Codice penale Aggiornato il 13 febbraio 2015

Art. 416 codice penale: Associazione per delinquere

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Codice penale Aggiornato il 13 febbraio 2015



Quando tre o più persone (1) si associano allo scopo di commettere più delitti [305, 306] (2) (3), coloro che promuovono o costituiscono od organizzano l’associazione sono puniti, per ciò solo, con la reclusione da tre a sette anni.

Per il solo fatto di partecipare all’associazione, la pena è della reclusione da uno a cinque anni (4).

I capi soggiacciono alla stessa pena stabilita per i promotori.

Se gli associati scorrono in armi le campagne o le pubbliche vie, si applica la reclusione da cinque a quindici anni (5).

La pena è aumentata se il numero degli associati è di dieci o più (2) [32quater] (6) (7) (8) (9).

Se l’associazione è diretta a commettere taluno dei delitti di cui agli articoli 600, 601 e 602, nonché all’articolo 12, comma 3bis, del testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero, di cui al decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, si applica la reclusione da cinque a quindici anni nei casi previsti dal primo comma e da quattro a nove anni nei casi previsti dal secondo comma (10).

Se l’associazione è diretta a commettere taluno dei delitti previsti dagli articoli 600bis, 600ter, 600quater, 600quater.1, 600quinquies, 609bis, quando il fatto è commesso in danno di un minore di anni diciotto, 609quater, 609quinquies, 609octies, quando il fatto è commesso in danno di un minore di anni diciotto, e 609undecies, si applica la reclusione da quattro a otto anni nei casi previsti dal primo comma e la reclusione da due a sei anni nei casi previsti dal secondo comma (11).

Commento

Delitti: [v. 39]; Reclusione: [v. 23].

Associazione: si tratta, secondo la giurisprudenza più recente, di un’unione con carattere di stabilità e permanenza, dotata di un minimo di organizzazione anche soltanto rudimentale, che si presenti adeguata rispetto al programma delittuoso avuto di mira. Non è invece necessaria una vera e propria organizzazione con distribuzione specifica di compiti e con gerarchie interne.

Promotori: sono coloro che si fanno iniziatori dell’associazione.

Costitutori: sono coloro che, con la loro attività, determinano o concorrono a determinare la nascita dell’associazione.

Organizzatori: sono coloro che coordinano l’attività dei singoli soci per assicurare la nascita dell’associazione.

Partecipanti: sono coloro i quali esplicano attività di carattere materiale strumentale alla sopravvivenza dell’associazione o al perseguimento degli scopi sociali.

Capi: sono coloro che regolano, in tutto o in parte, l’attività collettiva, con poteri di supremazia sugli altri membri dell’associazione.

(1) Ai fini della configurabilità del delitto di associazione per delinquere, è necessaria la predisposizione di un’organizzazione strutturale, sia pure minima, di uomini e mezzi, funzionale alla realizzazione di una serie indeterminata di delitti, nella consapevolezza, da parte dei singoli associati, di far parte di un sodalizio durevole e di essere disponibili ad operare per l’attuazione del programma criminoso comune (Cass. 31-1-2012, n. 3886).

Si discute se ai fini della sussistenza del numero minimo di partecipazioni debbano essere computate anche le persone sfornite di capacità di intendere e volere. Parte della dottrina e la giurisprudenza della Suprema Corte propendono per la soluzione negativa. Secondo la dottrina dominante, invece, è preferibile la soluzione positiva in quanto conforme all’art. 112 [v. →] che, in tema di concorso eventuale di persone, annovera tra i concorrenti nel reato anche i soggetti non imputabili. È pacifica la computabilità nel numero minimo degli associati di quei soggetti non punibili per causa diversa dall’incapacità di intendere e di volere.

(2) Cfr. art. 74, t.u. 9-10-1990, n. 309 in tema di stupefacenti.

(3) Lo scopo di commettere più delitti postula l’indeterminatezza del programma criminoso.

È tuttavia possibile che i delitti programmati siano tutti della stessa specie, in quanto l’indeterminatezza del programma criminoso può riguardare anche soltanto il profilo numerico, cronologico e modale della serie programmata.

