Codice penale Aggiornato il 13 febbraio 2015

Codice penale Art. 50 codice penale: Consenso dell’avente diritto (1)

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Codice penale Aggiornato il 13 febbraio 2015



Non è punibile chi lede o pone in pericolo un diritto (2), col consenso (3) della persona che può validamente disporne (4) (5).

Commento

Diritto: deve trattarsi di un diritto disponibile nel senso che chi presta il consenso deve avere la disponibilità del bene tutelato dalla norma penale ed alla cui lesione è rivolto il consenso stesso. Per individuare quali, tra i beni giuridici tutelati dalle norme penali, possono ritenersi disponibili e quali indisponibili, ci si avvale di un criterio guida secondo il quale sono indisponibili quei diritti che soddisfano, oltre all’interesse individuale del titolare, anche interessi superindividuali appartenenti alla collettività.

Consenso: per la dottrina prevalente il (—) è atto giuridico in senso stretto; è, cioè, un permesso col quale si attribuisce al destinatario un potere di agire che non crea alcun vincolo obbligatorio ed è sempre revocabile. Secondo una dottrina minoritaria, invece, il (—) sarebbe un negozio negozio giuridico privato con effetti rilevanti nel diritto penale; secondo altra dottrina, infine, si tratterebbe, di un negozio giuridico di diritto pubblico.

 

(1) Il «consenso» previsto dall’art. 50 deve essere qualificato come atto giuridico in senso stretto, e cioè come permesso col quale si attribuisce al destinatario un potere di agire che non crea
alcun vincolo obbligatorio a carico dell’avente diritto e non trasferisce alcun diritto in capo all’agente; da tale natura del consenso deriverebbe la sua revocabilità in ogni tempo, a meno che l’attività consentita, per le sue stesse caratteristiche, non possa essere interrotta se non ad avvenuto esaurimento.

 (2) Sono diritti indisponibili: gli interessi che fanno capo allo Stato, alla collettività non personificata. Sono, invece, disponibili: i diritti patrimoniali (salvi i casi in cui la legge ne limita la disponibilità); alcuni diritti inerenti alla personalità morale (es.: l’onore; al riguardo si è affermato che il consenso è valido soltanto se riferito ad offese episodiche); parzialmente disponibile, nei limiti posti dall’art. 5 c.c., è il bene dell’integrità fisica.

(3) Il consenso è atto volontario e, come tale, deve essere espresso con volontà libera, non viziata cioè da errore, violenza o dolo.

(4) Legittimato a prestare il consenso è il titolare dell’interesse protetto dalla norma e cioè colui che, altrimenti, sarebbe il soggetto passivo del reato. Per poter validamente esprimere il proprio consenso, se ne deve avere la capacità; al riguardo, l’orientamento prevalente (che vede nel consenso un atto giuridico in senso stretto) fa riferimento ad una capacità di intendere e di volere da accertare caso per caso, salvo ovviamente i casi in cui è il legislatore stesso a fissare una età minima.

(5) È possibile configurare forme particolari di consenso: si ha consenso putativo quando l’agente suppone erroneamente esistente il consenso della persona titolare del diritto; in tal caso chi agisce non è punibile in base all’art. 59, c. 4.  Si ha, invece, consenso presunto quando l’agente sa che non vi è il consenso, ma compie ugualmente l’azione perché essa appare vantaggiosa per l’avente diritto.

Giurisprudenza annotata

Consenso dell'avente diritto

Il presupposto per l'operatività della scriminante del consenso dell'avente diritto ex art. 50 c.p. è rappresentato dalla libera determinazione della volontà del soggetto passivo del reato, scevra da condizionamenti esterni. Tale scriminante non è applicabile, neanche nella forma putativa, quando debba escludersi, in base alle circostanze del fatto, la ragionevole persuasione di operare con l'approvazione della persona che può validamente disporre del diritto.

Cassazione penale sez. V  19 febbraio 2014 n. 32024

 

Ai fini della configurabilità del delitto di esercizio abusivo della professione, non assume rilievo la gratuità della prestazione professionale e non produce effetto esimente il consenso del destinatario della prestazione, poiché i risvolti patrimoniali dell'abusiva attività professionale sono estranei alla struttura della fattispecie e l'interesse collettivo tutelato (incentrato sul controllo preventivo dei requisiti per l'esercizio di professioni connotate da più o meno elevato spessore tecnico) è indisponibile dal privato. (Fattispecie relativa al patrocinio abusivamente esercitato dalla ricorrente, a titolo gratuito, in una causa civile promossa dalla madre). (Rigetta, App. Caltanissetta, 26/01/2012 )

Cassazione penale sez. VI  21 ottobre 2013 n. 11493

 

