Codice penale Aggiornato il 13 febbraio 2015

Art. 414 codice penale: Istigazione a delinquere

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Codice penale Aggiornato il 13 febbraio 2015



Chiunque pubblicamente [2664] istiga a commettere uno o più reati è punito, per il solo fatto dell’istigazione [1154, 302, 322, 415]:

1) con la reclusione da uno a cinque anni, se trattasi di istigazione a commettere delitti;

2) con la reclusione fino a un anno (1), ovvero con la multa fino a euro 206 (2), se trattasi di istigazione a commettere contravvenzioni.

Se si tratta di istigazione a commettere uno o più delitti e una o più contravvenzioni, si applica la pena stabilita nel numero 1 (3).

Alla pena stabilita nel numero 1 soggiace anche chi pubblicamente (4) fa l’apologia di uno o più delitti (5) (6). La pena prevista dal presente comma nonché dal primo e dal secondo comma è aumentata se il fatto è commesso attraverso strumenti informatici o telematici (7).

Fuori dei casi di cui all’articolo 302, se l’istigazione o l’apologia di cui ai commi precedenti riguarda delitti di terrorismo o crimini contro l’umanità la pena è aumentata della metà (8). La pena è aumentata fino a due terzi se il fatto è commesso attraverso strumenti informatici o telematici (9).

Commento

Reclusione: [v. 23]; Delitti: [v. 39]; Multa: [v. 24]; Contravvenzioni: [v. 39].

Apologia: fare apologia significa esprimere un giudizio positivo di valore rispetto ad un comportamento che la legge prevede come delitto, idoneo a determinare o rafforzare in altri il proposito di commettere delitti della stessa specie di quello oggetto dell’apologia.

Istigazione: significa incitare ossia compiere un’azione sull’altrui psiche volta a far sorgere o a rafforzare motivi di impulso ovvero ad affievolire motivi inibitori.

(1) Sono applicabili le sanzioni sostitutive previste dagli artt. 53 e segg., l. 689/1981.

(2) Importo incrementato ex art. 113, c. 1, l. 689/1981.

(3) È pacifico in dottrina e giurisprudenza che, ai fini della configurabilità del delitto in esame, non occorre che il fatto istigato sia indicato con la specificazione del nomen iuris che lo qualifica penalmente; occorre, tuttavia, che oggetto di istigazione siano uno o più reati determinati: infatti, l’istigazione a violare genericamente la legge penale integra gli estremi del delitto di cui all’art. 415.

Pertanto, è essenziale l’idoneità dell’azione a suscitare consensi e a provocare attualmente e concretamente il pericolo di adesione al programma illecito. La valutazione circa la sussistenza della concretezza di tale pericolo non può prescindere dall’analisi delle modalità del comportamento tenuto dal soggetto attivo, che deve essere dotato di forza suggestiva e persuasiva tale da poter stimolare nell’animo dei destinatari la commissione dei fatti criminosi istigati o esaltati (Cass. I, 3-11-1997).

(4) Il requisito della pubblicità, tanto con riferimento al reato di istigazione quanto a quello di apologia, viene identificato dalla dottrina più recente come elemento essenziale del reato (come tale rientrante nel fuoco del dolo), in quanto su di esso si incentra la portata lesiva della fattispecie. Secondo la giurisprudenza, invece, si tratterebbe di una condizione obiettiva di punibilità [v. 44].

(5) Non sono punibili, ai sensi dell’art. 1, l. 29-5-1982, n. 304 (Misure per la difesa dell’ordinamento costituzionale) coloro che hanno commesso il reato di cui all’art. 414 connesso con uno dei delitti di cui agli artt. 270, 270bis, 304, 305 e 306 qualora ricorrano le condizioni di cui al c. 1 dell’art. 1 citato, riportato alla nota (4) sub art. 270.

(6) Per la giurisprudenza, quando il reato in esame viene commesso col mezzo della stampa, all’affermazione di responsabilità può prevenirsi dopo aver accertato l’idoneità dello scritto a turbare l’ordine pubblico, tenendo conto che la libertà di pensiero, con i suoi corollari del diritto di cronaca e di critica, non è assoluta, ma trova un limite nella necessità di salvaguardare i consociati dai turbamenti della sicurezza pubblica.

