Codice penale Aggiornato il 13 febbraio 2015

Codice penale Art. 82 codice penale: Offesa di persona diversa da quella alla quale l’offesa era diretta

Codice penale Aggiornato il 13 febbraio 2015



Quando, per errore nell’uso dei mezzi di esecuzione del reato, o per un’altra causa (1), è cagionata offesa a persona diversa da quella alla quale l’offesa era diretta (2) (3), il colpevole risponde come se avesse commesso il reato in danno della persona che voleva offendere (4), salve, per quanto riguarda le circostanze aggravanti e attenuanti, le disposizioni dell’articolo 60 (5).

Qualora, oltre alla persona diversa, sia offesa anche quella alla quale l’offesa era diretta (6) (7), il colpevole soggiace alla pena stabilita per il reato più grave, aumentata fino alla metà (8).

Commento

(1) Gli artt. 82 e 83 disciplinano il cd. reato aberrante che si realizza allorché l’agente commette, per errore nei mezzi di esecuzione o per errore dovuto ad altra causa, un reato diverso da quello voluto (aberratio delicti: art. 83), ovvero cagiona un’offesa a persona diversa da quella voluta (aberratio ictus: art. 82).

Nei casi di aberratio l’errore incide sulla mera esecuzione del fatto costituente reato (cd. errore inabilità: es.: Tizio vuole sparare a Caio, ma errando nella mira colpisce Sempronio che era al fianco della vittima designata) ed in ciò si distingue dall’errore che cade sul momento formativo della volontà disciplinato dall’art. 47 (cd. errore vizio: es.: Tizio spara a Caio scambiandolo per Sempronio a cui assomiglia).

I predetti due tipi di aberratio vanno tenuti distinti dalla cd. aberratio causae (od itineris causarum), non esplicitamente disciplinata dal codice e frutto di una creazione dottrinale e giurisprudenziale. Essa si realizza quando l’evento che l’agente vuole realizzare si produce, ma attraverso un processo causale svoltosi in modo diverso da quello previsto (es.: Tizio, volendo uccidere Caio, lo getta nel fiume perché anneghi. Caio non annega, ma muore colpendo con il capo uno scoglio). L’aberratio causae, nei reati a condotta libera (per la cui realizzazione necessita il verificarsi di un dato evento indipendentemente dalla condotta posta in essere: es.: omicidio), è irrilevante per cui l’agente è responsabile del fatto commesso; nei reati a condotta vincolata (per la cui realizzazione necessita porre in essere una condotta tipica), se l’evento non si verifica a seguito di quella condotta, l’agente non è punibile (es.: il soggetto autore di una truffa consegue l’indebito profitto, pur non essendo la vittima caduta negli artifici e raggiri posti in essere).

(2) L’art. 82, come detto, disciplina le ipotesi di aberratio ictus; in particolare il primo comma regola l’aberratio ictus monolesiva; il secondo comma l’aberratio ictus bi-plurilesiva (esempio della prima ipotesi: Tizio spara a Caio ma uccide Sempronio che si trovava vicino; esempio della seconda: Tizio spara a Caio, lo ferisce e con lo stesso proiettile uccide Sempronio).

Nel caso di aberratio monolesiva l’agente risponde di un unico reato, per la violazione più grave in cui viene assorbito il reato meno grave. Ad esempio se Tizio spara a Caio ma colpisce e uccide Sempronio, che si trova vicino alla vittima designata, risponderà di omicidio in danno di Sempronio nella cui previsione rimane assorbito il tentato omicidio in danno di Caio.

Se, invece, sparando per uccidere Caio, ferisce Sempronio, Tizio risponderà di tentato omicidio in danno di Caio in cui rimane assorbito il reato delle lesioni patite da Sempronio.

(3) L’aberratio è punita a titolo di dolo in quanto la volontà dell’agente deve essere «diretta» a realizzare una determinata offesa.

L’accertamento del dolo deve essere effettuato con riferimento alla persona nei cui confronti l’offesa era diretta (vittima designata) e non già a quella cui la stessa è stata cagionata.

Peraltro, la Cassazione ha precisato che in rapporto alla persona offesa per errore sussiste ugualmente il dolo, perché se questo era l’originario elemento soggettivo, l’offesa di una persona invece di un’altra non vale a mutare la direzione della volontà (in tal senso, Cass. 10-5- 2006, n. 15990).

