Codice penale Aggiornato il 13 febbraio 2015

Art. 441 codice penale: Adulterazione e contraffazione di altre cose in danno della pubblica salute

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Codice penale Aggiornato il 13 febbraio 2015



Chiunque adultera o contraffà, in modo pericoloso (1) alla salute pubblica, cose destinate al commercio (2), diverse da quelle indicate nell’articolo precedente (3) (4), è punito con la reclusione da uno a cinque anni o con la multa non inferiore a euro 309 (5) (6).

Commento

Adulterazione: [v. 440]; Contraffazione: [v. 440]; Salute pubblica: [v. Libro I, Titolo VI, Capo II]; Reclusione: [v. 23].

Commercio: si tratta di ogni forma di scambio e di circolazione delle merci che avvenga dietro attribuzione di un corrispettivo.

(1) La pericolosità delle cose derivante dall’adulterazione o dalla contraffazione deve essere riferita ad un uso normale delle cose stesse.

(2) La destinazione delle cose al commercio deve essere desunta dalle caratteristiche della circostanza concreta (ad esempio, assume rilevanza l’esposizione della merce al pubblico, indipendentemente dal fatto che l’attività di vendita sia esercitata in conformità con le norme amministrative che la disciplinano).

(3) L’oggetto della tutela predisposta dall’art. 441 viene determinato per esclusione. In particolare, si ritiene che esso si riferisca a tutte le cose non previste dagli articoli precedenti da cui possa derivare un pericolo concreto per la salute pubblica (si pensi, ad esempio, ai presidi medico-chirurgici che non sono classificabili come medicinali).

(4) Nel caso in cui si accolga la tesi secondo cui le acque non destinate direttamente all’alimentazione non sono comprese nella tutela predisposta dagli artt. 439 e 440, si deve concludere che la loro adulterazione o contraffazione rientri fra le condotte punite dall’articolo in commento.

(5) Importo incrementato ex art. 113, c. 1, l. 689/1981.

(6) Cfr. d.P.R. 6-10-1998, n. 392; d.lgs. 24- 2-1997, n. 46; d.lgs. 24-4-1997, n. 126; d.lgs. 24-4-2006, n. 219.

Giurisprudenza annotata

Incolumità pubblica

Nella condotta del gestore di un bar che abbia somministrato per errore ad un cliente, che aveva chiesto un bicchiere di acqua minerale, sapone liquido contenuto in una bottiglia recante all'esterno l'etichetta di un'acqua minerale e posta sul bancone di vendita, non è configurabile alcuno dei delitti di comune pericolo mediante frode (art. 439/444 c.p.), i quali hanno ad oggetto esclusivamente un'attività di avvelenamento, adulterazione, contraffazione o messa in commercio di sostanze alimentari o di cose destinate al commercio e non la somministrazione di sostanza che, pur nociva, non è destinata all'alimentazione.

Cassazione penale sez. I  17 maggio 2005 n. 20391  

 

L'art. 452 c.p., secondo cui per i delitti colposi contro la salute pubblica corrispondenti alla fattispecie dolose prevedute dagli art. 440, 441, 442, 443, 444 e 445 dello stesso codice si applicano le pene rispettivamente stabilite dalle anzidette norme ridotte da un terzo ad un sesto è da intendere nel senso che la pena minima irrogabile è quella d'un terzo del minimo e la massima è quella d'un sesto del massimo della pena richiamata dalle norme citate. (Nella specie si è ritenuto che il reato di cui all'art. 452 in relazione all'art. 440 c.p. rientri nella competenza pretorile, posto che la pena edittale massima per siffatto reato è di anni uno e mesi otto di reclusione, ossia un sesto di dieci anni).

Cassazione penale sez. I  02 febbraio 1978



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