(7) Secondo periodo aggiunto ex art. 2, c. 1, lett. b), n. 1), d.l. 18-2-2015, n. 7, conv. in l. 17-4-2015, n. 43. L’introduzione di tale inedito periodo rientra fra le novità disciplinari dovute al cd. Decreto antiterrorismo 2015. Tale correttivo fa il paio, sul piano politico-criminale, con quello, analogo, realizzato in relazione all’ipotesi aggravata di cui all’ultimo comma della fattispecie in esame. In entrambi i casi si attribuisce speciale rilievo al fatto commesso mediante lo strumento informatico-telematico, opzione quanto mai opportuna, se si ha riguardo alla speciale diffusività di tale strumento di comunicazione ed alla, conseguente, potenzialità lesiva, rispetto agli obiettivi di tutela perseguiti dalla disposizione che si annota.

(8) Comma aggiunto ex art. 15, c. 1bis, d.l. 27-7-2005, n. 144, conv. in l. 31-7-2005, n. 155 (Misure urgenti per il contrasto del terrorismo internazionale). La creazione di tale fattispecie circostanziata ad effetto speciale si incardina nel novero delle innovazioni disciplinari introdotte dal cd. decreto Pisanu, finalizzate a rafforzare gli strumenti di prevenzione e contrasto del terrorismo internazionale.

Dalla lettera della previsione emerge chiaramente che tale configurazione aggravata ha carattere sussidiario, essendo realizzabile solo fuori dei casi di cui all’art. 302 c.p. Proprio da tale inciso in dottrina si sono dedotti i limiti di applicabilità delle due previsioni. In particolare, si è osservato che troverà applicazione l’art. 302 in caso di istigazione di uno o più soggetti determinati a commettere uno dei delitti non colposi contro la personalità dello Stato di cui agli artt. 270bis, quater, quinquies, 280, 280bis, 289bis del codice penale. Si applicherà, invece, il nuovo comma 4 della previsione in commento nel caso in cui l’istigazione alla commissione di uno di tali delitti sia, oltre che pubblica (cioè realizzata in presenza di almeno due persone), in incertam personam (non rivolta, cioè ad un determinato soggetto), come anche nei casi in cui la pubblica istigazione (rivolta al pubblico o ad un determinato soggetto) concerna delitti

finalizzati al terrorismo diversi da quelli sopra elencati, o crimini contro l’umanità, come anche nei casi di apologia (in tal senso VALSECCHI).

Il medesimo Autore ha avuto modo di osservare che, se è sicuramente apprezzabile l’intento della previsione di reprimere l’indebita opera di proselitismo criminale svolta in taluni centri religiosi e culturali da parte di ideologi del terrore «mascherati» da predicatori, è pur vero che, in sede applicativa, sarà necessario distinguere fra condotte realmente idonee a provocare la realizzazione di reati e condotte costituenti mere manifestazioni di pensiero (valutazione non sempre agevole se si ha riguardo del fatto che, in tali ambienti, il linguaggio è spesso infarcito di metafore ed espressioni a carattere strettamente religioso, dal significato ambiguo, dunque non esplicito).

Quanto ai delitti oggetto dell’istigazione o apologia, se agevolmente si individuano i delitti terroristici di fonte codicistica o legislativa, quanto ai crimini contro l’umanità si ritiene che la previsione cui fare riferimento sia l’art. 7 dello Statuto di Roma, istitutivo della Corte penale internazionale, il quale definisce crimini contro l’umanità taluni gravi delitti (es.: omicidio, tortura, stupro, riduzione in schiavitù) commessi nell’ambito di un esteso o sistematico attacco contro popolazioni civili, e con la consapevolezza dell’attacco, in attuazione o in esecuzione del disegno politico di uno Stato o di una organizzazione, diretto a realizzare l’attacco medesimo.

(9) Secondo periodo aggiunto ex art. 2, c. 1, lett. b), n. 2), d.l. 7/2015, conv. in l. 43/2015 cit. Per un cenno al fondamento di tale correttivo, dovuto al cd. decreto antiterrorismo 2015, si rinvia a quanto detto sub nota (7), in relazione ad analogo correttivo dovuto al medesimo provvedimento di modifica.

Giurisprudenza annotata

Istigazione a delinquere

La materialità del delitto di istigazione a delinquere di cui all'art. 414 c.p. è riscontrabile laddove sia pubblicamente posta in essere la propalazione di propositi aventi ad oggetto comportamenti rientranti in specifiche ipotesi delittuose, in maniera tale da indurre altri alla commissione di fatti analoghi (confermata, nella specie, la condanna dell'imputato che in occasione di una partita di calcio, aveva accumulato sulla sede stradale pietre ed altri oggetti idonei al lancio incitando i numerosi giovani presenti a scagliarli contro le forze di polizia presenti in loco, riuscendo nell'intento).

