Codice penale Aggiornato il 13 febbraio 2015

Art. 62 codice penale: Circostanze attenuanti comuni

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Codice penale Aggiornato il 13 febbraio 2015



Attenuano il reato, quando non ne sono elementi costitutivi o circostanze attenuanti speciali, le circostanze seguenti: 1) l’avere agito per motivi di particolare valore morale o sociale (1); 2) l’aver agito in stato di ira, determinato da un fatto ingiusto altrui (2); 3) l’avere agito per suggestione di una folla in tumulto, quando non si tratta di riunioni o assembramenti vietati dalla legge o dall’Autorità, e il colpevole non è delinquente o contravventore abituale o professionale, o delinquente per tendenza (3); 4) l’avere, nei delitti contro il patrimonio (4), o che comunque offendono il patrimonio (5) (1), cagionato alla persona offesa dal reato un danno patrimoniale di speciale tenuità, ovvero, nei delitti determinati da motivi di lucro (6), l’avere agito per conseguire o l’avere comunque conseguito un lucro di speciale tenuità, quando anche l’evento dannoso o pericoloso sia di speciale tenuità (7) (8); 5) l’essere concorso a determinare l’evento, insieme con l’azione o l’omissione del colpevole, il fatto doloso della persona offesa (9); 6) l’avere, prima del giudizio, riparato interamente il danno, mediante risarcimento di esso, e, quando sia possibile, mediante le restituzioni; o l’essersi, prima del giudizio e fuori del caso preveduto nell’ultimo capoverso dell’articolo 56, adoperato spontaneamente ed efficacemente per elidere o attenuare le conseguenze dannose o pericolose del reato (10) (11) (12) (13) (14) (15) (16).

(1) Numero così sostituito dalla L. 7 febbraio 1990, n. 19.

Commento

(1) Sono di particolare valore morale e sociale quei motivi che non solo godono dell’approvazione della coscienza comune, ma risultano altresì apprezzabili sotto il profilo etico o sociale.

La circostanza ha carattere soggettivo, concernendo l’intensità del dolo. Secondo alcuni l’attenuante ricorre, ad esempio, in caso di eutanasia.

La giurisprudenza ha escluso l’applicazione dell’attenuante nei seguenti casi: causa d’onore (Cass. I, 8-2-88); necessità di sopperire ai bisogni familiari (Cass. IV , 17-8-89); movente della gelosia (Cass. V, 4-7-91); motivo politico animato da finalità eversive o terroristiche (Cass. 20- 6-2008, n. 25275); ritorsione e vendetta (Cass. VI , 18-11-88). Anche se l’art. 62, n. 1, c.p. non richiede il requisito della proporzione tra il motivo di particolare valore morale o sociale e il delitto commesso, si è osservato che l’aggettivo «particolare» usato dal legislatore nel configurare l’attenuante in questione vada inteso nel senso che i motivi per i quali l’imputato ha agito, in tanto rilevano a tali fini, in quanto superino l’entità della morale comune media e non siano di scarsa rilevanza rispetto alla gravità del reato perpetrato (Cass. 26-5-2003, n. 23114).

(2) Tale circostanza attenuante avente natura soggettiva, ricorre sotto la definizione di provocazione.

In un suo pronunciamento (sent. 23-4- 2008, n. 16790), la Cassazione ha avuto modo di precisare che ai fini della configurabilità dell’attenuante della provocazione occorrono:

a) lo «stato d’ira», costituito da una situazione psicologica caratterizzata da un impulso emotivo incontenibile, che determina la perdita dei poteri di autocontrollo, generando un forte turbamento connotato da impulsi aggressivi;

b) il «fatto ingiusto altrui», costituito non solo da un comportamento antigiuridico in senso stretto ma anche dall’inosservanza di norme sociali o di costume regolanti la ordinaria, civile convivenza, per cui possono rientrarvi, oltre ai comportamenti sprezzanti o costituenti manifestazione di iattanza, anche quelli sconvenienti o, nelle particolari circostanze, inappropriati;

c) un rapporto di causalità psicologica tra l’offesa e la reazione, indipendentemente dalla proporzionalità tra esse.

