Codice penale Aggiornato il 13 febbraio 2015

Art. 43 codice penale: Elemento psicologico del reato

codice-penale

Codice penale Aggiornato il 13 febbraio 2015



Il delitto:

è doloso, o secondo l’intenzione, quando l’evento dannoso o pericoloso, che è il risultato dell’azione od omissione e da cui la legge fa dipendere l’esistenza del delitto, è dall’agente preveduto e voluto come conseguenza della propria
azione od omissione (1);
è preterintenzionale, o oltre l’intenzione, quando dall’azione od omissione deriva un evento dannoso o pericoloso più grave di quello voluto dall’agente (2);
è colposo, o contro l’intenzione, quando l’evento, anche se preveduto, non è voluto dall’agente e si verifica a causa di negligenza o imprudenza o imperizia, ovvero per inosservanza di leggi, regolamenti, ordini o discipline (3).

La distinzione tra reato doloso e reato colposo (4), stabilita da questo articolo per i delitti (4), si applica altresì alle contravvenzioni, ogni qualvolta per queste la legge penale faccia dipendere da tale distinzione un qualsiasi effetto giuridico (5).

Commento

Negligenza: è l’atteggiamento psichico di chi manca di attenzione nel compimento di un’attività (es.: manovratore del treno che si addormenta).

Imprudenza: si realizza quando un soggetto tiene una determinata condotta con avventatezza, senza ponderazione e senza adeguata valutazione degli interessi altrui (es.: conducente di un veicolo che tiene un’alta velocità in città).

Imperizia: è un’ipotesi di imprudenza qualificata, propria di chi compie atti che presuppongono la conoscenza di regole tecniche non rispettate per ignoranza od inettitudine ad applicarle (es.: chirurgo che compie un’operazione per la quale non è qualificato).

 

