Codice penale Aggiornato il 13 febbraio 2015

Codice penale Art. 51 codice penale: Esercizio di un diritto o adempimento di un dovere

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Codice penale Aggiornato il 13 febbraio 2015



L’esercizio di un diritto (1) (2) o l’adempimento di un dovere imposto da una norma giuridica o da un ordine legittimo (3) della pubblica autorità, esclude la punibilità (4).

Se un fatto costituente reato è commesso per ordine dell’Autorità, del reato risponde sempre il pubblico ufficiale che ha dato l’ordine.

Risponde del reato altresì chi ha eseguito l’ordine, salvo che, per errore di fatto, abbia ritenuto di obbedire ad un ordine legittimo (5).

Non è punibile chi esegue l’ordine illegittimo, quando la legge non gli consente alcun sindacato sulla legittimità dell’ordine (6).

Commento

Esercizio di un diritto: scriminante che trova fondamento nell’antica regola Qui iure suo utitur neminem laedit.

Adempimento di un dovere: tale scriminante prende in considerazione esclusivamente i rapporti di subordinazione previsti dal diritto pubblico e non anche quelli di diritto privato intercorrenti tra privati datori di lavoro ed i loro dipendenti.

Norma giuridica: qualsiasi precetto giuridico, sia esso emanato dal potere legislativo o dal potere esecutivo; l’ipotesi più importante di attività giustificata da una norma giuridica è quella dell’uso legittimo delle armi.

Ordine legittimo: per ordine si intende ogni manifestazione di volontà che un superiore rivolge ad un inferiore perché questi tenga un determinato comportamento. L’ordine, per essere vincolante, deve essere legittimo formalmente (cioè: il superiore deve essere competente ad emetterlo; l’inferiore ad ottemperarvi; la procedura deve essere quella prevista dalla legge) e sostanzialmente (cioè devono esistere i presupposti richiesti dalla legge).

Pubblica Autorità: pubblici ufficiali incaricati di pubblici servizi, esercenti servizi di pubblica necessità.

(1) Elementi costitutivi di tale scriminante sono: a) esistenza di un diritto; b) fonte del diritto scriminante: può essere una legge in senso stretto, un regolamento, un atto amministrativo, un provvedimento giurisdizionale (sentenze, ordinanze, decreto), un contratto di diritto privato, la consuetudine, una fonte comunitaria; c) titolarità del diritto: il diritto (o facoltà legittima) deve essere esercitato dal suo titolare; qualora si tratti di un diritto non personale, è ammesso il suo esercizio per il tramite di un rappresentante, al quale si estenderà la scriminante in esame; d) limiti all’esercizio del diritto: l’esistenza e l’esercizio del diritto non sono sufficienti ad escludere automaticamente la punibilità del fatto commesso; occorre, altresì, che la stessa norma che riconosce il diritto consenta, almeno implicitamente, di esercitarlo mediante quella determinata azione che di regola costituisce reato. Ciò posto, possiamo distinguere dei
limiti intrinseci e dei limiti estrinseci: i primi sono desumibili dalla ratio e dal contenuto astratto della norma da cui promana il diritto (così, ad esempio, il potere di distruggere la cosa propria incontra come limiti intrinseci quelli fissati dall’art. 423, c. 2, secondo cui è punito chi incendia la cosa propria se dal fatto deriva pericolo per la incolumità pubblica); i limiti estrinseci, invece, si ricavano dal complesso dell’ordinamento giuridico, compreso quello penale, e sono volti alla salvaguardia di quei diritti o interessi che risultano, sulla base di un giudizio di bilanciamento, di valore uguale o maggiore di quello del cui esercizio si discute.

(2) Casi particolarmente rilevanti di esercizio del diritto sono: a) diritto di cronaca giornalistica: è inteso come il diritto di narrare, attraverso parole o fotografie, i fatti che avvengono; costituisce una espressione del pensiero nella sua forma narrativa e trova il suo fondamento e garanzia nell’art. 21 Cost.; b) diritto di sciopero: costituisce uno strumento di lotta sindacale che assurge al rango di diritto costituzionalmente garantito dall’art. 40 Cost. e la cui titolarità spetta al singolo lavoratore; esso consiste in una astensione collettiva e concordata dei dipendenti dalla attività lavorativa per il perseguimento di un fine comune (contrattuale, politico-economico, di solidarietà).