Si ritiene, altresì, che l’attenuante in esame sia incompatibile con la scriminante della legittima difesa, giacché colui che si pone, comunque, volontariamente in una situazione di pericolo, dalla quale è prevedibile o ragionevole attendersi che derivi la necessità di difendersi dall’altrui aggressione, non può invocarla (Cass. 16-3-2005, n. 10406).

Si sostiene, inoltre, che tale circostanza sia configurabile solo in presenza di una situazione iniziale di legittimità o, almeno, di non illiceità dell’offensore, confliggente con una opposta condizione di illiceità dell’offeso e qualificata da un intento reattivo a siffatta situazione di illiceità.

Ne consegue che essa non è applicabile a favore dell’autore di un delitto quando il fatto apparentemente ingiusto della vittima, cui l’agente abbia reagito, sia stato determinato a sua volta da un precedente comportamento ingiusto dello stesso agente o sia frutto di reciproche provocazioni (così, Cass. 13-7-2010, n. 26847).

La provocazione, oltre che istantanea, può essere lenta, protraendosi nel tempo senza mai raggiungere quella intensità di stimolazione tale da produrre nel perseguitato una «conflagrazione reattiva», ma determinando tuttavia in questi una «accumulazione» degli stimoli psichici cui è stato esposto, destinata ad esplodere, all’occasione, nel comportamento violento reattivo all’altrui fatto ingiusto (così Cass. 19-5-1999, n. 6285). Sul tema, la medesima Corte ha, più di recente, affermato che il dato temporale deve essere interpretato con elasticità, non essendo necessaria una reazione istantanea. Tuttavia l’immediatezza della reazione rispetto al fatto ingiusto altrui rende più evidente la sussistenza dei presupposti di tale circostanza attenuante, mentre il passaggio di un lasso di tempo considerevole può assumere rilevanza al fine di escludere il rapporto causale e di riferire la reazione ad un sentimento differente, quale l’odio o il rancore a lungo provato (Cass. 23-4-2008, n. 16790). L’attenuante in parola non è stata riconosciuta nei seguenti casi: nel reato di rissa (Cass. I, 14-12-92); a favore di chi ha patito l’interruzione di una relazione sentimentale (Cass. I, 19-12-84); a favore di chi s’è visto rifiutare la proposta di regolarizzare, mediante il matrimonio, in un’unione di fatto (Cass. I, 19- 1-87); a favore di chi abbia dato origine all’altrui provocazione con un proprio comportamento ingiusto o in caso di reciproche provocazioni (Cass. I, 24-10-96).

È stata, invece, riconosciuta nei seguenti casi: infedeltà coniugale (Cass. I, 4-12-92); mancato adempimento di un’obbligazione in relazione al modo della sua  esteriorizzazione (Cass. I, 7-3-88).

È ormai pacificamente riconosciuto che la reazione del provocato possa rivolgersi anche verso persona diversa dal provocatore, purché sussista, fra quest’ultimo e la vittima, un rapporto giuridicamente apprezzabile (es. parentela) (Cass. 23-10-2002, n. 35607).

Da ultimo, la Cassazione ha ritenuto che l’attenuante in esame non ricorre ogni qualvolta la sproporzione fra il fatto ingiusto altrui ed il reato commesso sia talmente grave e macroscopica da escludere o lo stato d’ira ovvero il nesso causale fra il fatto ingiusto e l’ira, pur non essendo il concetto di adeguatezza e proporzione connotato della circostanza attenuante medesima (Cass. 30-7-2010, n. 30469).

(3) La circostanza in esame, che riveste natura soggettiva, esprime la situazione in cui taluno abbia commesso il fatto per la suggestione di una folla in tumulto, purché tra la moltitudine tumultuante e la condotta dell’agente vi sia uno stretto legame causale. Ciò vale anche per coloro che della folla in tumulto siano i capi o gli organizzatori.

(4) V. 61 nota (10).

(5) V. 61 nota (11).

(6) V. 61 nota (12).

