Codice penale Aggiornato il 13 febbraio 2015

Art. 422 codice penale: Strage

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Codice penale Aggiornato il 13 febbraio 2015



Chiunque, fuori dei casi preveduti dall’articolo 285, al fine di uccidere, compie atti tali da porre in pericolo la pubblica incolumità è punito, se dal fatto deriva la morte di più persone, con l’ergastolo (1).

Se è cagionata la morte di una sola persona, si applica l’ergastolo. In ogni altro caso si applica la reclusione non inferiore a quindici anni (2).

Commento

Incolumità pubblica: [v. Libro II, Titolo VI]; Ergastolo: [v. 22]; Reclusione: [v. 23].

(1) Nel testo originario era punita con la morte l’ipotesi in cui dal fatto fosse derivata la morte di più persone. Per l’abrogazione della pena di morte v. nota (2) sub art. 17. Pertanto, attualmente, devono considerarsi punite con l’ergastolo sia l’ipotesi in cui dal fatto sia derivata la morte di più persone, sia l’ipotesi in cui dal fatto sia derivata la morte di una sola persona. V. anche art. 5, d.l. 15-12-1979, n. 625, conv. In l. 6-2-1980, n. 15 riportato in calce all’art. 56.

(2) È discussa la configurazione giuridica delle ipotesi in cui siano posti in essere atti tali da porre in pericolo l’incolumità di una pluralità di persone ma che, in concreto, determinino la morte di una sola persona oppure semplici lesioni (a una o più persone).

Alcuni autori ritengono che il concetto di strage si identifichi necessariamente con le sole ipotesi in cui si sia verificata la morte di una pluralità di persone. Pertanto, le ipotesi previste dal c. 2 della norma devono essere considerate come ipotesi criminose attenuate o, comunque, autonome.

Attualmente, l’opinione più diffusa ritiene che l’ipotesi base del reato di strage si configuri nel caso in cui l’agente abbia posto in essere atti idonei a porre in pericolo la pubblica incolumità.

Pertanto, la morte di una o più persone rappresenterebbe circostanza aggravante del reato base (che può essere oggetto della valutazione comparativa con le eventuali circostanze attenuanti, come prevede l’art. 69). Mentre il delitto di omicidio resta in esso assorbito (Cass. 8-4-2004, n. 16801).

A tal proposito la giurisprudenza ritiene, ad esempio, il configurarsi del reato in esame nel caso del collocamento presso una sede di un banca di un ordigno esplosivo avente notevole attitudine al nocumento alle persone, anche se esso sia rimasto inattivo per cause indipendenti dalla volontà degli agenti.

Giurisprudenza annotata

Strage

Deve ravvisarsi il delitto di strage e non quello di omicidio volontario plurimo nel comportamento di appartenenti ad un’associazione criminosa che, dopo aver fatto irruzione in un luogo aperto al pubblico, situato nel centro cittadino e frequentato da molte persone, abbia aperto il fuoco in maniera indiscriminata sia contro avversari non preventivamente designati, sia contro persone estranee alla cosca avversaria

Ufficio Indagini preliminari Napoli  25 gennaio 2010

 

In tema di delitti contro l'incolumità pubblica, la strage aggravata dalla morte di una o più persone assorbe il delitto d'omicidio volontario. Rigetta, Trib.sorv. Firenze, 9 Settembre 2008

Cassazione penale sez. I  27 gennaio 2009 n. 8468  

 

Il delitto di strage previsto dall'art. 422 c.p. non è punibile a titolo di colpa, non essendo ricompresa nel richiamo operato dall'art. 449 c.p., sia per la formulazione della norma che per l'incompatibilità della fattispecie colposa con il dolo specifico (il "fine di uccidere") che caratterizza la fattispecie dolosa.

Cassazione penale sez. IV  17 maggio 2006 n. 4675  

 

L'elemento materiale del delitto di cui all'art. 422 c.p. è rappresentato dal compimento di atti obiettivamente idonei a determinare il pericolo per la vita e l'integrità fisica di una collettività mediante violenza (evento di pericolo), con la possibilità che dal fatto derivi la morte di una o più persone. La condotta deve essere tale da porre in pericolo la pubblica incolumità e non limitata ad offendere la vita di una singola persona. In punto elemento psicologico, la norma richiede il dolo specifico di cagionare la morte di un numero indeterminato di persone (nella specie l'imputata aveva inviato ad una conoscente un "pacco - bomba", la cui esplosione aveva procurato lesioni gravissime a tre agenti di polizia che avevano cercato di aprirlo).

Cassazione penale sez. II  18 novembre 2004 n. 49292  

 

Si configura il delitto di strage allorché gli atti compiuti siano tali da porre in pericolo la pubblica incolumità e non siano limitati ad offendere soltanto la vita di una singola persona. (In applicazione di tale principio la S.C. ha ritenuto correttamente qualificato il reato di strage nell'esplosione violenta di un'autovettura imbottita di tritolo e posteggiata presso un'abitazione).

Cassazione penale sez. I  12 luglio 2001 n. 33459

 

Correttamente il giudice di merito ritiene la sussistenza del delitto di strage e non di quello di omicidio volontario plurimo nel comportamento di appartenenti a un'associazione criminosa che, dopo aver fatto irruzione in un luogo aperto al pubblico, situato nel centro cittadino e frequentato da molte persone, abbia aperto il fuoco in maniera indiscriminata sia contro avversari non preventivamente designati sia contro persone estranee alla cosca avversaria, non rilevando che non si sia fatto ricorso a mezzi di natura tale (bombe o esplosivi) da cagionare la morte di un numero indeterminato di persone.

Cassazione penale sez. VI  20 novembre 1998 n. 3333  

 

Al fine di stabilire se l'uccisione di più soggetti integri il delitto di strage ovvero quello di omicidio volontario plurimo, l'indagine sul fatto deve essere globale, con speciale riguardo ai mezzi usati, alle modalità esecutive del reato ed alle circostanze ambientali che lo caratterizzano (nella specie, la Cassazione ha ritenuto la sussistenza del delitto di omicidio volontario plurimo nell'aggressione posta in essere dagli appartenenti ad un'associazione criminosa nei confronti di membri di un "clan" rivale, compiuta all'interno di un locale pubblico concentrando il fuoco delle armi utilizzate per il delitto solo contro gli avversari e senza il ricorso a mezzi di natura tale - bombe a mano o esplosivi - da indicare con sicurezza la volontà degli imputati di cagionare la morte di un numero indeterminato di persone).

Cassazione penale sez. II  13 gennaio 1994

 

L'elemento materiale caratterizzante il delitto di strage è rappresentato dal compimento di atti aventi, obiettivamente, l'idoneità a determinare pericolo per la vita e l'integrità fisica della collettività mediante violenza (evento di pericolo), con la possibilità che dal fatto derivi la morte di una o più persone (evento del danno); l'elemento psicologico consiste nella coscienza e volontà di tali atti, con la finalità (dolo specifico) di cagionare la morte di un numero indeterminato di persone, e va desunto dalla natura del mezzo usato e da tutte le modalità dell'azione. Pertanto, al fine di stabilire se l'uccisione di più soggetti integri il delitto di strage, ovvero quello di omicidio volontario plurimo, l'indagine sul dato deve essere globale, con speciale riguardo ai mezzi usati, alle modalità esecutive del reato ed alle circostanze ambientali che lo caratterizzano. (Nella specie la Corte ha ritenuto la sussistenza del delitto di omicidio volontario plurimo nell'aggressione posta in essere dagli appartenenti ad un'associazione criminosa nei confronti dei membri di un clan rivale, compiuta all'interno di un locale pubblico concentrando il fuoco delle armi utilizzate per il delitto solo contro gli avversari e senza il ricorso a mezzi di natura tale (bombe a mano o esplosivi) da indicare con sicurezza la volontà degli imputati di cagionare la morte di un numero indeterminato di persone).

Cassazione penale sez. II  13 gennaio 1994

 

La rilevanza della condotta - il delitto di strage è un reato a forma libera - è determinata esclusivamente dall'effettiva idoneità a porre in pericolo la pubblica incolumità. Le modalità dell'azione possono essere le più varie, e ricomprendono anche quelle condotte che potrebbero integrare gli estremi di altri delitti. Il delitto di strage richiede anche il dolo specifico, consistente nella finalità di uccidere una o più persone e costituisce l'elemento che consente di distinguere tale delitto da quello di incendio o di altri reati che potrebbero essere integrati dalla condotta dell'agente.

Cassazione penale sez. I  13 novembre 1991

 



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