Codice penale Aggiornato il 13 febbraio 2015

Art. 359 codice penale: Persone esercenti un servizio di pubblica necessità

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Codice penale Aggiornato il 13 febbraio 2015



Agli effetti della legge penale, sono persone che esercitano un servizio di pubblica necessità:

1) i privati che esercitano professioni forensi o sanitarie (1), o altre professioni il cui esercizio sia per legge vietato senza una speciale abilitazione (2) dello Stato, quando dell’opera di essi il pubblico sia per legge obbligato a valersi (3);

2) i privati che, non esercitando una pubblica funzione, né prestando un pubblico servizio, adempiono un servizio dichiarato di pubblica necessità mediante un atto (4) della pubblica Amministrazione [360] (5).

Commento

Pubblica funzione: [v. 358]; Pubblico servizio: [v. 358].

Servizio di pubblica necessità: attività di natura privata, esercitata da soggetti privati in nome e per conto proprio e svincolata da ogni collegamento soggettivo con la Pubblica Amministrazione, ma oggettivamente caratterizzata da un rilievo, da un bisogno e da un interesse pubblico e come tale sottoposta a controllo da parte dello Stato (FIANDACA-MUSCO).

Abilitazione: è il riconoscimento legale, subordinato ad un riscontro tecnico, del possesso dei titoli e delle capacità necessarie ad esercitare determinate professioni che, come quella forense e sanitaria, impongono, per la loro rilevanza sociale e collettiva, di assicurare gli utenti della professionalità nel loro esercizio. È un provvedimento di carattere permissivo, al cui rilascio è condizionato l’esercizio di alcuni diritti del richiedente e può essere ad personam (come nel caso in esame) o ad rem (come la carta di circolazione degli autoveicoli).

Atto della pubblica amministrazione: l’(—) in esame, secondo la prevalente dottrina e giurisprudenza, è un’autorizzazione, ossia quel provvedimento mediante il quale la P.A., nell’esercizio di un’attività discrezionale in funzione preventiva (e normalmente ad istanza dell’interessato), provvede alla rimozione di un limite legale che si frappone all’esercizio di un’attività inerente ad un diritto soggettivo o ad una potestà pubblica.

(1) Va, però, precisato che anche i privati che esercitano professioni forensi o sanitarie possono essere pubblici ufficiali [v. 357] allorché ne ricorrano gli estremi.

Così è pubblico ufficiale il sanitario che eserciti le funzioni di ufficiale sanitario di un comune;

è pubblico ufficiale il procuratore o l’avvocato che autentica la firma di un cliente in calce alla procura alle liti, perché esercita una potestà certificante.

(2) Dottrina e giurisprudenza convengono nel ritenere che l’abilitazione possa ricondursi allo schema dell’autorizzazione: entrambe, infatti, operano su diritti, condizionandone l’esercizio.

Se c’è differenza tra abilitazione ed autorizzazione, essa attiene al diverso tipo di discrezionalità richiesta per la loro emanazione: discrezionalità tecnica, nell’abilitazione, amministrativa, nell’autorizzazione.

(3) Vi è l’obbligo di valersi dell’opera di uno di tali soggetti da parte del pubblico ogni qual volta la legge impone l’assistenza di uno di tali soggetti nel compimento di un atto, espressamente o implicitamente (es.: dichiarando nullo l’atto compiuto senza il loro concorso).

Secondo taluni autori (FIANDACA-MUSCO) l’espressione non va riferita ancora alla professione forense o sanitaria, ma indica un’ulteriore delimitazione categoriale (es.: geometri, architetti etc.).

(4) Secondo parte della dottrina (MALINVERNI- ANTOLISEI) è proprio la circostanza che l’atto in questione sia un’autorizzazione a consentire di distinguere tra servizio di pubblica necessità e pubblico servizio: infatti quando l’attività svolta dal privato è oggetto di una concessione amministrativa siamo in presenza di un pubblico servizio.

(5) Ad esempio, autorizzazione o licenza per le operazioni di cambio di monete, per l’esercizio delle industrie molitorie etc.

Giurisprudenza annotata

Persone esercenti un servizio di pubblica utilità

Per l'accertamento del delitto di rifiuto di atti d'ufficio nell'espletamento dell'attività di "Servizio del 118" è irrilevante che la morte di chi richiede il soccorso sia praticamente inevitabile, considerato che la funzione dell'intervento del "118" non deve essere limitata ai presidi funzionali alla sopravvivenza del paziente, ma anche a quelli non meno importanti di una "presenza terapeutica" o "lenitiva del dolore". L'obbligo d'intervento, diretto ad assicurare al paziente l'assistenza sanitaria, riguarda tanto la salute fisica che quella psichica e comprende anche la necessità di alleviare le atroci sofferenze di un malato terminale.