(7) Il n. 4 è stato così sostituito dall’art. 2, l. 7-2-1990, n. 19.

(8) La circostanza, avente natura oggettiva, è simmetrica rispetto all’aggravante di cui all’art. 61 n. 7; tale simmetria è il frutto dell’estensione effettuata dalla legge 19/1990 anche ai delitti determinati da motivi di lucro.

L’attenuante non è applicabile alle contravvenzioni (es.: giuoco d’azzardo o contravvenzioni edilizie), impedendolo il suo stesso tenore letterale, che parla di «delitti».

Si discute sull’applicabilità dell’attenuante al tentativo; in genere prevale la tesi che la esclude; non mancano, però, sentenze in cui si afferma che il giudice, in considerazione delle concrete modalità dell’azione rimaste incompiute e di tutte le circostanze del fatto desumibili dalle risultanze processuali, ove ritenga che il reato, laddove consumato, avrebbe cagionato alla vittima un danno di speciale tenuità, può concedere l’attenuante (in tal senso, da ultimo, Cass. Sez. U n. 28-6-2013, n. 28243).

Si ritiene, altresì, che l’attenuante sia applicabile anche ai reati di pericolo, qualora siano plurioffensivi e colpiscano anche il patrimonio.

Nella ipotesi di reato continuato, la valutazione del danno deve farsi con riferimento ai singoli episodi delittuosi.

Inoltre si è puntualizzato che l’entità del danno rilevante ai fini di tale attenuante è quello sussistente al momento della consumazione del reato, non rilevando che lo stesso sia divenuto lieve in conseguenza di eventi successivi (così Cass. 4-2-2004, n. 4287; Cass. 14-8-2008, n. 33470). Si è, altresì, esclusa l’applicabilità dell’attenuante nel caso in cui l’oggetto materiale del reato sia, in quanto tale, privo di rilevanza economica (è il caso dei moduli per assegni bancari, i quali, non potendo formare oggetto di alcun negozio, escludono la sussistenza di un danno patrimoniale misurabile a sua volta in termini di speciale tenuità) (in tal senso, Cass. 20-9-2006, n. 31169).

Con riferimento alla rapina, si è, infine, affermato che non è sufficiente che il bene mobile sottratto sia di modestissimo valore economico, ma occorre valutare anche gli effetti dannosi connessi alla lesione della persona contro la quale è stata esercitata la violenza o la minaccia, attesa la natura plurioffensiva del delitto de quo, il quale lede non solo il patrimonio, ma anche la libertà e l’integrità fisica e morale della persona aggredita per la realizzazione del profitto.

Ne consegue che, solo ove la valutazione complessiva del pregiudizio sia di speciale tenuità può farsi luogo all’applicazione dell’attenuante (Cass. 29-12-2015, n. 50987). Quanto all’entità del danno, si è affermato che dev’essere valutata anzitutto con riferimento al criterio obiettivo del danno in sé, mentre quello subiettivo e, cioè, il riferimento alle condizioni economiche del soggetto passivo, ha valore sussidiario e viene in considerazione soltanto quando il primo, da solo, non appare decisivo (Cass. 22-1-2016, n. 2993).

(9) L’attenuante descritta dal presente numero, che riveste natura oggettiva, richiede che la vittima del reato ponga in essere una condotta volontaria che si inserisca quale antecedente causale dell’evento, nella serie delle cause determinatrici del fatto (Cass. 29-7-2010, n. 29938).

(10) Per i delitti commessi con finalità di terrorismo o di eversione dell’ordine democratico è prevista dall’art. 4 del d.l. 15-12-1979, n. 625, conv. con modif. nella l. 6-2-1980, n. 15 (Misure urgenti per la tutela dell’ordine democratico e della sicurezza pubblica) una speciale circostanza attenuante: «Art. 4. — Per i delitti commessi con finalità di terrorismo o di eversione dell’ordine democratico, salvo quanto disposto dall’art. 289bis del codice penale, nei confronti del concorrente che, dissociandosi dagli altri, si adopera per evitare che l’attività delittuosa sia portata a conseguenze ulteriori, ovvero aiuta concretamente l’autorità di polizia e l’autorità giudiziaria nella raccolta di prove decisive per l’individuazione o la cattura dei concorrenti, la pena dell’ergastolo è sostituita da quella della reclusione da dodici a venti anni e le altre pene sono diminuite da un terzo alla metà.

