Codice penale Aggiornato il 13 Febbraio 2015

Art. 292 codice penale: Vilipendio alla bandiera o ad altro emblema dello Stato

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Codice penale Aggiornato il 13 Febbraio 2015



Chiunque vilipende con espressioni ingiuriose la bandiera nazionale o un altro emblema dello Stato è punito con la multa da euro 1.000 a euro 5.000. La pena è aumentata da euro 5.000 a euro 10.000 nel caso in cui il medesimo fatto sia commesso in occasione di una pubblica ricorrenza o di una cerimonia ufficiale.

Chiunque pubblicamente e intenzionalmente distrugge, disperde, deteriora, rende inservibile o imbratta la bandiera nazionale o un altro emblema dello Stato è punito con la reclusione fino a due anni.

Agli effetti della legge penale per bandiera nazionale si intende la bandiera ufficiale dello Stato e ogni altra bandiera portante i colori nazionali (1).

Commento

Distruggere: [v. 635]; Disperdere: [v. 635]; Deteriorare: [v. 635]; Rendere inservibile: [v. 635]; Imbrattare: [v. 639].

Emblema dello Stato: ogni simbolo materiale che rappresenta la personalità dello Stato (es.: stemmi, sigilli etc.).

(1) Art. così sostituito ex l. 24-2-2006, n. 85 (Modifiche al codice penale in materia di reati di opinione) (art. 5). Il testo previgente così disponeva:«292. Vilipendio alla bandiera o ad altro emblema dello Stato. — Chiunque vilipende la bandiera nazionale o un altro emblema dello Stato è punito con la reclusione da uno a tre anni. Agli effetti della legge penale, per bandiera nazionale s’intende la bandiera ufficiale dello Stato e ogni altra bandiera portante i colori nazionali.

Le disposizioni di questo articolo si applicano anche a chi vilipende i colori nazionali raffigurati su cosa diversa da una bandiera».

Con la riformulazione della previsione in commento si è inteso adeguarne il testo a consolidati orientamenti interpretativi, ad un tempo ricalibrandone la previsione sanzionatoria, in vista della gravità delle condotte delineate, e più in generale dell’oggettivo rilievo della fattispecie considerata nel suo complesso. In particolare, prima della riforma, non si dubitava in dottrina e giurisprudenza che il vilipendio, oltre che verbale (attraverso manifestazioni di disprezzo rilevanti pur se commesse in assenza della res vilipesa), potesse essere anche reale (come nel caso di imbrattamento, laceramento, calpestamento, deturpamento, alterazione degli elementi che costituiscono il vessillo della bandiera) equivalendo tali condotte alla manifestazione di un sentimento di ostilità verso il simbolo dello Stato (così PANAIN ). Con la riscrittura della previsione, oltre a confermare la nozione di bandiera rilevante ai fini della norma, si è proceduto ad introdurre due ipotesi aggravate della fattispecie in commento: la prima configurabile quando il fatto sia commesso «in occasione di una pubblica ricorrenza o di una cerimonia ufficiale» (quando la carica simbolico rappresentativa della bandiera è particolarmente intensa, la qual cosa aggrava oggettivamente il disvalore del vilipendio, che finisce col tradursi in un oltraggio all’ente che la bandiera rappresenta), e la seconda che tipizza la nozione di vilipendio reale, di cui si è appena detto, sanzionando penalmente chiunque distrugge, disperde, deteriora, rende inservibile o imbratta (condotte che richiamano quelle configuranti il delitto di danneggiamento e la figura attenuata dell’imbrattamento di cosa altrui), la bandiera nazionale o un altro emblema dello Stato, purché agisca pubblicamente (per l’elencazione dei casi in cui, agli effetti della legge penale, il reato si considera commesso pubblicamente, si veda il disposto dell’art. 266, c. 4, c.p.) ed intenzionalmente (l’avverbio sembra richiedere la sussistenza, nel reo, di un dolo «rafforzato» dalla consapevolezza del significato simbolico dell’oggetto «aggredito»). Si evidenzia, infine, che, se la bandiera (il tricolore italiano) o altro emblema dello Stato meritano tutela in quanto «collegati intimamente alla rappresentazione esteriore del sentimento nazionale», costituiva un eccessivo arretramento della soglia di tutela sanzionare (come previsto dal previgente terzo comma dell’art. 292) anche il vilipendio dei colori nazionali raffigurati su cosa diversa da una bandiera. Concordando con tale asserto, il legislatore del 2006 ha opportunamente provveduto a non confermare questa previsione nel riscritto art. 292.

