Codice penale Aggiornato il 13 Febbraio 2015

Art. 378 codice penale: Favoreggiamento personale

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Codice penale Aggiornato il 13 Febbraio 2015



Chiunque, dopo che fu commesso un delitto per il quale la legge stabilisce [la pena di morte o] (1) l’ergastolo o la reclusione, e fuori dei casi di concorso nel medesimo [110], aiuta taluno a eludere

le investigazioni dell’Autorità, comprese quelle svolte da organi della Corte penale internazionale, (2) o a sottrarsi alle ricerche effettuate dai medesimi soggetti (3), è punito con la reclusione fino a quattro anni (4).

Quando il delitto commesso è quello previsto dall’articolo 416bis, si applica, in ogni caso, la pena della reclusione non inferiore a due anni (5).

Se si tratta di delitti per i quali la legge stabilisce una pena diversa [307], ovvero di contravvenzioni, la pena è della multa fino a euro 516 (6) (7).

Le disposizioni di questo articolo si applicano anche quando la persona aiutata non è imputabile [88, 97, 98] o risulta che non ha commesso il delitto (8) (9) (10) (11) (12).

Commento

Delitto: [v. 39]; Ergastolo: [v. 22]; Reclusione: [v. 23]; Contravvenzione: [v. 39]; Multa: [v. 24]; Imputabilità: [v. Libro I, Titolo IV, Capo I].

(1) Per l’abrogazione della pena di morte v. nota (2) in calce all’art. 17.

(2) Le parole «comprese quelle svolte da organi della Corte penale internazionale,» sono state inserite ex art. 10, c. 9, l. 20-12-2012, n. 237.

Il correttivo che si annota (unitamente a quello di coordinamento, di cui alla nota successiva) rientra fra le disposizioni di adeguamento del nostro sistema penale codicistico ai precetti dello Statuto istitutivo della Corte penale internazionale.

Se ha riguardo del fatto che, come sopra accennato, la norma predispone una tutela alle attività di investigazione e ricerca a fini di giustizia penale, contro quelle immutazioni del contesto nel quale si svolgono o potrebbero svolgersi, idonee a sviarne il corso dalla persona aiutata (purché si traducano in attività di investigazione e ricerca collegate a un reato effettivamente commesso e non semplicemente ipotizzato) è da ritenersi opportuno un correttivo finalizzato ad equiparare, sul piano delle tutele penali, le attività investigative perpetrate da organi inquirenti nazionali a quelle poste in essere da organi della Corte penale internazionale, chiamati istituzionalmente ad investigare su crimini di speciale gravità ed allarme sociale (per un cenno alla competenza ed ai principali profili disciplinari di tale giudice sovranazionale, si rinvia a quanto detto in commento all’art. 343bis), nonché spesso implicanti ricerche di particolare difficoltà.

(3) Le parole «o a sottrarsi alle ricerche effettuate dai medesimi soggetti» così sostituiscono le originarie «o a sottrarsi alle ricerche di questa» ex art. 10, c. 9, l. 237/2012 cit.

(4) Il favoreggiamento personale presuppone, dunque, — la preesistenza di un reato.

Secondo PAGLIARO, presupposto del favoreggiamento non è un reato bensì un fatto di reato, per cui sussiste favoreggiamento ogni qual volta esiste un fatto di reato, anche se manchi qualche elemento necessario per la sua attribuzione ad un soggetto; basta, pertanto, come precisa ANTOLISEI, che il fatto precedente sia conforme ad una astratta figura criminosa e non ricorrano cause di giustificazione: non è necessaria, pertanto, la concreta punibilità dell’autore del fatto; — la mancanza di partecipazione al reato antecedente.

Il soggetto non deve aver partecipato a nessun titolo al reato precedente; pertanto come rileva MAGGIORE, non vi è favoreggiamento ma concorso, ad es., nel caso in cui l’azione di favoreggiamento sia intervenuta prima che il reato presupposto sia stato commesso o quando l’attività del favoreggiatore sia stata concertata o promessa prima della commissione del reato presupposto, nonché quando il favoreggiatore abbia, con la sua azione, continuato il reato presupposto, portandolo a conseguenze ulteriori.