È proprio il profilo dell’indeterminatezza del programma criminoso unitamente al profilo della stabilità e permanenza dell’accordo criminoso a segnare la differenza tra associazione per delinquere e concorso di persone [v. Libro I, Titolo IV, Capo III] nella commissione di uno o più reati eventualmente uniti dal vincolo della continuazione [v. 81]; in quest’ultimo caso, infatti, l’accordo criminoso avviene in via meramente occasionale ed accidentale ed è finalizzato alla commissione di uno o più reati determinati, eventualmente ispirati ad un medesimo disegno criminoso che tutte le ricomprenda e preveda.

(4) La condotta di partecipazione si distingue da quella del concorrente ex art. 110 c.p. perché, a differenza di questa, implica l’esistenza del factum sceleris, con riferimento alla consorteria criminale, e della affectio societatis, in relazione alla consapevolezza del soggetto di inserirsi in un’associazione vietata; ne consegue che è punibile, a titolo di partecipazione e non in applicazione della disciplina del concorso esterno, colui che presta la sua adesione ed il suo contributo all’attività associativa, anche per una fase temporalmente limitata (in tal senso, Cass. 7-12-2012, n. 47602).

Ha puntualizzato la Cassazione che la condotta di partecipazione ad un’associazione per delinquere, per essere punibile, non può esaurirsi in una manifestazione positiva di volontà del singolo di aderire alla associazione che si sia già formata, occorrendo invece la prestazione, da parte dello stesso, di un effettivo contributo, che può essere anche minimo e di qualsiasi forma e contenuto, purché destinato a fornire efficacia al mantenimento in vita della struttura o al perseguimento degli scopi di essa (Cass. 26-1-2005, n. 2350).

Ove il contributo fornito si limiti ad un ausilio episodico nei confronti di un singolo associato, in luogo della partecipazione è configurabile una ipotesi di favoreggiamento personale (Cass. 7-2-2005, n. 4252).

Particolare è l’ipotesi di partecipazione ad associazione criminosa, che, oltre ad operare in proprio, sia inserita in una «federazione» con altre, avente sue proprie e distinte finalità, in funzione delle quali appunto essa è stata concepita e realizzata. In tali ipotesi è possibile distinguere una duplice condotta associativa: quella all’associazione federata e quella alla federazione (così Cass. 18-2-2005, n. 6410).

Si ritiene, altresì, che il sopravvenuto stato detentivo di un soggetto non determina la necessaria ed automatica cessazione della partecipazione al sodalizio criminoso di appartenenza, atteso che, in determinati contesti delinquenziali, i periodi di detenzione sono accettati dai sodali come prevedibili eventualità le quali, da un lato, attraverso contatti possibili anche in pendenza di detenzione, non impediscono totalmente la partecipazione alle vicende del gruppo e alla programmazione delle sue attività e, dall’altro, non fanno cessare la disponibilità a riassumere un ruolo attivo non appena venga meno il forzato impedimento (in tal senso Cass. 25-1-2006, n. 2893).

Quanto ai rapporti fra la responsabilità dei partecipi per la mera partecipazione e quella derivante dalla commissione dei reati-fine, si è precisato in giurisprudenza che se non sussiste la prova che i reati fine siano stati progettati dall’intera organizzazione con la piena consapevolezza da parte dei singoli associati delle manifestazioni del progetto delittuoso e delle connesse modalità esecutive, dalla commissione dei singoli reati non può essere fatta discendere la responsabilità per l’appartenenza all’associazione criminosa (in tal senso Cass. 9-2-2006, n. 5075).

Si è, infine, precisato, di recente, che il concorso cosiddetto «esterno» è configurabile, oltre che nel reato di associazione per delinquere di tipo mafioso, anche nel reato di associazione per delinquere «semplice» (Cass. 9-10-2008, n. 38430).