Come sopra anticipato, la riforma ha sostanzialmente «alleggerito» il carico sanzionatorio della previsione in commento, sostituendo l’originaria (ed aspra) sanzione detentiva con la sola sanzione pecuniaria della multa (ad eccezione dell’ipotesi di vilipendio reale, di cui al nuovo secondo comma, sanzionato con pena detentiva, pur se più tenue della previgente).

La Cassazione ha letto la sussistenza, fra la previgente e la riscritta previsione, di una sostanziale continuità strutturale, contemplando, tuttavia, la nuova previsione, per l’ipotesi aggravata di vilipendio alla bandiera, una pena più mite.

Da ciò consegue che il più favorevole regime sanzionatorio sia applicabile ai sensi dell’art. 2, comma quarto, c.p. nei processi pendenti in relazione a fatti commessi nel vigore della precedente normativa (così Cass. 3-7-2006, n. 22891).

Giurisprudenza annotata

Vilipendio alla bandiera

Ai fini della sussistenza del delitto di cui all'art. 292 c.p. è necessario che la condotta di vilipendio si concretizzi in un atto di denigrazione di una bandiera nazionale e non anche di un'altra cosa che ne riporta i colori. (Fattispecie relativa alla ritenuta sussistenza del reato in riferimento alla bandiera effigiata su un manifesto di propaganda politica). Rigetta, Trib. lib. Bolzano, 25/10/2010

Cassazione penale sez. I  04 maggio 2011 n. 23690  

 

Ai fini dell'integrazione del reato di vilipendio alla bandiera, a seguito delle modifiche apportate all'art. 292 c.p. dall'art. 5 l. 24 febbraio 2006 n. 85, è necessario un atto di denigrazione o di disprezzo nei confronti strettamente della bandiera nazionale essendo invece inidonea a tal fine una condotta diretta nei confronti dei colori nazionali raffigurati su cosa diversa dalla bandiera. (Nella specie, relativa a sequestro, è stata ritenuta suscettibile di vilipendio, mediante un disegno raffigurante una scopa di saggina che spazza via la bandiera italiana, la bandiera raffigurata su manifesti elettorali).

Cassazione penale sez. I  04 maggio 2011 n. 23690  

 

Sussiste il reato di vilipendio alla bandiera italiana se la si raffigura su di un manifesto come spazzata via da una scopa di saggina, rappresentandola pertanto come qualcosa da eliminare, siccome sporcizia e sudiciume.

Cassazione penale sez. I  04 maggio 2011 n. 23690  

 

L'art. 5 l. 24 febbraio 2006 n. 85 ha modificato l'art. 292 c.p., prevedendo per l'ipotesi aggravata di vilipendio alla bandiera una pena più mite, sicché, attesa la sostanziale continuità strutturale delle fattispecie criminose disciplinate dalle leggi penali succedutesi nel tempo, il più favorevole regime sanzionatorio è applicabile ai sensi dell'art. 2 comma 4 c.p. nei processi pendenti in relazione a fatti commessi nel vigore della precedente normativa.

Cassazione penale sez. I  06 giugno 2006 n. 22891  

 

Per integrare il dolo del delitto di vilipendio della bandiera, è necessario un atteggiamento di gratuito disprezzo verso l'idea dello Stato che essa rappresenta (nel caso specifico il dolo è stato escluso avendo gli imputati bruciato una bandiera italiana non per dileggiare lo Stato ma per esprimere il loro dissenso antimilitarista e pacifista contro una decisione politica).

Tribunale Cagliari  29 ottobre 2003

 

La bandiera nazionale è penalmente tutelata dall'art. 292 c.p. non come oggetto in sè (diversamente da quanto si verifica, ad esempio, con riguardo al vilipendio di tombe o di cadavere, per il quale si richiede quindi che la condotta vilipendiosa si concretizzi in atti di materiale manomissione del suo oggetto), ma unicamente per il valore simbolico, suscettibile, per sua natura, di essere leso anche da semplici manifestazioni verbali di disprezzo, la cui penale rilevanza, ai fini della configurabilità del reato, richiede quindi soltanto la percepibilità da porte di altri soggetti e non anche la presenza della "res", da riguardarsi, in quanto tale, come del tutto indifferente.

