Codice penale Aggiornato il 13 Febbraio 2015

Art. 328 codice penale: Rifiuto di atti di ufficio. Omissione

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Codice penale Aggiornato il 13 Febbraio 2015



Il pubblico ufficiale o l’incaricato di un pubblico servizio, che indebitamente rifiuta un atto del suo ufficio (1) (2) che, per ragioni di giustizia (3) o di sicurezza pubblica (4), o di ordine pubblico (5) o di igiene e sanità, deve essere compiuto senza ritardo (6), è punito con la reclusione da sei mesi a due anni.

Fuori dei casi previsti dal primo comma, il pubblico ufficiale o l’incaricato di un pubblico servizio, che entro trenta giorni dalla richiesta di chi vi abbia interesse non compie l’atto del suo ufficio e non risponde per esporre le ragioni del ritardo, è punito con la reclusione fino ad un anno o con la multa fino a euro 1.032 (7).

Tale richiesta deve essere redatta in forma scritta ed il termine di trenta giorni decorre dalla ricezione della richiesta stessa (8) (9).

Commento

Pubblico ufficiale: [v. 357]; Incaricato di pubblico servizio: [v. 358].

Rifiuto: diniego a compiere un atto dovuto ed espressamente richiesto [v. nota (2)].

Indebitamente: significa che il rifiuto non è autorizzato dalla legge o dalla P.A.

Atto d’ufficio: è quello che rientra nella competenza funzionale del soggetto attivo, che è obbligato a compierlo.

Ragioni di giustizia: risponde a (—) l’atto adottato per rendere possibile o agevolare l’attività del giudice o della polizia giudiziaria ovvero per concretizzare la cogenza di una norma.

Ragioni di pubblica sicurezza o di ordine pubblico: risponde a (—) l’atto che tende al mantenimento dell’ordine pubblico, alla sicurezza dei cittadini, alla loro incolumità, alla tutela della proprietà etc.

Ragioni di igiene e di sanità: risponde a (—) l’atto che mira a tutelare l’igiene e la sanità pubblica.

Ritardo: si verifica quando l’atto venga adottato oltre il termine previsto e sempre che lo stesso non possa, comunque, produrre gli effetti cui è destinato.

(1) Art. così sostituito ex l. 26-4-1990, n. 86 (art. 16).

(2) Il c. 1 disciplina l’ipotesi del rifiuto di atti qualificati (tali sono, appunto, definiti gli atti motivati da ragioni di giustizia, sicurezza pubblica, ordine pubblico, igiene, o sanità).

La giurisprudenza ritiene, opportunamente, che per rifiuto non possa intendersi esclusivamente quello espresso: soprattutto in considerazione della circostanza che spesso in diritto amministrativo il rifiuto può estrinsecarsi anche mediante il mero silenzio, per rifiuto deve intendersi non soltanto l’espresso diniego dell’atto richiesto, ma anche la sua mancata adozione nel termine previsto nonché, in mancanza di termine finale, la sua adozione in tempo non più utile.

In tal senso, si è affermato in giurisprudenza che il rifiuto di un atto d’ufficio si verifica non solo a fronte di una richiesta o di un ordine, ma anche quando sussista un’urgenza sostanziale, impositiva del compimento dell’atto, in modo tale che l’inerzia del pubblico ufficiale assuma, per l’appunto, la valenza del consapevole rifiuto dell’atto medesimo (Cass. 8-2-2010, n. 4995).

(3) Per atto di ufficio che per ragione di giustizia deve essere compiuto senza ritardo si intende qualunque ordine o provvedimento autorizzato da una norma giuridica per la tempestiva attuazione del diritto obiettivo e diretto a rendere possibile o più agevole l’attività del giudice, del pubblico ministero o degli ufficiali di polizia giudiziaria. La ragione di giustizia si esaurisce con l’emanazione del provvedimento di uno degli organi citati, non estendendosi agli atti che altri soggetti sono tenuti eventualmente ad adottare in esecuzione del provvedimento dato per ragione di giustizia (Cass. 15-4-2010, n. 14599).