(5) Si tratta di una circostanza aggravante speciale (cd. brigantaggio), per la ricorrenza della quale non è necessaria l’abitualità dei fatti di scorreria, essendo sufficiente che tali fatti si verifichino con una certa ripetizione. È controverso se in tali scorrerie le armi debbano essere portate in modo palese o sia sufficiente il semplice porto delle armi anche se non palese.

(6) Cfr. anche art. 71, d.lgs. 6-9-2011, n. 159 (Codice antimafia).

(7) Cfr. nota (4) sub art. 316bis.

(8) Trattasi di una circostanza aggravante speciale [Libro I, Titolo III, Capo II] che esclude l’applicabilità al reato in esame dell’aggravante prevista nell’art. 112 n. 1.

(9) La giurisprudenza ha ravvisato una condotta penalmente rilevante, ai sensi dell’articolo in esame, anche nella normale attività professionale svolta da un commercialista, qualora realizzata allo scopo di concorrere alla formazione di un’associazione per delinquere.

(10) Comma aggiunto ex art. 4, l. 11-8-2003, n. 228 e successivamente così modificato ex art. 1, l. 15-7-2009, n. 94.

Quanto alla prima delle due innovazioni disciplinari, quella risalente alla cd. legge anti-tratta di persone è sicuramente in linea con l’opzione politico-criminale che ha portato il legislatore del 2003 a predisporre numerosi correttivi al sistema penale (processuale e sostanziale), finalizzati a rafforzarne l’efficacia (preventiva e repressiva) contro i turpi «traffici» di esseri umani.

Alla riscrittura delle fattispecie di cui agli articoli 600 (riduzione o mantenimento in schiavitù o in servitù), 601 (tratta di persone) e 602 (acquisto e alienazione di schiavi), infatti, il legislatore del 2003 ha opportunamente affiancato la previsione di un aggravio sanzionatorio per il delitto di cui si tratta, qualora l’associazione criminale si prefigga l’intento di commettere, quali reati-scopo, un numero indeterminato di delitti, fra quelli anzidetti, peraltro opportunamente modulando la risposta sanzionatoria in funzione del diverso ruolo svolto dai responsabili (trattamento più severo a carico di capi, promotori, fondatori ed organizzatori, meno severo per coloro che si limitano a partecipare al sodalizio).

Per ciò che concerne, invece, il correttivo operato dalla l. 94/2009 cit., esso si è tradotto nell’estensione del novero dei reati-scopo, a quello previsto e punito dall’art. 12, c. 3bis del d.lgs. 286/98. Il citato articolo 12, anch’esso oggetto di sostanziali correttivi ad opera del cd. pacchetto sicurezza, contiene numerose ed eterogenee disposizioni contro le immigrazioni clandestine. Nello specifico, viene sanzionato, fra l’altro, al comma 3, ed in via sussidiaria (salvo che il fatto costituisca più grave reato), con un «tot» sanzionatorio per ogni persona, chiunque, in violazione delle disposizioni del d.lgs. 286/98, promuove, dirige, organizza, finanzia o effettua il trasporto di stranieri nel territorio dello Stato ovvero compie altri atti diretti a procurarne illegalmente l’ingresso nel territorio dello Stato, ovvero di altro Stato del quale la persona non è cittadina o non ha titolo di residenza permanente, nel caso in cui: a) il fatto riguarda l’ingresso o la permanenza illegale nel territorio dello Stato di cinque o più persone; b) la persona trasportata è stata esposta a pericolo per la sua vita o per la sua incolumità per procurarne l’ingresso o la permanenza illegale; c) la persona trasportata è stata sottoposta a trattamento inumano o degradante per procurarne l’ingresso o la permanenza illegale; d) il fatto è commesso da tre o più persone in concorso tra loro o utilizzando servizi internazionali di trasporto ovvero documenti contraffatti o alterati o comunque illegalmente ottenuti; e) gli autori del fatto hanno la disponibilità di armi o materie Ciò premesso in relazione al comma 3, il richiamato comma 3bis configura talune ipotesi aggravate, nel caso in cui i fatti di cui al comma 3, appena descritti, siano commessi ricorrendo due o più delle ipotesi di cui alle lettere a), b), c), d) ed e) del medesimo comma. Il novum disciplinare della norma, dunque, si traduce nell’aver configurato, quale associazione per delinquere «aggravata», quella costituita allo scopo di perpetrare i delitti appena delineati.