Quando ricorre la circostanza di cui al comma precedente non si applica l’aggravante di cui all’art. 1 del presente decreto».

Tale articolo non si applica quando ricorrono le circostanze previste dall’art. 3, l. 29-5-1982, n. 304 (Misure per la difesa dell’ordinamento costituzionale) che così dispone: «Art. 3. Attenuanti per reati commessi per finalità di terrorismo o di eversione in caso di collaborazione. — Salvo quanto disposto dall’articolo 289bis del codice penale, per i reati commessi per finalità di terrorismo o di eversione dell’ordinamento costituzionale la pena dell’ergastolo è sostituita da quella della reclusione da dieci a dodici anni e le altre pene sono diminuite della metà, ma non possono superare, in ogni caso, i dieci anni, nei confronti dell’imputato che, prima della sentenza definitiva di condanna, tiene uno dei comportamenti previsti dall’articolo 1, primo e secondo comma, rende piena confessione di tutti i reati commessi e aiuta l’autorità di polizia o l’autorità giudiziaria nella raccolta di prove decisive per la individuazione o la cattura di uno o più autori di reati commessi per la medesima finalità ovvero fornisce comunque elementi di prova rilevanti per la esatta ricostruzione del fatto e la scoperta degli autori di esso.

Quando i comportamenti previsti dal comma precedente sono di eccezionale rilevanza, le pene sopraindicate sono ridotte fino ad un terzo.

Quando ricorrono le circostanze di cui ai precedenti commi non si applicano gli articoli 1 e 4 del decreto-legge 15 dicembre 1979, n. 625, convertito in legge, con modificazioni, dalla legge 6 febbraio 1980, n. 15». Cfr. anche l’art. 2 della stessa legge (Attenuante per i reati per finalità di terrorismo e di eversione in caso di dissociazione), che così dispone:

«Salvo quanto disposto dall’articolo 289bis del codice penale, la pena dell’ergastolo è sostituita da quella della reclusione da quindici a ventuno anni e le altre pene sono diminuite di un terzo, ma non possono superare, in ogni caso, i quindici anni per gli imputati di uno o più reati commessi per finalità di terrorismo o di eversione dell’ordinamento costituzionale i quali, tenendo, prima della sentenza definitiva di condanna, uno dei comportamenti previsti dall’articolo 1, commi primo e secondo, rendano, in qualsiasi fase o grado del processo, piena confessione di tutti i reati commessi e si siano adoperati o si adoperino efficacemente durante il processo per elidere o attenuare le conseguenze dannose o pericolose del reato o per impedire la commissione di reati connessi a norma del numero 2 dell’articolo 61 del codice penale.

Quando ricorrono le circostanze di cui al precedente comma non si applica l’aggravante di cui all’articolo 1 del decreto-legge 15 dicembre 1979, n. 625, convertito in legge, con modificazioni, dalla legge 6 febbraio 1980, n. 15».

L’art. 2 della l. 18-2-1987, n. 34 (Misure a favore di chi si dissocia dal terrorismo) prevede, per coloro che hanno definitivamente abbandonato l’organizzazione o il movimento terroristico o eversivo la commutazione della pena dell’ergastolo in trenta anni di reclusione e una diminuzione da un quarto alla metà della pena detentiva a seconda del tipo di reato.

(11) Per il concorrente che si dissoci nei delitti di sequestro di persona a scopo di terrorismo o eversione (art. 289bis c.p.) ovvero a scopo di estorsione (art. 630 c.p.) qualora il contributo fornito sia di eccezionale rilevanza, anche con riguardo alla durata del sequestro e alla incolumità della persona sequestrata, l’art. 6 del d.l. 15-1-1991, n. 8 conv. in l. 15-3-1991, n. 82 (Nuove misure in materia di sequestri di persona) prevede una ulteriore diminuzione di pena, rispetto a quelle previste ai commi 4 dell’art. 289bis e 4 e 5 dell’art. 630, in misura non eccedente un terzo.