(3) Non ogni ordine viene in rilievo ai fini della norma in esame, ma solo quelli dati dalla Pubblica Autorità (così testualmente l’articolo 51) perché questa è vincolata al perseguimento di un pubblico interesse che, in quanto tale, può prevalere sull’interesse, ugualmente pubblico, tutelato dalla legge penale. Resterebbero fuori, pertanto, tutti i rapporti di subordinazione di diritto privato, come, ad esempio, quello tra genitori e figli o fra datore di lavoro e lavoratori subordinati. L’ordine, dunque, deve provenire da un pubblico ufficiale (cfr. art. 357) o da una persona incaricata di un pubblico servizio (cfr. art. 358); si discute se l’ordine possa provenire da un soggetto esercente un servizio di pubblica necessità quando sussiste tra costui ed altri soggetti un rapporto di supremazia-subordinazione. Oltre che provenire da uno dei soggetti pubblici indicati, l’ordine, per essere vincolante e per esimere da responsabilità sia chi lo ha dato che chi lo ha eseguito, deve essere legittimo, tanto sotto il profilo formale quanto sotto quello sostanziale. Per la legittimità formale dell’ordine è richiesto che:
— il superiore abbia la competenza ad emetterlo;
— il subordinato abbia la competenza ad eseguirlo;
— siano state rispettate le procedure e le formalità di legge previste per la sua emissione.
Per la legittimità sostanziale dell’ordine, devono esistere i presupposti richiesti dalla legge.

(4) Nell’ambito dell’art. 51 c.p., viene generalmente inquadrata altresì l’attività dell’agente provocatore, il quale, su ordine impartito dal suo superiore gerarchico, partecipa all’altrui attività criminosa per farla fallire e farne arrestare gli autori. La scriminante in esame, però, opera solo se ed in quanto l’agente si limiti ad una attività di controllo e di osservazione dell’altrui attività illecita, senza alcuna possibilità di dare poi effettiva esecuzione al reato o, comunque, di agevolarlo; tale contenuto, unito alla mancanza di dolo nell’agente provocatore, porterà alla sua non punibilità.

(5) Se, ad esempio, un soldato, credendo che sussista ancora lo stato di assedio in una città, obbedisce all’ordine di un suo ufficiale di sparare contro alcuni passanti, non risponderà del reato a causa dell’errore sul fatto in cui versa. In tal caso, l’impunità deriva dalla considerazione che l’errore di fatto esclude il dolo.

(6) Si fa riferimento a rapporti di subordinazione di natura militare o assimilati (es.: agenti di polizia, pompieri etc.); in tali casi la legge impone l’obbligo della più stretta e pronta obbedienza. L’insindacabilità, però, è solo sostanziale e mai formale, per cui sarà sempre possibile per il subordinato verificare: la forma dell’ordine; l’attinenza dell’ordine al servizio; la competenza dell’autorità ordinante.

 

La contestuale previsione delle due scriminanti in oggetto è giustificata dal fatto che entrambe hanno un identico fondamento logico: il principio di non contraddizione in virtù del quale l’ordinamento non può da un lato riconoscere al soggetto la possibilità di agire in un certo modo e dall’altro sanzionare tale suo comportamento.