Avuto riguardo alla «crescita esponenziale» delle associazioni criminali aventi come obiettivo esclusivo o principale il «traffico di esseri umani», appare quanto mai opportuna la scelta di integrare le ipotesi associative aggravate, introdotte, come visto, nel 2003 in funzione anti-tratta di persone, con quelle (sostanzialmente equiparabili, sotto il profilo del disvalore penale) dirette a favorire l’immigrazione clandestina.

Se, peraltro, un rilievo può elevarsi a tale scelta, esso riguarda l’opzione di attribuire alla fattispecie delineata una mera valenza aggravante, rispetto alla comune associazione per delinquere.

La natura circostanziale e non autonoma della fattispecie (natura denunciata dal fatto che la condotta rilevante è descritta mediante mero rinvio al disposto dell’art. 416, relativamente al concetto di associazione, nonché per i trattamenti sanzionatori, differenziati, ovviamente, in relazione al ruolo svolto nell’ambito associativo) sottopone, infatti, inevitabilmente la medesima configurazione al potenziale giudizio di bilanciamento con eventuali concorrenti attenuanti, la qual cosa rende il minacciato incremento sanzionatorio meno efficace, anche sotto il profilo generalpreventivo (si faccia mente al fatto, ad esempio, che qualche anno fa, in occasione del primo «pacchetto sicurezza», tradottosi nella L.128/2001, si fondò proprio su tale obiezione la scelta di trasformare il furto in abitazione e con strappo da figura aggravata ad ipotesi autonoma di reato). Anche a voler rispettare la scelta del legislatore del 2009 di non «autonomizzare» tale figura associativa, sarebbe stato, quantomeno, opportuno, onde tutelare l’effettività dell’incremento sanzionatorio, introdurre una norma di salvaguardia come l’art. 590bis, posto espressamente a protezione dell’impianto sanzionatorio previsto per le ipotesi aggravate di omicidio e lesioni colpose neointrodotte dal d.l. 92/2008, per tal via escludendo la prevalenza o l’equivalenza di eventuali attenuati con le neointrodotte ipotesi aggravate. Altro problema postosi fin dai tempi della riforma del 2003 era se fosse configurabile un concorso di reati nel caso in cui una associazione criminosa fosse diretta a commettere taluni reati comuni ed uno o più dei reati tipizzati dal comma 6. I concordi commenti della dottrina (fra gli altri, AMATO) optarono per la soluzione del reato unico. Si segnala infine, quale correttivo parallelo rispetto a quello appena evidenziato, una ulteriore estensione delle ipotesi di responsabilità amministrativa degli enti ex d.lgs. 231/2001 in relazione alla commissione di «delitti di criminalità organizzata», fra i quali è stato compreso il c. 6 dell’art. 416 c.p.

(11) Comma aggiunto ex art. 4, c. 1, lett. c), l. 1-10-2012, n. 172. Ulteriori configurazioni di associazione per delinquere (connesse alla tipologia di reati-scopo) sono, dunque, state introdotte dalla l. 172/2012, di ratifica della Convenzione di Lanzarote per la tutela dei minori contro lo sfruttamento sessuale.

È possibile cogliere un indizio del carattere speciale di tale disposizione nell’inasprimento della sanzione rispetto alla fattispecie generale (la reclusione da quattro a otto anni, anziché da tre a sette, per coloro che promuovono o costituiscono od organizzano l’associazione; la reque, per il solo fatto di partecipare all’associazione), nonché nell’individuazione specifica dei reati-scopo dell’associazione, molti dei quali, a loro volta, oggetto di correttivi ad opera della l. 172/2012, finalizzati ad ampliarne i margini di tutela per i minori. Ed è proprio l’estensione delle tutele ai minori il vero « filo conduttore» che accomuna tutte le modifiche operate dal legislatore del 2012, ivi compresa quella che si esamina in questa sede. Volendo, infatti, individuare il fondamento di tale correttivo, esso è finalizzato ad attuare il disposto dell’art. 28 del citato atto sovranazionale, il quale impegna ciascun Paese firmatario ad adottare le misure legislative o di altro tipo, dirette ad assicurare che talune situazioni circostanziali, puntualmente elencate nella norma, possano essere considerate come circostanze aggravanti nel determinare le sanzioni relative ai reati di sfruttamento ed abuso sessuale sui minori. Orbene, fra tali ipotesi, rientra proprio la commissione del reato nell’ambito di un’organizzazione criminale.