(12) Cfr. anche l’art. 8, d.l. 13-5-1991, n. 152 (Provvedimenti urgenti in tema di lotta alla criminalità organizzata) conv. in l. 12-7-1991, n. 203, come modificato ex l. 13-2-2001, n. 45, il quale prevede che l’imputato del delitto di cui all’art. 416bis c.p. ovvero di delitti commessi avvalendosi delle condizioni previste dall’art. 416bis ovvero al fine di agevolare l’attività delle associazioni di tipo mafioso, il quale si dissoci adoperandosi per evitare che l’attività delittuosa sia portata a conseguenze ulteriori ed aiuti concretamente l’autorità di polizia o l’autorità giudiziaria nella raccolta di elementi decisivi per la ricostruzione dei fatti e per la individuazione o la cattura degli autori dei reati possa godere della pena della reclusione da 12 a 20 anni invece dell’ergastolo e negli altri casi di una diminuzione della pena da un terzo alla metà.

(13) Attenuanti specifiche sono previste dagli artt. 73, c. 7, e 74, c. 7, del d.P.R. 9-10-1990, n. 309 in materia di sostanze stupefacenti per chi si adopera per evitare che l’attività delittuosa sia portata a conseguenze ulteriori anche aiutando concretamente l’autorità di polizia o l’autorità giudiziaria nella sottrazione di risorse rilevanti per la commissione dei delitti.

(14) Come ha precisato la Cassazione (sent. 4-2-2004, n. 4304), le due ipotesi attenuatrici del reato (riparazione totale del danno e ravvedimento operoso), contenute nell’art. 62 n. 6 c.p., hanno sfere di applicazione autonome: l’una è, infatti, correlata al danno inteso in senso civilistico, e cioè alla lesione patrimoniale o anche non patrimoniale, ma economicamente risarcibile; l’altra si collega, invece, al danno cosiddetto criminale, cioè alle conseguenze, diverse dal pregiudizio economicamente risarcibile, che intimamente ineriscono alla lesione o al pericolo di lesione del bene giuridico tutelato dalla norma penale violata.

L’attenuante in esame, naturalmente, non ricorre quando l’azione riparatrice è dovuta per legge (ad es.: l’investitore deve soccorrere la persona investita per effetto del sinistro automobilistico, laddove il suo mancato intervento integrerebbe la fattispecie di cui all’art. 593, e cioè omissione di soccorso).

La Cassazione, sul tema, ha puntualizzato che l’eventuale confessione del reo, utile ai fini dell’accertamento del reato ma priva di incidenza in ordine alla elisione o attenuazione delle sue conseguenze dannose e, quindi, dei suoi effetti non spiega rilevanza ai fini dell’applicabilità della circostanza attenuante in esame (così Cass. 2-2-2005, n. 3404).

Quanto al risarcimento, la medesima Corte ha ulteriormente precisato che, nel caso in cui il danno sia stato cagionato da più persone concorrenti nel reato, la circostanza non può essere riconosciuta al singolo che non abbia contribuito all’adempimento. Ne deriva che se uno solo dei correi abbia provveduto, in modo integrale, al risarcimento stesso, l’altro concorrente, per fruire della menzionata attenuante, deve almeno dimostrare la sua concreta, tempestiva, volontà di riparazione del danno cagionato, non più direttamente verso la parte lesa — che non ha più titolo a ricevere altro — ma indirettamente, provando di avere, prima del giudizio, rimborsato al complice più diligente la propria quota (Cass. 4-2-2004, n. 4177).

Più di recente, la medesima Corte ha puntualizzato che in tema di concorso di persone nel reato, ove un solo concorrente abbia provveduto all’integrale risarcimento del danno, la relativa circostanza attenuante non si estende ai compartecipi, a meno che essi non manifestino una concreta e tempestiva volontà di riparazione del danno (Cass. Sez Un. 11-2-2009, n. 5941).

