Codice penale Aggiornato il 13 Feb 2015

Art. 418 codice penale: Assistenza agli associati

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Codice penale Aggiornato il 13 Feb 2015



Chiunque, fuori dei casi di concorso nel reato [110] o di favoreggiamento [378, 379], dà rifugio o fornisce vitto, ospitalità, mezzi di trasporto, strumenti di comunicazione a taluna delle persone che partecipano all’associazione è punito con la reclusione da due a quattro anni (1).

La pena è aumentata [64] se l’assistenza è prestata continuatamente (2).

Non è punibile chi commette il fatto in favore di un prossimo congiunto (3) (4).

Commento

Concorso nel reato: [v. Libro I, Titolo IV, Capo III; 411]; Reclusione: [v. 23].

(1) Comma prima modificato ex art. 1, d.l. 18-10-2001, n. 374, conv. in l. 15-12-2001, n. 438 (Disposizioni urgenti per contrastare il terrorismo internazionale), e successivamente così modificato ex art. 1, c. 3, l. 5-12-2005, n. 251. Se la riforma del 2001 ha inciso sulla struttura oggettiva di tale fattispecie (si veda quanto detto sub art. 270ter, nota (1)), il legislatore del 2005 è intervenuto esclusivamente sulla «forbice» edittale, determinando un inasprimento del trattamento sanzionatorio, senza incidere sulla struttura costitutiva del reato (limitandosi a sostituire la previgente sanzione, la reclusione fino a due anni, con la pena della reclusione da due a quattro anni).

Peraltro, la previsione di un minimo edittale di due anni rende tale delitto più gravemente punito rispetto all’analoga fattispecie antiterrorismo di cui all’art. 270ter, la qual cosa non trova alcun fondamento sostanziale, sotto il profilo dell’oggettivo disvalore penale delle due previsioni, oltre a costituire una opzione in sostanziale «controtendenza» rispetto alle scelte politico-criminali operate negli ultimi cinque anni, nella lotta al terrorismo, soprattutto di matrice internazionale.

Si ritiene, altresì, che la scelta (fondante l’incremento sanzionatorio) di rivalutare il disvalore penale connesso alle condotte «assistenziali» diverse dal favoreggiamento e dal concorso nel reato, di cui alla norma in commento, avrebbe dovuto portare alla previsione di un analogo aggravio sanzionatorio anche per il delitto di cui all’art. 307 c.p., sanzionante l’assistenza ai partecipi di cospirazione o di banda armata, previsione dotata di rilevanza del tutto analoga (se si ha riguardo al trattamento sanzionatorio per essa astrattamente predisposto dal legislatore) a quella del delitto di cui si tratta in questa sede.

(2) Comma così modificato ex art. 1, d.l. 18- 10-2001, n. 374 conv. in l. 15-12-2001, n. 438 (Disposizioni urgenti per contrastare il terrorismo internazionale).

(3) La fattispecie criminosa in esame ha un ambito applicativo residuale, in quanto presuppone che il fatto realizzato non integri gli estremi del concorso nel reato associativo e del delitto di favoreggiamento. In particolare, si configura un concorso nel reato associativo quando l’assistenza sia prestata a favore di tutta l’associazione; si configura, invece, la fattispecie del favoreggiamento quando l’aiuto sia prestato dopo l’esaurimento dell’attività criminosa dell’associazione per eludere le indagini. Ne consegue che il reato in esame ricorre sol quando l’assistenza sia prestata a favore dei singoli membri dell’associazione durante la permanenza del reato associativo o, comunque, in assenza dell’obiettivo di eludere le investigazioni dell’autorità (cfr. da ultimo Cass. 16-4-2004, n. 17704). Risponde di partecipazione ad associazione per delinquere e non di assistenza agli associati, per la giurisprudenza, chi, facendo parte organica dell’associazione, in tale veste abbia operato come vivandiere o come ospitante dei partecipanti all’associazione.

(4) Gli ultimi due commi della norma in esame contemplano rispettivamente una circostanza aggravante speciale ed una causa speciale di esclusione della pena.

Giurisprudenza annotata

Assistenza agli associati.

La fattispecie delittuosa di cui all'art. 418 c.p. presuppone, come reso palese dalla locuzione "fuori dei casi di concorso nel reato", una condotta favoreggiatrice, specialmente qualificata come "assistenza agli associati", posta in essere da persona estranea al sodalizio mafioso, condotta che resta assorbita dall'art. 416 bis c.p. quando sia invece prestata da un aderente a vantaggio dell'intera consorteria, nell'ambito dei "doveri" solidaristici incombenti sui compartecipi, secondo il "pactum sceleris". (Annulla in parte con rinvio, App. Napoli, 09/05/2012 )

Cassazione penale sez. VI  03 ottobre 2013 n. 13085  

 

Il delitto di assistenza agli associati previsto dall'art. 418 c.p. presuppone l'estraneità dell'agente rispetto al sodalizio criminale e la coincidenza temporale dell'attività di assistenza con l'operatività dell'associazione criminale; mentre la fornitura di vitto o rifugio compiuta in favore dei singoli associati dopo la cessazione del sodalizio può integrare eventualmente il delitto di favoreggiamento personale di cui all'art. 378 c.p. (Annulla in parte con rinvio, App. Napoli, 09/05/2012 )

Cassazione penale sez. VI  03 ottobre 2013 n. 13085  

 