È, dunque, evidente l’intento dei compilatori della Convenzione di rendere più efficace la tutela penale dei minori anche mediante l’inasprimento della risposta sanzionatoria connessa ai fenomeni associativo-criminali finalizzati proprio allo sfruttamento sessuale dei fanciulli, fonte di cospicui guadagni, soprattutto se realizzato in forma sistematica ed organizzata.

Deve, peraltro, censurarsi la scelta di non inserire fra i reati-scopo, idonei a configurare l’associazione aggravata, l’impiego di minori nell’accattonaggio, di cui all’art. 600octies c.p., in particolar modo se si ha riguardo del fatto che il fenomeno criminale associativo legato (anche in via non esclusiva) a tale ultima turpe pratica illegale è in crescita (soprattutto in taluni contesti sotto-culturali) e che si è, per converso, ritenuto di comprendere, fra le fattispecie idonee a configurare l’associazione aggravata, la cd. «pornografia virtuale» (art. 600quater.1), nella cui realizzazione non sussiste alcun coinvolgimento «reale» di minori nelle condotte illecite.

Giurisprudenza annotata

Associazione per delinquere

L'associazione per delinquere - a differenza della più grave ipotesi associativa di cui all'art. 416 bis c.p. - non è un reato di per sé idoneo a produrre ricchezze illecite. Di talché, l'omesso accertamento circa la sussistenza dei reati scopo della costituita associazione non consente la confisca dei beni in precedenza sequestrati all'imputato, non configurandosi il vincolo di pertinenzialità imposto dall'art. 240, comma 1, c.p..

Cassazione penale sez. I  20 gennaio 2015 n. 7860  

 

Ai fini della configurazione del reato di cui all'art. 416 c.p., non risulta necessario un vincolo associativo stabile; è importante che la partecipazione all'associazione non sia finalizzata già a priori alla commissione di uno o più reati. Per tale ragione, il controllo a campioni pilotato da parte di un veterinario dell'Asl ben può configurare il reato in questione nel caso in cui sussista un'organizzazione, seppure preesistente all'ideazione e commissione dei reati.

Cassazione penale sez. VI  10 dicembre 2014 n. 53635  

 

In tema di associazione per delinquere, deve ritenersi che la persona la quale attui più volte - in concorso con i partecipi al sodalizio criminoso - reati fine di questo, sia raggiunta per ciò stesso da gravi, precisi e concordanti indizi in ordine alla commissione del reato associativo, i quali possono essere superati solo con la prova contraria che il contributo fornito non è dovuto ad alcun vincolo preesistente con i correi, fermo restando che detta prova, stante la natura permanente del reato, non può essere assolta con l'allegazione della limitata durata dei rapporti intercorsi con i correi.

Cassazione penale sez. II  19 novembre 2014 n. 51154  

 

Per quanto riguarda il delitto p. e p. dall'art. 416 c.p. una delle caratteristiche fondamentali dell'associazione per delinquere è costituita dalla forte interscambiabilità dei ruoli dei partecipi che si prestavano a compiere tutte le attività ritenute indispensabili per la realizzazione del programma criminoso.