Si ritiene, altresì, che l’attenuante del risarcimento del danno sia riconoscibile anche nel caso in cui il risarcimento sia stato effettuato da un istituto o un’impresa di assicurazione, alla luce dell’interpretazione adeguatrice dell’art. 62, n.

6, c.p. fornita dalla Corte costituzionale, la quale, con sentenza interpretativa di rigetto 23 aprile 1998 n. 138 ha ritenuto applicabile la suddetta circostanza attenuante nella ipotesi di risarcimento effettuato dalla compagnia assicuratrice per responsabilità civile in materia di circolazione stradale (Cass. 4-10-2004, n. 46557). Ha, infine, precisato la medesima Corte che, ai fini del riconoscimento dell’attenuante di cui qui si tratta, qualora la parte offesa abbia rifiutato l’offerta di danaro, è necessario che l’imputato, comunque, abbia messo a disposizione la somma di danaro mediante offerta reale, al fine di consentire al giudice di valutare la serietà e la congruità della stessa. Deve, pertanto, ritenersi legittimo il diniego dell’attenuante in esame qualora il giudice non sia stato messo in grado di valutare l’effettività dell’offerta (Cass. 25-5-2006, n. 18440). In presenza di più reati uniti dal vincolo della continuazione, la circostanza attenuante dell’integrale riparazione del danno va valutata e applicata in relazione a ogni singolo reato unificato nel medesimo disegno criminoso (Cass. Sez. Un. 23-1-2009, n. 3286). La medesima Corte ha, inoltre, affermato che l’attenuante prevista dall’art. 62, n. 6 c.p. non è concedibile ove il danno risarcibile sia di natura psichica o morale, in quanto le conseguenze di tale danno non sono suscettibili di spontanea ed efficace elisione od attenuazione (Cass. 13-6-2008, n. 24090).

Per converso, più di recente, si è affermato che il risarcimento del danno deve essere volontario, integrale, comprensivo sia del danno patrimoniale che morale, ed effettivo (Cass. 17-2- 2016, n. 6405).

La Cassazione ha, infine, puntualizzato che non integra la circostanza attenuante di cui all’art. 62, n. 6 c.p., la mera cessazione della condotta criminosa che non si risolva né in una volontaria riparazione del danno né nell’eliminazione delle conseguenze del reato (Cass. 18-11- 2009, n. 44015).

Da ultimo, la Corte ha sostenuto che la circostanza attenuante comune dell’attivo ravvedimento (art. 62, c. 1, n. 6, seconda ipotesi, c.p.) non è applicabile ai reati contro il patrimonio, in quanto si riferisce esclusivamente all’elisione o all’attenuazione di quelle conseguenze che non consistono in un danno patrimoniale o non patrimoniale economicamente risarcibile (Cass. 27-1-2011, n. 2970).

(15) Cfr. anche art. 16quinquies, d.l. 15-1- 1991, n. 8, conv. in l. 15-3-1991, n. 82 introdotto dalla l. 13-2-2001, n. 45, il quale dispone, fra l’altro, che le circostanze attenuanti che il codice penale e le disposizioni speciali prevedono in materia di collaborazione, possono essere concesse soltanto a coloro che nel termine di 180 giorni abbiano sottoscritto il verbale illustrativo dei contenuti della collaborazione.

(16) Altre leggi speciali prevedono il fatto di lieve entità:

— in materia di stupefacenti, art. 73, c. 5, d.P.R. 309/1990;

— in materia di armi, art. 5, l. 2-10-1967, n. 895 e art. 4, l. 18-4-1975, n. 110.

Giurisprudenza annotata

Attenuanti

In tema di stupefacenti, la pronta disponibilità della droga e l'atteggiamento disinvolto con cui il soggetto che la detiene ne realizza la commercializzazione rappresentano elementi che denotano la non occasionalità della detenzione a fini di cessione a terzi; ciò comporta l'esclusione delle circostanze attenuanti generiche previste dall'art. 62 bis c.p., pur in presenza di un fatto di lieve entità ai sensi dell'art. 73, comma 5, d.P.R. n. 309/1990. (Fattispecie in cui è stata esclusa la concessione delle attenuanti generiche, considerata la realizzazione della condotta in luogo pubblico e con un certo grado di professionalità).