(4) L’affermazione costituisce applicazione dei principi generali elaborati in tema di dolo: l’ordinamento considera irrilevante che si volesse offendere un soggetto, se, comunque, se ne è offeso un altro, reputando indifferente i titolari «specifici» del bene-interesse di volta in volta tutelato (es.: la vita umana nel delitto di omicidio).

(5) L’art. 60, a cui si rinvia, disciplina il regime delle circostanze in caso di errore sulla persona dell’offeso. Nel caso di aberratio, ad esempio, se Tizio voleva uccidere Caio, ma per errore determina la morte di Sempronio che era suo padre, non potrà vedersi contestare l’aggravante del «parricidio» (art. 577, n. 1).

Ovvero se l’agente colpisce per errore, non il provocatore ma una persona diversa, beneficerà egualmente dell’attenuante di cui all’art. 62 n. 2.

A favore dell’agente operano anche le scriminanti (artt. 50-55) che egli si è rappresentato in ordine all’offesa voluta contro la vittima designata: ad esempio se un gioielliere, aggredito da un rapinatore, gli spara contro, ma per errore di mira colpisce un cliente, egualmente potrà beneficiare della scriminante della legittima difesa (art. 52).

(6) Il comma 2 dell’art. 82 disciplina la cd. aberratio ictus bi - o plurilesiva, che si realizza allorché l’agente cagiona offesa, oltre che alla vittima designata, anche ad una o più persone. In realtà a tale norma sono riconducibili tre diverse situazioni, solo la prima delle quali è espressamente presa in considerazione dal comma 2 dell’art. 82: 1) l’offesa viene arrecata alla vittima designata ed a persona diversa (es.: Tizio spara verso Caio, uccidendolo, e con lo stesso proiettile ferisce Sempronio). In tal caso opera in pieno il secondo comma, con irrogazione della pena prevista per il reato più grave, aumentata fino alla metà. 2) L’offesa viene arrecata alla vittima designata ed a due o più persone diverse. Tale ipotesi non è presa in considerazione espressamente dal cpv. dell’art. 82, ma la giurisprudenza dominante ritiene egualmente applicabile la relativa disciplina. Secondo parte della dottrina, invece, l’agente deve rispondere a titolo di aberratio per l’offesa alla vittima designata e quella meno grave arrecata alle ulteriori vittime; mentre per gli altri reati risponderà a titolo di colpa secondo le regole del concorso di reati. 3) L’offesa viene arrecata a due o più persone diverse senza la vittima designata. Anche tale ipotesi non è disciplinata espressamente dalla norma, ma secondo la dottrina e giurisprudenza dominante, può egualmente trovare applicazione il capoverso dell’art. 82; secondo altra dottrina, invece, uno degli eventi (il meno grave) andrebbe attribuito a titolo di dolo, secondo i principi dell’aberratio, all’agente, mentre l’ulteriore potrebbe essergli addebitato a titolo di colpa secondo le regole del concorso di reati.

(7) L’autore nell’aberratio ictus plurilesiva risponde a titolo di dolo dell’evento voluto nei confronti della vittima designata, mentre risponde a titolo di responsabilità oggettiva [v. 433] dell’evento ulteriore non voluto nei confronti delle persone offese per errore (senza necessità, quindi, per tale ulteriore evento di ricercare la sussistenza dell’elemento soggettivo del reato, fermo restando la necessità dell’esistenza del nesso di causalità tra condotta ed evento verificatosi).

Secondo la giurisprudenza nell’ipotesi disciplinata dall’art. 82, c. 2, una sola delle offese, quella alla vittima designata, deve essere voluta e quindi attribuita a titolo di dolo, mentre l’ulteriore offesa non deve essere voluta neanche nella forma estrema del dolo eventuale: in tal caso, infatti, cesserebbe di operare la disposizione dell’art. 82, ricadendosi inevitabilmente nell’ipotesi del concorso formale di reati [v. art. 811]. Si segnala, peraltro, un recente orientamento della Cassazione secondo il quale allorché il reo abbia arrecato offesa alla persona diversa e anche a quella cui originariamente era diretta la sua azione, la responsabilità per la parte di fatto non voluta va attribuita a titolo di dolo mediante una traslazione normativa del dolo dal fatto per il quale vi è stata rappresentazione e volontà al fatto ulteriore non voluto né rappresentato, giacché il soggetto si è posto consapevolmente in una situazione di illiceità potenzialmente aperta a sviluppi diversi e ulteriori rispetto a quelli presi di mira (Cass. 19- 10-2005, n. 38303).