(4) Vi rientrano, ad esempio, gli ordini di scioglimento delle manifestazioni vietate, la sospensione e la revoca della patente di guida.

(5) Ad esempio, gli ordini di non circolare su determinate strade.

(6) Parte della dottrina ritiene che occorra distinguere tra termine perentorio e termine ordinatorio: nella prima ipotesi si ha vera e propria omissione, nella seconda si avrebbe mero ritardo, in quanto l’atto può essere ancora compiuto e può esplicare i suoi effetti tipici.

La Cassazione ha precisato che il rifiuto penalmente rilevante ai sensi del primo comma della disposizione in esame è quello concernente un atto «indifferibile», per tale intendendosi quello il cui mancato compimento è potenzialmente produttivo di pregiudizio (Cass. 7-9- 2005, n. 33018).

L’indifferibilità deve essere accertata in base all’esigenza di garantire il perseguimento dello scopo cui l’atto è preordinato ed agli effetti al medesimo concretamente ricollegabili, con la conseguenza che l’assenza di termini di legge espliciti o la previsione di termini meramente ordinatori non esclude il dovere di compiere l’atto in un ristretto margine temporale quando ciò sia necessario per evitare un sostanziale aumento del rischio per gli interessi tutelati dalla norma incriminatrice (Cass. 6-12-2012, n. 47531).

(7) Sul reato di omissione di atti cfr. art. 70, l. 4-5-1983, n. 184 (Disciplina dell’adozione e dell’affidamento dei minori).

(8) Il comma 2 fa riferimento sia ad atti qualificati, che possono essere ritardati sia ad atti non qualificati, ossia ad atti che non sono motivati da ragioni di giustizia, di ordine pubblico etc. e che non rientrano, perciò, nell’elencazione di cui al c. 1. In questo caso la condotta punita è l’omissione cioè il mancato compimento dell’atto dovuto.

Perché l’omissione venga punita è necessario che vi sia una richiesta in forma scritta da parte di chi vi ha interesse; che siano decorsi trenta giorni; che il p.u. non abbia risposto neanche per esporre le ragioni del ritardo. Il dovere di risposta del pubblico ufficiale presuppone, peraltro, che sia stato avviato un procedimento amministrativo, rimanendo al di fuori della tutela penale quelle richieste che, per mero capriccio o irragionevole puntigliosità, sollecitano alla P. A. un’attività che la stessa ritenga ragionevolmente superflua e non doverosa (in tal senso, Cass. 4-1-2012, n. 79).

(9) Costituiscono, per la giurisprudenza, ipotesi di reato di cui all’art. 328 c.p. il rifiuto, da parte del sindaco, di rilasciare copia di deliberazioni consiliari al consigliere comunale che ne faccia richiesta; l’inadempienza dolosa del consulente tecnico agli atti richiesti; il caso del medico addetto al servizio di guardia medica che, sebbene sollecitato a un intervento urgente di visita domiciliare, non intervenga, o la faccia con notevole ritardo, pur presentando la richiesta di soccorso inequivoci connotati di gravità.

 

Giurisprudenza annotata

Rifiuto d'atti d'ufficio
Si configura il delitto di rifiuto di atti d'ufficio anche in assenza di un danno prodotto dall'indebito comportamento del pubblico ufficiale o dell'incaricato di pubblico servizio. Si tratta, infatti, di un reato di pericolo, per la cui realizzazione non è richiesto necessariamente il rifiuto di un atto urgente richiesto od ordinato da altri, bensì è sufficiente la reiezione di un atto dovuto senza ritardo quando le circostanze sostanziali ne richiedano il compimento (fattispecie relativa al rifiuto opposto da due infermieri professionali, in servizio nel reparto psichiatria, di prestare assistenza ad una paziente con disturbi mentali - che lamentava forti emicranie e capogiri, a causa dei quali era anche caduta riportando lesioni all'arcata sopraccigliare - nonché di allertare il medico di turno per vagliarne eventuali patologie).
Cassazione penale sez. VI 11 novembre 2014 n. 49537