Cassazione penale sez. VI  05 aprile 2013 n. 19759  

 

Ai fini della configurabilità dei reati di falsità in atti, gli "ausiliari del traffico" rivestono la qualifica di incaricati di pubblico servizio solo se legati da un rapporto di pubblico impiego con lo Stato o con altro ente pubblico, per effetto di quanto previsto dall'art. 493 c.p. (In applicazione del principio, la S.C. ha ritenuto, non configurabile il delitto previsto dall'art. 476 c.p. nei confronti di un ausiliario del traffico, dipendente di una società di diritto privato interamente partecipata da un ente pubblico territoriale, accusato di aver alterato un verbale di contravvenzione amministrativa per sosta irregolare). (Rigetta, Gip Trib. Torino, 27/09/2012 )

Cassazione penale sez. V  12 aprile 2013 n. 43363  

 

Ai fini della legge penale, l'attività di assicurazione del rischio della responsabilità civile derivante dalla circolazione di veicoli e natanti rientra tra i servizi di pubblica necessità, in quanto la sua qualificazione in tal senso ad opera della 1. 24 dicembre 1969, n. 990, che prevede come obbligatoria la stipulazione dei relativi contratti sia per gli utenti sia per le imprese di assicurazione autorizzate, soddisfa "a fortiori" il requisito, richiesto dall'art. 359 n. 2 c.p., del provvedimento amministrativo di dichiarazione di pubblica necessità del servizio.

Cassazione penale sez. un.  24 aprile 2002 n. 18056  

 

Deve escludersi la qualità di p.u. del medico convenzionato con U.S.L. poiché nel rapporto difetta il requisito di subordinazione gerarchica indispensabile ad integrare la situazione di pubblico impiego. Ciò per quanto concerne la retribuzione, gli orari, gli adempimenti formali ecc., e non in relazione dell'attività sanitaria che, come tale, integra pur sempre la qualità di persona incaricata di un servizio di pubblica necessità, ai sensi dell'art. 359 c.p. o quella vera e propria di p.u. allorché è collegata alla potestà certificativa attraverso cui si attua la volontà della pubblica amministrazione.

Tribunale Lecce  05 dicembre 1986

 

Deve escludersi la qualità di p.u. del medico convenzionato con USL, poiché nel rapporto difetta il requisito di subordinazione gerarchica indispensabile ad integrare la situazione di pubblico impiego. Ciò per quanto concerne la retribuzione, gli orari, gli adempimenti formali ecc., e non in relazione dell'attività sanitaria che, come tale, integra pur sempre la qualità di persona incaricata di un servizio di pubblica necessità, ai sensi dell'art. 359 c.p., o quella vera e propria di p.u. allorché è collegata alla potestà certificativa attraverso cui si attua la volontà della pubblica amministrazione.

Tribunale Lecce  05 dicembre 1986

 

Nell'attuale regime di obbligatorietà dell'assicurazione nel settore della responsabilità civile da circolazione dei veicoli, l'atto della pubblica amministrazione che qualifica l'attività del privato come servizio di pubblica necessità, ai sensi dell'art. 359 n. 2 c.p. è identificabile nello stesso provvedimento di autorizzazione, nel quale è implicito il riconoscimento della conoscenza dell'attività medesima con la pubblica necessità.

Cassazione penale sez. V  05 maggio 1981

 

Nell'attuale regime di obbligatorietà dell'assicurazione, nel settore della responsabilità civile da circolazione dei veicoli, l'atto della pubblica amministrazione che qualifica l'attività del privato come servizio di pubblica necessità, ai sensi dell'art. 359 n. 2 c.p., è identificabile nello stesso provvedimento di autorizzazione, nel quale è implicito il riconoscimento della consonanza dell'attività medesima con la pubblica necessità.

Cassazione penale sez. V  02 aprile 1981

 

Integrano gli estremi del reato di falsità ideologica in certificati commessa da persona esercente un servizio di pubblica necessità, di cui all'art. 481 c.p., le false annotazioni e certificazioni che soggetto abilitato alla importazione in territorio nazionale di latte in polvere dai paesi aderenti alla comunità europea, qualificabile come persona esercente un servizio di pubblica necessità, ai sensi dell'art. 359 c.p., compia nel registro di trasformazione del latte in polvere per lucrare il premio AIMA per il latte in polvere proveniente dai paesi della CEE e destinato ad uso animale (nella specie, erano state falsamente annotate nel registro vendite in favore dei mangimifici effettuate invece ad aziende produttrici di cioccolatini, prodotti per l'infanzia, gelati ed altri prodotti di pasticceria).

Pretura Milano  08 maggio 1978



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