Codice penale Aggiornato il 13 febbraio 2015

Art. 461 codice penale: Fabbricazione o detenzione di filigrane o di strumenti destinati alla falsificazione di monete, di valori di bollo o di carta filigranata

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Codice penale Aggiornato il 13 febbraio 2015



Chiunque fabbrica, acquista, detiene o aliena filigrane, programmi informatici o strumenti destinati esclusivamente alla contraffazione o alterazione di monete [458], di valori di bollo [4592] o di carta filigranata è punito, se il fatto non costituisce un più grave reato, con la reclusione da uno a cinque anni e con la multa da euro 103 a euro 516 (1) (2) (3) (4).

La stessa pena si applica se le condotte previste dal primo comma hanno ad oggetto ologrammi o altri componenti della moneta destinati ad assicurarne la protezione contro la contraffazione o l’alterazione (2).

Commento

Acquistare: [v. 453]; Detenere: [v. 453].

Filigrane: punzoni, forme o tele che servono per fabbricare le carte filigranate.

Strumenti destinati esclusivamente alla contraffazione o alterazione: strumenti aventi specifica ed esclusiva destinazione alla contraffazione o alterazione [v. 453]; deve, cioè, trattarsi di strumenti aventi caratteristiche tali che la loro destinazione oggettiva non possa essere che la falsificazione di monete, di carta filigranata o di valori di bollo (Cass. 7-2- 1969, n. 1043).

(1) Importi incrementati ex art. 113, c. 1, l. 689/1981.

(2) L’art. 5, d.l. 25-9-2001, n. 350, conv. In l. 23-11-2001, n. 409 (Disposizioni urgenti in vista dell’introduzione dell’euro) ha così modificato il primo comma e inserito il comma 2.

Il citato provvedimento opera talune opportune innovazioni disciplinari funzionali alla soluzione dei fisiologici problemi tecnico-giuridici che si accompagnano all’introduzione di una nuova unità monetaria.

Quanto, in particolare, alla fattispecie in esame, il novero dei possibili oggetti materiali della condotta è stato esteso ai programmi informatici, in virtù del loro comune impiego nelle più moderne tecniche di contraffazione. Peraltro, se si ha riguardo del fatto che il divieto di detenzione non concerne strumenti suscettivi di uso diverso o promiscuo, anche se, per destinazione soggettiva del detentore, preordinati alla falsificazione (in tal senso, opportunamente CRISTIANI, FAIS e la giurisprudenza) non può escludersi che, già prima della riforma, le sopra citate condotte aventi ad oggetto programmi informatici destinati esclusivamente al falso potessero già essere penalmente sanzionate a norma della fattispecie di cui si tratta. Inoltre, con l’intento di completare la tutela anticipata del bene giuridico proprio dei reati di falso, sanzionando penalmente attività prodromiche a delitti autonomamente punibili, il cd. decreto euro, nell’aggiungere al primo un secondo comma, ha esteso la rilevanza penale delle condotte di cui al primo comma all’ipotesi in cui abbiano ad oggetto ologrammi (strisce impressionate da figure di interferenza che producono immagini tridimensionali, comunemente impiegate quali strumenti anticontraffazione nelle cartamonete in euro) o altri componenti della moneta destinati ad assicurarne la protezione contro la contraffazione o l’alterazione.

Ulteriore innovazione, anch’essa funzionale agli obiettivi di cui sopra, è l’introduzione di una norma diretta a reprimere le condotte di falsificazione dell’euro realizzate prima che acquisisse corso legale.

In particolare, con l’inserimento dell’art. 52quater nel d.lgs. 213/98, il provvedimento di cui si tratta ha disposto l’equiparazione, ai fini della legge penale, alle monete aventi corso legale nello Stato, delle banconote e delle monete metalliche in euro non aventi (al tempo dell’emanazione del decreto) ancora corso legale, nonché dei valori di bollo espressi in moneta euro.