Deve essere riconosciuta la responsabilità ex art. 328 c.p. per il sanitario che si rifiuta di ricoverare il paziente con diagnosi di politrauma da incidente stradale proveniente da altro ospedale per essere sottoposto a tac e che accusi gravi ed improvvisi dolori addominali, trattandosi di una situazione con possibili conseguenze negative per la salute del paziente, cui non può opporsi alcun comportamento dilatorio, né un rifiuto avanzato sulla base del generico e formalistico richiamo a disposizioni regolamentari o a protocolli operativi secondo cui l'Ospedale che per primo prende in carico il paziente deve seguirlo per tutta la durata della degenza e deve coordinare tutti gli accertamenti del caso.
Cassazione penale sez. VI 30 settembre 2014 n. 45844

In tema di omissione di atti di ufficio, per atto di ufficio che per ragione di giustizia deve essere compiuto senza ritardo si intende qualunque ordine o provvedimento autorizzato da una norma giuridica per la tempestiva attuazione del diritto obiettivo e diretto a rendere possibile o più agevole l'attività del giudice, del pubblico ministero o degli ufficiali di polizia giudiziaria. La ragione di giustizio si esaurisce con l'emanazione del provvedimento di uno degli organi citati, non estendendosi agli atti che altri soggetti sono tenuti eventualmente od adottare in esecuzione del provvedimento dato per ragione di giustizia.
Tribunale Roma sez. VIII 10 giugno 2014 n. 7246

In tema di omissione di atti d'ufficio, la norma di cui all'art. 328, comma secondo, cod. pen., prevede che lo richiesta del privato, cui corrisponde un dovere di rispondere o di attivarsi da parte del pubblico ufficiale o dell'incaricato di un pubblico servizio, deve riflettere un interesse personale e diretto alla emanazione di un atto o di un provvedimento identificabile in una posizione giuridica soggettiva di diritto soggettivo o di interesse legittimo, con esclusione di qualsiasi situazione che attenga ad interessi di mero fatto. La richiesta scritta del privato assume la natura e la funzione tipica della formale diffida ad adempiere, dovendo lo stessa essere rivolta a sollecitare il compimento dell'atto o l'esposizione delle ragioni che lo impediscono. Ne consegue che il reato si consuma quando, in presenza di tale presupposto, sia decorso il termine di trenta giorni senza che l'atto richiesto sia stato compiuto, o senza che il mancato compimento sia stato giustificato.
Tribunale Roma sez. VIII 10 giugno 2014 n. 7246

Deve essere riconosciuta la responsabilità ex art. 328 c.p. del medico anestesista, incaricato di prestare la dovuta assistenza all'intervento chirurgico svolto su di un bambino, che si era allontanato subito dopo l'esecuzione dell'intervento chirurgico, senza attendere il regolare risveglio del paziente, senza accertarsi delle sue condizioni, senza lasciar detto dove andava e dove poteva essere rintracciato, lasciando il bimbo alla sola vigilanza delle infermiere, nei fatti quindi rifiutando un atto del suo ufficio che doveva essere compiuto senza ritardo per ragioni di sanità, rendendosi irreperibile ed irraggiungibile per oltre quaranta minuti, pur nella consapevolezza di avere lasciato senza la doverosa e cogente assistenza un paziente appena operato, oltre quaranta minuti durante i quali -a seguito dell'insorgere di serie complicanze respiratorie nel paziente- era stato insistentemente e reiteratamente cercato dai medici e dal centralino dell'ospedale.
Cassazione penale sez. VI 03 giugno 2014 n. 38354

Il reato di cui all'art. 328 c.p. si configura allorquando il pubblico ufficiale rifiuti indebitamente un atto specifico urgente. Tuttavia il compimento di un altro atto, se sorretto da idonea giustificazione, contraddice la necessità dell'omissione dell'atto specificatamente richiesto. Il rifiuto è indebito e, dunque consapevole e sorretto da dolo, se la condotta di diniego sia del tutto ingiustificata.
Cassazione penale sez. VI 09 aprile 2014 n. 51149