Tribunale S.Maria Capua V. sez. II  23 ottobre 2014 n. 4035  

 

In tema di associazione per delinquere, l'aggravante della scorreria in armi richiede il trasferimento da luogo a luogo di associati che, avendo programmato solo genericamente dei delitti, scelgono secondo occasionali circostanze gli oggetti delle loro azioni criminose, avendo la disponibilità di armi più o meno numerose e dotate di potenzialità offensiva. (Fattispecie in cui la Corte ha ritenuto condivisibile la motivazione del giudice di merito fondata su intercettazioni da cui risultava che i correi non solo avevano eseguito attentati premeditati, ma, nelle loro incursioni notturne, avevano individuato ulteriori obiettivi in base a decisioni estemporanee). (Rigetta in parte, App. Palermo, 01/03/2013 )

Cassazione penale sez. II  19 settembre 2014 n. 44153  

 

Il reato di associazione a delinquere può ritenersi sussistente anche a fronte di un movimento di manifestanti al cui interno è possibile individuare un gruppo di soggetti organizzati che si propongono di raggiungere il fine politico dell'organizzazione (anche) tramite la commissione di fatti delittuosi.

Cassazione penale sez. V  17 settembre 2014 n. 46150  

 

Sussiste associazione per delinquere nel caso in cui il sodalizio si connoti per specializzazione ed organizzazione nel perpetuare i reati fine, accuratamente programmati, ed eseguiti, con modalità sovrapponibili e anche nello stesso giorno, da soggetti capaci di muoversi in sottogruppi e interscambio di ruoli.

Cassazione penale sez. II  16 settembre 2014 n. 49007

 

In tema di associazione per delinquere, la costituzione del sodalizio criminoso non è esclusa per il fatto che lo stesso sia imperniato per lo più intorno a componenti della stessa famiglia perché, al contrario, i rapporti parentali o coniugali, sommandosi al vincolo associativo, lo rendono ancora più pericoloso. (Rigetta, App. Milano, 17/07/2013 )

Cassazione penale sez. II  16 settembre 2014 n. 49007  

 

In tema di associazione per delinquere di tipo mafioso, il versamento periodico di una somma di denaro da parte della dirigenza di un'organizzazione camorristica al capo di un distinto gruppo criminale trovantesi in stato di detenzione non può di per sé solo provare, al di là di ogni ragionevole dubbio, la partecipazione del ricevente all'associazione criminale erogante, ma ne costituisce indizio che necessita di essere confortato da ulteriori circostanze obiettivamente indicative dell'adesione del soggetto a questa consorteria. (Annulla in parte con rinvio, App. Napoli, 22/05/2013 )

Cassazione penale sez. VI  02 luglio 2014 n. 45065  

 

L'accertamento della partecipazione di un soggetto sottoposto a prolungata detenzione ad una organizzazione di tipo mafioso distinta da quella di originaria affiliazione, anche se connotata da parziali sovrapposizioni nella componente soggettiva, non può fondarsi sulla verifica - in negativo - della mancanza di elementi da cui inferire l'intervenuta dissociazione dal gruppo criminale di appartenenza, ma impone la prova - positiva - della volontà manifesta di aderire alla nuova consorteria e di assicurare consapevolmente il proprio contributo oggettivamente apprezzabile alla vita ed all'organizzazione del gruppo appena formato, sia pure solo di carattere morale. (Annulla in parte con rinvio, App. Napoli, 22/05/2013 )

Cassazione penale sez. VI  02 luglio 2014 n. 45065  

 

In tema di reati associativi, al fine di controllare il rispetto del principio del "ne bis in idem", anche in rapporto alla commissione dei reati scopo, occorre verificare in concreto i segmenti di condotta presi in esame dalle singole sentenze passate in giudicato, nel senso che tale principio risulta violato solo ove vi sia sovrapposizione tra le medesime condotte oggetto di giudicato. (Fattispecie in cui la Corte ha escluso la violazione del principio del "ne bis in idem" in relazione a sentenza di condanna per reati relativi a contrabbando di TLE, successiva a precedente decisione irrevocabile riguardante il solo delitto di associazione per delinquere finalizzata alla commissione di tali reati, sebbene nel capo di imputazione concernente la fattispecie associativa fossero indicati come elementi fattuali a carico, anche i singoli reati fine). (Dichiara inammissibile, App. Napoli, 19/09/2012 )

Cassazione penale sez. III  24 giugno 2014 n. 52499  

 



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