La fattispecie delittuosa di cui all'art. 418 c.p. presuppone (come reso palese dalla locuzione "fuori dei casi di concorso nel reato") una condotta favoreggiatrice, specialmente qualificata come "assistenza agli associati", posta in essere da persona estranea al sodalizio mafioso, restando, invece, essa assorbita dall'art. 416 bis c.p. quando detta assistenza sia prestata da un aderente alla consorteria nell'ambito delle finalità di solidarietà dovute ai partecipi, secondo il "pactum sceleris". Annulla in parte con rinvio, App. Palermo, 10/12/2010

Cassazione penale sez. VI  01 dicembre 2011 n. 15668  

 

Integra il delitto di partecipazione ad una associazione mafiosa, e non quelli meno gravi di assistenza agli associati o di favoreggiamento personale, la condotta di colui che curi sotto il profilo logistico la latitanza del capo del sodalizio, assicurandogli al contempo in maniera stabile la possibilità, per il suo tramite, di mantenere i contatti con gli altri associati e di continuare a dirigere l'organizzazione, perché detta condotta rende palese la volontà di agevolare non solo il soggetto latitante ma l'intera associazione.

Cassazione penale sez. VI  26 novembre 2009 n. 2533  

 

Integra il delitto di cui all'art. 418 c.p., e non quello di favoreggiamento, chi fornisce rifugio o vitto agli associati, se non sono in corso investigazioni o ricerche da parte dell'autorità giudiziaria, per non essere stata ancora accertata l'esistenza del gruppo criminale, giacché il delitto di assistenza agli associati previsto dall'art. 418 c.p. presuppone la coincidenza temporale dell'attività di assistenza prestata dal soggetto attivo con l'operatività dell'associazione criminale, in quanto l'aiuto prestato agli associati dopo la cessazione del sodalizio criminoso, sotto forma di rifugio o foritura di vitto, può eventualmente integrare il delitto di favoreggiamento personale di cui all'art. 378 c.p., configurabile anche durante la permanenza del vincolo associativo, in quanto gli elementi che differenziano le due fattispecie sono la finalità e gli effetti della condotta.

Cassazione penale sez. VI  03 marzo 2004 n. 17704  

 

L'esistenza del delitto di concorso esterno in associazione mafiosa non è esclusa dalla presenza nell'ordinamento del reato di cui all'art. 378 comma 2 c.p. (favoreggiamento personale aggravato), che concerne solo una particolare forma di aiuto, prestato per agevolare l'elusione delle investigazioni e la sottrazione alle ricerche della autorità, nè da quella del reato di cui all'art. 418 c.p., che incrimina solo l'assistenza agli associati, nè, infine, dalla previsione di cui all'art. 7 d.l. 13 maggio 1991 n. 152, che è circostanza relativa ai singoli reati, diversi da quello associativo.

Cassazione penale sez. V  22 dicembre 2000 n. 6929  

 

L'esistenza del delitto di concorso esterno in associazione mafiosa non è esclusa dalla presenza nell'ordinamento del reato di cui all'art. 378 comma 2 c.p. (favoreggiamento personale aggravato), che concerne solo una particolare forma di aiuto, prestato per agevolare l'elusione delle investigazioni e la sottrazione alle ricerche della autorità, nè da quella del reato di cui all'art. 418 c.p., che incrimina solo l'assistenza agli associati, nè, infine, dalla previsione di cui all'art. 7 del d.l. 13 maggio 1991 n. 152, che è circostanza relativa ai reati diversi da quello associativo.

Cassazione penale sez. V  22 dicembre 2000 n. 6929  

 

Il delitto di assistenza agli associati, di cui all'art. 418 c.p., presuppone la coincidenza temporale dell'attività di assistenza con la operatività dell'associazione criminale, in quanto l'aiuto prestato agli associati dopo la cessazione del sodalizio criminoso, sotto forma di rifugio o di fornitura di vitto, può integrare eventualmente il delitto di favoreggiamento personale di cui all'art. 378 c.p. Quest'ultimo delitto, peraltro, può ben configurarsi anche durante la permanenza del reato associativo, costituendo il discrimine tra i due reati la finalità e gli effetti della condotta. Integra pertanto il reato di cui all'art. 418 c.p., e non quello di favoreggiamento, la condotta di chi fornisce rifugio o vitto agli associati qualora, essendo tuttora operante l'associazione per delinquere, non siano in corso investigazioni o ricerche da parte dell'autorità giudiziaria per non esserne stata ancora accertata la sua esistenza.

Cassazione penale sez. VI  01 ottobre 1997 n. 9879  

 

In relazione alle differenze tra le ipotesi delittuose previste dagli art. 378 e 418 c.p., poiché il reato associativo si deve ritenere commesso quando abbia avuto inizio la condotta che ne costituisce l'essenza, indipendentemente dal suo perdurare nel tempo, il reato di favoreggiamento personale, ove ne ricorrano gli estremi, può configurarsi indipendentemente dalla cessazione della permanenza. L'art. 418 c.p., invece, trova applicazione quando sia stata posta in essere la condotta da esso prevista (fornitura di rifugio o di vitto agli associati) e questa non abbia contribuito però agli effetti previsti dall'art. 378 c.p. nè sia stata diretta al perseguimento di tali effetti.

Cassazione penale sez. VI  01 ottobre 1997 n. 9879



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