Nel reato di violenza sessuale non ha valore scriminante il fatto che la donna non si opponga palesemente ai rapporti sessuali e li subisca, quando è provato che l'autore, per le violenze e le minacce ripetutamente poste in essere nei confronti della vittima, abbia la consapevolezza del rifiuto implicito ai congiungimenti carnali. (Fattispecie in cui la Corte ha ritenuto sussistente il reato per avere l'imputato, legato da una relazione sentimentale con la vittima, fatto uso di violenza fisica più volte in precedenza e anche nei momenti immediatamente antecedenti il rapporto sessuale, rendendo, di conseguenza, irrilevante l'atteggiamento passivo di non opposizione della donna al momento del congiungimento carnale). Dichiara inammissibile, App. Palermo, 11/04/2012

Cassazione penale sez. III  23 maggio 2013 n. 29725  

 

Integra la scriminante putativa del consenso dell’avente diritto l’utilizzo della carta di credito da parte dell’amante cui era stato consegnato il portafogli dal compagno.

Ufficio Indagini preliminari Torino  07 febbraio 2013

 

In tema di peculato, nessuna efficacia esimente può attribuirsi alla causa di giustificazione del consenso dell'avente diritto, quando i beni che costituiscono oggetto della condotta delittuosa appartengono alla pubblica amministrazione. (Fattispecie relativa all'utilizzo di utenze cellulari per fini personali).

Cassazione penale sez. un.  20 dicembre 2012 n. 19054  

 

In tema di lesioni personali cagionate durante una competizione sportiva, non sussistono i presupposti di applicabilità della causa di giustificazione del consenso dell'avente diritto con riferimento al cd. rischio consentito (art. 50 c.p.), qualora nel corso di un incontro di calcio l'imputato colpisca l'avversario con un pugno al di fuori di un'azione ordinaria di gioco, trattandosi di dolosa aggressione fisica per ragioni avulse dalla peculiare dinamica sportiva, considerato che nella disciplina calcistica l'azione di gioco è quella focalizzata dalla presenza del pallone ovvero da movimenti, anche senza palla, funzionali alle più efficaci strategie tattiche (blocco degli avversari, marcamenti tagli in area ecc.) e non può ricomprendere indiscriminatamente tutto ciò che avvenga in campo, sia pure nei tempi di durata regolamentare dell'incontro.

Tribunale Firenze sez. II  08 novembre 2012 n. 4109  

 

In tema di violenza sessuale, in relazione a certe pratiche estreme, per escludere l'antigiuridicità della condotta lesiva, non basta il consenso del partner espresso nel momento iniziale della condotta, per cui la scriminante non può essere invocata se l'avente diritto manifesta, esplicitamente o mediante comportamenti univoci, di non essere più consenziente al protrarsi dell'azione alla quale aveva inizialmente aderito, per un ripensamento od una non condivisione sulle modalità di consumazione dell'amplesso

Cassazione penale sez. III  27 giugno 2012 n. 37916  

 

La scriminante putativa del consenso dell'avente diritto non è applicabile quando debba escludersi, in base alle circostanze del fatto, la ragionevole persuasione di operare con l'approvazione della persona che può validamente disporre del diritto. (Fattispecie in tema di appropriazione indebita di un bene oggetto di locazione). Dichiara inammissibile, App. Bologna, 18/03/2010

Cassazione penale sez. VI  15 aprile 2011 n. 20944  

 

Il consenso, ancorché implicito, della vittima può avere efficacia scriminante a condizione che esso sia prestato volontariamente nella piena consapevolezza delle possibili conseguenze lesive dell'integrità personale (con esclusione comunque di quelle che importino una menomazione permanente) e che permanga per tutto il corso della condotta posta in essere dall'agente. (Nella specie, in applicazione di tale principio, è stato escluso che potesse assumere efficacia scriminante, rispetto ai reati di maltrattamenti in famiglia, percosse e lesioni, il fatto che la vittima, dopo essersi in vario modo sottratta in più occasioni al rapporto di convivenza con l'agente, proprio a seguito delle violenze da questi poste in essere, lo avesse poi ogni volta ripreso).

Cassazione penale sez. VI  25 marzo 2010 n. 12621  

 

Integra il reato di lesione personale dolosa la condotta del medico che sottoponga, con esito infausto, il paziente ad un trattamento chirurgico, al quale costui abbia espresso il proprio dissenso. (Fattispecie di intervento di chirurgia correttiva della vista con esito infausto, per il quale il consenso del paziente era stato carpito, prospettandogli una metodologia esecutiva non invasiva). Annulla con rinvio, Gip Trib. Sassari, 14 novembre 2008

Cassazione penale sez. IV  20 aprile 2010 n. 21799



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