Giurisprudenza annotata

Esercizio di un diritto o adempimento di un dovere

In tema di azione di risarcimento dei danni da diffamazione a mezzo stampa, il diritto di cronaca soggiace al limite della continenza, che comporta moderazione, misura, proporzione nelle modalità espressive, le quali non devono trascendere in attacchi personali diretti a colpire l'altrui dignità morale e professionale, con riferimento non solo al contenuto dell'articolo, ma all'intero contesto espressivo in cui l'articolo è inserito, compresi titoli, sottotitoli, presentazione grafica, fotografie, trattandosi di elementi tutti che rendono esplicito, nell'immediatezza della rappresentazione e della percezione visiva, il significato di un articolo, e quindi idonei, di per sé, a fuorviare e suggestionare i lettori più frettolosi. (Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza impugnata che aveva ritenuto insussistente il requisito della continenza per le eccedenti modalità di presentazione di contesto della notizia, mirata - anche nella combinazione di titoli e sottotitoli - a convogliare sul lettore l'immagine disonorevole di un P.M. inadeguato a svolgere le indagini e dominato da moventi ideologici e da interessi personali e professionali surrettiziamente perseguiti in danno degli indagati). Rigetta, App. Roma, 21/05/2007

Cassazione civile sez. III  05 dicembre 2014 n. 25739

 

Il diritto di cronaca soggiace al limite della continenza, sia per quanto concerne il contenuto dell'articolo, che per quanto riguarda il contesto complessivo in cui l'articolo è inserito.

Cassazione civile sez. III  05 dicembre 2014 n. 25739  

 

Il lavoratore che produca in una controversia di lavoro copia di atti aziendali riguardanti direttamente la propria posizione lavorativa non viene meno ai doveri di fedeltà di cui all'art. 2105 cod. civ., anche ove i documenti prodotti non abbiano avuto influenza decisiva sull'esito del giudizio, operando, in ogni caso, la scriminante dell'esercizio del diritto di cui all'art. 51 cod. pen., che ha valenza generale nell'ordinamento, senza essere limitata al mero ambito penalistico. Rigetta, App. Potenza, 23/06/2011

Cassazione civile sez. lav.  04 dicembre 2014 n. 25682

 

Non sussiste l'esimente dell'esercizio del diritto di critica politica qualora l'espressione usata consista non già in un dissenso motivato espresso in termini misurati e necessari, bensì in un attacco personale lesivo della dignità morale ed intellettuale dell'avversario (confermata la responsabilità dell'imputato che in un volantino elettorale aveva accusato le persona offesa di vivere in un clima di illegalità).

Cassazione penale sez. V  31 ottobre 2014 n. 3557

 

In tema di diffamazione a mezzo stampa, qualora la cronaca abbia ad oggetto il contenuto di un'intervista, il requisito della verità dei fatti va apprezzato in relazione alla corrispondenza fra le dichiarazioni riportate dal giornalista e quelle effettivamente rese dall'intervistato, con la conseguenza che il giornalista, laddove non abbia manipolato od elaborato tali dichiarazioni, in modo da falsarne anche parzialmente il contenuto, non può essere chiamato a rispondere di quanto affermato dall'intervistato, sempreché ricorrano gli ulteriori requisiti dell'interesse pubblico alla diffusione dell'intervista e della continenza, da intendersi rispettato per il sol fatto che il giornalista abbia riportato correttamente le dichiarazioni, a prescindere da qualsiasi valutazione sul loro contenuto. Cassa e decide nel merito, App. Palermo, 25/11/2010

Cassazione civile sez. III  31 ottobre 2014 n. 23168  

 

In tema di criminalità organizzata, con riferimento alle speciali tecniche di investigazione preventiva di cui alla l. n. 146 del 2006 (di ratifica della convenzione Onu contro il crimine organizzato), deve escludersi la liceità delle operazioni sotto copertura che si concretizzino in un incitamento o in una induzione al crimine del soggetto indagato, in quanto l'agente infiltrato non può commettere azioni illecite diverse da quelle dichiarate non punibili dall'art. 9 l. citata, o a esse strettamente e strumentalmente connesse. (Nella specie, la S.C. ha ritenuto corretta la decisione impugnata che aveva affermato la liceità e la piena utilizzabilità delle attività svolte dall'agente infiltratosi in un'organizzazione dedita al traffico transcontinentale di sostanze stupefacenti, il quale aveva partecipato negli Stati Uniti ad una riunione preparatoria dell'attività illecita e, giunto in Calabria, aveva avuto contatti con esponenti del gruppo facente capo al ricorrente, acquistando partite di eroina). (Rigetta, Trib. lib. Reggio Calabria, 18/04/2014 )