È evidente (proprio in relazione all’acquisizione di corso legale dell’euro) che l’equiparazione di cui sopra ha efficacia solo rispetto ai reati commessi prima del 1° gennaio 2002. Se commessi entro tale data, le pene rispettivamente previste dai delitti di cui agli artt. 453, 454, 455, 456, 457, 459, 460, 461 e 464 del codice penale sono diminuite di un terzo, salvo che, nei casi di falsificazione, il colpevole abbia posto in circolazione le monete o i valori di bollo successivamente a tale data.

(3) La fabbricazione, l’acquisto, la detenzione o l’alienazione di strumenti destinati esclusivamente alla fabbricazione di monete, costituiscono una grave insidia per la genuinità della valuta avente corso legale.

(4) Cfr. anche art. 33, c. 3, d.P.R. 29-3-1973, n. 156, in nota (3) sub art. 459.

Giurisprudenza annotata

Fabbricazione e detenzione di filigrane destinate alla falsificazione di monete

Sussiste il concorso tra il reato di cui all'art. 453 c.p. (falsificazione di monete, spendita e introduzione nello Stato, previo concerto, di monete falsificate) e quello di cui all'art. 461 c.p. (fabbricazione o detenzione di filigrane o di strumenti destinati alla falsificazione di monete, di valori di bollo o di carta filigranata) qualora vi sia una soluzione di continuità tra l'azione che perfeziona il reato meno grave e la condotta che integra quello più grave e non si esaurisca in quest'ultimo il complesso dell'attività esplicatasi fin dall'inizio, in quanto, in tal caso, il reato di cui all'art. 461 c.p. mantiene carattere autonomo. (In applicazione di questo principio la S.C. ha ritenuto immune da censure la decisione del giudice di merito che aveva ravvisato la sussistenza del concorso tra i reati di cui agli artt. 453 e 461 c.p. nel caso di un imputato che aveva falsificato banconote da euro 50 facendole apparire da euro 250 e aveva predisposto attrezzature e materiali per la successiva falsificazione di banconote da 20 e di altre da 50 euro).

Cassazione penale sez. V  17 ottobre 2005 n. 45327  

 

Sussiste il concorso tra il reato di cui all'art. 453 c.p. (falsificazione di monete, spendita e introduzione nello Stato, previo concerto, di monete falsificate) e quello di cui all'art. 461 c.p.(fabbricazione o detenzione di filigrane o di strumenti destinati alla falsificazione di monete, di valori di bollo o di carta filigranata) qualora vi sia una soluzione di continuità tra l'azione che perfeziona il reato meno grave e la condotta che integra quello più grave e non si esaurisca in quest'ultimo il complesso dell'attività esplicatasi fin dall'inizio, in quanto, in tal caso, il reato di cui all'art. 461 c.p. mantiene carattere autonomo. (In applicazione di questo principio la S.C. ha ritenuto immune da censure la decisione del giudice di merito che aveva ravvisato la sussistenza del concorso tra i reati di cui agli art. 453 e 461 c.p. nel caso di un imputato che aveva falsificato banconote da euro 50 facendole apparire da euro 250 e aveva predisposto attrezzature e materiali per la successiva falsificazione di banconote da 20 e di altre da 50 euro).

Cassazione penale sez. V  17 ottobre 2005 n. 45327

 

Ai fini della configurabilità del reato di falsificazione di monete ovvero di spendita e introduzione nello Stato, previo concerto, di monete falsificate, si intende per corso legale non soltanto la libera circolazione della moneta accettata come mezzo di pagamento, ma anche una circolazione a carattere più limitato. Pertanto la qualità di moneta a corso legale esiste non solo quando, anche dopo il ritiro, la circolazione di una moneta, sia pure in limiti ridotti, venga consentita, ma altresì nel caso in cui sussista l'effettiva possibilità, che la moneta sia accettata in determinati rapporti. che la moneta sia accettata in determinati rapporti.

Cassazione penale sez. V  07 marzo 1989



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