L’aiuto illecito può essere prestato in qualunque modo e con qualunque mezzo purché effettivamente idoneo ad intralciare le investigazioni o le ricerche dell’Autorità. È, però, discusso se possa assumere rilevanza anche una condotta missiva (silenzio, reticenza etc.): mentre la giurisprudenza propende per una soluzione positiva, la dottrina sottolinea che non esiste un obbligo giuridico, a carico del cittadino che abbia avuto conoscenza di un reato, di attivarsi affinché venga scoperto ed arrestato l’autore dello stesso.

Ai fini della configurabilità del delitto in esame non è necessaria la dimostrazione dell’effettivo vantaggio conseguito dal soggetto favorito, occorrendo solo la prova della oggettiva idoneità della condotta favoreggiatrice ad intralciare il corso della giustizia (in tal senso Cass. 27-1- 2012, n. 3523).

Dibattuto, in dottrina e giurisprudenza, è il problema del rapporto fra favoreggiamento e concorso di persone, nell’ipotesi in cui il reato presupposto appartenga al novero dei reati permanenti, per tali intendendosi quelli in cui l’offesa al bene giuridico si protrae nel tempo per effetto della persistente condotta del reo. Ad un orientamento secondo cui, nei reati permanenti qualunque agevolazione del colpevole, prima che la condotta di questi sia cessata, si risolve inevitabilmente in un concorso, quanto meno a carattere morale (in tal senso Cass. 12-4-2006, n. 12915), in un asserto della Cassazione si afferma che la configurabilità del favoreggiamento con riguardo ad un reato presupposto di carattere permanente non è radicalmente esclusa quando detta permanenza sia ancora in atto, ma è necessario che la condotta di ausilio non possa in alcun modo tradursi in un sostegno o incoraggiamento alla prosecuzione dell’attività delittuosa da parte del beneficiario, che darebbero luogo invece a responsabilità per il reato presupposto (così Cass. 18-2-2004, n. 6905).

(5) Comma inserito dall’art. 2, l. 13-9-1982, n. 646 (Disposizioni in materia di misure di prevenzione antimafia).

(6) Importo incrementato ex art. 113, c. 1, l. 689/1981.

(7) Cfr. Corte cost. 27-12-1996, n. 416 sub art. 384, nota (5).

(8) Cfr. anche nota (6) sub art. 336.

(9) Per un caso di non punibilità cfr. art. 1, l. 29-5-1982, n. 304 (Misure per la difesa dell’ordinamento costituzionale) riportato alla nota (3) sub art. 307.

(10) La dottrina ritiene irrilevanti anche le altre cause soggettive di non punibilità non espressamente indicate dalla norma. Le opinioni sono discordi in relazione alla mancanza di condizioni di procedibilità (querela, istanza, richiesta), e in relazione alle cause estintive del reato presupposto che si siano verificate prima della condotta di favoreggiamento. È invece senz’altro configurabile il reato quando la causa estintiva sia posteriore rispetto all’ausilio illecito.

(11) Si è posto il problema di identificare il confine tra attività di difesa lecita esercitata dal difensore tecnico, e il reato di favoreggiamento personale. In dottrina, si distingue tra l’attività difensiva finalizzata ad impartire suggerimenti al proprio cliente e l’attività finalizzata alla trasmissione di vere e proprie informazioni capaci di far conoscere al cliente circostanze di cui egli dovrebbe rimanere all’oscuro in quanto capaci di agevolare l’elusione delle investigazioni o la sottrazione alle ricerche dell’autorità. Si configura, pertanto, il reato di favoreggiamento personale qualora il difensore tecnico informi il proprio assistito dell’emissione di atti coercitivi a suo carico.

