Codice penale Aggiornato il 13 febbraio 2015

Art. 322 codice penale: Istigazione alla corruzione

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Codice penale Aggiornato il 13 febbraio 2015



Chiunque offre o promette (1) (2) denaro od altra utilità (3) non dovuti ad un pubblico ufficiale o ad un incaricato di un pubblico servizio, per l’esercizio delle sue funzioni o dei suoi poteri (4), soggiace, qualora l’offerta o la promessa non sia accettata, alla pena stabilita nel primo comma dell’art. 318, ridotta di un terzo.

Se l’offerta o la promessa è fatta per indurre un pubblico ufficiale o un incaricato di un pubblico servizio a omettere o a ritardare un atto del suo ufficio, ovvero a fare un atto contrario ai suoi doveri, il colpevole (5) soggiace, qualora l’offerta o la promessa non sia accettata, alla pena stabilita nell’art. 319, ridotta di un terzo.

La pena di cui al primo comma si applica al pubblico ufficiale o all’incaricato di un pubblico servizio che sollecita una promessa o dazione di denaro o altra utilità per l’esercizio delle sue funzioni o dei suoi poteri (6).

La pena di cui al secondo comma si applica al pubblico ufficiale o all’incaricato di un pubblico servizio che sollecita una promessa o dazione di denaro od altra utilità da parte di un privato per le finalità indicate dall’art. 319.

Commento

Promettere: [v. 317]; Denaro: [v. 314]; Utilità: [v. 317]; Pubblico ufficiale: [v. 357]; Incaricato di pubblico servizio: [v. 358]; Omissione: [v. 319]; Atto contrario ai doveri: [v. 319].

(1) Art. così sostituito ex l. 26-4-1990, n. 86 (art. 12). Successivamente (come evidenziato nelle note 4 e 6, cui si rinvia) la norma è stata oggetto di correttivi ad opera della cd. legge anticorruzione (l. 190/2012). Trattasi, in entrambi i casi, di modifiche di coordinamento rispetto a quelle concernenti il delitto di corruzione impropria (art. 318) ed il disposto dell’art. 320 c.p.

Quanto alla prima, si è detto in sede di commento come la principale innovazione concernente tale fattispecie consista nell’aver legato la corruzione impropria all’esercizio «pilotato» di poteri e funzioni del pubblico ufficiale, a prescindere, dunque, dal compimento di uno specifico atto d’ufficio.

Quanto alla seconda, si è tradotta nell’estendere a tutti gli incaricati di pubblico servizio (non solo ai pubblici impiegati) la potenziale qualità di soggetto attivo dei delitti di corruzione. Coerente, dunque, a tali innovazioni disciplinari è il correttivo segnalato in nota (4), con cui, ad un tempo, si eliminano sia il riferimento all’atto d’ufficio (debitamente sostituito con quello all’esercizio di funzioni e poteri), sia quello alla (come detto non più necessaria) qualità di pubblico impiegato per l’incaricato di pubblico servizio. Ad analoghe esigenze di coordinamento si ispira il correttivo di cui alla nota (6) come emerge da un confronto fra la lettera del neointrodotto e quella del previgente comma 3.

Si noti che l’estensione dei possibili destinatari dell’istigazione a tutti gli incaricati di pubblico servizio (peraltro sostenuta da buona parte della dottrina, alla luce della privatizzazione del pubblico impiego), in quanto modifica in peius, non trova applicazione nei confronti di coloro che abbiano istigato semplici incaricati di pubblico servizio (non pubblici impiegati) prima dell’entrata in vigore della riforma 2012. Analoghe considerazioni valgono, mutatis mutandis, in relazione ai correttivi «estensivi» di cui al comma 3.

La riforma, infine, non ha fugato i dubbi interpretativi concernenti il concetto di sollecitazione (se vada intesa come richiesta pressante o mera richiesta senza pressioni, configurando, in caso contrario, un tentativo di concussione), pur se si concorda nel ritenere necessaria l’idoneità della sollecitazione ad essere accolta dall’extraneus privato.