(8) Per offesa più grave deve ritenersi quella attribuibile a titolo di dolo, e più aderente alla volontà dell’agente.

Circa la natura giuridica dell’aberratio ictus plurioffensiva vi sono orientamenti discordanti in dottrina e giurisprudenza.

Secondo alcuni si tratterebbe di un reato unico in quanto l’ulteriore evento attribuito a titolo di responsabilità oggettiva non potrebbe integrare un altro autonomo reato. Di conseguenza non vi sarebbe alcuna scindibilità dei fatti riuniti.

Secondo altri si configurerebbe una pluralità di reati, integranti un’ipotesi di concorso formale di reati con applicazione di una disciplina sanzionatoria unitaria. Di conseguenza l’autonomia dei singoli reati rivivrebbe nel momento in cui, ad esempio, solo per uno di essi sia applicabile l’amnistia o l’indulto.

Giurisprudenza annotata

Offesa a persona diversa da quella alla quale l'offesa era diretta.

È configurabile la partecipazione, a titolo di concorso morale, nell'omicidio di persona diversa da quella alla quale l'offesa era diretta, in quanto l'errore esecutivo non ha alcuna incidenza sull'elemento soggettivo del partecipe morale, essendosi comunque realizzata l'azione concordata con l'autore materiale, il cui esito aberrante è privo di ogni rilevanza ai fini della qualificazione del reato sotto il profilo oggettivo e soggettivo. (Rigetta in parte, Ass.App. Caltanissetta, 09/10/2013)

Cassazione penale sez. I  08 luglio 2014 n. 38549  

 

Integra un'ipotesi di "aberratio ictus", disciplinata dall'art. 82 c.p., e non di "aberratio delicti", prevista dall'art. 83 c.p., la condotta consistita nel compimento di atti idonei diretti in modo non equivoco a cagionare la morte di una persona, quando tale condotta, per errore, è indirizzata nei confronti di una vittima diversa da quella che si intendeva attingere, cagionandosene il ferimento, poiché l'errore non determina la realizzazione di un evento di natura diversa da quello che l'agente si proponeva, ma, cadendo sull'oggetto materiale del reato, dà luogo ad un'azione che, pur non offendendo il bene-interesse specificamente preso di mira, lede lo stesso bene-interesse di altra persona, e che, sotto il profilo soggettivo, è sorretta da una volontà la cui direzione non muta. (Annulla in parte con rinvio, App. Napoli, 22/05/2013 )

Cassazione penale sez. VI  02 luglio 2014 n. 45065  

 

Nella lettura dell'art. 82 c.p. il concetto di "offesa" deve essere inteso nel senso di lesione materiale, sicché quando la vittima designata del reato è rimasta illesa, mentre è stata offesa una terza persona, si verte in ipotesi di aberratio ictus monolesiva secondo lo schema legale del primo comma dell'art. 82 - e non già plurilesiva ai sensi del secondo comma della norma (ipotesi che si verifica invece quando entrambi i soggetti, vittima designata e terzo, siano stati materialmente offesi dalla condotta unitaria dell'agente) - con conseguente realizzazione di un unico reato doloso di cui il colpevole deve rispondere come se lo avesse commesso in danno della persona che voleva offendere.

Cassazione penale sez. I  26 marzo 2014 n. 28222  

 

Si configura un'ipotesi di "aberratio ictus" plurilesiva, come tale disciplinata dall'art. 82, comma 2, c.p., nel caso in cui l'agente, con dolo omicida, uccida la vittima designata e contestualmente ferisca per errore esecutivo (o altra causa di sviamento) un terzo estraneo. Il ferimento di quest'ultimo non può essere de plano qualificato come tentato omicidio, senza aver prima accertato l'idoneità dell'azione a provocare l'evento maggiore. In ogni caso, l'offesa aberrante deve qualificarsi come volontaria, in ragione dell'intenzionalità della complessiva azione. Alla pena calcolata in base all'art. 82, comma 2, c.p. si applica il limite posto al cumulo giuridico dall'art. 81, comma 3, c.p.