(1) Il dolo è la principale forma tipica della volontà colpevole. La sussistenza del dolo passa attraverso due momenti: il momento rappresentativo ed il momento volitivo. In particolare, l’agente deve avere la rappresentazione degli elementi precedenti o concomitanti alla sua condotta (presupposti, mezzi, luogo, oggetto materiale, soggetto passivo etc.). Di tali elementi Per aversi dolo è necessario che il soggetto abbia la rappresentazione e volontà degli elementi significativi della fattispecie tipica integrante il reato nonché la consapevolezza che il fatto che sta per commettere è un illecito penale; tale consapevolezza è esclusa, però, solo se l’ignoranza della norma era assolutamente inevitabile. Varie sono le forme del dolo: a) dolo diretto o intenzionale, quando l’evento conseguito risponde a quello voluto e rappresentatosi dall’agente; dal dolo diretto di primo grado, al quale appartiene sia lo scopo per cui si agisce che la scelta dei mezzi per il conseguimento dello scopo, alcuni Autori (Fiore) distinguono ulteriormente un dolo diretto di secondo grado, che si ha quando l’evento costituisce un effetto secondario ma altamente probabile della volontà di azione dell’autore. In presenza di tale tipologia di dolo, il soggetto agente non si limita ad accettarne il rischio, ma accetta il verificarsi dell’evento (in tal senso Cass. 27-3-2008, n. 12954). Configurato, di recente, in giurisprudenza quale forma di dolo diretto è il cd. dolo alternativo, contraddistinto dal fatto che il soggetto attivo prevede e vuole alternativamente, con scelta sostanzialmente equipollente, l’uno o l’altro degli eventi (es.: morte o grave ferimento della vittima) ricollegabili alla sua condotta (così Cass. 17-2-2005, n. 6168); dolo indiretto, quando il risultato della condotta, pur rappresentato, non è stato dal soggetto agente intenzionalmente o direttamente voluto. Il dolo indiretto può assumere la forma: del dolo eventuale, quando l’agente prevede come possibile il verificarsi di un evento che egli non vuole realizzare, ma pone in atto egualmente la condotta accettando il rischio che esso si verifichi (es.: un terrorista pone una carica esplosiva sotto un traliccio dell’energia elettrica per demolirlo, accettando il rischio che si verifichi anche la morte di qualche passante, se ciò avviene risponderà di omicidio doloso); il dolo eventuale, pertanto, si differenzia dal dolo diretto di secondo grado in quanto il primo è caratterizzato dalla possibilità, mentre il secondo dalla probabilità del verificarsi dell’evento delittuoso come effetto secondario della volontà dell’autore; del dolo indeterminato, quando l’azione è posta in essere volendo alternativamente o cumulativamente più eventi (es.: Tizio spara contro due persone, risultandogli indifferente cagionare la morte o il ferimento di uno od entrambe le vittime); b) dolo d’impeto, quando il reato è frutto di una decisione improvvisa; dolo di proposito, quando trascorre un rilevante lasso di tempo tra la decisione e l’attuazione della condotta criminosa; c) dolo di danno, ricorre se l’agente ha voluto effettivamente ledere il bene protetto della norma (es.: lesione volontaria); dolo di pericolo, quando l’agente ha solo voluto minacciare il bene (es.: delitto di attentato); d) dolo iniziale, è quello che sussiste solo nel momento della condotta (es.: un coniuge avvelena l’altro, ma poi, pentitosi, accompagna la vittima in ospedale per salvarla); dolo concomitante, è quello che accompagna la condotta e lo svolgimento del processo causale dell’evento; dolo successivo, che si manifesta dopo il compimento dell’azione od omissione (es.: un chirurgo per un errore  operatorio provoca una emorragia al paziente e, invece di arginarla, intenzionalmente fa in modo che essa abbia esito letale); e) dolo generico, quando è sufficiente che sia voluto il fatto descritto dalla norma incriminatrice (es.: omicidio); dolo specifico, quando la legge esige che l’agente abbia agito per una determinata finalità, la cui concreta realizzazione non è necessaria, però, per integrare il reato essendo sufficiente che essa sia astrattamente perseguita (es.: il furto presuppone la finalità del «profitto», ma anche se esso non è concretamente conseguito, il reato sussiste egualmente).

(2) La preterintenzione sussiste quando l’agente ha la volontà di un evento minore (es.: percosse o lesioni), ma si verifica un evento più grave, che va oltre l’intenzione (es.: la morte nell’omicidio preterintenzionale. Perché tale evento più grave sia attribuito all’agente, è sempre necessario che sussista un nesso causale con la condotta. In sostanza, per l’esistenza del
reato colposo occorre che: la condotta sia attribuibile alla volontà del soggetto (art. 42, c. 1); l’evento non sia voluto, neanche in modo indiretto; il fatto sia riconducibile all’agente per imprudenza, negligenza, imperizia od inosservanza di leggi, regolamenti, ordine o discipline (cioè regole di condotta).

(3) Il fondamento della colpa, secondo la dominante dottrina, risiede nella prevedibilità ed evitabilità dell’evento. La prevedibilità si sostanzia La colpa generica è connessa alla violazione di generiche regole cautelari, provenienti da fonti sociali (cioè generalmente riconosciute dalla collettività) e si sostanzia nella negligenza, imprudenza ed imperizia. La colpa specifica è connessa alla violazione di specifiche norme poste da legge, regolamento, ordini e discipline.

(4) Mentre i delitti sono normalmente puniti dal legislatore per dolo (salvo che la stessa legge non li preveda come illeciti penali anche se commessi a titolo di colpa o preterintenzione: es.: artt. 589 e 584). Le contravvenzioni sono punite, indifferentemente, sia se commesse con dolo che con colpa.

(5) A proposito delle contravvenzioni, quanto detto sub nota (4), non esclude che possa essere rilevante stabilire se la colpevolezza abbia assunto la forma del dolo o della colpa. Ad esempio, ciò è rilevante per la commisurazione della pena (ex art. 133 n. 3) e la dichiarazione di abitualità nel reato (art. 104).