(2) Va sottolineato che sia l’una che l’altra devono avere carattere di serietà ed idoneità, ed essere tali da indurre il destinatario al compimento di un atto contrario ai doveri d’ufficio ovvero allo sviamento dalla funzione. L’idoneità va valutata con giudizio prognostico ex ante, che deve tener conto del compenso, delle qualità personali del destinatario e della sua posizione economica; deve essere altresì tale da determinare una rilevante probabilità di causare un turbamento psichico nel pubblico ufficiale si che sorga il pericolo di accettazione dell’offerta (Cass. 13-4-1990, n. 5439). Integra il delitto di istigazione alla corruzione anche la condotta di colui che formuli al pubblico ufficiale una offerta non determinata, rimettendo la quantificazione al destinatario della richiesta. La serietà dell’offerta, infine, deve essere necessariamente correlata al tipo di controprestazione richiesta, alle condizioni dell’offerente e del pubblico ufficiale, nonché alle circostanze di tempo e di luogo in cui l’episodio si è verificato (Cass. 25-1-2012, n. 3176).

(3) La tenuità della somma di danaro offerta al pubblico ufficiale non solo non esclude il reato di istigazione alle corruzione, ma addirittura lo può rendere maggiormente lesivo del prestigio del pubblico ufficiale, ritenuta persona suscettibile di venir meno ai doveri accettando un’offerta anche minima (Cass. 21-11-1990, n. 2089).

(4) Le parole «, per l’esercizio delle sue funzioni o dei suoi poteri» così sostituiscono le originarie «che riveste la qualità di pubblico impiegato, per indurlo a compiere un atto del suo ufficio» ex art. 1, c. 75, lett. m), n. 1), l. 6-11-2012, n. 190 (legge anticorruzione). Sul fondamento di tale correttivo, si veda quanto detto sub nota (1).

(5) Le parole «il colpevole» sono state inserite ex art. 3, l. 7-2-1992, n. 181 (art. 3).

(6) Comma così sostituito ex art. 1, c. 75, lett. m), n. 2), l. 190/2012 cit. Il testo previgente così disponeva: «La pena di cui al primo comma si applica al pubblico ufficiale o all’incaricato di un pubblico servizio che riveste la qualità di pubblico impiegato che sollecita una promessa o dazione di denaro od altra utilità da parte di un privato per le finalità indicate dall’art. 318».

Sul fondamento di tale correttivo, si veda quanto detto sub nota (1).

 

Giurisprudenza annotata

Istigazione alla corruzione

La condotta di sollecitazione, punita dal comma quarto dell'art. 322 c.p., si distingue sia da quella di costrizione (cui fa riferimento l'art. 317 c.p., nel testo modificato dall'art. 1 comma 75 l. n. 190 del 2012) che da quella di induzione (che caratterizza la nuova ipotesi delittuosa dell'art. 319 quater c.p., introdotta dalla medesima l. n. 190) in quanto si qualifica come una richiesta formulata dal pubblico agente senza esercitare pressioni o suggestioni che tendano a piegare ovvero a persuadere, sia pure allusivamente, il soggetto privato, alla cui libertà di scelta viene prospettato, su basi paritarie, un semplice scambio di favori, connotato dall'assenza sia di ogni tipo di minaccia diretta o indiretta sia, soprattutto, di ogni ulteriore abuso della qualità o dei poteri. (Nella specie, la Corte ha ritenuto che la sentenza impugnata avesse correttamente ravvisato la sussistenza del reato di cui al comma quarto dell'art. 322 c.p. con riferimento alla richiesta di danaro formulata tramite intermediario da un funzionario comunale ad un avvocato, la cui nomina era stata in precedenza caldeggiata dallo stesso funzionario al soggetto privato interessato ad una pratica cui l'agente era preposto quale responsabile del procedimento, e motivata anche con l'esigenza di percepire una retribuzione per la prestazione di una attività di supporto a quella svolta dal professionista in relazione all' "iter" amministrativo). (Rigetta, App. Venezia, 18/10/2012 )

