonea ad impedire (o turbare, nella configurazione previgente) l’esercizio delle attribuzioni, prerogative o funzioni indicate dalla norma (così MARCONI ).

(2) Cfr. anche art. 5, c. 2, l. 29-5-1982, n. 304 (Misure per la difesa dell’ordinamento costituzionale), riportato alla nota (2) sub art. 241. V. anche artt. 1 e 2, l. 18-2-1987, n. 34 (Misure a favore di chi si dissocia dal terrorismo).

Giurisprudenza annotata

Alto tradimento

Il procedimento concernente il reato di alto tradimento, reato previsto e punito dal combinato disposto degli art. 289 c.p. e 77 c.p.m.p., contestato ad alcuni imputati in data successiva all'entrata in vigore del codice di procedura penale attualmente vigente, deve ritenersi avvinto dal vincolo di connessione probatoria, ex art. 45 n. 4 c.p.p. del 1930, ai vari procedimenti per altri reati, poi definiti con sentenza istruttoria, nei quali risultavano certamente soddisfatte le condizioni previste dall'art. 242 comma 1 lett. c) (contestazione dei fatti reato ascritti a numerosi imputati a seguito di mandato di comparizione emesso dal giudice istruttore).

Corte assise Roma  01 dicembre 2000

 

Il reato di alto tradimento, previsto e punito dal combinato disposto degli art. 289 c.p. e 77 c.p.m.p., costituisce un reato autonomo rispetto a quello di attentato agli organi costituzionali, e ad esso deve attribuirsi natura militare. Infatti, ai sensi dell'art. 37 c.p.m.p., qualunque violazione della legge penale militare è reato militare e l'alto tradimento è indicato proprio come il primo dei reati militari contro la fedeltà e la difesa militare; è inoltre significativo che il legislatore (art. 3 r.d.l. n. 1386 del 1941, conv. in l. n. 540 del 1942) abbia stimato necessario prevedere quale condizione di procedibilità per il delitto punito ex art. 77 c.p.m.p., l'autorizzazione del ministro della giustizia, provvedimento evidentemente superfluo se la fattispecie "de qua" avesse avuto la natura di forma circostanziata del reato previsto e punito dall'art. 289 c.p.

Corte assise Roma  01 dicembre 2000

 

 

Attentato agli organi dello Stato

Il "fatto" di cui al cpv dell'art. 289 c.p. deve essere anche solo astrattamente idoneo a turbare l'espletamento regolare delle funzioni dell'assemblea: esso, pertanto, può essere anche di ordine meramente psicologico, purché sufficiente ed atto a provocare il turbamento.

Tribunale Perugia  23 gennaio 1995

 

Il delitto previsto dal cpv dell'art. 289 c.p. consiste nel compiere atti diretti a turbare l'esercizio delle funzioni del capo dello Stato, del governo, di una assemblea legislativa, della Corte costituzionale, o, ancora, di una assemblea regionale; trattasi non di una ipotesi attenuata rispetto a quella prevista dal comma 1, ma di una ipotesi diversa, diretta, anziché ad impedire, soltanto a turbare la serenità e la normalità dell'esercizio della attività funzionale dell'organismo protetto.

Tribunale Perugia  23 gennaio 1995

 



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