Codice penale Aggiornato il 13 febbraio 2015

Art. 375 codice penale: Circostanze aggravanti

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Codice penale Aggiornato il 13 febbraio 2015



Nei casi previsti dagli articoli 371bis, 371ter (1) (2), 372, 373 e 374, la pena è della reclusione da tre a otto anni se dal fatto deriva una condanna alla reclusione non superiore a cinque anni; è della reclusione da quattro a dodici anni, se dal fatto deriva una condanna superiore a cinque anni; ed è della reclusione da sei a venti anni se dal fatto deriva una condanna all’ergastolo.

Commento

Reclusione: [v. 23]; Condanna: [v. 368]; Ergastolo: [v. 22].

 

(1) Art. così sostituito ex d.l. 306/1992 conv. in l. 356/1992 (art. 11). Il testo originario

era così formulato: «Nei casi preveduti dai tre articoli precedenti, la pena è della reclusione da uno a cinque anni, se dal fatto deriva una condanna alla reclusione non superiore a cinque anni; è della reclusione da tre a dodici anni, se dal fatto deriva una condanna superiore a cinque anni; ed è della reclusione da sei a venti anni, se dal fatto deriva una condanna all’ergastolo».

(2) Le parole «371ter» sono state inserite ex art. 22, l. 7-12-2000, n. 397.

Giurisprudenza annotata

Aggravanti

Nei delitti contro l'amministrazione della giustizia deve essere considerata quale persona offesa del reato sia lo Stato, al quale la Costituzione attribuisce la funzione giurisdizionale come indefettibile componente della sovranità, sia quel soggetto la cui sfera giuridica risulti direttamente ed immediatamente lesa dalla descrizione della fattispecie astratta. Tale situazione ricorre anche nel reato di falsa perizia di cui all'art. 373 c.p. nel quale la persona offesa non sempre è soltanto lo Stato. La falsa perizia può, infatti, ledere in via diretta e immediata l'altrui sfera giuridica, potendo arrecare offesa all'onore, alla libertà personale o al patrimonio del privato, come è dato evincere dal chiaro dettato dell'art. 375 c.p. il quale prevede, quale circostanza aggravante specifica, un aumento modulato della pena "se dal fatto deriva una condanna".

Cassazione penale sez. VI  26 marzo 1999 n. 1096  



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