Codice penale Aggiornato il 13 febbraio 2015

Art. 452 codice penale: Delitti colposi contro la salute pubblica

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Codice penale Aggiornato il 13 febbraio 2015



Chiunque commette, per colpa [43], alcuno dei fatti preveduti dagli articoli 438 e 439 è punito:

1) (Omissis) (1);

2) con la reclusione da uno a cinque anni, nei casi per i quali esse stabiliscono l’ergastolo;

3) con la reclusione da sei mesi a tre anni, nel caso in cui l’articolo 439 stabilisce la pena della reclusione.

Quando sia commesso per colpa [43] alcuno dei fatti preveduti dagli articoli 440, 441, 442, 443, 444 e 445 (2) (3) si applicano le pene ivi rispettivamente stabilite ridotte da un terzo a un sesto (4).

Commento

Istituti Processuali:

-competenza: Tribunale monocratico-collegiale per ipotesi 1° c. n. 2

-procedibilità: ufficio

-arresto: non consentito e facoltativo solo per il n. 2 e per le ipotesi di competenza del tribunale collegiale

-fermo: consentito solo per ipotesi del 2° c. in riferimento agli artt. 440 e 442

-citazione: diretta a giudizio per ipotesi 1° c. n. 3 nonché per ipotesi artt. 443, 444 e 445

Istituti sostanziali:

-natura giuridica: reato comune, di pericolo, a forma libera

-elemento soggettivo: colpa

- tentativo: non configurabile.

Reclusione: [v. 23]; Ergastolo: [v. 22].

 

(1) Il testo originario era così formulato: «con la reclusione da tre a dodici anni, nei casi per i quali le dette disposizioni stabiliscano la pena di morte».

Poiché la pena di morte è abrogata dal nostro ordinamento deve considerarsi abrogato anche il n. 1 del presente articolo.

(2) Nelle ipotesi in cui l’illecito sia costituito dalla commercializzazione di prodotti dannosi alla salute pubblica, si osserva che la responsabilità dell’agente può essere esclusa soltanto nei casi in cui non sia sufficiente la normale diligenza, cioè la capacità che ogni negoziante deve avere nello svolgimento della sua attività.

(3) Le specialità medicinali sono soggette ad apposite autorizzazioni ministeriali le quali accertano i requisiti del prodotto non solo in relazione al contenuto ma anche in relazione alla confezione adottata. Quando siano presenti gli elementi estrinseci che indicano la conformità del medicinale alle prescrizioni di legge (es.: il sigillo) non sussiste il dovere di controllo da parte del farmacista, perché la manomissione del sigillo opererebbe in spregio delle disposizioni ministeriali che ne impongono l’intangibilità e priverebbe l’acquirente della speciale garanzia fornita dall’azienda produttrice delle specialità.

(4) In base a tale disposizione la pena minima irrogabile è quella di un terzo del minimo e la massima è quella di un sesto del massimo della pena richiamata dalle norme citate.

Giurisprudenza annotata

Incolumità pubblica

Deve escludersi la ricorrenza dell'elemento soggettivo (colpa), necessario perché si configuri il reato di somministrazione di medicinali guasti o imperfetti di cui agli art. 443 e 452 c.p., in capo al farmacista che, avendo adottato ogni misura necessaria per verificare tempestivamente la scadenza dei farmaci, quali la dotazione di contenitori per la raccolta degli scaduti e l'utilizzo di uno scadenziario informatizzato per segnalare i farmaci in scadenza, abbia per errore detenuto un'unica confezione di vaccino influenzale scaduto, eclissata nel fondo del cassetto del frigorifero e, pertanto, celata alla vista del farmacista medesimo e dei suoi collaboratori.

Corte appello Milano sez. II  16 gennaio 2008 n. 163  

 

Non integra il reato di somministrazione di medicinali guasti o imperfetti di cui all'art. 443 c.p., nella forma colposa di cui all'art. 452 c.p., la mera detenzione in farmacia di un farmaco scaduto, ancorché non separato dagli altri e privo di indicazioni atte ad evidenziarne l'intervenuta scadenza, in assenza di prova che il farmaco medesimo sia effettivamente detenuto per la commercializzazione (nello specifico la S.C. d'Appello ha sottolineato come il farmaco oggetto di contestazione, un vaccino influenzale rinvenuto in farmacia durante il periodo estivo, afferiva ad una stagione oramai definitivamente conclusa, con la conseguenza che nessun medico o paziente avrebbe potuto prescriverlo o richiederlo laddove, peraltro, il farmacista aveva già acquistato il vaccino influenzale per la stagione successiva).