Tribunale Perugia  04 febbraio 2015 n. 11  

 

Ai fini della configurabilità della attenuante della speciale tenuità del danno patrimoniale cagionato alla persona offesa si devono valutare, oltre al valore economico del bene, anche gli ulteriori effetti pregiudizievoli cagionati alla persona offesa dalla condotta delittuosa (nella specie, relativa ad un furto commesso da un agente all'interno del proprio Commissariato, la Corte ha escluso l'applicabilità dell'attenuante de quo, atteso che tale condotta aveva irrimediabilmente leso il rapporto fiduciario).

Cassazione penale sez. IV  13 febbraio 2015 n. 8530  

 

La rapina è un reato plurioffensivo, per cui, per la configurabilità dell'attenuante del danno di speciale tenuità, non basta che il bene mobile sottratto sia di modesto valore economico, ma occorre valutare anche gli effetti dannosi connessi alla lesione della persona contro cui è esercitata la violenza o la minaccia.

Cassazione penale sez. II  02 dicembre 2014 n. 51853  

 

Il delitto di alterazione di stato previsto dall'art. 567, comma 2, c.p., richiede il dolo generico che consiste nella contemporanea presenza nell'agente della consapevolezza della falsità della dichiarazione, della volontà di effettuarla e della previsione dell'evento di attribuire al neonato uno stato civile diverso da quello che gli spetterebbe secondo natura, mentre l'intenzione di favorire il neonato mediante l'attribuzione di un genitore diverso da quello naturale può essere valutata solo per l'eventuale concessione dell'attenuante di cui all'art. 62 n. 1) c.p. (Annulla con rinvio, App. Milano, 25/01/2013 )

Cassazione penale sez. VI  30 ottobre 2014 n. 51662  

 

L'attenuante della provocazione deve essere esclusa quando il fatto provocatorio si ponga come mera occasione del delitto, da ricondurre ad un diverso movente o atteggiamento psicologico, insorto indipendentemente (esclusa, nella specie, la sussistenza dell'attenuante atteso che l'imputato, nel corso di una lite, aveva ferito a morte con un coltello il compagno della madre della di lui convivente, perchè esasperato dalle polemiche sorte nel nucleo familiare nel quale si era inserito; anche se l'imputato aveva percepito come una offesa l'invito della vittima a non farsi più vedere, nondimeno egli aveva reagito in maniera del tutto sproporzionata, aggredendo a mano armata un uomo più anziano e decisamente meno prestante di lui, che si era limitato a inveire nei suoi confronti e a dargli qualche spintone).

Cassazione penale sez. V  10 ottobre 2014 n. 48724  

 

La circostanza attenuante dell'attivo ravvedimento di cui all'art. 62 comma 1, seconda parte, c.p., si riferisce non già ad un atto di risarcimento patrimoniale parziale, ma all'elisione o all'attenuazione di quelle conseguenze del reato che non consistano in un danno patrimoniale o in un danno non patrimoniale, ma economicamente risarcibile, ai sensi dell'art. 185 c.p.. Tale interpretazione della norma è l'unica riconoscibile, perché diversamente verrebbero prese in considerazione condotte tra loro incompatibili -risarcimento parziale e risarcimento integrale- che comporterebbero il medesimo effetto (esclusa, nella specie, l'applicabilità dell'attenuante nei confronti degli imputati correi di una rapina aggravata con l'uso di armi che avevano pagato una somma pari ad € 300,00 a ciascuna delle persone offese).

Cassazione penale sez. II  03 ottobre 2014 n. 1748  

 

La circostanza attenuante comune di cui all'art. 62 n. 6 prima ipotesi (l'aver, prima dei giudizio, riparato interamente il danno, mediante il risarcimento di esso) è configurabile anche in relazione al reato di guida in stato di ebbrezza, giacché non è necessario prendere in esame l'oggettività giuridica dei reato, essendo compito dei giudice accertare esclusivamente se l'imputato - prima del giudizio - abbia integralmente riparato il danno mediante l'adempimento delle obbligazioni risarcitorie e/o restitutorie che, ai sensi dell'art. 185 c.p., trovano la loro fonte nel reato.