Cassazione penale sez. I  29 ottobre 2003 n. 48902  

 

Per la sussistenza del reato di vilipendio della bandiera, di cui all'art. 292 c.p., non è richiesta la presenza fisica della bandiera, essendo quest'ultima tutelata non come oggetto in sè, ma unicamente per il suo valore simbolico suscettibile di essere leso anche da semplici manifestazioni verbali di disprezzo, la cui rilevanza penale richiede pertanto solo la percepibilità da parte di altri soggetti e non anche la presenza della "res", da ritenersi, in quanto tale, come del tutto indifferente.

Cassazione penale sez. I  29 ottobre 2003 n. 48902  

 

La bandiera nazionale è penalmente tutelata dall'art. 292 c.p. non come oggetto in sè (diversamente da quanto si verifica, ad esempio, con riguardo al vilipendio di tombe o di cadavere, per il quale si richiede quindi che la condotta vilipendiosa si concretizzi in atti di materiale manomissione del suo oggetto), ma unicamente per il suo valore simbolico, suscettibile, per sua natura, di essere leso anche da semplici manifestazioni verbali di disprezzo, la cui penale rilevanza, ai fini della configurabilità del reato, richiede quindi soltanto la percepibilità da parte di altri soggetti e non anche la presenza della "res" da riguardarsi, in quanto tale, come del tutto indifferente.

Cassazione penale sez. I  29 ottobre 2003 n. 48902

 

La fattispecie obiettiva del reato di cui all'art. 292 c.p. è descritta con un termine - il vilipendio - semanticamente ambiguo, sicché la sua interpretazione va condotta alla luce dei principi costituzionali, sopravvenuti alla sua introduzione. Una interpretazione costituzionalmente orientata porta a ritenere che il "vilipendio" punito dall'art. 292 c.p. è il comportamento gratuitamente offensivo, fine a se stesso, esorbitante, dunque, dal legittimo esercizio della libertà di pensiero in quanto non funzionale alla manifestazione della critica politica. La condotta priva di questi requisiti non costituisce vilipendio, eventualmente giustificato attraverso il combinato disposto degli art. 51 c.p. e 21 cost., ma giace al di fuori della fattispecie legale così come reinterpretata alla luce delle norme costituzionali.

Ufficio Indagini preliminari Milano  25 maggio 2001

 

La distruzione di un drappo tricolore non è sufficiente ad integrare il reato di cui all'art. 292 c.p., qualora non avvenga per gratuito disprezzo del simbolo dello Stato, ma in un contesto di critica aspra nei confronti di decisioni adottate da parte di un organo statale.

Ufficio Indagini preliminari Milano  25 maggio 2001

 

Il vilipendio punito dall'art. 292 c.p. non è qualsiasi forma di dissenso politico e di aggressione allo Stato ed ai suoi simboli rappresentativi, bensì è il comportamento gratuitamente offensivo e fine a se stesso esorbitante dal legittimo esercizio della libertà di manifestazione del pensiero, in quanto non funzionale alla manifestazione di critica politica.

Ufficio Indagini preliminari Milano  25 maggio 2001

 

La fattispecie obiettiva del reato di cui all'art. 292 c.p. è descritta con un termine - il vilipendio - semanticamente ambiguo, sicché la sua interpretazione va condotta alla luce dei principi costituzionali, sopravvenuti alla sua introduzione. Una interpretazione costituzionalmente orientata porta a ritenere che il "vilipendio" punito dall'art. 292 c.p. è il comportamento gratuitamente offensivo, fine a se stesso, esorbitante, dunque, dal legittimo esercizio della libertà di pensiero in quanto non funzionale alla manifestazione della critica politica. La condotta priva di questi requisiti non costituisce vilipendio, eventualmente giustificato attraverso il combinato disposto degli art. 51 c.p. e 21 cost., ma giace al di fuori della fattispecie legale così come reinterpretata alla luce delle norme costituzionali.

Ufficio Indagini preliminari Milano  25 maggio 2001

 

L'espressione "vilipendio" di cui all'art. 292 c.p. implica il concetto di sfregiare, disprezzare, mettere in ludibrio, porre in ridicolo, manifestare ostilità e tale può considerarsi la condotta di colui il quale ammaini ingiustificatamente un drappo con i colori bianco, rosso e verde, tentando di rimuoverlo dall'asta sulla quale è issato.

Corte assise Bolzano  31 maggio 1985



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