Cassazione penale sez. I  05 luglio 2011 n. 30454  

 

Nell'ipotesi di "aberratio ictus", in rapporto alla persona offesa per errore sussiste ugualmente il dolo, perché se questo era l'originario elemento soggettivo, l'offesa di una persona invece di un'altra (oppure l'offesa per errore anche di un'altra persona) non vale a mutare la direzione della volontà.

Tribunale Monza  17 novembre 2010 n. 2453  

 

Non è applicabile la disciplina dell'"aberratio ictus" di cui all'art. 82 c.p. per affermare la responsabilità di taluno in ordine al reato di molestie quando lo stesso sia consistito nel ripetuto invio di messaggi di contenuto omosessuale al telefono cellulare di soggetto diverso da quello al quale l'autore di detti messaggi intendeva farli pervenire.

Cassazione penale sez. I  21 settembre 2007 n. 36225  

 

Le circostanze di reato attinenti all'intensità del dolo, tra le quali deve ricomprendersi la premeditazione prevista dall'art. 577, comma 1, n. 3, c.p., sono valutabili a carico dell'agente anche nel caso dell'aberratio ictus, di cui all'art. 82 c.p., non rientrando esse tra quelle riguardanti le condizioni o qualità della persona offesa o i rapporti tra offeso e colpevole che, ai sensi dell'art. 60, comma 1, c.p., richiamato dal citato art. 82 stesso codice, non sono poste a carico dell'agente in caso di errore di costui sulla persona dell'offeso.

Cassazione penale sez. I  22 dicembre 2006 n. 1811  

 

L'art. 82 c.p., che disciplina l' "aberratio ictus" , prevede l'errore che cade sull'oggetto materiale (persona o cosa) del reato, nel senso che il reato, invece di offendere il bene-interesse cui l'offesa era diretta, lede lo stesso bene-interesse di altra persona. In rapporto alla persona offesa per errore sussiste ugualmente il dolo, perché se questo era l'originario elemento soggettivo, l'offesa di una persona invece di un'altra (oppure l'offesa per errore anche di un'altra persona) non vale a mutare la direzione della volontà.

Cassazione penale sez. I  06 aprile 2006 n. 15990  

 

L'”aberratio ictus” bioffensiva (art. 82 comma 2 c.p.), che si realizza allorché l'autore abbia arrecato offesa alla persona diversa e anche a quella cui originariamente era diretta la sua azione, attribuisce la responsabilità per la parte di fatto non voluta a titolo di dolo mediante una traslazione normativa del dolo dal fatto per il quale vi è stata rappresentazione e volontà al fatto ulteriore non voluto né rappresentato, giacché il soggetto si è posto consapevolmente in una situazione di illiceità potenzialmente aperta a sviluppi diversi e ulteriori rispetto a quelli presi di mira. Ne consegue che l'accertamento del giudice deve essere volto a verificare che la condotta esecutiva si sia rivelata in concreto idonea a produrre il risultato offensivo perseguito e cioè integri gli estremi del tentativo del reato rappresentatosi.

Cassazione penale sez. I  23 settembre 2005 n. 38303  

 

Nell'ipotesi prevista dall'art. 82 comma 1 c.p. ("aberractio ictus") non si ha un reato tentato rispetto alla vittima designata ed un reato colposo consumato ne confronti della persona colpita, bensì un'unica offesa in danno di persona diversa da quella contro la quale l'offesa era diretta. In tal caso, infatti, il codice vigente, come emerge anche dai lavori preparatori, ravvisa nel fatto unico reato doloso, considerando indifferente, salvo che per le circostanze, la divergenza verificatasi nello sviluppo causale e la diversità del soggetto offeso, poiché trattasi di mero errore accidentale, come tale irrilevante, che riguardando soltanto l'oggetto materiale del reato, non esclude la unicità sostanziale del reato stesso.

Corte assise appello Bari  24 maggio 2005

 

Deve rispondere di omicidio volontario e non di "aberratio ictus" (art. 82 c.p.) l'agente che nell'intento di uccidere un determinato soggetto, spara a questi numerosi colpi di arma da fuoco in un luogo pubblico e affollato, cagionando la morte anche di altre persone oltre alla vittima designata, dovendosi ritenere che abbia accettato come altamente probabile la possibilità che altre persone venissero attinte dai colpi esplosi.

Ufficio Indagini preliminari Milano  17 dicembre 2004



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