Cassazione penale sez. IV  18 luglio 2014 n. 36490  

 

Il giudice penale, investito sia della domanda sull'"an" e sul "quantum debeatur" dalla parte civile sia dell'istanza di applicazione della circostanza attenuante di cui all'art. 62 n. 6 cod. pen., può, senza incorrere in una pronuncia contraddittoria e purché vi sia specifica motivazione, pronunciare condanna generica al risarcimento dei danni, rimettendo al giudice civile l'esatta loro quantificazione, e contestualmente negare la riduzione della pena perché la somma versata non risulta integralmente risarcitoria del danno, e tanto in ragione dei diversi fini ai quali le due statuizioni sono rivolte. (Rigetta, App. Venezia, 15/07/2013 )

Cassazione penale sez. IV  08 luglio 2014 n. 38982  

 

In tema di giudizio di appello, l'onere di allegazione relativo allo specifico motivo di gravame con il quale si invoca il riconoscimento della attenuante di cui all'art. 62 n. 6 cod. pen., negata dal giudice di primo grado, deve ritenersi soddisfatto mediante la segnalazione degli elementi di fatto che possono condizionare il giudizio sull'esistenza della circostanza, spettando poi al giudice l'esercizio dei poteri officiosi per l'accertamento degli ulteriori elementi (nella specie, relativi alla congruità del risarcimento del danno) comprovanti la fondatezza delle deduzioni difensive. (Annulla in parte con rinvio, App. Bologna, 25/06/2013 )

Cassazione penale sez. III  03 luglio 2014 n. 45232

 

La sottoposizione, da parte dell'imputato, della proposta di cessione immobiliare a un termine breve e ravvicinato di efficacia, entro il quale deve essere accettata dalla prossima congiunta della vittima, è inidonea a soddisfare i requisiti richiesti dall'art. 62 n. 6 c.p. non sussistendo una permanente, effettiva e completa messa a disposizione di un ristoro adeguato e integrale del danno cagionato dal reato (nella specie, l'offerta risarcitoria formulata dall'imputato alla sorella della vittima dell'omicidio non prevedeva la corresponsione di una somma in denaro, ma la datio in solutum di beni in natura, mediante la proposta irrevocabile, formalizzata per atto notarile, di trasferimento della proprietà di un terreno agricolo sul quale insistevano dei rustici, subordinata nella sua efficacia a un termine di cui non era specificata la ragione ed eccessivamente ravvicinato).

Cassazione penale sez. I  30 giugno 2014 n. 50088  

 

Ai fini della integrazione del 'fatto ingiusto altruì, costitutivo dell'attenuante della provocazione, è necessario che esso rivesta carattere di ingiustizia obiettiva, intesa come effettiva contrarietà a regole giuridiche, morali e sociali, reputate tali nell'ambito di una determinata collettività in un dato momento storico e non con riferimento alle convinzioni dell'imputato e alla sua sensibilità personale. (Fattispecie in cui si è esclusa la sussistenza dell'attenuante di cui all'art. 62, comma primo, n. 2, cod. pen., nei confronti dell'imputata di origine marocchina - condannata per l'omicidio di un uomo con cui aveva avuto una relazione sentimentale e che, dopo lunghi tergiversamenti, aveva rifiutato di sposarla, nonostante gli intercorsi rapporti sessuali, sposando, invece, un'altra donna [ritenendo che tale atteggiamento, pur percepito come deleterio dalla cultura di appartenenza per il "vulnus" arrecato alla propria onorabilità con conseguente preclusione di un futuro matrimonio, non integrasse gli estremi del fatto ingiusto per l'applicazione dell'attenuante di cui all'art. 62, comma primo, n. 2, cod. pen.]). (Rigetta, Ass.App. Milano, 03/12/2013)

Cassazione penale sez. V  18 giugno 2014 n. 49569  



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