Corte appello Milano sez. II  16 gennaio 2008 n. 163

 

La norma incriminatrice di cui agli art. 439 e 452 c.p., che punisce l'avvelenamento colposo di acque destinate all'alimentazione, se non richiede espressamente che dal fatto sia derivato un pericolo per la salute pubblica (onde può giustificarsi la tradizionale costruzione della norma incriminatrice come fattispecie di pericolo presunto), richiede pur sempre che si sia verificato un "avvelenamento", che il giudice, quindi, deve accertare. (Da queste premesse, la Corte ha annullato con rinvio la sentenza di condanna evidenziando come il giudice di merito non avesse accertata l'effettiva quantità di cromo finita nelle acque, benché per aversi avvelenamento occorresse riferirsi a condotte tali da risultare, per la quantità e la qualità dell'inquinante, pericolose per la salute pubblica, vale a dire potenzialmente idonee a produrre effetti tossico-nocivi per la salute).

Cassazione penale sez. IV  13 febbraio 2007 n. 15216  

 

Si configura il reato di somministrazione di medicinali guasti o imperfetti di cui all'art. 443 c.p., ancorché nella forma colposa di cui all'art. 452 c.p., in capo al farmacista che abbia detenuto in farmacia medicinali stupefacenti scaduti da alcuni anni, senza avviare la regolare procedura di smaltimento, omettendo di annotare l'intervenuta scadenza nel registro di carico e scarico dell'anno in corso al momento dell'accertamento e limitandosi a separare tali scaduti dagli altri farmaci con un "elastichino trasparente" non rilevato dai verbalizzanti e, di conseguenza, non idoneo ad escludere la possibilità di destinazione alla vendita.

Tribunale Voghera  28 novembre 2006 n. 709  

 

Deve escludersi la configurabilità del reato di somministrazione di medicinali in modo pericoloso per la salute pubblica di cui agli art. 445-452 c.p. in capo al titolare della farmacia accusato di avere consegnato ad un cliente un farmaco diverso da quello indicato in ricetta, allorché la prova addotta di tale supposta condotta criminosa si limiti al riscontro della documentazione inviata dalla farmacia contestualmente all'inoltro della richiesta di rimborso della ricetta medesima al S.s.n.

Tribunale Milano sez. VII  30 ottobre 2006 n. 10333  

 

In tema di commercio e somministrazione di sostanze alimentari nocive, allorché nella condotta tenuta siano ritenuti sussistenti gli estremi della pericolosità per la salute pubblica (da intendere ovviamente non con riferimento all'intera collettività, ma in incertam personam, con riferimento cioè a quanti possano usufruire di quel tipo bene o di servizio), è esclusa l'applicabilità degli artt. 5 e 6 l. 30 aprile 1962, n. 283, restando le relative contravvenzioni assorbite nel delitto previsto e punito dagli artt. 444 e 452 c.p. (Fattispecie nella quale correttamente, secondo la Corte, era stata ravvisata la violazione degli artt. 444 e 452 c.p. nella condotta dell'imputato, che, quale titolare di un ristorante-pizzeria, utilizzando strumenti non igienicamente idonei nella elaborazione e conservazione dei cibi, aveva somministrato cibi pericolosi per la salute pubblica, per la presenza di un batterio in un arrosto di manzo che la scolaresca di una scuola aveva consumato nel suo locale, così da avere causato ai componenti della scolaresca intossicazione alimentare con crampi e diarrea)

Cassazione penale sez. IV  07 giugno 2005 n. 36345  

 

La detenzione in farmacia di medicinali scaduti integra il reato di cui agli art. 443 e 452 c.p., in quanto l'imperfezione del medicinale, fondata sulla previsione della perdita di efficacia dello stesso e, di conseguenza, la sua pericolosità, devono presumersi in senso assoluto dal superamento della data di preferibile consumo, a nulla rilevando l'eventuale esistenza di farmaci con composizione similare con maggiore limite temporale essendo la scadenza commisurata al singolo farmaco e non in generale alla tipologia di una certa formula chimica.

Cassazione penale sez. III  13 maggio 2004 n. 29661  



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