(12) La giurisprudenza segnala, tra le ipotesi di favoreggiamento personale, l’intestazione di un appartamento locato a persona diversa dall’effettivo utente, su specifica richiesta di quest’ultimo, in quanto costituente un mezzo idoneo a eludere le investigazioni e a sottrarre l’effettivo utente alle ricerche dell’autorità.

Va segnalato che a seguito dell’introduzione (ex l. 8-8-1995, n. 332 di riforma delle misure cautelari) del comma 4bis dell’art. 381 c.p.p., non è più consentito l’arresto della persona che compia favoreggiamento personale con il rifiutare di fornire informazioni, se richiesta dalla polizia giudiziaria o dal Pubblico Ministero, o con il fornitore informazioni false o devianti.

Giurisprudenza annotata

Favoreggiamento

In tema di favoreggiamento, l'aiuto prestato al favorito per eludere le investigazioni e sottrarsi alle ricerche dell'autorità può manifestarsi con modi e mezzi diversi, purché oggettivamente idonei al raggiungimento dello scopo, mentre non assume alcun rilievo l'eventuale accertamento che la persona aiutata abbia o meno commesso il fatto, né occorre che l'agente sappia quando e come tale reato sia stato commesso, quale titolo criminoso concreti e quali saranno le relative conseguenze. (Fattispecie in cui l'imputato aveva fornito ospitalità ad un soggetto di cui gli era nota la condizione di ricercato in un luogo lontano dal centro abitato).(Dichiara inammissibile, App.Lecce, 06/03/2013 )

Cassazione penale sez. VI  02 dicembre 2014 n. 53593  

 

In tema di favoreggiamento personale, la causa di esclusione della punibilità prevista per chi ha commesso il fatto per essere stato costretto dalla necessità di salvare sé stesso o un prossimo congiunto da un grave e inevitabile nocumento alla libertà personale o all'onore opera anche nelle ipotesi in cui il soggetto agente abbia reso mendaci dichiarazioni per evitare un'accusa penale a proprio carico, essendo irrilevante l'esistenza di altre e diverse possibilità di difesa. (Annulla senza rinvio, App. Milano, 20/06/2012 )

Cassazione penale sez. VI  02 dicembre 2014 n. 52118  

 

In tema di favoreggiamento, l'aiuto prestato al favorito per eludere le investigazioni e sottrarsi alle ricerche dell'autorità può manifestarsi con modi e mezzi diversi, purché oggettivamente idonei al raggiungimento dello scopo, mentre non assume alcun rilievo l'eventuale accertamento che la persona aiutata abbia o meno commesso il fatto, né occorre che l'agente sappia quando e come tale reato sia stato commesso, quale titolo criminoso concreti e quali saranno le relative conseguenze. (Fattispecie in cui l'imputato aveva fornito ospitalità ad un soggetto di cui gli era nota la condizione di ricercato in un luogo lontano dal centro abitato).(Dichiara inammissibile, App.Lecce, 06/03/2013 )

Cassazione penale sez. VI  02 dicembre 2014 n. 53593  

 

La qualità di indagato non può essere stabilita dal giudice in via presuntiva, in quanto essa va desunta dall'iscrizione nell'apposito registro a seguito di specifica iniziativa posta in essere dal pubblico ministero o da un fatto investigativo, come l'arresto o il fermo, che qualifichi di per sè il soggetto come persona sottoposta ad indagini, con la conseguenza che la persona offesa che ha reso alla polizia giudiziaria versioni contrastanti sui fatti, non può, per ciò solo, essere considerata indagata di favoreggiamento personale, da intendersi collegato a quello per cui si procede, ai sensi dell'art. 371, comma secondo, lettera b), cod. proc. pen. (Nella fattispecie, la Corte ha escluso che avesse assunto la qualità di indagato la parte offesa di un delitto di tentata estorsione, che, dopo aver riferito alla polizia giudiziaria di non aver identificato le persone che lo avevano minacciato, a seguito dell'ascolto delle intercettazioni in cui sosteneva di aver mentito ai Carabinieri, affermava di aver riconosciuto i responsabili del reato). (Rigetta, App. Napoli, 28/11/2012 )