Cassazione penale sez. I  20 gennaio 2015 n. 7842  

 

La offerta in vendita di semi di piante dalle quali è ricavabile una sostanza drogante, correlata da precise indicazioni botaniche sulla coltivazione delle stesse, non integra il reato dell'art. 82 t.u. stupefacenti, salva la possibilità di sussistenza dei presupposti per configurare il delitto previsto dall'art. 414 c.p. con riferimento alla condotta di istigazione alla coltivazione di sostanze stupefacenti.

Cassazione penale sez. un.  18 ottobre 2012 n. 47604  

 

Il reato di istigazione a delinquere non è configurabile nella forma del tentativo, sicché non è ammesso il sequestro delle cose che si assumano riferibili ad una condotta che non realizzi la consumazione di detto reato. Annulla con rinvio, Trib. lib. Messina, 29/07/2011

Cassazione penale sez. I  29 maggio 2012 n. 24050  

 

L'esaltazione di un fatto di reato o del suo autore in tanto può dar luogo alla configurabilità del reato di istigazione a delinquere (essendo questo un reato di pericolo concreto e non presunto), in quanto sia concretamente idonea a provocare la commissione di illeciti penali. (Nella specie la Corte, pur censurando la mancanza di motivazione in ordine alla possibile sussistenza dell'istigazione a commettere contravvenzioni anziché di quella, ritenuta dal giudice di merito, di istigazione a commettere delitti, ha ritenuto che correttamente fosse stata affermata la sussistenza del reato in un caso in cui all'agente si era addebitato di aver esposto, in occasione di un incontro di calcio cui partecipava una squadra i cui sostenitori si erano più volte distinti per la loro propensione ad usare il coltello nei confronti di sostenitori di squadre avversarie, uno striscione recante la scritta: "Sotto l'ombra del cappello non ti fa capire se tira fuori il suo coltello o ti chiede come stai".

Cassazione penale sez. I  23 aprile 2012 n. 25833  

 

L'esaltazione di un fatto di reato, finalizzata a spronare altri all'imitazione integra il delitto di istigazione a delinquere quando, per le sue modalità, sia concretamente idonea a provocare la commissione di delitti, il cui accertamento, riservato al giudice di merito, è incensurabile in sede di legittimità se correttamente motivato. (Nella specie è stata ritenuta la sussistenza del reato nell'esposizione, in occasione di un incontro di calcio, di uno striscione con la scritta "sotto l'ombra del cappello non ti fa capire se tira fuori il suo coltello o ti chiede come stai" con in calce la sigla B.I.S.L., dal significato "basta infami solo lame"). Annulla con rinvio, App. Roma, 08/02/2011

Cassazione penale sez. I  23 aprile 2012 n. 25833  

 

L'espressione "chiunque pubblicamente istiga a commettere uno o più reati" di cui all'art. 414 c.p. va interpretata nel senso che l'istigazione deve avvenire in un luogo pubblico o aperto al pubblico e deve rivolgersi a una pluralità indeterminata di persone. (Nel caso di specie, non ricorrono gli estremi di tale fattispecie dal momento che l'istigazione - consistita nell'avere l'imputato chiesto a un amico di mettere della droga nella macchina del cognato per incastrarlo e di avergli confidato di nutrire dei dissapori verso lo stesso - non è, quindi, stata fatta "pubblicamente" come invece richiede l'art. 414 c.p.).

Tribunale Ivrea  28 gennaio 2010 n. 15  

 

Il dolo richiesto per la configurabilità del reato di istigazione a delinquere è generico e consiste nella cosciente volontà di commettere il fatto in sé, con l'intenzione di istigare alla commissione concreta di uno o più delitti, essendo del tutto irrilevanti il fine particolare perseguito ed i motivi dell'agire.(In applicazione di tale principio, la Corte ha annullato con rinvio la sentenza di non luogo a procedere emessa nei confronti di un consigliere comunale che - parlando a una folla di oltre cento persone che aveva invaso l'aula municipale - aveva invitato i manifestanti ad occupare la tendopoli realizzata dal Comune per ospitare un campo nomadi e a spostare la protesta in quel luogo).