Giurisprudenza annotata

Elemento psicologico del reato

Non è configurabile il reato di cui all'art. 189 comma 6 c. strad. qualora l'utente della strada non si sia accorto, durante una manovra, di avere urtato un pedone; in questo caso, infatti, difetta l'elemento soggettivo del reato, poiché l'imputato poteva non avere percepito di avere urtato contro un pedone e quindi non essersi reso conto di avere causato un sinistro idoneo ad arrecare danno alle persone con conseguente obbligo di prestare soccorso.

Tribunale Lecco sez. II  06 febbraio 2015 n. 12  

 

Il riconoscimento del vizio parziale di mente è pienamente compatibile con la sussistenza del dolo, in quanto l'imputabilità, quale capacità di intendere e di volere, e la colpevolezza, quale coscienza e volontà del fatto illecito, costituiscono nozioni autonome ed operanti su piani diversi, sebbene la prima, quale componente naturalistica della responsabilità, debba essere accertata con priorità sulla seconda (fattispecie relativa all'accusa rivolta all'imputato, riconosciuto parzialmente incapace, per il reato di omicidio e della detenzione nonché porto illegale di una pistola).

Cassazione penale sez. I  09 dicembre 2014 n. 7644  

 

La cooperazione nel reato colposo, benché espressamente prevista dall'art. 113 c.p. per i soli delitti colposi, è riferibile anche alle contravvenzioni della stessa natura, come si desume dall'art. 43, ultimo comma, c.p., per il quale la distinzione tra reato doloso e colposo, stabilita dalla legge per i delitti, si applica anche alle contravvenzioni ogni qualvolta da tale distinzione discendono effetti giuridici. (Fattispecie di trasporto e smaltimento abusivi di rifiuti anche pericolosi, in cui è stata ritenuta la responsabilità, in cooperazione, del detentore dei rifiuti e dei soggetti rispettivamente titolare e dipendenti della ditta incaricati dell'illecito smaltimento). (Dichiara inammissibile, App. Lecce, s.d. Taranto, 13/12/2012 )

Cassazione penale sez. III  05 novembre 2014 n. 48016  

 

Ricorre il dolo eventuale quando si accerti che l'agente, pur non mirando direttamente alla causazione di un determinato evento, si è rappresentato la concreta possibilità che esso accada comunque come conseguenza del proprio comportamento, ed ha agito accettando il rischio di verificazione dell'evento, e quindi con volizione sia pure indiretta o eventuale di esso; si versa, invece, nella colpa con previsione quando l'agente prevede in concreto che la sua condotta possa cagionare l'evento ma agisce con il sicuro convincimento di poterlo evitare.

Cassazione penale sez. I  28 ottobre 2014 n. 52530  

 

In tema di rapporti tra dolo eventuale e colpa cosciente, sussistendo la prima di tali ipotesi quando il soggetto agisca nella consapevole accettazione del rischio che dalla propria condotta, pur finalizzata ad altro scopo, derivi l'evento tipico di un determinato delitto, mentre sussiste la seconda quando il soggetto, pur consapevole di tale rischio, agisca nel convincimento che l'evento, per la propria capacità di controllare l'azione o per il concorso di altri fattori, non si verificherà, e dovendosi altresì aver riguardo, tra l'altro, ai fini della riconoscibilità in concreto, dell'una o dell'altra delle anzidette ipotesi, anche del contesto lecito o illecito in cui l'azione si colloca, deve ritenersi che bene venga affermata la penale responsabilità dell'imputato a titolo di dolo eventuale e non di colpa cosciente in ordine al reato di lesioni personali qualora (come nel caso di specie), dette lesioni siano state la conseguenza di una spericolata condotta di guida posta in essere per sfuggire all'inseguimento da parte delle forze dell'ordine dopo la perpetrazione di una rapina.