Cassazione penale sez. II  24 settembre 2014 n. 40575  

 

In tema di favoreggiamento personale, la causa di esclusione della punibilità prevista per chi ha commesso il fatto per essere stato costretto dalla necessità di salvare sé stesso o un prossimo congiunto da un grave e inevitabile nocumento alla libertà personale o all'onore opera anche nelle ipotesi in cui il soggetto agente abbia reso mendaci dichiarazioni per evitare un'accusa penale ovvero un procedimento disciplinare a proprio carico. (Annulla senza rinvio, App. Cagliari, 30/04/2013 )

Cassazione penale sez. III  25 giugno 2014 n. 45444  

 

È ammissibile la configurabilità della ipotesi di favoreggiamento reale con riguardo ad un reato presupposto di carattere permanente, quale è la partecipazione ad una associazione a delinquere di stampo mafioso, produttiva di beni e proventi illeciti rispetto ai quali l'agente - che non partecipi all'associazione o concorra esternamente con essa - con la sua condotta può aiutare il partecipe ad assicurare il prodotto o il profitto. (Annulla con rinvio, Trib. lib. Reggio Calabria, 29/11/2013 )

Cassazione penale sez. VI  18 giugno 2014 n. 30873  

 

In tema di favoreggiamento personale, sussiste l'aggravante di cui all'art. 7 d.l. n. 152 del 1991, conv. in l. n. 203 del 1991, qualora la condotta favoreggiatrice diretta ad aiutare taluno a sottrarsi alle ricerche dell'Autorità sia posta in essere a vantaggio del capo clan, operante in un ambito territoriale nel quale la sua notorietà si presume diffusa, perché essa, sotto il profilo oggettivo, concretizza un aiuto all'associazione, la cui operatività sarebbe compromessa dall'arresto dell'apice dirigenziale, mentre, sotto il profilo soggettivo, in quanto caratterizzata dal consapevole aiuto prestato al capo mafia, è indiscutibilmente sorretta dall'intenzione di favorire anche l'associazione. (Rigetta, Trib. lib. Messina, 14/10/2013 )

Cassazione penale sez. II  12 febbraio 2014 n. 15082  

 

Non risponde di concorso in favoreggiamento personale ex art. 378 c.p., la proprietaria dell'appartamento in cui siano stati sorpresi tre persone in compagnia di un latitante, tenuto conto dell'assenza, nell'appartamento, di effetti personali del latitante, tali da far presumere una presenza di durata significativa e di elementi certi da cui desumere che la proprietaria fosse consapevole della esistenza del titolo cautelare a carico del latitante.

Tribunale Napoli  03 gennaio 2014 n. 729  

 

In tema di favoreggiamento personale ex art. 378 c.p., per la sussistenza del reato non basta il dato oggettivo della presenza di un soggetto ricercato presso una abitazione ma occorre l'assidua frequenza del latitante nel luogo in questione e la cosciente e volontaria determinazione delle condotte di terzi nella consapevolezza della loro natura elusiva delle investigazioni e delle ricerche dell'autorità, nonché della finalizzazione delle condotte stesse a favorire colui che sia sottoposto a tali investigazioni o ricerche; ne deriva che il mero recarsi in un'abitazione in cui si trova un soggetto latitante e il sedersi attorno ad un tavolo, pur potendo legittimamente ingenerare dei sospetti derivanti dal contesto mafioso di scoperta, non può fondare il reato summenzionato, tenuto conto dell'assenza di frequentazioni pregresse tra i soggetti coinvolti, dell'assenza, nell'appartamento, di effetti personali del latitante, tali da far presumere una presenza di durata significativa e di elementi certi da cui desumere che il soggetto agente fosse consapevole della esistenza del titolo cautelare a carico del latitante.

Tribunale Napoli  03 gennaio 2014 n. 728  



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