Cassazione penale sez. VI  30 ottobre 2014 n. 51678  

 

Il delitto di cui all'art. 10 ter d.lg. n. 74/2000 è reato omissivo istantaneo, proprio, che si consuma alla scadenza del termine previsto dalla legge per il versamento dell'acconto relativo al periodo di imposta successivo, sicché, se in tale data è già intervenuto il fallimento e la nomina del curatore fallimentare, non potrà ritenersi penalmente responsabile il precedente legale rappresentante. Va, altresì, esclusa la penale responsabilità del liquidatore, che non abbia provveduto, pur disponendo della provvista necessaria, al versamento dell'IVA, dovuta in base alla dichiarazione presentata, in pendenza di istanza di fallimento in proprio (poi accolta), per la sussistenza della scriminante putativa ex art. 51 c.p., avendo agito al fine di non incorrere nel reato di bancarotta preferenziale.

Cassazione penale sez. III  29 ottobre 2014 n. 5921  

 

Non sussiste la scriminante di cui all'art. 51 c.p. nella condotta della parte che, per carpire dati utili alla sua difesa in giudizio, accede abusivamente alla casella di posta di un collega di studio, prendendo cognizione di alcune e-mail inviate a tale collega o da questi spedite, integrandosi, pertanto, l'ipotesi del reato di accesso abusivo ad un sistema informatico.

Cassazione penale sez. V  29 ottobre 2014 n. 52075  

 

In tema di diffamazione a mezzo stampa, il rispetto della verità del fatto assume in riferimento all'esercizio del diritto di critica politica un limitato rilievo necessariamente affievolito rispetto alla diversa incidenza sul versante del diritto di cronaca, in quanto la critica, quale espressione di opinione meramente soggettiva, ha per sua natura carattere congetturale, che non può, per definizione, pretendersi rigorosamente obiettiva ed asettica. (In applicazione del principio di cui in massima la S.C. ha censurato la decisione del giudice di merito che ha affermato la responsabilità, in ordine al reato di cui all'art. 595 cod. pen., dell'imputato che, in qualità di assessore comunale alla cultura, aveva inviato una lettera ad un noto quotidiano, affermando - nell'ambito di un contesto di conflittualità originato da una convenzione tra il Comune ed un Consorzio di ricerche - che per il Presidente di quest'ultimo la realizzazione di un dato progetto aveva rappresentato la "gallinella dalle uova d'oro" e che, comunque, gli interessi del detto presidente non erano di carattere esclusivamente scientifico; la S.C. ha, invece, ritenuto sussistente l'esimente di cui all'art. 51 cod. pen., sub specie di critica politica, annullando la decisione impugnata senza rinvio perché il fatto non costituisce reato). (Annulla senza rinvio, App. Bari, 15/01/2013 )

Cassazione penale sez. V  23 settembre 2014 n. 49570  

 

L'esposto o segnalazione al competente Consiglio dell'ordine forense contenente accuse di condotte deontologicamente rilevanti, tenute da un professionista nei confronti del cliente denunciante, costituisce esercizio di legittima tutela degli interessi di quest'ultimo, attraverso il diritto di critica, sub specie di esposto, di cui all'art. 51 c.p., per il quale valgono i limiti ad esso connaturati, occorrendo, in primo luogo, che le accuse abbiano un fondamento o, almeno, che l'accusatore sia fermamente e incolpevolmente (ancorché erroneamente) convinto di quanto afferma; tali limiti, se rispettati, escludono la sussistenza del delitto di diffamazione (esclusa, nella specie, la responsabilità di un imputato che aveva inoltrato un esposto al Consiglio dell'ordine degli avvocati nel quale scriveva che la condotta professionale dell'avvocato era stata improntata a fare di tutto perché la società legalmente rappresentata dall'imputato iniziasse cause al solo fine di assicurare compensi allo stesso avvocato, senza alcun risultato positivo).

Cassazione penale sez. I  23 settembre 2014 n. 41749  



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