Cassazione penale sez. I  16 ottobre 2008 n. 40684

 

Ai fini della configurabilità del reato di istigazione a delinquere (art. 414 c.p.), occorre, dal punto di vista oggettìvo, che sia posta in essere in pubblico la propalazione di condotte che configurino precise azioni delittuose, con rappresentazione di azioni concrete che possano indurre altri alla commissione di tali fatti, dovendosi in proposito analizzare l'idoneità della condotta in relazione alla situazione concreta per verificare quale forza persuasiva e suggestiva potevano avere le frasi pronunciate ai fini istigatori della condotta. Mentre, dal punto di vista soggettivo, è richiesto il dolo generico consistente nella cosciente volontà di commettere il fatto in sé, con l'intenzione di istigare alla commissione concreta di uno o più delitti, essendo in proposito del tutto irrilevante il fine particolare perseguito o i motivi dell'agire. (Nella specie, la Corte ha annullato la sentenza che aveva prosciolto l'imputato, confondendo il dolo generico con i motivi dell'azione e, per l'effetto, ritenendo il difetto dell'elemento soggettivo per l'apprezzata finalità "politica" che aveva ispirato l'agente).

Cassazione penale sez. I  16 ottobre 2008 n. 40684  

 

II delitto di istigazione a delinquere, previsto dall'art. 414 c.p., è reato di pericolo concreto e non presunto; pertanto l'esaltazione di un fatto di reato o del suo autore finalizzata a spronare altri all'imitazione o almeno ad eliminare la ripugnanza verso il suo autore non è, di per sè, punibile, a meno che, per le sue modalità, non integri un comportamento concretamente idoneo a provocare la commissione di delitti, il cui accertamento, riservato al giudice di merito, è incensurabile in sede di legittimità se correttamente motivato. (Nella specie è stata ritenuta la sussistenza del reato nella pubblica apologia dell'omicidio di uno spacciatore di droga fatta da un sindaco in interviste a quotidiani e a un'emittente televisiva a diffusione nazionale, nelle quali costui aveva affermato che si sarebbe comportato nello stesso modo dell'omicida).

Cassazione penale sez. I  05 giugno 2001 n. 26907

 



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2 Commenti

  1. Vorrei sapere se la banca rifiutando un piano di rientro congruo e pari al quinto delloa pensione, nella fattispecie di €300 mensili per 24 mesi ed il residuo in unica soluzione. Il debito totale ecdi € 30.000 compreso di spese e quant’altro chiede la banca, piu’ un versamento immediato di 5.000 €, istiga il debitore privato all’usura, non avendo quest’ultimo, alternative?
    Vi prego aiutatemi. In attesa distinti saluti.
    il mio recapito: giuseppeminniti3@libero.it
    3387692431. Grazie

    1. Spero tu abbia risolto il tuo problema ma, nonostante i miliardi dati alle banche, quando si tratta di salvare dal fallimento le Ditte, gli artigiani, le piccole imprese….le banche danno i soldi solo a chi li ha già; l’alternativa rimane il vero usuraio ( non ne conosco ma ci sono) o la malavita (ma anche qui non posso aiutare). Sicuramente i soldi te li danno senza tanta burocrazia e forse gli interessi da pagare sono minori…E poi i nostri politici fanno fatica a capire perchè Imprese, giovani e pensionati vanno via dall’Italia?!? Ultima cosa, non c’entra nulla ma se ne discute in questo periodo: come mai per noi cittadini è sempre possibile fare Leggi retroattive (la Fornero da un giorno all’altro mi ha fatto andare in pensione 12 anni dopo-anche se quando sono entrata al lavoro i “patti” erano diversi: pensione a 55 anni per le donne 60 per gli uomini!!) e per i politici questa regola della retroattività non vale mai (questa volta parlo, per intenderci del vitalizio!)? La regola dei diritti acquisiti, vale solo per “la casta”? Veramente la Legge è uguale per tutti? Invito a leggere, o a rileggere, due splendidi libri: “Il gattopardo” e “La fattoria degli animali”… Anch’io venderò tutto e spenderò felice la mia pensione all’estero (con amici che sono in America da 7 anni e che ospitano continuamente figli ed amici; viaggio di 10 ore ma vacanza praticamente gratis!!). L’Italia, grazie ai nostri politici e alle banche, è fallita!!

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