Cassazione penale sez. VI  04 febbraio 2014 n. 23004  

 

La condotta di sollecitazione, punita dal comma 4 dell'art. 322 c.p., si distingue sia da quella di costrizione - cui fa riferimento l'art. 317 c.p., nel testo come modificato dall'art. 1 comma 75 l. n. 190 del 2012 - che da quella di induzione - che caratterizza la nuova ipotesi delittuosa dell'art. 319 quater c.p., introdotta dalla medesima l. n. 190 - in quanto si qualifica come una richiesta formulata dal pubblico agente senza esercitare pressioni o suggestioni che tendano a piegare ovvero a persuadere, sia pure allusivamente, il soggetto privato, alla cui libertà di scelta viene prospettato, su basi paritarie, un semplice scambio di favori, connotato dall'assenza sia di ogni tipo di minaccia diretta o indiretta sia, soprattutto, di ogni ulteriore abuso della qualità o dei poteri.

Cassazione penale sez. VI  04 febbraio 2014 n. 23004  

 

Il reato di concussione e quello di induzione indebita si differenziano dalle fattispecie corruttive, in quanto i primi due richiedono una condotta di prevaricazione abusiva del pubblico agente, idonea, a seconda dei contenuti che assume, a costringere o a indurre l'estraneo, comunque in posizione di soggezione, alla dazione o alla promessa indebita, mentre l'accordo corruttivo presuppone la par condicio contractualis ed evidenzia l'incontro assolutamente libero e consapevole delle volontà delle parti. Il tentativo di induzione indebita, in particolare, si differenzia dall'istigazione alla corruzione attiva, perché presuppone che il pubblico agente, abusando della sua qualità o dei suoi poteri, ponga potenzialmente il suo interlocutore in uno stato di soggezione, avanzando una richiesta perentoria, ripetuta, più insistente e con più elevato grado di pressione psicologica rispetto alla mera sollecitazione, che si concretizza nella proposta di un semplice scambio di favori, mentre la condotta di cui all'art. 322, commi 3 e 4, c.p., si muove nell'ottica di instaurare un rapporto paritetico tra i soggetti coinvolti, diretto al mercimonio dei pubblici poteri.

Cassazione penale sez. un.  24 ottobre 2013 n. 12228  

 

Il tentativo di induzione indebita a dare o promettere utilità si differenzia dall'istigazione alla corruzione attiva di cui all'art. 322, commi 3 e 4, c.p., perché mentre quest'ultima fattispecie si inserisce sempre nell'ottica di instaurare un rapporto paritetico tra i soggetti coinvolti, diretto al mercimonio dei pubblici poteri, la prima presuppone che il funzionario pubblico, abusando della sua qualità o dei suoi poteri, ponga potenzialmente il suo interlocutore in uno stato di soggezione, avanzando una richiesta perentoria, ripetuta, più insistente e con più elevato grado di pressione psicologica rispetto alla mera sollecitazione, che si concretizza nella proposta di un semplice scambio di favori.

Cassazione penale sez. un.  24 ottobre 2013 n. 12228  

 

Integra il delitto di istigazione alla corruzione di cui all'art. 322, comma 2, c.p., l'offerta di danaro rivolta al custode giudiziario di beni immobili sottoposti a sequestro preventivo, per essere preferito, rispetto ad altri interessati, nella stipula di un contratto di affitto. (Fattispecie in cui il giudice che aveva emesso il sequestro preventivo aveva deciso di acquisire un parere del custode giudiziario sull'affidabilità del conduttore cui sarebbero stati dati in locazione alcuni terreni per la coltivazione). Annulla in parte con rinvio, App. Lecce, 06/12/2012

Cassazione penale sez. VI  26 settembre 2013 n. 49057  

 



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