In tema di rifiuto di atti d'ufficio, la richiesta scritta di cui all'art. 328, comma 2, c.p., assume la natura e la funzione tipica della diffida ad adempiere, dovendo la stessa essere rivolta a sollecitare il compimento dell'atto o l'esposizione delle ragioni che lo impediscono. Ne consegue che il reato si consuma quando, in presenza di tale presupposto, sia decorso il termine di trenta giorni senza che l'atto richiesto sia stato compiuto, o senza che il mancato compimento sia stato giustificato. (Nell'affermare il principio, la S.C. ha escluso il reato in presenza di mere richieste al Consiglio dell'ordine degli avvocati di revoca della sospensione cautelare dall'esercizio della professione forense, prive di formali diffide ad adempiere rivolte al pubblico ufficiale). Dichiara inammissibile, G.i.p. Trib. Udine, 12/03/2012
Cassazione penale sez. VI 15 gennaio 2014 n. 2331

In tema di omissione di atti di ufficio, l'ordinanza di sospensione dei lavori, che deve essere emessa dal p.u. nel caso di lottizzazione abusiva, non rientra tra gli atti da compiere senza ritardo per ragioni di giustizia, la cui mancata adozione integra il reato di cui all'art. 328 comma 1 c.p., trattandosi di provvedimento cautelare amministrativo emanato per ragioni diverse da quelle inerenti all'attività giurisdizionale o all'attività di indagine o di attuazione del diritto obiettivo facente capo al giudice, al p.m. o alla polizia giudiziaria. (Fattispecie in cui la Corte ha annullato la sentenza impugnata nella parte in cui aveva dichiarato il non luogo a procedere anche per l'accusa di abuso di ufficio, potendo la condotta omissiva del p.u., procurare un indebito vantaggio a coloro ai quali avrebbe dovuto essere destinata l'ordinanza di sospensione). (Annulla in parte con rinvio, Gip Trib. Campobasso, 09/04/2013 )
Cassazione penale sez. III 13 dicembre 2013 n. 5688

Il delitto di omissione di atti di ufficio, di cui all'art. 328 comma 2 c.p., integra un delitto plurioffensivo, in quanto la sua realizzazione lede, oltre l'interesse pubblico al buon andamento ed alla trasparenza della p.a., anche il concorrente interesse del privato danneggiato dall'omissione o dal ritardo dell'atto amministrativo dovuto, con la conseguenza che pure quest'ultimo assume la posizione di persona offesa dal reato ed è pertanto legittimato a proporre opposizione avverso la richiesta di archiviazione formulata dal p.m. (Annulla senza rinvio, G.i.p. Trib. Napoli, 06/02/2013)
Cassazione penale sez. VI 27 novembre 2013 n. 9730

La condotta di rifiuto prevista dall'art. 328 c.p. si verifica non solo a fronte di una richiesta o di un ordine, ma anche quando sussista un'urgenza sostanziale, impositiva del compimento dell'atto, in modo tale che l'inerzia del pubblico ufficiale assuma la valenza di un rifiuto dell'atto medesimo.
Cassazione penale sez. VI 06 giugno 2013 n. 33235

Il delitto di cui all'art. 328 c.p. integra un reato plurioffensivo, in quanto la sua realizzazione lede, oltre l'interesse pubblico al buon andamento e alla trasparenza della p.a., anche il concorrente interesse del privato danneggiato dall'omissione, dal ritardo o dal rifiuto dell'atto amministrativo dovuto; per tali ragioni, il soggetto privato assume la posizione di persona offesa dal reato. La connotazione indebita, in particolare, attribuibile al rifiuto, sussiste quando risulti che l'imputato non abbia esercitato una discrezionalità tecnica, ma si sia sottratto alla valutazione dell'urgenza dell'atto di ufficio; tale discrezionalità tecnica, valutabile dal giudice, non deve tuttavia trasmodare in arbitrio, quando non risulti, in alcun modo, sorretta da un minimo di ragionevolezza.
Cassazione penale sez. VI 05 aprile 2013 n. 19759



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1 Commento

  1. Ho inserito la mail come richiesto, ma il file in pdf non si riesce ad aprire e risulta danneggiato. Questo problema lo riscontro anche con altre pagine del sito. Grazie per la cortese collaborazione.

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