Cassazione penale sez. II  30 settembre 2014 n. 43348  

 

Ricorre il dolo eventuale quando chi agisce si rappresenta come seriamente possibile, sebbene non certa, l'esistenza dei presupposti della condotta, ovvero il verificarsi dell'evento come conseguenza dell'azione e, pur di non rinunciare ad essa, accetta che il fatto possa verificarsi, decidendo di agire comunque. (Fattispecie in tema di lesioni volontarie da sinistro stradale in cui la Corte ha individuato la sussistenza di taluni indicatori del dolo eventuale, anzichè della colpa cosciente, nell'essere il fatto avvenuto subito dopo una rapina, compiuta mentre l'imputato, gravato da numerosi precedenti, era in regime di semilibertà, nonchè nella elevata velocità tenuta e nella inosservanza di segnalazioni semaforiche). (Rigetta, App. Milano, 26/09/2012 )

Cassazione penale sez. II  30 settembre 2014 n. 43348  

 

In tema di lesioni volontarie, ai fini della configurabilità del dolo, non è necessario che la volontà dell'agente sia diretta alla produzione di conseguenze lesive, ma è sufficiente, invece, il dolo eventuale insito nell'intenzione di infliggere all'altrui persona una violenza fisica (riconosciuta la sussistenza del reato in capo all'imputato che aveva danneggiato la persona offesa utilizzando una bomboletta spray contenente una sostanza irritante).

Cassazione penale sez. V  26 settembre 2014 n. 3856  

 

È ravvisabile la colpa in capo al medico che abbia omesso di richiedere espressamente al paziente, nonostante il silenzio della cartella clinica, la sussistenza di allergie a uno specifico farmaco che egli intenda somministrargli, senza che il sanitario possa affidarsi completamente all'anamnesi compiuta dal medico del pronto soccorso al momento precedente del ricovero. La presenza di allergie ai farmaci è, infatti, un dato fondamentale per qualunque medico, che può essere diverso dal collega che ha raccolto l'anamnesi, onde colui che intende somministrare un farmaco non può esimersi dal chiedere al paziente se sia allergico a tale farmaco, non potendo fare legittimo affidamento sulla raccolta dell'anamnesi da parte dei medici che lo hanno preceduto. (Nella specie, la Corte, nell'annullare la sentenza di condanna per il reato di omicidio colposo perché estinto per prescrizione, ha rigettato il ricorso ai fini civili, ravvisando la colpa nella condotta del medico che somministrando al paziente un farmaco cui era allergico ne aveva provocato la morte a seguito di shock anafilattico, non potendosi sostenere l'affidamento incolpevole al comportamento dei medici che in precedenza avevano effettuato l'anamnesi e redatto la cartella clinica non menzionando l'affezione allergica).

Cassazione penale sez. IV  01 luglio 2014 n. 34239  

 

In tema di responsabilità civile da trattamento sanitario ed ai fini dell'individuazione del termine prescrizionale per l'esercizio dell'azione risarcitoria, non è ipotizzabile il delitto di lesioni volontarie gravi o gravissime nei confronti del medico che sottoponga il paziente ad un trattamento da questi non consentito (anche se abbia esito infausto e anche se l'intervento venga effettuato in violazione delle regole dell'arte medica), se sia comunque rinvenibile nella sua condotta professionale una finalità terapeutica ovvero la terapia sia inquadrabile nella categoria degli atti medici, dovendosi escludere, in tali evenienze, che la condotta sia diretta a ledere, sicché, ove l'agente cagioni lesioni al paziente, è, al più, ipotizzabile il delitto di lesioni colpose se l'evento sia riconducibile alla violazione di una regola cautelare. Rigetta, App. Milano, 04/02/2008

Cassazione civile sez. III  03 luglio 2014 n. 15239  



Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:

Informativa sulla privacy
DOWNLOAD

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI