Codice penale Aggiornato il 13 febbraio 2015

Art. 426 codice penale: Inondazione, frana o valanga

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Codice penale Aggiornato il 13 febbraio 2015



Chiunque cagiona un’inondazione o una frana (1), ovvero la caduta di una valanga (2), è punito con la reclusione da cinque a dodici anni [449, 450] (3).

Commento

Reclusione: [v. 23].

Inondazione: si tratta di un afflusso particolarmente ingente di acque in un luogo per sua natura non destinato a riceverle.

Frana: consiste nella caduta o nello spostamento verso il basso di una notevole quantità di terra, materiale sabbioso e simili.

Valanga: è la massa di neve che, cadendo lungo un pendio, assume dimensioni sempre più estese.

(1) L’evento-frana, rilevante agli effetti della fattispecie dolosa di cui si tratta, e di quella colposa prevista dall’art. 449 c.p., consiste in un fenomeno di proporzioni ragguardevoli per vastità e difficoltà di contenimento, senza che sia necessario verificare il concreto ed effettivo pericolo per la pubblica incolumità, essendo tale pericolo presunto dalla legge (Cass. 3-2-2004, n. 4040).

(2) Nel caso in cui lo stesso soggetto determini una pluralità di fatti tra quelli contemplati nella norma si ritiene che sussista un unico reato se i fatti in questione costituiscono l’effetto naturale di una stessa condotta (si pensi al caso di chi provoca una frana che cada all’interno di un bacino per la raccolta di acque provocandone la tracimazione e la conseguente inondazione).

(3) Il concorso dei reati di inondazione, frana e valanga deve ritenersi escluso, ancorché la norma in esame preveda distinte ipotesi sul piano naturalistico, ove si sia di fronte ad un evento sentito come unico sotto il profilo della perdita e della messa in pericolo di vite umane e del complessivo danno economico.

Giurisprudenza annotata

Inondazione, frana, valanga

Il proprietario del terreno che abbia affidato a un terzo l'esecuzione di opere edilizie sullo stesso è colposamente responsabile, nella qualità di titolare degli obblighi di sicurezza, per tutto quel che concerne l'approntamento della zona di lavoro, e, quindi, anche dell'inondazione conseguente alla fuoriuscita dall'alveo di un fiume per il mancato compimento dei necessari interventi di contenimento e di regimentazione della scarpata artificiale del cantiere. Rigetta, App. Perugia, 03/07/2009

Cassazione penale sez. IV  02 luglio 2010 n. 34830  

 

Il delitto di "frana colposa" (o "disastro colposo innominato") richiede un evento di danno, quale è una frana, di proporzioni ragguardevoli per vastità e difficoltà di contenimento, non essendo sufficiente il verificarsi di un mero smottamento; in presenza di tali condizioni, non rientra né nella fattispecie dolosa né in quella colposa la sussistenza di un concreto ed effettivo pericolo per la pubblica incolumità, che è presunto dalla legge e non va, pertanto, specificamente provato.

Cassazione penale sez. IV  06 febbraio 2008 n. 13947  

 

Ben può essere qualificato "valanga" a norma degli art. 426 e 449 c.p. una massa di neve che si distacca dalla montagna e, crescendo progressivamente, precipita in un punto più basso, sempre che abbia le caratteristiche del disastro, ossia sia tale da mettere in pericolo un numero indeterminato di persone.

Ufficio Indagini preliminari Sondrio  10 marzo 2005

 

L'evento di frana, rilevante agli effetti della legge penale nella fattispecie dolosa prevista dall'art. 426 c.p. ed in quella colposa prevista dall'art. 449 c.p., consiste in un fenomeno di proporzioni ragguardevoli per vastità e difficoltà di contenimento, senza che sia necessario verificare il concreto ed effettivo pericolo per la pubblica incolumità, essendo tale pericolo presunto dalla legge.

Cassazione penale sez. I  13 novembre 2003 n. 4040  

 

Poiché il combinato disposto degli art. 426 e 449 c.p. intende punire, sotto il profilo della responsabilità colposa, l'inondazione che abbia provocato danni disastrosi, chi provochi (colposamente e sotto il profilo dell'omissione delle opportune misure di prevenzione) l'aggravamento delle conseguenze dannose di un'inondazione originata da cause naturali è punibile ai sensi delle citate norme.

Ufficio Indagini preliminari Milano  19 novembre 2001

 

Non è punibile ai sensi del combinato disposto degli art. 426 e 449 c.p.p. chi ha aggravato le conseguenze di un'inondazione causata da eventi del tutto naturali, in quanto trattasi di condotte successive alla realizzazione dell'evento considerato dalle norme in esame.

Ufficio Indagini preliminari Milano  08 febbraio 2001

 

Ai sensi dell'art. 40 comma 2 c.p. risponde del reato di inondazione colposa per non aver impedito il verificarsi dell'evento il prefetto, il quale, in presenza di una situazione di pericolo abbia omesso di adottare tutti i provvedimenti richiesti da norme cautelari la cui osservanza è dovuta in tali situazioni.

Tribunale Alba  13 giugno 1997

 

Non rientra nella fattispecie (inondazione o frana) prevista dall'art. 426 c.p., come pure nell'ipotesi colposa di cui al successivo art. 449, il concreto ed effettivo pericolo per la pubblica incolumità, essendo tale pericolo presunto dalla legge; tuttavia non può costituire inondazione o frana qualsiasi allagamento o smottamento, dovendo il fenomeno assumere, in ogni caso, proporzioni ragguardevoli per vastità e difficoltà di contenimento.

Cassazione penale sez. I  01 ottobre 1993

 

Nella fattispecie prevista dall'art. 426 c.p., come pure nell'ipotesi colposa di cui all'art. 449 c.p., in cui è presunto il pericolo per l'incolumità pubblica (sempre che il fenomeno della frana assuma proporzioni ragguardevoli per vastità e difficoltà di contenimento), non può essere esclusa la sussistenza del reato per la ritenuta mancanza del pericolo in concreto.

Cassazione penale sez. I  01 ottobre 1993

 

Il concetto di " inondazione " inerisce ad un disastro, cagionato dall'elemento liquido di vaste dimensioni per entità ed estensione, con carattere della prorompente diffusione e diffusibilità e coinvolgente un numero indeterminato di persone o tutta una popolazione locale; anche se la vastità del disastro normalmente fa sorgere la pubblica commozione, tale elemento non è richiesto dalla legge per la integrazione dell'illecito.

Cassazione penale sez. I  16 marzo 1984



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